GESU' CRISTO
E QUESTI CROCIFISSO

Il 24 maggio 1582, Santa Teresa di Gesù fondò il suo ultimo Carmelo nella città di Burgos, in Spagna. Portò con sé alcune suore e un sacerdote. Avevano due carri tirati da cavalli, e tutto il necessario per la fondazione. Dovevano passare a guado il fiume Arlanzòn. In quei giorni, però, la pioggia era stata abbondante; i cavalli dovevano camminare su tavole di legno appoggiate sul letto del fiume, ma non si vedevano perché l’acqua era molto alta e poco mancò che tutti cadessero nel fiume e rimanessero affogati. Le difficoltà per l’apertura di questo Carmelo non erano state poche e, dice la storia, che, arrivando dall’altra parte del fiume, Santa Teresa avrebbe detto, con la devota familiarità della sua anima, al Dio che ella amava:

«Dopo tanto patire, Signore, ci voleva anche questo?».
Ma il Signore le avrebbe risposto: «È così, figlia mia, che io tratto i miei amici». Santa Teresa, prontamente avrebbe risposto:
«È per questo che ne hai così pochi».

L’episodio ci ricorda che il cristiano deve imitare Gesù anche nella sofferenza. Anzi, questa, molte volte è necessaria per la salvezza e per la santificazione. Lo Spirito Santo ha la missione della nostra santificazione. Se andiamo da uno scultore e gli diciamo che ci faccia una bella statua di marmo, lui prima, farà il disegno e poi, con il martello e lo scalpello, inizierà a togliere il marmo che non serve per la statua e, finalmente, dopo un intenso lavoro, apparirà la statua. La stessa cosa la fa lo Spirito Santo con noi.
Noi dobbiamo dire il nostro sì, dimostrare la nostra buona volontà, dare la nostra disponibilità. Allora, lo Spirito Santo trasformerà la nostra vita in Cristo. Questo lavoro richiede sempre il nostro consenso, perché se uno non vuole, lo Spirito Santo non potrà fare nulla.
Dobbiamo dire che il Signore guida la nostra vita; non sempre ci lascia sul Calvario, molte volte ci porta anche sul Tabor. Lui, più di noi, conosce le nostre necessità; quando crede ci manda la sofferenza, ma non manca di darci anche delle consolazioni. La sofferenza, offerta con gioia, conforta e ci fa accettare, in ogni momento, la santa volontà di Dio.
Inoltre, il Signore manda ad ognuno la croce della quale ha bisogno. Non siamo noi a scegliere le nostre croci, Lui le manda d’accordo con la nostra personalità. D’altra parte, sappiamo benissimo che tutti i santi hanno sofferto e perciò dobbiamo essere persuasi che le sofferenze e le purificazioni, il Signore le manda ad ognuno di noi, ma specialmente ai suoi amici. Soffrire vuol dire spogliarci di tutto e non attaccare il cuore alle cose di questo mondo. Chi vuole seguire Cristo con amore assoluto, deve lasciar vivere Cristo in se stesso.
Quando Gesù chiamò gli Apostoli a seguirlo, dice il Vangelo, essi lasciarono tutto e lo seguirono. Configurarsi a Cristo, significa prendere Cristo come modello della nostra vita e della nostra esistenza: un modello cui lo Spirito Santo guarda quando ci purifica per estrarre da noi il volto di Gesù. In questo senso, la sofferenza ci rende più simili al Signore e ci configura a Lui che ha molto sofferto per noi. Ma la sofferenza non è fine a se stessa, perché, come dice il Salmo 125, «chi semina nelle lacrime, mieterà con gioia», per questo possiamo fare nostre le parole di Paolo quando scrive alla comunità di Corinto (1 Cor 2,2): «Io ritenni di non sapere altro in mezzo a voi se non Cristo Gesù, e questi crocifisso».
                                                                     
Carlo Maria Carli SDB


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2002-7
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