23 gennaio :
IL DONO DELLA SAPIENZA
NELLA VITA DI DON BOSCO


1. Introduzione

Leggiamo da una testimonianza sulla vita di don Bosco:

"Don Savio Ascanio … notò che quando don Bosco recitava le orazioni in comune, pronunciava con un gusto speciale le parole del Padre nostro che sei cieli e che la sua voce spiccava in mezzo a quella dei giovani per una specie di vibrazione armoniosa, per un suono indefinibile, che muoveva a tenerezza chi l'udiva e dava a conoscere come la preghiera sgorgava da un cuore infiammato di carità e da un'anima che possedeva il gran dono della sapienza".

La sapienza è il dono che ci arricchisce di due cose.

La prima è il gusto del creato e del suo creatore: Dio. La parola "sapienza" deriva, infatti, dal latino "sàpere": "avere sapore, essere gustoso". Grazie a questo dono assaporiamo la natura, ne ammiriamo la bellezza: sentiamo Dio e lo vediamo presente in ciò che ammiriamo. Chi ha il dono della "Sapienza" non solo assapora il creato, ma lo legge ed impara da esso.

Il secondo regalo del dono della "Sapienza" è quello di aiutarci a distinguere il bene dal male. Il re Salomone divenne sapiente proprio in forza di questo dono: "Signore - così pregava - concedimi un cuore docile perché sappia distinguere il bene dal male" (1 Re 3,7-9).
Il dono della "Sapienza" è il dono che illumina il cuore, il dono della luce interiore.

Dunque, la sapienza è quello sperimentare Dio, è quel sapere di Dio, quel gustare Dio, che è il principio inesauribile della vita contemplativa vera e propria e che nasce dall'incontro profondamente personale con Lui, non una conoscenza per sentito dire, ma una conoscenza viva: una conoscenza di esperienza, appunto.

Don Bosco, dicevamo ieri, viveva come se vedesse l'invisibile. Tutta la sua vita, dalla preghiera alle diverse attività, è stata il luogo dell'abituale incontro con Dio, il riconoscerlo con sapienza e "gusto", il sceglierlo con certezza e con un cuore infiammato dall'amore per Lui.

2. L'uomo sapiente nel senso cristiano.

L'uomo sapiente, quindi, è l'uomo che ha una pienezza spirituale. Pienezza che concretamente significa essere in particolare sintonia con Dio e conoscerne la sua volontà. L'uomo sapiente è assimilato a Dio. I doni dello spirito, lavorando la natura umana rendono la persona più spirituale e la trasformano secondo il modello di Dio. A questo perfezionamento interiore segue un corrispondente modo di agire sempre più perfetto. Sotto l'azione dello Spirito Santo, il nostro spirito è trasformato tanto da realizzare una certa "connaturalità" con le cose di Dio. Questo sta alla base della sapienza in quanto che, per mezzo di questo dono, la nostra mente giudica tutte le cose secondo Dio. Si gusta e si vede quanto sia presente Dio.

La conoscenza per connaturalità è paragonata sovente, nella tradizione patristica e spirituale, al "gusto".
Io sento che un cibo è dolce o salato non per un ragionamento e nemmeno per l'analisi chimica dei componenti del sale o dello zucchero; lo sento per connaturale sintonia tra il sale, lo zucchero e le mie papille gustative.
Similmente avviene con il dono della sapienza: sento che un fatto, un'azione, un comportamento, un pensiero è secondo il piano di Dio perché sono in Gesù che è al centro di tale piano, perché amo il Padre che è autore di questo disegno.
Che cosa è allora questo dono della sapienza, uno dei sette doni dello Spirito santo, comunicata a noi per connaturalità?

Si può descrivere come una penetrazione amorosa e saporosa dei misteri di Dio:
amorosa, perché legata all'amore di Dio; saporosa, perché ha il gusto, ha sapore di Dio, in maniera semplice, naturale.
Nessuno è escluso dal dono della sapienza; rischia di essere escluso chi ha pretese, chi è orgoglioso, chi resiste ad ogni costo o si considera autosufficiente.

In Toscana quando una vivanda è senza sale si dice che è "sciocca". Così è dell'uomo senza gusto, senza sapore: è sciocco! Stolto dice il Vangelo della persona senza sapienza, senza questo gusto amoroso e saporoso di Dio. Stolte sono le vergini che dimenticano l'olio, stolti e tardi di cuore sono i discepoli di Emmaus che non vogliono penetrare la Parola di Dio, stolto è l'uomo che costruisce la sua casa sulla sabbia, stolto è l'uomo che edifica ampi magazzini senza fare i conti con la morte.
O luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli!

3. Don Bosco uomo "sapiente"

Nella vita di don Bosco, c'è una amicizia sacerdotale che occupa solo quattro anni (1826-1830), ma che segna uno sviluppo caratteristico nella sua vita interiore e che ci fa conoscere don Bosco come uomo "sapiente". È l'amicizia con don Calosso: un amico, un padre, e che per primo, a differenza di altri sacerdoti del tempo, gli rivolse la parola e fu per lui il confidente e il consigliere. Giovanni Bosco si pose nelle sue mani e non ebbe per lui alcun segreto. Conosciamo le parole di don Bosco:

"Io mi sono tosto messo nelle mani di don Calosso, che soltanto da alcuni mesi era venuto in quella cappellania. Gli feci conoscere tutto me stesso. Ogni parola, ogni pensiero, ogni azione eragli prontamente manifestata. Ciò gli piacque assai, perché in simile guisa con fondamento potevami regolare nello spirituale e nel temporale.
Conobbi allora che voglia dire avere una guida stabile, un fedele amico dell'anima, di cui fino a quel tempo ero stato privo. Fra le altre cose mi proibì tosto una penitenza, che io era solito fare, non adatta alla mia età e condizione. Mi incoraggiò a frequentare la confessione e la comunione, e mi ammaestrò intorno al modo di fare ogni giorno una breve meditazione o meglio un po' di lettura spirituale. Tutto il tempo che poteva, nei giorni festivi lo passava presso di lui. Nei giorni feriali, per quanto poteva, andava servigli la santa messa. Da quell'epoca ho cominciato a gustare che cosa sia vita spirituale, giacché prima agiva piuttosto materialmente e come macchina che fa una cosa senza saperne la ragione".

Da quel momento don Bosco conosce la ragione della vita spirituale ed incomincia a gustarla, deciso a non perdere tempo, anzi inizia ad approfittare della lettura della Parola di Dio. Passa, in breve tempo, dalla ricerca della vera vita attraverso la lettura spirituale, al gusto delle cose divine e di Dio, sorgente della vera Vita. Don Bosco dice che queste cose le faceva anche prima, ma piuttosto materialmente; quasi a dirci che non serve fare delle cose senza la consapevolezza, senza la luce che proviene da Dio. Don Calosso aiuta Giovannino Bosco a maturare e sentire la necessità di nutrirsi spiritualmente e con piena coscienza della Parola di Dio. Questa abitudine non la abbandonerà mai più.

Sappiamo quanto don Bosco ha nutrito la sua "sapienza" alle fonti della preghiera e della Parola di Dio. Il più alto grado di "sapienza" in don Bosco è proprio la Realtà divina: Dio, da amare, conoscere, servire sempre meglio. Don Rua ci offre una testimonianza preziosa: "Ben si può dire che in tutta la vita di don Bosco, l'amor di Dio fu il movente di tutte le opere sue, l'ispiratore di tutte le sue parole e il centro di tutti i suoi pensieri e dei suoi affetti". E don Albera scrive: "La vita di don Bosco si poteva dire una preghiera continua, una non mai interrotta unione con Dio. Ne era indizio quella inalterabile eguaglianza di umore, che traspariva dal suo volto invariabilmente sorridente".


Don Bosco fu insieme un sapientissimo amante di Dio e un sapientissimo amante di Dio nelle anime. Infatti per i suoi giovani diceva: "uno solo è il mio desiderio: quello di vedervi felici nel tempo e nell'eternità". E il motto posto alla congregazione a cui dava vita dice: "Da mihi animas coetera toolle", dammi le anime e tieniti tutto il resto!

Anche il dono dell'efficacia della parola che don Bosco chiese al Signore quale dono della sua ordinazione sacerdotale, è testimonianza di un apostolato della parola, illuminato dalla sapienza, tutto indirizzato alla gloria di Dio e alla salute delle anime. Una "efficacia" che non scaturisce esclusivamente dalla forza della sapienza umana, ma dalla energia conquistatrice della sapienza divina.

Don Ceria nel bellissimo testo "don Bosco con Dio" ad un certo punto fa un'affermazione interessante. Dice: "Oh! Con quanta verità si applicherebbe a don Bosco predicatore il bellissimo responsorio che i Trappisti dicono nella festa di san Giovanni Evangelista: "Posando sul petto del Signore, attinse direttamente da quella fonte divina le acque salutari del Vangelo e diffuse per tutto il mondo la grazia della Parola di Dio"".
Che bello pensare a don Bosco che è stato nella sua vita uomo sapiente perché ha saputo posare costantemente il suo capo sul costato di Gesù, quasi a voler entrare in Cristo, nella Sapienza divina, per essere in Lui, con Lui e per Lui testimone delle profondità di Cristo.

Don Bosco, come tutti i discepoli di Gesù che ascoltano le parole del Maestro e le mettono in pratica, è veramente "l'uomo sapiente che si è costruito la casa sulla viva roccia". La pioggia del dolore, l'inondazione della contrarietà e della contraddizione, i venti furiosi della calunnia e tante altre situazioni difficili, imperversarono contro la sua casa. Ma essa rimase salda, perché poggiava sulla viva roccia ed era costruita sotto la direzione di un sapientissimo ingegnere.

4. La sapienza della vita

È questa la meta che dobbiamo raggiungere: Dio, da amare, conoscere e servire.
Come don Bosco, anche per noi il più alto grado di "sapienza" da raggiungere è questa conoscenza di Dio e del Figlio suo Gesù Cristo. In Lui costruire la "casa" della nostra vita.
È questa la sapienza della vita!

"Il Padre ci conceda di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell'uomo interiore. Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio". (Ef 3, 14-19)

È questa la sapienza della vita!
                                                                
D. CARLO M. ZANOTTI sdb


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