22
Gennaio 2005
LA
PRESENZA E L'AZIONE
DELLO SPIRITO SANTO
1. Introduzione
Fratelli e sorelle carissimi,
iniziamo oggi la novena in preparazione alla festa di don Bosco.
Ancora una novena! Perché A cosa serve?
Ogni novena
è:
* una opportunità per riflettere
sulla propria vita spirituale;
* una occasione per dedicare del tempo
a Dio e per lasciarsi da lui rafforzare interiormente;
* un invito a guardare e imitare dei
modelli che nella vita spirituale si sono pienamente e armoniosamente
realizzati.
* Riflessione, tempo dato a Dio, modelli:
tutto questo dovrebbe aiutarci a crescere nella santità.
Dunque, ognuno di noi, ha la possibilità in questi giorni
di progredire spiritualmente e rendere più salda la propria
fede.
Quale sarà
il tema di questa novena?
Questo: I DONI DELLO SPIRITO SANTO NELLA VITA
SI SAN GIOVANNI BOSCO.
Perché questa scelta?
Per due motivi:
* 1. Il Rettor Maggiore ci invita in
questo 2005 a "Ringiovanire
il volto della Chiesa che è la Madre della nostra fede". È il tema della Strenna, il
programma spirituale e pastorale proposto a tutta la Famiglia
Salesiana.
Don Chavez spiega che, a 40 anni dalla
conclusione del Concilio Vaticano II, che fu un grande evento
dello Spirito, una vera Pentecoste per la Chiesa, anche noi dobbiamo
rivivere lo spirito di quell'avvenimento e lasciarci "curare
e rigenerare" dallo Spirito Santo per essere in grado di
immettere energie nuove nella Chiesa, proprio come fa lo Spirito
Santo. (ACG 388)
* 2. Il secondo motivo nella scelta del
tema è legato al fatto di voler accostare don Bosco, nostro
modello in questo sforzo di rinnovamento, non tanto guardando
all'azione sociale ed educativa svolta da lui nel mondo, ma guardando
all'azione svolta dallo Spirito Santo su don Bosco. Scrutare
don Bosco dal punto di vista dell'azione di Dio su di lui e scoprire
un don Bosco umile, forte e robusto, che ha realizzato ciò
che conosciamo perché si è lasciato plasmare da
Dio. Don Bosco ha lasciato un'impronta significativa nella storia
religiosa e sociale, ma ci ha mostrato prima di tutto a quale
fonte attingeva la sua azione. Questo lo si comprende da molte
sue affermazioni.
Valga per tutte questa: "Nel
ringraziare i suoi figli, che, dopo una lunga assenza del padre,
avevano manifestato tutto il loro affetto, con una espansione
maggiore di esultanza e di tenerezza, don Bosco disse queste
parole: "Ricordate
sempre che don Bosco non fu e non è altro che un misero
strumento nelle mani di un Artista abilissimo, anzi di un Artista
sapientissimo e onnipotente che è Dio. A Dio perciò
si tributi ogni lode, onore e gloria".
2. Lo Spirito
Santo nella vita della Chiesa
Lo Spirito Santo è un
artista abilissimo!
È creatore. Lo Spirito Santo continua a plasmare la sua
Chiesa. È il maestro interiore che plasma le anime dei
fedeli con una serie di attività personali:
* Tutta l'attività
carismatica delle Chiese ha origine da Lui;
* Lo Spirito comprende
i segreti di Dio e ce li insegna: è il nostro maestro
interiore: "Nessuno può dire Gesù è
Signore se non sotto l'azione dello Spirito Santo" (1 Cor
12,3);
* Lo Spirito Santo è
colui che prega in noi e ci aiuta a pregare da veri figli del
Padre (Rm 8,15);
* È il "dolce
ospite dell'anima": "Non sapete che siete tempio dello
Spirito di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?" (1
Cor 3,16);
* Il corpo va rispettato perché
è tempio dello Spirito, corpo mistico di Cristo, destinato
alla risurrezione.
La liturgia in modo peculiare ci aiuta a conoscere e gustare
l'azione dello Spirito Santo nella vita della Chiesa. Basta ricordare
i testi dell'Inno e della Sequenza allo Spirito: padre dei poveri,
datore dei doni, consolatore perfetto, dolcissimo sollievo, riposo
nella fatica, riparo, conforto, forza
acqua viva, fuoco,
amore, luce, fiamma ardente, balsamo, pace, guida, comunione
Con quale consapevolezza nel credo affermiamo: "Credo lo
Spirito Santo che è Signore e dà la vita"?
Lo Spirito Santo è,
dunque, il vero dinamismo della Chiesa. Nei Sacramenti, in modo
particolare, noi troviamo la presenza costante e operante dello
Spirito Santo, e soprattutto nell'Eucaristia . È lo Spirito
Santo che ci trasforma. S. Paolo lo ricorda scrivendo ai cristiani
di Tessalonica: "Noi
dobbiamo rendere sempre grazie a Dio per voi, perché Dio
vi ha scelti come primizia per la salvezza, attraverso l'opera
santificatrice dello Spirito e la fede nella verità"
(2 Ts 2,13-14). È
lo Spirito Santo che ci rafforza e ci santifica. È Lui
che può suscitare ogni cambiamento, scuoterci e renderci
santi, un vero "terremoto" per la nostra vita!
Dunque se vogliamo rinnovare
la Chiesa dobbiamo rinnovare la nostra docilità allo Spirito
Santo, riscoprendo la sua presenza e la sua azione specialmente
nella liturgia, perché lì la comunità è
convocata dallo Spirito. S. Ambrogio scriveva
ai suoi fedeli: "Se
hai dei timori nel cuore, corri all'assemblea liturgica: lì
ogni paura è vinta, lì è presente l'Amore
Donato, lo Spirito Santo". Giustamente
il Rettor Maggiore ci ricorda che dobbiamo lasciarci "curare
e rigenerare" dallo Spirito Santo.
Detto questo riusciamo anche
a capire l'insistenza e la priorità che don Bosco dava
ai Sacramenti nell'educazione dei giovani e, in specie, alla
Confessione e all'Eucaristia. Diceva il Santo: "Il primo metodo
per educare bene è fare buone confessioni e buone Comunioni".
3. Lo Spirito
Santo nella vita di don Bosco
La docilità allo Spirito
Santo, la sintesi della presenza di tutti i doni dello Spirito
Santo in don Bosco la troviamo nella azione materna di Mamma
Margherita. Certo aveva uno straordinario senso materno, ma in
quella donna, modello perfetto di madre cristiana, c'è
un delicatissimo senso cristiano delle cose e della vita, effetto
di una fede viva e di una pietà profonda. In lei, che
vive la vita semplice della gente tradizionalmente semplice,
si constata uno sviluppo perfetto dei "doni" dello
Spirito Santo, che arricchiscono ogni anima vivente nella grazia
di Dio.
Conosciamo quanto mamma Margherita
era solita ravvivare la memoria del Creatore con gli spettacoli
della natura e questo suo modo di agire riflette luminosamente
l'azione dello Spirito Santo per mezzo del dono della "scienza".
"È Dio che ha creato il mondo e ha messo lassù
tante stelle. Se è così bello il firmamento, che
cosa sarà del Paradiso? Quante belle cose ha fatto il
Signore! Ringraziamo il Signore; quanto è stato buono
con noi, donandoci il nostro pane quotidiano! Dio ti Vede!".
Sono alcune espressioni di
Mamma Margherita, che indicano quanto l'anima sua era arricchita
dei doni dello Spirito: scienza, intelletto, pietà, timor
di Dio. La "forza" del carattere spirituale di Mamma
Margherita derivava dal dono dello Spirito Santo che infonde
nella mente una speciale fermezza nel compiere le opere buone
anche di fronte alle fatiche e agli ostacoli che sempre intralciano
il cammino verso Dio. Donna forte e sapiente che nella sua vita
e nel modo di educare i figli ha trasmesso e reso visibile quei
segni dell'azione intima dello Spirito Santo.
Don Bosco impara così
a lasciarsi "plasmare" dall'azione dello Spirito Santo
e diventa "perfetto", cioè "adulto"
nella vita cristiana: noi diciamo santo, modello perfetto, capolavoro
dell'Artista divino. Un cammino sotto la guida costante dello
Spirito. Un cammino, quello di don Bosco, verso la santità,
abbandonandosi alla potenza dello Spirito Santo.
Non c'è mai stata nella
vita di don Bosco l'incertezza della mancanza di aiuto e di assistenza
da parte di Dio. Scrive Mons. Cagliero: "Nei trentacinque
anni che vissi al suo fianco non udii mai l'espressione di un
timore o di un dubbio, non lo vidi mai agitato da alcuna inquietudine
circa la bontà e la misericordia di Dio verso di lui.
Non apparve mai turbato da angustie di coscienza".
Frutto di una vita plasmata
dallo Spirito è proprio una vita vissuta in Dio, nella
certezza della sua presenza. Il papa Pio XI in un discorso del
1932 disse di don Bosco: "La sua vita di tutti i momenti
era una immolazione continua di carità, un continuo raccoglimento
di preghiera; è questa l'impressione che si aveva più
viva della sua conversazione. Si sarebbe detto che non attendeva
a niente di quello che si diceva intorno a lui; si sarebbe detto
che il suo pensiero era altrove, ed era veramente così;
sempre in alto, dove il sereno era imperturbabile sempre, dove
la calma era sempre dominatrice e sempre sovrana, era con Dio
in spirito di unione. Ma poi eccolo a rispondere a tutti e aveva
la parola esatta per tutti e per se stesso, così proprio
da meravigliare: prima infatti sorprendeva e poi meravigliava.
Questa vita di santità e di raccoglimento, di assiduità
alla preghiera il Beato menava nelle ore notturne e fra tutte
le occupazioni continue ed implacabili delle ore diurne".
Giustamente, per questa sua costante docilità e disponibilità
allo Spirito Santo, don Bosco può essere definito, e lo
fu realmente, "uomo contemplativo".
Ovvio che con una vita così non ci possono essere che
frutti meravigliosi di santità!
4. Lo Spirito
Santo nella vita di Laura Vicuña
Oggi commemoriamo uno di questi
frutti della spiritualità salesiana: la Beata Laura Vicuña.
Laura Vicuña, nata in Cile nel 1891, coetanea di Maria
Goretti, ha saputo come lei rendere testimonianza di una vita
tradotta nella difesa della propria dignità umana e della
propria fede cristiana. Quello che le rende modelli da imitare
è l'amore portato fino al sacrificio totale di sé,
che nel caso di Laura aveva come scopo la conversione della mamma.
La biografia di questa ragazzina cilena ci rivela, infatti, che
due anni prima di morire ella aveva offerto al Signore la vita
per la mamma che, per sfamare le sue bambine, aveva accettato
di convivere con il proprietario di una estancia (fattoria).
Fu la morte del papà
(Laura aveva sei anni) e la situazione di emergenza creatasi
che costrinsero la famigliola a emigrare a Junìn de los
Andes, in Argentina, dove iniziarono dolorose traversie, ma dove
Laura e la sorellina più piccola ebbero la fortuna di
accostare le Figlie di Maria Ausiliatrice e di trovare una seconda
famiglia in cui crescere serene e appagate. L'esperienza del
collegio (1900-1904) offrì a Laura l'opportunità
di scoprire l'amicizia con Gesù, e la "vita di grazia".
La prima comunione diventò
per lei, come lo era stata per Domenico Savio, un momento fondamentale
dell'esistenza, con tre propositi sempre rispettati: 1º
Dio mio, voglio amarti e servirti per tutta la vita; ti dono
l'anima, il cuore e tutta me stessa. 2º Voglio morire piuttosto
che offenderti; perciò intendo mortificarmi in tutto quello
che mi potrebbe allontanare da te. 3º Propongo di fare quanto
so e posso perché tu sia conosciuto e amato; e per riparare
alle offese che ricevi ogni giorno dagli uomini, specialmente
dalle persone della mia famiglia.
Fu questo incommensurabile
amore a Dio che la portò a valutare come situazione di
male l'unione illegale della mamma con un facendero e a maturare
la volontà di offrirsi a Dio per la sua conversione. Nuovi
agguati da parte del losco convivente le provocarono una malattia
dalla quale non si riprenderà più. Prima di spirare
confiderà alla mamma il suo grande segreto: aveva offerto
tutte le sue sofferenze e la vita stessa perché lasciasse
per sempre quell'uomo. E mamma Mercedes, in lacrime, giurò
che l'avrebbe fatto. Il 22 gennaio 1904 Lauretta moriva con la
certezza di aver riportato la mamma sulla retta via.
Una tredicenne che si prende
sulle spalle il peso di una madre incompiuta, il suo vivere lontano
dalle regole, la debolezza, l'indifferenza per il sentimento
religioso, l'incapacità di ribellarsi alla violenza di
un legame indegno. Un carico troppo pesante per una figlia dotata
di una straordinaria precocità umana e spirituale, che
ha voluto diventare la madre di sua madre.
Una preadolescente che affronta
serenamente un alto grado di virtù, non rimane bambina
spiritualmente. Laura si è lasciata anche lei, come don
Bosco, modellare dalle mani dell'Artista, dallo Spirito Santo,
e la sua vita è salita ai vertici della forza umana, illuminata
dalla Grazia. È diventata un gigante a dispetto della
sua giovane età!
Vorrei sottolineare una caratteristica
particolare di Laura. Laura ha sofferto molto. Nei suoi quasi
tredici anni di vita ha conosciuto la solitudine, l'abbandono,
la precarietà, lo strappo dalle proprie radici nell'emigrazione,
umiliazioni, violenze e dolori fisici prolungati che l'hanno
portata alla morte. Eppure le persone che hanno vissuto con lei,
che l'hanno conosciuta, la ricordano sorridente e serena.
Perché? Tutta la vita
nel collegio di Junìn aveva come perno l'altare eucaristico,
intorno a cui ruotava il tempo delle Figlie di Maria Ausiliatrice
e dell'intero collegio. Laura visse interamente calata nel clima
eucaristico della missione e il suo amore per Gesù eucaristia
si notava nelle frequenti visite alla cappella. L'esperienza
eucaristica così intensamente vissuta è il sostegno
della sua giornata di lavoro, nella certezza costante della presenza
di Dio. Comprende il mistero di Dio che si affida all'umanità
donando se stesso per la salvezza di tutti. "Fate questo
in memoria di me" dice Cristo nell'ultima cena.
Laura ci insegna a rispondere a questa esortazione con la nostra
stessa vita.
5. Conclusione.
Lo Spirito Santo nella nostra vita
Per noi oggi si apre un cammino
di rinvigorimento per mezzo della novena in preparazione alla
festa di don Bosco. Come lui e come Laura Vicuña cerchiamo
di essere "docili, docibili, disponibili, dilatabili"
allo Spirito Santo!
Lo Spirito Santo è presente anche nella vita individuale
del credente, di ogni credente. È il dono con il quale
Dio entra in comunione con noi, ci purifica e ci configura a
se stesso nella partecipazione alla sua stessa vita.
Ognuno di noi nel Santo Battesimo lo ha ricevuto come dono, come
principio di comunicazione della vita eterna, ma soprattutto
come manifestazione concreta dell'amore con cui Dio ci ama e
del suo disegno di salvezza e di gloria a nostro riguardo.
Ci pensiamo a questa presenza
costante nella nostra vita? Oppure prevale l'esperienza di tanti
fermenti di iniquità presenti in noi? È vero che
in noi c'è tutto il fermento della natura, delle passioni
e del peccato, c'è tutto il fermento dell'umanità.
Ma il cristiano dovrebbe sentire in prevalenza l'altra presenza,
la presenza dello Spirito Santo. E la presenza dello Spirito
dovrebbe diventare così animatrice e vivificante da purificare
ogni altro fermento che contraddica questa presenza, da eliminare
tutto ciò che contrasti l'invasione dello Spirito. "Voi
non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal
momento che lo Spirito di Dio abita in voi", ci dice l'apostolo
Paolo (Rm 8,9).
Questa consapevolezza deve
aiutarci ad entrare nel vivo della nostra condizione interiore:
io sono tempio dello Spirito Santo, lo Spirito è in me
dono del Dio Altissimo, è in me presenza mirabile di Dio
in persona, è in me principio operativo di vita eterna
e di santità.
Così è stato per don Bosco. Di lui si dice che
"profondamente uomo di Dio, ricolmo dei doni dello Spirito
Santo, viveva "come se vedesse l'invisibile"".
Ecco la meta da raggiungere:
vivere come se vedessimo l'invisibile.
Vivere alla presenza di Dio.
Vivere riconoscendo la presenza e l'azione di Dio nelle nostre
giornate.
Ci accompagni
e interceda per noi don Bosco insieme a Laura Vicuña e
ci ottengano una vita vissuta secondo lo Spirito.
D. CARLO M. ZANOTTI
sdb