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gennaio :
IL DONO DELLA SAPIENZA
NELLA VITA DI DON BOSCO
1. Introduzione
Leggiamo da una testimonianza
sulla vita di don Bosco:
"Don Savio
Ascanio
notò che quando don Bosco recitava le orazioni
in comune, pronunciava con un gusto speciale le parole del Padre
nostro che sei cieli e che la sua voce spiccava in mezzo a quella
dei giovani per una specie di vibrazione armoniosa, per un suono
indefinibile, che muoveva a tenerezza chi l'udiva e dava a conoscere
come la preghiera sgorgava da un cuore infiammato di carità
e da un'anima che possedeva il gran dono della sapienza".
La sapienza è il dono
che ci arricchisce di due cose.
La prima è il gusto
del creato e del suo creatore: Dio. La parola "sapienza"
deriva, infatti, dal latino "sàpere": "avere
sapore, essere gustoso". Grazie a questo dono assaporiamo
la natura, ne ammiriamo la bellezza: sentiamo Dio e lo vediamo
presente in ciò che ammiriamo. Chi ha il dono della "Sapienza"
non solo assapora il creato, ma lo legge ed impara da esso.
Il secondo regalo del dono
della "Sapienza" è quello di aiutarci a distinguere
il bene dal male. Il re Salomone divenne sapiente proprio in
forza di questo dono: "Signore - così pregava - concedimi
un cuore docile perché sappia distinguere il bene dal
male" (1 Re 3,7-9).
Il dono della "Sapienza" è il dono che illumina
il cuore, il dono della luce interiore.
Dunque, la
sapienza è quello sperimentare Dio, è quel sapere
di Dio, quel gustare Dio, che è il principio inesauribile
della vita contemplativa vera e propria e che nasce dall'incontro
profondamente personale con Lui, non una conoscenza per sentito
dire, ma una conoscenza viva: una conoscenza di esperienza, appunto.
Don Bosco, dicevamo ieri, viveva
come se vedesse l'invisibile. Tutta la sua vita, dalla preghiera
alle diverse attività, è stata il luogo dell'abituale
incontro con Dio, il riconoscerlo con sapienza e "gusto",
il sceglierlo con certezza e con un cuore infiammato dall'amore
per Lui.
2. L'uomo
sapiente nel senso cristiano.
L'uomo sapiente, quindi, è
l'uomo che ha una pienezza spirituale. Pienezza che concretamente
significa essere in particolare sintonia con Dio e conoscerne
la sua volontà. L'uomo sapiente è assimilato a
Dio. I doni dello spirito, lavorando la natura umana rendono
la persona più spirituale e la trasformano secondo il
modello di Dio. A questo perfezionamento interiore segue un corrispondente
modo di agire sempre più perfetto. Sotto l'azione dello
Spirito Santo, il nostro spirito è trasformato tanto da
realizzare una certa "connaturalità" con le
cose di Dio. Questo sta alla base della sapienza in quanto che,
per mezzo di questo dono, la nostra mente giudica tutte le cose
secondo Dio. Si gusta e si vede quanto sia presente Dio.
La conoscenza per connaturalità
è paragonata sovente, nella tradizione patristica e spirituale,
al "gusto".
Io sento che un cibo è dolce o salato non per un ragionamento
e nemmeno per l'analisi chimica dei componenti del sale o dello
zucchero; lo sento per connaturale sintonia tra il sale, lo zucchero
e le mie papille gustative.
Similmente avviene con il dono della sapienza: sento che un fatto,
un'azione, un comportamento, un pensiero è secondo il
piano di Dio perché sono in Gesù che è al
centro di tale piano, perché amo il Padre che è
autore di questo disegno.
Che cosa è allora questo dono della sapienza, uno dei
sette doni dello Spirito santo, comunicata a noi per connaturalità?
Si può
descrivere come una penetrazione amorosa e saporosa dei misteri
di Dio:
amorosa, perché legata all'amore di Dio; saporosa, perché
ha il gusto, ha sapore di Dio, in maniera semplice, naturale.
Nessuno è escluso dal dono della sapienza; rischia di
essere escluso chi ha pretese, chi è orgoglioso, chi resiste
ad ogni costo o si considera autosufficiente.
In Toscana quando una vivanda
è senza sale si dice che è "sciocca".
Così è dell'uomo senza gusto, senza sapore: è
sciocco! Stolto dice il Vangelo della persona senza sapienza,
senza questo gusto amoroso e saporoso di Dio. Stolte sono le
vergini che dimenticano l'olio, stolti e tardi di cuore sono
i discepoli di Emmaus che non vogliono penetrare la Parola di
Dio, stolto è l'uomo che costruisce la sua casa sulla
sabbia, stolto è l'uomo che edifica ampi magazzini senza
fare i conti con la morte.
O luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli!
3. Don Bosco
uomo "sapiente"
Nella vita di don Bosco, c'è
una amicizia sacerdotale che occupa solo quattro anni (1826-1830),
ma che segna uno sviluppo caratteristico nella sua vita interiore
e che ci fa conoscere don Bosco come uomo "sapiente".
È
l'amicizia con don Calosso:
un amico, un padre, e che per primo, a differenza di altri sacerdoti
del tempo, gli rivolse la parola e fu per lui il confidente e
il consigliere. Giovanni Bosco si pose nelle sue mani e non ebbe
per lui alcun segreto. Conosciamo le parole di don Bosco:
"Io mi
sono tosto messo nelle mani di don Calosso, che soltanto da alcuni
mesi era venuto in quella cappellania. Gli feci conoscere tutto
me stesso. Ogni parola, ogni pensiero, ogni azione eragli prontamente
manifestata. Ciò gli piacque assai, perché in simile
guisa con fondamento potevami regolare nello spirituale e nel
temporale.
Conobbi allora che voglia dire avere una guida stabile, un fedele
amico dell'anima, di cui fino a quel tempo ero stato privo. Fra
le altre cose mi proibì tosto una penitenza, che io era
solito fare, non adatta alla mia età e condizione. Mi
incoraggiò a frequentare la confessione e la comunione,
e mi ammaestrò intorno al modo di fare ogni giorno una
breve meditazione o meglio un po' di lettura spirituale. Tutto
il tempo che poteva, nei giorni festivi lo passava presso di
lui. Nei giorni feriali, per quanto poteva, andava servigli la
santa messa. Da quell'epoca ho cominciato a gustare che cosa
sia vita spirituale, giacché prima agiva piuttosto materialmente
e come macchina che fa una cosa senza saperne la ragione".
Da quel momento don Bosco conosce
la ragione della vita spirituale ed incomincia a gustarla, deciso
a non perdere tempo, anzi inizia ad approfittare della lettura
della Parola di Dio. Passa, in breve tempo, dalla ricerca della
vera vita attraverso la lettura spirituale, al gusto delle cose
divine e di Dio, sorgente della vera Vita. Don Bosco dice che
queste cose le faceva anche prima, ma piuttosto materialmente;
quasi a dirci che non serve fare delle cose senza la consapevolezza,
senza la luce che proviene da Dio. Don Calosso aiuta Giovannino
Bosco a maturare e sentire la necessità di nutrirsi spiritualmente
e con piena coscienza della Parola di Dio. Questa abitudine non
la abbandonerà mai più.
Sappiamo quanto don Bosco ha
nutrito la sua "sapienza" alle fonti della preghiera
e della Parola di Dio. Il più alto grado di "sapienza"
in don Bosco è proprio la Realtà divina: Dio, da
amare, conoscere, servire sempre meglio. Don Rua ci offre una testimonianza preziosa: "Ben
si può dire che in tutta la vita di don Bosco, l'amor
di Dio fu il movente di tutte le opere sue, l'ispiratore di tutte
le sue parole e il centro di tutti i suoi pensieri e dei suoi
affetti". E
don Albera scrive:
"La vita di don Bosco si poteva dire una preghiera continua,
una non mai interrotta unione con Dio. Ne era indizio quella
inalterabile eguaglianza di umore, che traspariva dal suo volto
invariabilmente sorridente".
Don Bosco
fu insieme un sapientissimo amante di Dio e un sapientissimo
amante di Dio nelle anime. Infatti per i suoi giovani diceva:
"uno solo è il mio desiderio: quello di vedervi felici
nel tempo e nell'eternità". E il motto posto alla
congregazione a cui dava vita dice: "Da mihi animas coetera
toolle", dammi le anime e tieniti tutto il resto!
Anche il dono
dell'efficacia della parola che don Bosco chiese al Signore quale
dono della sua ordinazione sacerdotale, è testimonianza
di un apostolato della parola, illuminato dalla sapienza, tutto
indirizzato alla gloria di Dio e alla salute delle anime. Una
"efficacia" che non scaturisce esclusivamente dalla
forza della sapienza umana, ma dalla energia conquistatrice della
sapienza divina.
Don Ceria nel bellissimo testo
"don Bosco con Dio" ad un certo punto fa un'affermazione
interessante. Dice: "Oh! Con quanta verità si applicherebbe
a don Bosco predicatore il bellissimo responsorio che i Trappisti
dicono nella festa di san Giovanni Evangelista: "Posando
sul petto del Signore, attinse direttamente da quella fonte divina
le acque salutari del Vangelo e diffuse per tutto il mondo la
grazia della Parola di Dio"".
Che bello pensare a don Bosco che è stato nella sua vita
uomo sapiente perché ha saputo posare costantemente il
suo capo sul costato di Gesù, quasi a voler entrare in
Cristo, nella Sapienza divina, per essere in Lui, con Lui e per
Lui testimone delle profondità di Cristo.
Don Bosco, come tutti i discepoli
di Gesù che ascoltano le parole del Maestro e le mettono
in pratica, è veramente "l'uomo sapiente che si è
costruito la casa sulla viva roccia". La pioggia del dolore,
l'inondazione della contrarietà e della contraddizione,
i venti furiosi della calunnia e tante altre situazioni difficili,
imperversarono contro la sua casa. Ma essa rimase salda, perché
poggiava sulla viva roccia ed era costruita sotto la direzione
di un sapientissimo ingegnere.
4. La sapienza
della vita
È questa la meta che
dobbiamo raggiungere: Dio, da amare, conoscere e servire.
Come don Bosco, anche per noi il più alto grado di "sapienza"
da raggiungere è questa conoscenza di Dio e del Figlio
suo Gesù Cristo. In Lui costruire la "casa"
della nostra vita.
È questa la sapienza della vita!
"Il Padre
ci conceda di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito
nell'uomo interiore. Che il Cristo abiti per la fede nei vostri
cuori e così, radicati e fondati nella carità,
siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza,
la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore
di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi
di tutta la pienezza di Dio". (Ef 3, 14-19)
È questa la sapienza
della vita!
D. CARLO M. ZANOTTI
sdb
VISITA Nr.