OMELIA PER LA MESSA DI MARIA AUSILIATRICE - Torino-Valdocco, 24 maggio 2005

UNA DONNA VESTITA DI SOLE
Ap 12,1.3a.7-12a.17; Gal 4,4-7; Gv 2,1-11


Carissimi fratelli e sorelle:

Dopo un anno di lavoro, abbiamo realizzato la prima parte del restauro della Basilica di Maria Ausiliatrice, ed ecco il risultato: una chiesa bella, ringiovanita, splendente, "senza macchie né ruga né alcunché di simile", che la rende più attraente, degno scenario per la solennità di Maria Ausiliatrice, ma soprattutto degna casa per Colei che ci ha dato "il frutto benedetto del suo ventre" Gesù; tempio da cui la gloria divina attraverso l'Ausiliatrice si è estesa e continua ad estendersi là dove gli uomini e le donne raggiungono la dignità di figli di Dio. In un anno nel quale ho offerto a tutta la Famiglia Salesiana come programma spirituale e pastorale l'invito a "ringiovanire il volto della Chiesa, che è la madre della nostra fede", è molto bello vedere persino materialmente cosa significa amare la Chiesa e spendere le nostre energie per lei.

In questo contesto, con la sorpresa che comporta lo scoprire quanto è magnifico il tempio costruito da Don Bosco in onore della Madonna, che tuttavia con il passare degli anni si era logorato, tanto che si intravedevano già delle fessure ed era pressoché sparita la bellissima decorazione che è all'interno della cupola, il nostro primo sentimento è di riconoscenza dal profondo del cuore a quanti hanno reso possibile questo lavoro di rinnovamento, di ringiovanimento del tempio.
Nella mia lettera del 24 aprile del 2004, al momento di intraprendere questo impegno, vi scrivevo che "come segno di riconoscenza a Maria, Don Bosco volle edificare un Santuario che fosse espressione dell'amore di tutta la Famiglia Salesiana verso la Madre di Dio" e che, quattro anni più tardi della solenne consacrazione, "sempre in onore di Maria dava inizio, con Santa Maria Domenica Mazzarello, anche all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice che, secondo il suo pensiero, dovevano costituire il Monumento vivente alla Vergine Ausiliatrice".

Fu certamente uno sforzo ingente quello del nostro amato Padre, tanto più degno di ammirazione se si tiene conto delle gravi difficoltà economiche che lo assediavano. La costruzione del tempio alla Madonna voleva essere una manifestazione della sua gratitudine a Colei che "tra noi ha fatto tutto", come egli stesso si esprimeva. Ed è interessante quanto troviamo scritto nelle Memorie, che "il 9 giugno del 1868 quando, al termine della solenne consacrazione della Basilica, molti vescovi e personalità lo complimentavano per questa impresa, Don Bosco rispose con un'espressione semplice, ma ricca di fede: "Dio mio non ci ho messo nulla. Aedificavit sibi domum Maria". Maria si è costruita la sua casa. "Ogni pietra, ogni ornamento segnala una sua grazia." (MB IX, 247)".

Sono certo che Don Bosco direbbe oggi la stessa cosa - "Maria si è restaurata la sua casa" - e la dirà ugualmente quando completeremo tutti i lavori nella Basilica: la cappella di Don Bosco e quella di San Giuseppe, la cupola minore, le cappelle minori del Sacro Cuore, di San Francesco di Sales e di Santa Maria Domenica Mazzarello e la navata della Basilica. Vi assicuro che l'onore che tributiamo a Maria, Ella lo ricambia con la sua protezione alle nostre comunità, alle nostre famiglie, alle nostre persone, ai giovani.
Certo, l'impegno di ringiovanire la Chiesa non si identifica semplicemente con quello di rinnovare la casa della Madonna, ma più
in profondità vuol dire far tornare la Chiesa alle sue origini, in modo che viva della forza della Pasqua e della potenza della Pentecoste e realizzi la verità di Cristo e la libertà dello Spirito. Difatti è lo Spirito Santo che "con la forza del Vangelo ringiovanisce la Chiesa, continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione con il suo Sposo" (LG 8).

A noi corrisponde di amarla fino in fondo, come ha fatto Giovanni Paolo II, che ci ha dato una testimonianza eloquente di che cosa significhi amare e servire la Chiesa senza sosta, nella salute e nella malattia, negli anni della giovinezza e della vitalità e in quelli dell'anzianità e della fragilità. È questo che mantiene viva e giovane la Chiesa, cioè la testimonianza che danno i suoi figli della vita nuova che viene dalla risurrezione. A ragione nell'omelia di inaugurazione del suo Pontificato Benedetto XVI ha detto: "Sì, la Chiesa è viva - questa è la meravigliosa esperienza di questi giorni. Proprio nei tristi giorni della malattia e della morte del Papa questo si è manifestato in modo meraviglioso ai nostri occhi: che la Chiesa è viva. E la Chiesa è giovane. Essa porta in sé il futuro del mondo e perciò mostra anche a ciascuno di noi la via verso il futuro. La Chiesa è viva e noi lo vediamo: noi sperimentiamo la gioia che il Risorto ha promesso ai suoi. La Chiesa è viva - essa è viva, perché Cristo è vivo, perché egli è veramente risorto".

E io vorrei aggiungere che la Chiesa è viva ed è giovane perché Maria, Assunta nella gloria celeste con il corpo e l'anima, si è pienamente identificata con il suo Figlio, è risorta con Lui e in certo modo l'incarna. "Per tale motivo - scriveva il Card. Ratzinger - essa può, anzi dev'essere considerata come typus Ecclesiae, per così dire l'Ecclesia in persona" (Ratzinger J., "Identificazione con la Chiesa", in Vivere con la Chiesa 27).
Il senso ecclesiale di Don Bosco - espresso nel trinomio: amore verso Gesù Cristo, presente principalmente nell'Eucaristia che è l'azione centrale della Chiesa; devozione a Maria, Madre e modello della Chiesa; fedeltà al Papa, Successore di Pietro e centro di unità della Chiesa - si presenta in modo ammirevole nella fusione che Don Bosco fece del titolo di Ausiliatrice con quello di Madre della Chiesa. È interessante constatare come Don Bosco avesse capito molto bene che il rinnovamento della Chiesa doveva passare attraverso una matura pietà mariana, convinto che si perde il senso della Chiesa Madre là dove si perde il senso della devozione materna di Maria.
Ed è proprio così. Come afferma Von Balthasar: "Senza la mariologia il cristianesimo minaccia di disumanizzarsi inavvertitamente. La Chiesa diventa funzionalistica, senz'anima, una fabbrica febbrile incapace di sosta, dispersa in rumorosi progetti… Tutto diventa polemico, critico, aspro, piatto, infine noioso, mentre la gente si allontana in massa da una Chiesa di questo genere… La maternità verginale di Maria riempie nascostamente l'intero spazio della Chiesa, gli fornisce la luce, il calore, la sicurezza".

Penso che, quando nel 1865 intraprese la costruzione di questa Basilica, Don Bosco volesse fare proprio questo per i suoi ragazzi dell'Oratorio e per tutti i suoi collaboratori, benefattori ed amici di Torino: far sentire la maternità della Chiesa attraverso la maternità di Maria, e far amare la Chiesa attraverso la devozione a Maria Ausiliatrice.
Dinanzi agli avvenimenti epocali che scuotevano l'Italia risorgimentale e minacciavano non solo il repentino disfacimento dello Stato Pontificio - come di fatto avvenne - ma anche la sicurezza della Chiesa universale, davanti a quella rivoluzione culturale che è stata la "modernità", Don Bosco si sentì chiamato a promuovere l'integrità della fede e dell'esperienza cristiana, così come lui la comprendeva. Il titolo di Ausiliatrice scelto per l'immagine della sua chiesa ne è l'espressione più chiara.

La Madonna di Don Bosco è una regina sì, incoronata da dodici stelle e vestita di sole, come la donna segno dell'Apocalisse, anche se non pronta per abbattere i nemici, ma amorevole, provvidente, con le braccia aperte per proporre ed offrire il Figlio. Lei, come una "regina" amica, vicina, materna, attira l'attenzione sul suo Figlio, come a dirci: "Ecco colui che è la Via, la Verità e la Vita" (Gv 14,6), o con le parole che dice ai servi alle nozze di Cana, additando Gesù: "Fate quello che vi dirà". Il Figlio, da parte sua, secondo le parole di Don Bosco, "ha le braccia aperte, offrendo così le sue grazie e la sua misericordia a chi fa ricorso alla sua Augusta Genitrice".
La Madonna di Don Bosco è "vestita di sole", resa potente, perché immersa in quel mare di luce che è Dio, immersa nel mistero della Trinità, che illumina la sua persona e la sua missione. È così che la voleva il nostro Padre, ed è così che è riuscito a dipingerla nella pala dell'abside il Lorenzone, che mosso dall'emozione esclamò: "Non sono io che dipingo, c'è un'altra mano che guida la mia".

La Madonna di Don Bosco è immagine della Chiesa, quella celeste che celebra già le nozze dell'Agnello, e quella terrestre che è pellegrina in questo mondo, dunque immersa nel mistero di Dio e avvolta dalla sua luce, ma presente nelle nostre vicende storiche, attenta ai nostri bisogni, come lo fu alle nozze di Cana per quella coppia di sposi la cui festa stava per finire prima del tempo per la mancanza del vino, presente e viva nelle nostre famiglie, come nelle case salesiane, idealmente raffigurate nella chiesa di Valdocco.
Come la donna dell'Apocalisse, la Madonna di Don Bosco, è la vera immagine della Chiesa, il popolo di Dio nella sua gloria escatologica che appare nel cielo, ma sottomesso nella terra alle lunghe sofferenze del parto. È la Chiesa che ha il compito di generare storicamente il Figlio di Dio e Figlio dell'Uomo, e, al tempo stesso, di difenderlo dal Drago, con la forza di Dio che protegge i suoi e li nutre con l'Eucaristia.
Ecco la grande intuizione di Don Bosco, che ha unito il titolo di Maria Ausiliatrice e Madre della Chiesa, situando il ruolo proprio della Madonna nel cuore della missione della Chiesa, che protegge sotto il suo manto tutti i suoi fedeli, li nutre e li fa maturare fino alla pienezza in Cristo.
Era questo ciò che Don Bosco voleva offrire ai suoi ragazzi in un momento di profondi cambiamenti epocali, caratterizzati dalla nuova situazione sociale e politica, dal passaggio da una società contadina di tipo patriarcale a una società nuova avviata ad un processo di industrializzazione, che sconvolse gradualmente l'ordine sociale: la struttura familiare, il modo di procurarsi le risorse per la vita, e nella quale, come sempre, i ragazzi erano quelli che subivano di più le conseguenze, restando allo sbando ed esposti allo smarrimento.


Come e dove imparare un nuovo impianto culturale per inserirsi nel nuovo modello sociale, che richiedeva altre competenze e saperi, altre idee e comportamenti? Con le sue strutture educative, oratori, centri di formazione professionale, scuole popolari, iniziative di tutela della classe più bassa, Don Bosco svolse un ruolo da protagonista nella evoluzione dei tempi, generando alla società migliaia di uomini nuovi capaci di affrontare le nuove sfide. La scelta per i poveri, ai quali erano offerte possibilità, era un'autentica novità e una forma nuova di presenza della Chiesa, che prendeva cura così dei suoi figli, specialmente i più svantaggiati.
Non meraviglia che in queste circostanze, tra il 1860 e il 1862, Don Bosco facesse la scelta definitiva per il titolo di Ausiliatrice, in cui egli decise di concentrare la devozione mariana da lui proposta al popolo. È proprio del 1862 il sogno "delle due colonne". Tre anni dopo diede inizio alla costruzione del tempio dedicato a Maria Ausiliatrice.
La pala dell'abside con la bellissima immagine della Madonna rappresenta tanto l'ecclesiologia come la mariologia di Don Bosco: Maria è figura della Chiesa, madre e modello di essa, dove il volto della madre è uguale al volto del figlio, e dove lei appare sostenuta da Pietro e Paolo e attorniata dagli apostoli ed evangelisti, vale a dire una chiesa apostolica e missionaria.

Oggi la situazione sociale, politica e culturale si trova di nuovo in un processo di profonda ed accelerata trasformazione. Questa volta non è più la modernità la grande sfida, ma piuttosto il modello sociale che sta emergendo, frutto di un'Europa che pretende di vivere prescindendo da Dio o, nel migliore dei casi, lasciandolo "ad uso privato", senza nessun risvolto nella vita sociale.
Oggi come ieri i cambiamenti in atto stanno avendo un impatto grande nella struttura familiare, nel tessuto sociale, nella concezione della vita. E la Chiesa è chiamata a proporre ed offrire Gesù e il suo Vangelo, come lo fa Maria.
La pagina delle nozze di Cana, che abbiamo sentito proclamare nel Vangelo, ci illumina e ci offre spunti operativi. A Cana infatti è possibile contemplare il senso della missione di Gesù, e, accanto a Lui, il compito di Maria.
Proprio a Cana Maria ci si rivela presente, vicina a noi, condividendo la nostra esistenza, le nostre gioie e sofferenze, con l'avvedutezza propria di una donna, attenta ai bisogni degli altri, come una Chiesa che sa che la sua missione è servire, non essere servita.

E il servizio migliore che ci può rendere è quello di indicarci Gesù, di offrirci Gesù, perché solo in Lui c'è la salvezza. Questa è la dinamica che ci scopre l'evangelista: l'opera di Gesù e la salvezza degli uomini non sono comprensibili senza la presenza di Maria e il contributo della sua fede.
Il rivolgersi di Maria a Gesù per il bene degli uomini e il suo rivolgersi agli uomini per condurli a Gesù diventa per noi un modello da seguire, se vogliamo ringiovanire la Chiesa e fare che i giovani diventino Chiesa.
Oggi, mentre ringraziamo il Signore per il dono che ci ha fatto della sua Madre come Madre nostra, mentre rendiamo grazie a Maria che ci ha orientati verso il suo Figlio, accogliamo l'appello del Santo Padre, Benedetto XVI, che ci ha chiesto di non lasciarlo solo nello svolgimento del ministero petrino, che gli è stato affidato. Gli saremo vicini con l'affetto sincero, cordiale, come farebbe Don Bosco, e collaboreremo con lui nella sua missione pastorale di "prendere il largo nel mare della storia e gettare le reti per conquistare gli uomini al Vangelo", portandoli "fuori dal mare salato di tutte le alienazioni verso la terra della vita, verso la luce di Dio".

Come Maria noi membri della Famiglia Salesiana esistiamo per mostrare, proporre ed offrire Dio ai giovani. Collaboreremo con il Papa nel suo ruolo di pastore, facendo nostra "la santa inquietudine di Cristo… per lui non è indifferente che tante persone vivano nel deserto". Il deserto della povertà, il deserto della fame e della sete, il deserto dell'abbandono, della solitudine, dell'amore distrutto, il deserto dell'oscurità di Dio, dello svuotamento delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino dell'uomo. "La Chiesa nel suo insieme, ed in Pastori in essa, come Cristo devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l'amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza". Come Don Bosco, noi membri della Famiglia Salesiana, rinnoviamo la nostra vocazione nella Chiesa di "pastori dei giovani" con la missione di condurli a Cristo, l'unico che non delude le loro attese più profonde e appaga la loro fame e sete di vita, di felicità ed amore.
Nello svolgimento di questa missione noi non siamo soli. Maria ci è stata data come Aiuto potente contro il male nel combattimento per la salvezza dei giovani, Ausiliatrice che cura con amore di madre tutti coloro che si trovano ad attraversare quel mondo oscuro rappresentato ai suoi piedi.
Maria, la esperta di tutte le vie che conducono al Signore, appunto perché ha percorso insieme al Figlio tutte le sue strade, sa anche quali sono quelle che conducono più sicuramente a Lui. Lei ci guidi in questa nuova fase della storia. Vi invito, dunque, ad affidarvi a Lei, insieme con me:

O Maria Ausiliatrice,
tu immersa nel mare di luce della Trinità
e assisa sopra un trono di nubi,
tu coronata di stelle, come Regina del cielo e della terra,
tu sorreggi il Bambino, il Figlio di Dio,
che con le braccia aperte offre le sue grazie a chi viene a te,
tu attorniata come da una corona umana
da Pietro, Paolo, dagli Apostoli ed evangelisti,
che ti proclamano loro Regina,
tu unisci il cielo e la terra,
tu Madre della Chiesa che è già nella gloria celeste
e della Chiesa pellegrina nel mondo,
rendici instancabili costruttori del Regno,
riempici della passione del "Da mihi animas",
facci segni dell'amore di Dio per i piccoli e i poveri,
"proteggici dal nemico,
e nell'ora della morte portaci nell'eterna gioia". Amen

                                                                    Pascual Chávez V.


        VISITA Nr.