25 gennaio 2005
IL DONO DELLA SCIENZA IN DON BOSCO

1. Introduzione

Nel libro del profeta Isaia, che per primo enumera i doni dello Spirito Santo (Is 11,2), il dono della scienza è espresso col termine "conoscenza". Tale parola nella Bibbia significa anche "amare" (Gn 19,8; Mt 1,25). Dunque il dono della "Scienza" è il dono della conoscenza-amore. Così interpretato diventa molto interessante. Diventa il dono che immette l'amore del conoscere. In fondo la nostra conoscenza è sempre impregnata di affettività, d'amore.

Il dono della scienza è, insomma, il dono attraverso il quale siamo particolarmente aiutati dallo Spirito Santo a conoscere le realtà create nella luce di Dio. C'è modo e modo di conoscere le cose. Le si può conoscere nella loro immediatezza, così come si presentano; le si può conoscere nella loro profonda finalità che appartiene all'ordine della creazione e all'ordine della salvezza. Quando il dono della scienza non è sviluppato, a causa della nostra pigrizia, del nostro disimpegno, noi constatiamo che facilmente le creature sono per noi motivo di tentazione, di distrazione, di deformazione. Ma quando vediamo le cose nella luce di Dio, cioè con il dono della scienza, le creature non distraggono, le creature annunciano il Signore, lo rivelano, sono il segno della sua gloria.

La scienza di don Bosco si è sviluppata in questi termini. Don Bosco ha amato molto; diceva ai suoi giovani: "Miei cari giovani, difficilmente potrete trovare chi più di me vi ami in Gesù Cristo, e chi più desideri la vostra felicità"; e ai suoi salesiani amava ripetere: "Studia di farti amare piuttosto di farti temere". Questo amore permette a don Bosco di conoscere meglio. Chi ama capisce meglio, capisce prima, capisce di più. Pensiamo ad esempio alle intuizioni delle mamme nei confronti dei figli, pensiamo quanto hanno capito di Dio i mistici, più esperti in amore che in teologia!

2. La scienza come dono dello Spirito Santo

Il dono della scienza, dunque, insegna ad amare. Lo Spirito Santo col dono della scienza accende l'innamoramento di Dio e di tutte le cose. In questo modo le creature sono così conosciute nel loro preciso valore, anzi, l'amore verso Dio, che deve essere senza misura, orienta ogni amore per le creature alla misura e all'ordine che è Dio. In altre parole, il dono della scienza ci comunica la giusta valutazione delle cose. È un dono che interessa il cuore, in quanto lo dispone a ricevere l'insegnamento della fede intorno alle cose create e ad accogliere le ispirazioni dello Spirito Santo, che muove il nostro spirito ad ascendere al Bene supremo.

Il cuore, pertanto, illuminato così, ama Dio e se stesso e il prossimo, in ordine ed armonia perfetta.
Non dimentichiamo però che Gesù chiede una adesione totale. Creato in Gesù e per Gesù, l'uomo si realizza aderendo a lui, trova la sua definizione nell'essere come Gesù.
È dunque una scienza paradossale dell'umano, che identifica la sequela di Gesù col rinnegarsi, prendere ogni giorno la croce, perdersi per salvarsi.

Tutto questo è inimmaginabile da una mente umana, e soltanto in relazione alla certezza che in Gesù c'è la risurrezione, la pienezza di vita, si può comprendere: l'uomo è definito nel suo sviluppo, nel suo superamento, alla luce di Cristo.
"Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?" (Lc 9,23-25), Questi versetti, esprimono molto bene che cosa vuol dire in concreto, vivere per gli altri, non per sé; vivere abbandonati nelle braccia del Padre; vivere accogliendo la croce, e guardando alla pienezza di vita che Gesù ci prepara. Può aiutarci sapere che l'opposto dello spirito di scienza è l'ignoranza voluta, vale a dire il rifiuto di accogliere in noi la scienza del mistero pasquale di Gesù, la centralità della croce e della risurrezione.

3. Don Bosco uomo ricco di scienza

Guardando alla vita di don Bosco troviamo molti fatti che indicano una ricchezza di questo dono della scienza. Nel biglietto del 26 luglio 1858 che scrisse al chierico Michele Rua - il giovane buono e pio, al quale don Bosco, nel suo primo incontro, aveva offerto la metà della mano, che egli simbolicamente divideva, col gesto di chi comunica una parte di ciò che ha - noi troviamo alcuni "ammonimenti salutari" che sotto forma semplice e sentenziosa, racchiudono i giudizi fondamentali del dono della scienza.

* "Sappi e rifletti che i patimenti del tempo presente non hanno proporzione colla futura gloria che si manifesterà in noi. Cerchiamo quindi, senza posa, cotesta gloria celeste, col cuore e con le opere".

* "La vita dell'uomo sulla terra è un valore che dura poco; è la traccia di una nuvola che fugge; è un ombra che già apparve e ora non è più; è un'onda che corre".

* "I beni di questa vita sono da disprezzarsi; mentre quelli del cielo sono da cercarsi con cura".

Sono tutte espressioni, queste, che rivelano come don Bosco veramente in qualunque circostanza pensava a Dio e al suo Regno. Era capace di accendere i cuori e suscitare amore per Dio con chiunque parlasse.
Ha le radici in questa "scienza" l'ottimismo di don Bosco. Una scienza che supera il pessimismo perché fondata sulla visione eterna della vita, preparata dalla fede che la inizia in noi, attesa della speranza che ad essa anela.

Una scienza che non ha paura di affrontare i patimenti. Don Bosco ne ha provati molti e attraverso queste sofferenze si è temprato e purificato. Lo Spirito Santo che la liturgia chiama "fuoco divino", penetra nello spirito del giusto, per comunicargli una fiamma di vita che tutto trasforma: il dolore in gioia, la fatica in riposo, l'umiliazione in onore, la pena in sollievo, la privazione in ricchezza, la debolezza in forza, l'ingiuria in gloria, la lacrima in sorriso. Insieme a Cristo l'uomo sapiente riporta in un certo senso ordine e salvezza attorno a lui. Basta pensare all'insistenza di don Bosco per lottare contro il peccato. Quanti sogni e quante immagini per distogliere i suoi giovani dall'ignoranza.

"Il peccato è il più grande nemico di Dio; Dio detesta il peccato e chi lo commette, ma la sua misericordia è senza limiti; Figliuoli miei, conservate il tempo e il tempo conserverà voi, in eterno; che grande ricompensa avremo di tutto il bene che facciamo in vita; quanti volevano darsi a Dio, e restarono ingannati, perché mancò loro il tempo".

E come è simpatica questa scienza in don Bosco: "Incontrando questo o quello in cortile, dopo qualche barzelletta, soleva dirgli: - Voglio che tu sia mio grande amico. E sai che cosa vuol dire essere amico di don Bosco? - Vuol dire che devo essere ubbidiente. - È troppo generica la risposta. Essere amico di don Bosco vuol dire che mi devi aiutare … -In che cosa? - In una cosa sola: a salvare l'anima tua; il resto poco importa".

Con questo senso della vita don Bosco dà alla vita stessa il suo pieno e totale significato, educa e orienta i suoi giovani a guardare alla sorgente della perfezione beatificante, senza deviazioni e senza ostacoli.
C'è un altro aspetto di questa "scienza", in don Bosco, che merita attenzione. Sono le sue lacrime, espressione del suo totale coinvolgimento e adesione all'amore-conoscenza di Dio.

Dicono i testimoni:

* "La carità e l'intima unione con Dio che gli facevano spesso versare lacrime durante la celebrazione della santa Messa e quando amministrava la santa comunione o semplicemente benediceva il popolo dopo il sacrificio, lo facevano piangere frequentemente anche nel predicare".

"Anche parlando la sera ai giovani e nelle conferenze ai suoi figli o dando a questi i suoi brevi ed efficaci ricordi al termine degli esercizi spirituali, accennando al peccato, allo scandalo, alla purità, alla poca corrispondenza all'amore di Gesù Cristo, per la commozione, era interrotto dal pianto, in modo da muovere al pianto anche gli uditori".
"Mentre predicava sull'amor di Dio, sulla perdita delle anime, sulla passione di Gesù Cristo nel venerdì santo, sulla SS. Eucaristia, sulla buona morte o sulla speranza del paradiso, lo vidi io più volte - attesta il cardinal Cagliero - e lo videro i miei compagni, versar lagrime ora di amore, ora di dolore, ora di gioia e di santo trasporto, quando parlava della Vergine SS. della sua bontà e della sua immacolata purità".

Don Reviglio "lo vide versar lacrime nel santuario della Consolata, mentre faceva la predica sul giudizio universale, descrivendo la separazione dei buoni dai cattivi".
In queste testimonianze riscontriamo quella scienza che è comunicata a Dio alle anime capaci di accoglienza della sua volontà e del suo progetto.

Una "scienza" alimentata dagli studi e dalla preghiera. Gli studi non lo resero mai "dotto" nel senso di essere lontano dalla gente. È interessante come i primi anni di sacerdozio don Bosco abbia, insieme a Mamma Margherita, reso più accessibili le proprie prediche. Voleva farsi capire e voleva far intendere l'importanza dell'adesione totale a Dio.

"Leggendo una volta un panegirico su san Pietro nel quale chiamava il santo Apostolo col titolo di gran Clavigero, Mamma Margherita lo interruppe dicendo: - Clavigero? Dov'è questo paese? - Capì che la parola era troppo difficile e la tolse".

4. L'uomo contemplativo

Don Bosco si è lasciato plasmare dall'azione dello Spirito Santo e proprio per questo è diventato un mistico, un uomo contemplativo. Un mistico però attivo, coglie e sperimenta Dio, non solo in certi momenti della preghiera esplicita, ma nell'esercizio stesso dell'azione apostolica, caritativa, umanizzante; lo tocca e lo sente mentre partecipa e collabora all'attuazione del suo disegno salvifico. Le sue opere sbalordiscono il mondo e confondono i sapienti perché, mosso e posseduto da Dio, va oltre l'umano. È il risultato del dono della "scienza", del dono che ci fa vedere in modo soprannaturale le cose create, come può vederle solo un figlio di Dio.

Concludo con le parole del sogno dei nove anni. Parole che hanno guidato don Bosco; possono essere parole e impegni per ciascuno di noi.

" - Chi siete voi che mi domandate cose impossibili?
- Appunto perché è cosa che ti sembra impossibile, devi renderla possibile con l'ubbidienza e con l'acquisto della scienza.
- Dove, come acquisterò la scienza?
- Io ti darò la Maestra. Sotto la sua guida potrai divenire sapiente; senza di essa ogni sapienza diventa stoltezza".

Don Bosco interceda per noi, Maria Ausiliatrice, nostra Madre e Maestra, come prese Giovannino Bosco , prenda anche ciascuno di noi per mano e ci guidi nell'acquisto della scienza e nella disponibilità allo Spirito Santo, datore di ogni dono.

                                                              D. CARLO M. ZANOTTIO sdb


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