TORINO-VALDOCCO 3 OTTOBRE
2004:
XIV GIORNATA MARIANA
ANNUALE DELL'ADMA
La rilfessione tenuta da don GIUSEPPE
PELIZZA SDB
L'Immacolata
e l'Eucaristia
Per Maria essere
immacolata fin dal primo istante del suo concepimento è
senza dubbio un privilegio, poiché nessuna altra creatura
gode dell'esenzione dal peccato originale. Tuttavia, questo privilegio
è per noi un segno, poiché ogni qual volta Dio
interviene nella storia non agisce mai in modo individualistico,
riversando su qualcuno le sue grazie senza per questo beneficiare
altri suoi figli. D'altra parte questo è ben ovvio nell'agire
di Dio che è padre di tutti. Quindi anche in questo caso,
se abbiamo un privilegio singolare per Maria, dobbiamo immediatamente
affermare che questo è per noi un'indicazione molto forte
che ci comunica qualcosa di Dio creatore e qualcosa sulla nostra
realtà di creature.
L'Immacolata è per noi
un segno in quanto ci dice che preservando Maria da ogni contagio
con la colpa dei progenitori, Dio continua a sognare l'uomo secondo
il modello che si era prefigurato al momento della creazione.
Maria è il sogno di Dio per noi. In tal modo, Dio rivela
all'uomo qual è la sua vera identità di creatura.
Guardare a Maria Immacolata significa scoprire la nostra identità
originaria poiché Maria è così come Dio
voleva che noi fossimo. Lei è il progetto non deturpato,
l'originale incontaminato, il modello assoluto dell'uomo, il
prototipo dell'umanità nuova. Se vogliamo scoprire chi
siamo noi davanti a Dio, guardiamo a Maria e scopriremo quello
che Dio aveva pensato per noi. Ma rendendo Maria realmente immacolata
dal peccato, Dio continua il suo sogno sull'umanità, procede
nella sua ostinata volontà di bene e di ottimismo verso
l'uomo che lo ha dimenticato.
Se Maria è,
dunque, il sogno di Dio e l'identità nostra, allora in
lei scopriremo pure la nostra vocazione. In un tempo in cui l'uomo
ha smarrito il senso della propria esistenza, Maria Immacolata
si pone sul nostro cammino non solo indicandoci la via, ma additandoci
ciò a cui siamo chiamati, ponendo con la sua stessa esistenza
un segno che indica per tutti e per sempre quello a cui dobbiamo
aspirare. Maria realizza la meta a cui tutti siamo chiamati:
la sua vera e autentica identità. Non più un essere
in crisi ma una creatura compiuta, realizzata, perché
afferrata dalla santità di Dio e tutta protesa verso di
Lui.
Ecco perché Don Bosco
ha visto in Maria Immacolata lo strumento pedagogico della sua
azione educativa in mezzo ai giovani. Il giovane cerca la sua
identità. Vuole costruirsi secondo parametri di successo
aspirando a delle certezze nella vita che gli si apre dinanzi.
Quale migliore certezza di colei che è perfettamente tutto
ciò che deve essere? Il cui successo non dipende dagli
uomini, ma è offerta di Dio. La cui realizzazione non
è frutto del caso (essere nati in una famiglia ricca e
acculturata, aver trovato un buon lavoro, aver vinto alla lotteria)
ma è anzitutto accoglienza di un dono: la proposta di
Dio. Una proposta ad essere nell'Amore e per l'Amore, prima di
essere qualcuno dinanzi alle fortune alterne degli uomini.
Maria Immacolata è per Don Bosco strumento pedagogico
perché creatura pienamente realizzata non per volere di
uomo o per fortuito incrocio di un destino che non si può
cambiare, ma perché scopre in sé il dono di essere
voluta e amata da Dio che le è padre. Così la predestinazione
nell'amore, diventa per Don Bosco il fondamento del suo agire
in mezzo ai suoi giovani, ai quali insegna che non sarà
la sorte a dover determinare la felicità ma il fondamento
dell'Amore divino che in Maria si è manifestato ed è
stato da lei pienamente accolto e vissuto.
L'Immacolata
però è anche un segno per Dio e non solo per noi.
È un segno per Dio in quanto il sì di Mara che
accoglie il dono a lei riservato, indica a Dio che non solo il
suo progetto iniziale non era sbagliato, ma che è ancora
possibile rivolgersi all'uomo per salvarlo. Nonostante la storia
stia schiacciando l'uomo, costui rimane pur sempre disponibile
alla salvezza, poiché Maria dice sì a Dio a nome
nostro, lo dice per noi, lei che è nostra sorella e lo
afferma con noi sotto la croce, quando, rappresentati in Giovanni,
stiamo con lei, e l'accogliamo nella nostra casa. Il suo tacere,
rimanere fra le braccia di Giovanni, è il suo tacere nel
corso dei secoli, il suo preferire rimanere in silenzio, ma pur
sempre rimanere nella casa del discepolo amato. Ora lei non si
allontana più da noi, rimane con noi. Deve attendere che
si compia in noi il sì immacolato della santità.
Anche se gli uomini rifiutano
Dio (vedi prologo del vangelo di Giovanni), Maria Lo accoglie.
Lei si fa tenda per ospitare Dio. In tal modo, Maria ribalta
il pessimismo di una storia votata altrimenti allo sfacelo e
alla disperazione. Gli uomini vorrebbero fare a meno di Dio,
ma il sì di Maria lo ospita in mezzo a noi e rende così
possibile la redenzione del genere umano. Accogliere la sua immacolatezza,
il farla propria, li rimanere aperta alla volontà di Dio
è il gesto più rivoluzionario che Maria possa compiere,
poiché con il suo sì e la sua determinazione a
farsi tenda di Dio e per Dio, lei, umile fanciulla di Nazaret,
rovescia il destino della storia che rovinosamente l'uomo stava
scrivendo con l'inchiostro dell'odio e della disperazione e lo
indirizza verso l'aurora dell'amore e della fiducia.
Con Maria immacolata tutto è ancora possibile. Nulla è
perso. Tutto si può ancora compiere. E tutto si compirà
sotto la croce quando il Figlio suo dirà :"tutto
è compiuto". Solo allora l'umanità sarà
messa al sicuro dagli sbandamenti della volontà umana.
Solo allora la storia, nonostante le illusione di potenza dell'uomo,
sarà posta al sicuro dal fallimento certo. Per questo
è proprio l'Immacolata a dire a Don Bosco e a noi che
tutto è ancora possibile, anche per i nostri giovani,
per i nostri figli, per i nostri nipoti. Con lei Dio è
ancora acanto a noi, con lei Dio rende ancora possibile l'ammaestramento.
Con Maria Immacolata, educare è ancora un sogno possibile.
L'Immacolata, oltre ad essere
un segno per Dio è anche un segno di Dio. Un segno di
Dio in quanto con lei, Dio agisce nel tempo e nella storia in
modo inequivocabile, annullando gli effetti perversi del peccato
in una sua creatura. Con l'Immacolata noi vediamo Dio che non
solo entra nel nostro tempo come se fosse un ospite ma addirittura
opera in questo tempo, agisce, interviene a favore di un essere
umano liberandolo dalla decadenza più assurda che vi possa
essere per un vivente, il peccato e la morte. Questo agire di
Dio, che inizia in Maria, si offrirà a tutti noi, mediante
l'opera di suo Figlio. Intervenendo in tal modo, Dio dimostra
che rimane fedele al patto di alleanza con l'uomo e non rescinde
la sua fedeltà, iniziata con la creazione, anzi porta
a termine il progetto originario adombrato fin dal primo istante
del suo atto creativo. Rendendo Maria immacolata, Dio rimane
fedele a se stesso e rimane fedele all'uomo, operando per la
salvezza dell'uomo. Con Maria immacolata, Dio continua la sua
creazione, rinnovandola secondo il disegno originario. In tal
senso, l'Immacolata è il preannuncio della Pasqua, l'inizio
di un nuovo inizio, poiché il prosieguo dell'antico inizio.
Entrando in tal modo nella
storia, non più mediante la voce dei profeti o per mezzo
di segni e prodigi, ma intervenendo direttamente nella radice
della persona umana, Dio si mescola con la storia dell'uomo,
si fa Lui pure storia. Iniziando in tal modo quel suo "compromettersi"
con la storia umana che vedrà nell'Incarnazione del Figlio
il compimento di questo suo immedesimarsi nella parte dell'uomo,
di questo suo scendere nella nostra carne per salvare la nostra
umanità dall'interno della nostra condizione creaturale.
Ma per poter discendere entro la nostra realtà storica
e mortale deve preparare la dimora della sua presenza. Il suo
"preparare" è inizio dell'Incarnazione del Figlio,
è un farsi storia per portare la nostra storia al di là
della storia.
Preparando la madre, Dio allestisce
la storia di suo Figlio. L'agire di Dio in Maria, è il
compiersi della sua parte nell'atto dell'Incarnazione del Figlio.
In un certo qual senso potremmo dire che ad incarnarsi è
il Figlio ma che rendendo Maria immacolata dal peccato originale,
il Padre compie tutto quello che deve compiere per il Figlio.
Con l'Immacolata, abbiamo l' "incarnazione" del Padre,
in quanto è Lui in prima persona che agisce in vista dei
meriti del Figlio suo, meriti che acquisterà sulla croce.
Questo agire del Padre in una creatura, questo suo farsi storia
umana, questo suo abbassarsi verso di noi viene compiuto nello
Spirito Santo, poiché è sempre Lui, lo Spirito,
che unisce la realtà divina a quella umana e comunica
sostanzialmente la presenza di Dio nella creazione.
In questo modo comprendiamo perché nel momento in cui
l'angelo chiede a Maria di divenire la Madre del Salvatore, sarà
lo Spirito che scenderà su lei. Scenderà poiché
è già disceso. Scenderà nell'attimo in cui
Maria concepisce, in quanto è già disceso nell'istante
in cui Maria è stata concepita.
Nello Spirito,
il Padre ha agito. Per mezzo dello Spirito attuerà l'Incarnazione
del Figlio suo, ma è attraverso lo Spirito che il Padre
prepara e allestisce la tenda, Maria, per lo sposo, il Verbo,
quando scenderà nella natura umana. Questo ci rimanda
immediatamente all'azione di ogni educatore che non educa mai
da solo, ma invoca sempre un ambiente nel quale agire per educare.
Lo aveva capito bene Don Bosco, e con tutti i grandi educatori
cristiani. È sempre l'ambiente che genera un'educazione.
Il solo e singolo buon esempio può ben poco che non è
attorniato da un ambiente in cui vi sono i segni che permettono
di decifrare l'esempio dato. Altrimenti il buon esempio rimane
qualcosa a cui si guarda e che forse si ammira, ma non è
in grado di scendere nell'animo di chi lo osserva. Don Bosco
aveva preparato a Valdocco un ambiente educativo in cui agiva
lui e i suoi collaboratori. Tutto parlava di Dio, tutto era un
rimando alla presenza amorevole di Dio: lo studio, il gioco,
la preghiera, il riposo, il refettorio e il cortile, il teatro
e la musica. Tutto era in funzione della formazione del buon
cristiano e poiché buon cristiano, anche onesto cittadino.
L'Immacolata diventa così
l'evidenza dell'educazione salesiana, lo strumento preferenziale
per formare i giovani, per attirarli mediante la dolcezza e l'amorevolezza
al sapore della santità. Una santità che si nutre
dell'Eucaristia e che per l'Eucaristia vive. I legami che vi
sono fra l'immacolata e l'Eucaristia sono molteplici. Non possiamo
elencarli tutti. Brevemente ricordiamo solo come l'intervento
di Dio sia stato in Maria santissima un intervento prodigioso
da un punto di vista umano ma più che naturale per Dio.
Dio ha reso
Maria immacolata da ogni colpa in vista dei meriti che il Gesù
avrebbe acquisito sulla croce. Questo intervenire di Dio nel
tempo, questo suo anticipare ciò che sarebbe accaduto
in seguito, è per Lui quanto di più naturale vi
possa essere, in quanto Lui non è soggetto alle leggi
del tempo da Lui create. Per questo può entrare e uscire
nella storia per riportare la storia al suo indirizzo definitivo,
nonostante le ribellioni dell'uomo. Dio intervenendo non modifica
i fenomeni storici e umani, ma dirige la finalità degli
eventi incidendo con l'inchiostro dell'essere ciò che
l'uomo può solo abbozzare con la matita del desiderio.
In tal modo, Dio ha potuto
inscrivere in Maria la pienezza della santità umana, ben
sapendo che il Cristo avrebbe riscattato tutti gli uomini sol
sangue suo sparso per noi sulla croce. Nell'Eucaristia notiamo
lo stesso agire di Dio: ripresenta nel tempo l'unico evento della
croce. Ciò che è accaduto una sola volta viene
ripresentato all'uomo di tutti i tempi e di ogni latitudine affinché
a tutti, senza nessuno escludere, sia data la possibilità
di unirsi all'amore del Cristo crocifisso. In questo modo, ciò
che Dio ha operato in Maria illumina la nostra comprensione dell'Eucaristia
e come in Maria, Dio aveva reso possibile la vittoria sul peccato
così nell'Eucaristia offre a noi la certezza di questa
vittoria. Nell'Eucaristia, unendoci a Cristo crocifisso e risorto
lasciamo che la nostra umanità sia totalmente assunta
dal Verbo divino e con Lui sia proiettata nell'eternità.
Nutrendoci del Risorto già realizziamo la nostra vittoria
sulla morte, e viviamo solo più nell'attesa della beata
speranza.
Don Giuseppe Pelizza
VISITA Nr. 