IL DONO DELL'INTELLETTO
Il dono della scienza fa vedere come il mondo graviti attorno all’uomo, mentre il dono dell’intelletto mostra come l’uomo graviti attorno a Dio e permette alla mente umana di avvicinarsi alla comprensione dei divini Misteri.
L’atto di fede di fronte alle verità rivelate accoglie e accetta per l’autorità di Dio rivelante, quello che Egli manifesta di Sé, gli arcani della sua vita e i misteri della sua bontà.
Fede significa l’adesione sincera, incondizionata e profonda ai Misteri di Dio: il dono dell’intelletto è quel penetrare ed approfondire che può scaturire dal raccoglimento, dalla preghiera e dalla santità di vita.
Se leggiamo le pagine di un teologo, le possiamo sentire fredde, se invece leggiamo gli stessi Misteri divini narrati da un contemplativo, li sentiamo caldi e profondi. Come si spiega tutto ciò? I contemplativi, si incantano dinanzi a Dio, si inebriano nel momento in cui questo mistero divino diventa trasparente alla loro intuizione.
In quanto alla legge di Dio, dobbiamo dire che coloro che non la vedono col dono dell’intelletto, credono o possono credere che è tirannia pesante e difficile da compiere; coloro che vivono di fede per mezzo del dono dell’intelletto comprendono che la legge del Signore è il desiderio, la tenerezza del Padre, il quale si preoccupa dei suoi figli e li vuole operosi, generosi ed eroici, in una parola li vuole simili a Sé. Non per nulla il Salmista afferma: “Istruiscimi perché osservi la tua legge, dammi intelligenza per comprendere i tuoi insegnamenti” (Sal 119,34. 125).
Il dono dell’intelletto illumina tutti gli avvenimenti, tutto ciò che può capitare ad ognuno di noi. Anche il passo ultimo della nostra vita, visto solo alla luce naturale, ci fa temere, mentre visto sotto il prisma di questo dono, diventa un motivo di gioia, in quanto la morte ci conduce nella Casa del Padre.
Il corso della vita, poi, viene illuminato da questo dono, in quanto sappiamo che talvolta il Signore fa soffrire i suoi figli, mentre i malvagi sembrano prosperare ed accumulare fortuna. Ma tutto ciò che l’uomo compie lontano da Dio non è destinato a durare, mentre ogni avversità che ci spoglia di noi stessi ci fa avvicinare a Dio e tutto ciò che costruiamo nel suo nome, resterà per sempre. Infatti, con questo dono noi abbiamo la certezza del primato di Dio e delle sue cose su di noi e sulla nostra vita. È molto più facile accettare la realtà delle cose di questo mondo che le cose invisibili. Alle volte, anche le persone del mondo ci dicono: “Avete un bel parlare del cielo e di Dio, ma la nostra vita è stentata, sempre in mezzo a difficoltà e se non ci diamo da fare, non ne usciamo di certo”. Povere anime senza fede. Senza il primato di Dio nella vita si costruisce solo sulla sabbia e non si gode di ciò che si è fatto. Il primato di Dio è intima certezza e giudizio formulato che non ammette repliche, dubbi o perplessità. Ci sono alle volte dei momenti difficili, è vero, però non dobbiamo essere mai infedeli al nostro Dio. Resistete forti nella fede, ci dice San Pietro (1 Pt 5,9), incoraggiandoci proprio quando attraversiamo quei momenti tristi.
Sotto l’influsso del dono dell’intelletto, l’anima situa al loro giusto posto tutti i valori della vita. Prima Dio, la sua gloria, la sua legge, il suo amore; al di fuori di ciò nulla, in favore di ciò, tutto.
Così l’anima acquista il suo perfetto equilibrio interiore. Riconosce al Signore il primato che gli compete e subordina a ciò tutto il resto.
                                                                          Carlo Maria Carli SDB
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2002-9
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