L'UMILTA' DI DIO
Umile vuol dire «basso, vicino alla terra». La parola viene dal latino humus che significa «terra». Dio, l’Onnipotente, si rende umile soprattutto quando diventa uomo come noi, terrestre e povero come noi.
Da questa umiltà, che scaturisce dall’Incarnazione, nascono alcuni aspetti particolari che non sempre sappiamo riconoscere.
La Bibbia c’insegna che noi siamo servi di Dio, ma Gesù precisa che, diventando uno di noi, non vuole più chiamarci servi, ma amici (cf. Gv 15,15); anzi è Lui stesso che diventa nostro servo: «Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire» (Mt 14,15).
Gesù ci serve con la sua faticosa predicazione, con la sua stessa morte d’amore e, infine, con la sua Risurrezione, che trascina in alto anche noi, fino alla Casa del Padre. Anzi, Egli continua a servirci lungo il tempo della Chiesa, con l’azione di tanti fratelli e sorelle (si pensi, ad esempio, a Madre Teresa di Calcutta) che, uniti a Lui, servono tutti coloro che hanno bisogno d’aiuto.
E poi, se è vero che Dio è nostro papà come diciamo nel Padre Nostro, ed è nostra mamma, come ci insegna il profeta Isaia, è pur vero che Egli, facendosi uomo, vuol diventare addirittura nostro figlio. Questo è apparso evidente nei confronti di Maria Santissima, sua madre, ma vale anche per noi, che Ella sempre rappresenta. Infatti, Cristo ha detto che non soltanto la Madonna, ma chiunque fa la volontà del Padre, è per Lui madre (cf. Mt 12,50). Infatti, siamo papà o mamma di Gesù quando lo siamo per coloro con cui Egli s’identifica (cf. Mt 18,5; 25,40); e Lo generiamo ogni volta che Lo facciamo nascere nel cuore di qualche fratello.
E se Gesù può essere mio figlio, Egli desidera abbandonarsi a me, come s’è abbandonato a Maria e Giuseppe, o tra le braccia del santo vecchio Simeone (cf. Lc 2,28); per questo, Egli vuol credere in me: altrimenti, fra le infinite possibilità di persone che sarebbero potute esistere, ma che non sono mai esistite, perché ha creato proprio me? Dunque, è vero che noi siamo chiamati ad avere fede in Lui: ma è vero altresì che Dio ha fede in noi, e ci dona la forza d’esserne all’altezza.
Similmente, noi abbiamo bisogno di Lui; ma anche Lui sceglie di aver bisogno di noi, e ci chiede, come ha chiesto alla Samaritana, «dammi da bere» (Gv 4,7). Anzi, – e questo può sembrare davvero il colmo – mentre Egli ci raccomanda di pregarlo, giunge Lui stesso a pregarci, come ha fatto col fratello maggiore del figliol prodigo. Siccome questi non voleva unirsi alla festa di famiglia per il ritorno del ragazzo più giovane, «il padre uscì a pregarlo» (Lc 15,28).
È proprio vero che tutto quello che il Signore chiede a noi, è Lui che per primo lo esige da Se Stesso. Così tutto quello che sembra chiederci, in realtà ce lo dona. Donandoci il Suo Cuore ci offre la grazia di compiere quanto Egli già sta compiendo per noi.
Anche per questo, Egli dice:«Imparate da me, che sono mite ed umile di cuore» (Mt 11,29).
                                                                   
   Antonio Rudoni SDB
IMMAGINE:
Giotto : Gesù lava i piedi dei discepoli, Cappella degli Scrovegni, Padova
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2002-7
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