L'AMORE
NEL MATRIMONIO CRISTIANO

Secondo la lingua greca, l’amore si manifesta in due forme quasi antitetiche: l’eros e l’agape.
Certo, l’eros non è solamente qualcosa di materiale, non si identifica semplicemente con il sesso: è capace di affetto e di tenerezza, ma si orienta verso un bene che già si trova nell’altro e di cui in qualche modo, ci si appropria. Si gusta la bellezza fisica o spirituale della persona amata e la si custodisce come qualcosa che non si vuol perdere.

Ma se la bellezza se ne va? Magari per una spaventosa malattia, o peggio per un duraturo tradimento? Allora, anche l’eros se ne va e si cercano altre bellezze da custodire. Così, si può capire come e perché iniziano le liti che sfociano in separazioni e che si concludono sovente nella triste pratica del divorzio.
Invece, l’agape non si accontenta di trovare amabile qualcuno, ma si impegna a renderlo amabile sempre più. Senza dubbio, non si può negare che l’amore sponsale parta dall’eros; ma se questo eros non va oltre, rischia di imprigionare i coniugi con la gelosia. Per questo, si dice sovente che il matrimonio è la tomba della libertà.
Dunque, se non si vuole perdere un valore così grande e, in ultima analisi, se non si vuole morire, occorre trasformare l’amore da eros in agape.
Ma come avviene questa trasformazione? Chiedendola con fede al Signore, e possibilmente insieme!
Infatti, Dio è agape (1 Gv 4,8): Egli ci ama non perché scovi in noi qualche bellezza, ma perché la crea, anche quando questa bellezza non esiste affatto! Per questo Egli ama il peccatore (cf Mt 9,12ss; 11,19): il peccatore non può dirsi giusto, ma il Signore offre se stesso perché questi diventi giusto. Ecco appunto l’agape: che non vuole una bellezza da fruire e consumare, ma una bellezza da formare, da creare, da suscitare! Il vero amore sa vedere nell’altro il principio di questa bellezza e s’ingegna per farla crescere e maturare fino alla sua pienezza.
E l’agape di Dio si manifesta soprattutto attraverso l’offerta di Gesù. “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). Ed Egli ci fa capire che, se vogliamo salvare una persona, dobbiamo amarla nello stesso modo con cui Egli ci ama: donandoci a lei e, insieme, donandole quel Dio che con l’Eucaristia riceviamo dentro di noi. Ecco la generosità dell’agape che Egli rende possibile anche per noi. Nell’amore autentico l’uno non si apre solo all’altro, ma insieme si aprono a Dio e alla vita.
Si comprende allora, l’inno dell’amore cristiano (cf 1 Cor 13,1-13): l’amore è paziente, perché deve ancora collaborare allo sviluppo di colui che amiamo; l’amore è benevolo, perché non tende al nostro interesse, ma al bene dell’altro; l’amore non tiene conto delle offese ricevute, ma risponde al male con il bene. Tutto copre, cioè dimentica e perdona; tutto sopporta, con lo scopo di ottenere la bellezza della persona amata fino al suo massimo splendore; tutto crede, tutto spera (altro che gelosia!), perché sta lottando in unione con Dio per la sua serenità e la sua pienezza.
Solo quest’agape non può mai morire, qualunque sia la colpa dell’altro: può morire soltanto quando noi volessimo smettere di donarci, quando volessimo lasciare la vita cristiana.
                                                                          
 Antonio Rudoni SDB


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2002-10
VISITA Nr.