26 gennaio
IL DONO DEL CONSIGLIO in DON BOSCO

1. Introduzione

"Era chiamato l'uomo dei consigli; ed io - attesta don Giulio Barberis - ho provato per me ed ho udito un numero grandissimo dei miei compagni, a dire che don Bosco in due parole, scioglieva i loro affari intricati e dubbi che li avevano tenuti in ansietà per grande tempo e dei quali non avevano potuto avere prima la soluzione".

Don Bosco, dalla pienezza della sua vita interiore effondeva nelle anime la luce salutare che le guidava nella via del bene, perché, come tutti i santi, era buon discepolo del Consigliere divino, e come alcuni privilegiati, era posto, egli stesso, guida sicura alla vita vera.

Secondo la Bibbia, la parola "consiglio" significa, sovente, "progetto", "disegno": "Le nazioni non comprendono il consiglio del Signore" (Mic 4,12), scrive il profeta Michea.
Il dono del consiglio, dunque, ci vuole aiutare ad individuare la strada giusta, a conoscere il progetto che Dio ha su di noi.
Attraverso il dono del consiglio lo Spirito Santo ci aiuta a trarre le conseguenze operative della fede, della speranza e della carità in un comportamento di vita fatto di gesti, di azioni, di scelte, di giudizi. Questo comportamento è ispirato dal consiglio, in quanto noi riusciamo a scegliere ciò che è precisamente conforme alla fede, alla speranza e alla carità nelle varie occasioni, nelle azioni, nel contegno.

2. Il dono del consiglio nella vita cristiana

Il dono del consiglio aiuta e perfeziona in noi un atteggiamento particolarmente necessario: la prudenza; prudenza nella ricerca dei mezzi migliori per la conquista della salvezza. Questo dono ci fa evitare in modo più sicuro, la pigrizia, la fretta, la temerità, l'incostanza. Quante volte noi vorremmo decidere con presunzione in base al nostro punto di vista e basta! Un'anima che vuole dipendere soltanto da se stessa, che ha il culto della propria personalità, agisce senza consultare Dio, agisce cioè, come se Dio non fosse per lei il Padre onnipotente da cui viene ogni luce.
Perciò a noi è chiesto di riconoscere nella vita quotidiana il bisogno di pregare perché Dio ci doni lo Spirito Santo per accettare da lui le certezze della fede e della grazia. L'uomo ha bisogno di essere diretto da Dio. Per mezzo del dono del consiglio l'uomo è guidato come da un suggerimento ricevuto da Dio ed è istruito da lui su quello che deve fare. Lo Spirito Santo, con il dono del consiglio agisce nell'uomo rendendolo capace di decidersi, di progettare il futuro proiettandosi sempre in avanti.

E poiché il dono del consiglio ci guida in tutte le azioni verso la meta definitiva che è Dio, aiutandoci a scegliere per il bene nostro e di chi ci sta attorno, possiamo proprio dire che per questo dono la nostra vita può diventare un faro di luce che si riversa sugli altri, sulle anime e sui corpi: sulle anime per comunicare la vera fede; la direzione giusta; l'avvertimento che ridona pace; il conforto per chi è nel dolore; il perdono generoso; la pazienza; l'aiuto efficace della nostra preghiera; sui corpi per sfamare, dissetare, vestire, accogliere, visitare…(Mt 25,31-46).
Tutta la storia della Chiesa è disseminata di queste anime sante che sono efficaci esempi di luce. Lo scopo di questa novena è anche quello di guardare e imitare questi esempi luminosi.

Questi "segni evidenti", che sono i santi, ci aiutano a percepire la concretezza di una vita cristiana vissuta in piena adesione a Dio. Il dono del consiglio, che viene in aiuto alla naturale virtù della prudenza, consolida anche quel "buon senso" che fa l'uomo giudizioso, secondo le norme comuni della vita onesta e virtuosa. Di questi caratteri pieni di buon senso, perché lavorati e plasmati dal dono del consiglio, era Mamma Margherita, alla cui scuola Giovannino si è formato.
In definitiva lo Spirito Santo accende nella mente la luce di Cristo, rende presente colui che ha detto: "Io sono la luce del mondo" (Gv 8,12).
A sua volta il fedele diventa capace di "consiglio"; così si realizza ciò che Gesù ha detto: "Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli" (Mt 5, 16).

3. Don Bosco e il dono del consiglio

Fin da ragazzo don Bosco ha sviluppato e curato questo dono del consiglio. Era solo un piccolo saltimbanco, ma sotto l'esteriore apparenza del giullare il suo cuore era infiammato di amore tanto da utilizzare questa attività per poi, far pregare la gente che lo ammirava, consigliarla a vivere una vita cristianamente autentica.

Don Ceria nel volume che abbiamo già citato, "Don Bosco con Dio", dice che: "Con don Bosco Dio ha veramente largheggiato senza misura nelle sue grazie, per farne uno strumento della sua Provvidenza. Fra le grazie di cui volle arricchirlo occorre mettere il dono del Consiglio. Questo dono illuminò la vita intera di don Bosco, insieme con altri privilegi insigni".

Anche in don Bosco il dono del consiglio porta alla perfezione il dono naturale della prudenza, le dà come un intuito soprannaturale. Infatti era convinzione universale che don Bosco era un uomo di consiglio non per il suo ingegno e per la sua prudenza , ma grazie alla luce superiore che Dio gli dava. Perciò da ogni parte si scriveva o si veniva da lui per averne una parola illuminante. Chiunque si presentasse, lo trattava come se glielo mandasse Dio, usando sempre maniere dolci e soavi. Ascoltava senza interrompere, interessandosi di quanto gli veniva esposto, anche se si trattava di lungaggini inconcludenti di poveri scrupolosi.

A Marsiglia mentre stava parlando con una madre che non se ne andava mai, avvisato per la terza volta che molte persone aspettavano, disse: "Le cose bisogna farle bene o non farle. Non sto perdendo tempo. Appena sarà possibile, faremo entrare altri".
Dovunque s'intratteneva, dicono i testimoni, gli si formava attorno un'atmosfera di serenità e di fiducia. Lo spirito del Signore, che parlava per bocca di don Bosco, si manifestava anche nella libertà con cui don Bosco offriva buoni consigli, chiesti o non chiesti, a chiunque.

Nel 1884 un avvocato straniero di gran nome, difensore della Chiesa, aveva ragionato a lungo con lui della propria attività in favore della buona causa. A bruciapelo si sentì rivolgere questa domanda: "Signore, questa religione, che tanto sostiene, lei la pratica?". Sconcertato, l'avvocato cercava di cambiar discorso. Ma don Bosco, tenendogli la mano tra le sue, insistette: "Non cerchi di sfuggire, mi risponda. Questa religione che pubblicamente difende così bene, la mette in pratica?". Fu il colpo di grazia. Quell'uomo era arrivato al punto di non credere più nemmeno alla confessione.

Un'altra volta salutando una famiglia che l'aveva ospitato, don Bosco aveva detto a ciascuno una parola buona, eccetto che a un generale, persona istruita ma indifferente alla fede. Il vecchio soldato chiese anche lui una parola come ricordo. "Preghi per me, signor generale - gli disse - preghi perché il povero don Bosco salvi la propria anima". Scosso, il generale replicò: "Io pregare per lei? Piuttosto mi dia qualche buon consiglio". Don Bosco, raccoltosi un attimo in se stesso, rispose con una certa fermezza: "Signor generale, pensi che ha ancora una grande battaglia da combattere. Se vince, sarà ben fortunato … La battaglia per la salvezza dell'anima". I presenti si sentirono un po' a disagio, ma il generale esclamò che solo don Bosco gli poteva parlare così francamente.

Lo spirito del Signore era davvero sulle labbra di don Bosco quando consigliava. Preti, chierici e alunni dell'oratorio facevano esperienza quotidiana di questa realtà, quando avvicinavano don Bosco in cortile, nella cameretta o in confessionale.
I consigli del cortile venivano chiamati "parole all'orecchio".

Avveniva così, ricorda don Ceria: "Posata una mano sul capo di un giovane e curvatosi al suo orecchio, don Bosco gli parlava in segreto, riparandosi con l'altra mano la bocca perché nessuno sentisse. Era una questione di pochi secondi. Ma che effetti!".
È ancora don Ceria a ricordare che i consigli che don Bosco dava nella sua silenziosa stanzetta, se fossero raccolti nella sua genuina semplicità, formerebbero un bel manuale di sapienza cristiana.


Il successore di San Murialdo scrisse: "Voi avete una gran fortuna in casa vostra, che nessuno ha in Torino, e che nemmeno altre comunità religiose hanno. Avete una camera nella quale chiunque entra pieno di afflizione, ne esce raggiante di gioia".

Molto si potrebbe dire dei consigli dati in confessione. Don Francesia utilizza tre aggettivi per descrivere la capacità di consiglio di don Bosco in confessione: caritatevole, opportuno, sapiente.
"Se avessi aperto prima gli occhi, come lei me li ha aperti questa sera, che fortuna sarebbe stata per me!"; sono le parole di un giovane appena terminata la confessione da don Bosco.

Lo spirito del Signore che gli dava il dono del consiglio, gli dava pure quello di vedere peccati nascosti e intenzioni segrete, tanto in persone vicine come in persone lontane. "Datemi un giovane che non abbia mai conosciuto, e io, guardandolo in fronte, gli rivelo i suoi peccati, cominciando da quelli dei suoi primi anni", sono parole di don Bosco. Molto spesso capitava che i giovani, inginocchiandosi davanti a don Bosco, lo pregavano di dire lui i loro peccati. E don Bosco lo faceva con un'esattezza da farli strabiliare.

4. "Sii luce all'intelletto, fiamma ardente del cuore!"

Don Bosco ripeteva sovente ai suoi salesiani:

Un prete è sempre prete, e tale deve manifestarsi in ogni sua parola. Essere prete vuol dire avere per obbligo, continuamente di mira il grande interesse di Dio, cioè la salute delle anime. Un sacerdote non deve mai permettere che chiunque si avvicini a lui ne parta senza aver udita una parola che manifesti il desiderio della salute eterna dell'anima sua".

Credo che questo possa valere per ogni cristiano e per ciascuno di noi. Mai permettere che chiunque ci avvicina non trovi una parola buona, un consiglio, un suggerimento.


"Sii luce all'intelletto, fiamma ardente del cuore!".

È la preghiera del cristiano, è l'impegno di tutti per essere capaci di consiglio, di vicinanza e soprattutto capaci di conoscere il progetto che Dio ha su di noi.

La potente intercessione di don Bosco, "padre del buon Consiglio" ci aiuti e ci rafforzi.

                                                                                 D. CARLO M. ZANOTTI sdb


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