IL SIGNORE E' IL MIO
PASTORE
Sono
reduce della mostra di Treviso, dove ho potuto contemplare per
un paio dore le pitture dei più famosi artisti della
fine del secolo XIX: gli Impressionisti. Avevo in testa questo
articolo da scrivere, e mentre passeggiavo nelle strette aule
dove erano appesi i testimoni di un tempo di luce e di miseria,
per arrivare infine allamico Vincent (Van Gogh, per chi
non lo sapesse) eravate presenti in me, voi tutti, lettori amati
di Maria Ausiliatrice!
Capisco che vi devo parlare di cose spirituali e mi vengono cose
del mondo! Mi accettate ugualmente? Ma cosa volete,
deve essere proprio un mio difetto, quello di non riuscire a
staccare le cose di Dio da quelle della vita quotidiana
e della vita spirituale. Ma vi devo confessare che non riesco
a viaggiare da Spello a Treviso senza sentirmi in compagnia del
Signore! Con Claudia alla guida, e Carla interessata alla mostra,
siamo partite molto presto. Abbiamo fatto sosta a mezzogiorno
alla Basilica dellamico SantAntonio, e ho posato
a lungo le mani e la testa sul suo sepolcro, sentendomi invadere
dallelettricità purificatrice della grazia che lui
sa dare ai suoi fedeli. Come sempre non ho saputo chiedergli
niente! Solo stare lì, mendicando silenziosamente la sua
intercessione per essere fedele allobbedienza e alla volontà
del nostro comune Signore. Poi, gioiosamente, siamo andate a
consumare un frugale ma buon pranzo alla taverna Margherita dove
ci sentiamo sempre così bene. Come si fa a parlarvi della
misericordia del Signore se non si vede tutto come immerso nella
compassione che ci circonda, ci bagna e ci irrora in ogni istante
della vita, in ogni momento della giornata?
Lamore di Dio si manifesta nella sua creazione che è
per tutti e si palesa ovunque, nellalternarsi delle stagioni
e nel rifiorire di ogni cosa, soprattutto in questo tempo di
primavera. Perché la Chiesa, senza il mondo e i viventi
non può, e non ha ragione di esserci, perché lì,
sulla terra, su un continente, in un paese, in una civiltà
di una certa religione si è incarnato Gesù, in
mezzo alla sua creazione e non in mezzo agli angeli!
I due raggi di sangue e di acqua, visti da suor Faustina, sgorganti
dal cuore di Cristo, sono destinati a noi. Servono a spiegarci
che oggi dove siamo, possiamo sempre essere raggiunti dal Suo
amore, dalla Sua compassione. Lui soffre con noi. Com-patisce
a tutto ciò che siamo e ci chiede di fare la stessa cosa
con i fratelli, dovunque essi siano. Questi fratelli che sono
sulla terra, che vedono la stessa primavera, che soffrono gli
stessi rumori di guerra, che tremano nellattesa della morte
o esultano in un nuovo amore.
Fratelli e sorelle, miei amati, dobbiamo aprire gli occhi per
vedere lamore di Dio diffuso su tutte le cose, altrimenti
siamo veramente miserabili e non possiamo aspettarci da Lui nessun
aiuto.
Se ti lasci nutrire dalla bellezza del mondo e dallo splendore
preparato per te dalla misericordia del Padre, anche tu poi percepire
la soavità dellamore di Colui che si è incarnato
per noi!
Apri i tuoi
occhi anche se abiti in una grande città. Roma, Milano,
Napoli o Torino.
Oh, come mi è
piaciuta Torino, con i suoi larghi viali e le sue strade vivaci
e colorate! Torino è bella, è grande, è
una città da Re! Si sente quasi la stessa aria di Parigi!
Ringrazia Dio
di viverci, di vivere in qualunque città ti trovi e prova
a disintossicarti dai famosi problemi che ti gironzolano
nella mente e ti oscurano tutto!
Conosco due modi per compiere questa ricerca, per incamminarsi
in questo pellegrinaggio lungo i viali della tua città.
Uno è lo stare silenziosamente seduto in camera tua, alla
presenza del Signore che, lo sappiamo dal Vangelo, vede nel segreto
e ti ricompenserà...
Laltro è cercare, nellascolto e nella presenza
della bellezza, di ritrovare uno degli innumerevoli messaggi
che il Padre ci manda. Per esempio il passeggiare attenti ai
rumori del silenzio... circondato dalla bellezza che può
essere della terra o anche di una città. Non devi mai
pensare che la bellezza si trova solo nella campagna. Anche se
là è più appariscente, perché là
splende il sole sui piccoli ulivi argentati, o vedi la fresca
rugiada del mattino che accarezza le viole e gli steli derba.
Ma anche una città ha i suoi luoghi incantati che parlano
silenziosamente della vita e della morte. Che ci ricordano le
nostre debolezze e leffimera vita nostra.
Questa immagine
del fiume tranquillo che riluce nella notte dà pace, non
la senti? Sei tu che ti devi fermare nella tua corsa folle. Fermati
a osservare il fiume che scorre nella notte e capirai la difesa
presa da Gesù per la Maddalena, seduta ai suoi piedi,
capirai la vicinanza di Gesù al lebbroso, al cieco di
Gerico, ai bambini...
Viviamo preoccupati, cioè dimentichiamo di vivere! La
colpa non è del Signore e non si può neanche dire:
è così, non ci posso fare niente. Non
è vero.
Ho avuto una
vita da ergastolana per anni e anni, dovendo guadagnare
il pane per la mia piccola famiglia, da sola. Era durissimo,
qualche volta mi sembrava che una mano di ferro mi sollevasse
a mezzaria, lasciandomi solo un filo di vita, tanto avevo
paura di crollare e di non avere di che pagare la scuola, il
cibo, laffitto di casa, il tutto in un corpo piuttosto
male andato. Ma mai una volta, ho pensato che il Signore potesse
abbandonarmi, perché ogni giorno, malgrado la stanchezza,
gli ho dato unora intera, solo per Lui. Potevo anche non
avere il tempo di andare a Messa, ma non gli ho mai negato questo
tempo prezioso, dove eravamo insieme Lui ed io, e veramente mi
ha reso il centuplo, Lui che vede nel segreto e sa di che ha
bisogno chi lo ama.
O misericordia
amabilissima del Signore!
O amante perfetto!
Silente, ma fedele amico!
Mio Signore e mio Dio in tanti momenti sarei crollata se tu non
ci fossi stato!
Avevi trovato il mezzo anche di farmi riposare!
Ogni intervento chirurgico è stato una benedizione!
Nessuno capiva ma io sapevo e ringraziavo.
Se tu non mi avessi dato questi periodi di malattia e di riposo,
forse sarei morta di disperazione. Ma tu mi mettevi con Te a
riposare. Mandata là dai medici. Mi ricordo ancora di
Vence, nella cappella di Matisse, dove il giorno del 1° novembre,
mi facesti gustare la tua presenza, mentre si leggeva il Vangelo
delle beatitudini.
Le gambe mi sorreggevano appena, dopo la malattia che mi aveva
tenuta un mese allospedale. È stato un momento di
beatitudine completa, come una promessa compiuta.
Gesù,
mio pastore e maestro, grazie.
Ma Ti prego, fai conoscere a tutti questi divini momenti che
sono di vita, e poiché Tu hai detto che la vita
eterna è già iniziata, fa che tutti
ti conoscano, Gesù, fa che tutti ti amino!
Solo Tu puoi fare questo.
Noi siamo ben incapaci, senza Te e la tua grazia, di capire,
di cercare, di desiderare il giusto e il buono!
O Gesù! Vieni!
Abbiamo sete e fame di Te,
Tu, nostra pace e nostra gioia.
Maddalena di Spello
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2003-5
VISITA Nr. 