LA
FESTA DI DON BOSCO
Giornata splendente di sole e di gioia
salesiana, il 31 gennaio scorso. Veramente Don Bosco è
un Padre dal
cuore
grande e le sue feste le prepara bene, convocando al suo Santuario
fiumane di gente, plaudenti e grate.
Dalle 6 del mattino fino a sera inoltrata, abbiamo visto un flusso
ininterrotto muoversi verso laltare del Santo: quanto affetto,
quanto desiderio di sentirlo vicino, quanti problemi da raccontargli.
Noi salesiani che abbiamo la
responsabilità della Basilica, già abitualmente
testimoni di questo grande amore, ad ogni festa contempliamo
con stupore un crescendo di filiale e profonda venerazione.
I programmi della festività hanno seguito un ritmo ormai
tradizionale, con la novena iniziata il 22 gennaio e predicata
dal giovane sacerdote salesiano Don Alberto Martelli.
Le Celebrazioni del giorno
della festa si son susseguite regolarmente. La prima Santa Messa
alle ore 6, la seconda alle ore 7 per le religiose della città
e presieduta da Don Pietro Migliasso, Ispettore salesiano del
Piemonte.
In ordine poi alle ore 8,30 con il Vicario dellIspettore,
Don Sergio Pellini; alle ore 10, la solenne Concelebrazione presieduta
dallArcivescovo di Torino, Card.
Severino Poletto. Con la Celebrazione della Santa Messa delle
11,30, presieduta dal prorettore della Consolata, Don Marino
Basso, si è conclusa la mattinata.
Nel pomeriggio la benedizione
dei bambini alle ore 15 con il Parroco Don Gianni Cattane; i
Vespri solenni alle 16 presieduti da Mons. Guido Fiandino, Vescovo
ausiliare di Torino, la Santa Messa delle ore 17 con la presenza
di Mons. Giacomo Lanzetti.
Alle 18,30, il Vicario del Rettor Maggiore, Don Adriano Bregolin
ha presieduto la Concelebrazione per la Famiglia Salesiana, mentre
alle 21, il Rettore del Santuario ha concluso la giornata con
unultima Santa Messa.
Ad ogni Celebrazione la Basilica era traboccante di fedeli.
Alla Celebrazione delle ore
10 con lArcivescovo di Torino, il Rettore, nellindirizzo
di saluto, così ha voluto sintetizzare il significato
della festa: È un appuntamento annuale, ormai fortemente
consolidato. La nostra gente avverte una forte attrazione verso
il nostro Padre Fondatore: gli manifesta affetto, lo sente vicino,
gli confida preoccupazioni.
La sua presenza, Eminenza Reverendissima, rende più lieta
questa giornata e noi ci sentiamo partecipi di questa Chiesa
di Torino.
Don Bosco era prete di questa
Chiesa: desiderava essere una presenza non qualunque, ma di forte
appartenenza, orientandosi nel suo ministero verso la parte più
delicata della società, come lui la definiva, cioè
i giovani.
Qui trova il campo del suo lavoro e del suo apostolato. Realizza
la sua vocazione e aiuta gli altri a trovare la strada giusta.
Quando pensiamo alla nostra città, con i tanti problemi,
con le difficoltà di lavoro, con presenze multietniche,
con molti giovani che vivono con basso profilo la loro vita,
ci sentiamo un po incerti o non preparati.
Ma se pensiamo ai nostri Santi
torinesi contemporanei di Don Bosco e a Don Bosco stesso, a quello
che ha fatto, allora, noi riprendiamo coraggio e fiducia.
La festa di Don Bosco è una festa di ottimismo e un suggerimento
a continuare...
Don Bosco affermava che fino allultimo suo respiro avrebbe
lavorato per la salvezza dei suoi ragazzi.
A lei, Eminenza, lincoraggiamento di procedere, come Don
Bosco, nel suo ministero pastorale.
Questo grande sacerdote di Torino benedica e protegga.
Don
Luigi Basset, Rettore
IMMAGINI:
1
Altare
di Don Bosco, durante la sua festa (2004)
2 L'Urna di Don Bosco
3
Il
parroco Don Gianni Cattane durante una celebrazione con i ragazzi,
nella Festa di Don Bosco (2004)
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2004-3
VISITA Nr. 