CRISTO E' LA MIA VITA


Penso che questa sia una delle frasi più significative e profonde di San Paolo (cf Gal 2,20).
Quando saremo giunti alla fine del nostro viaggio terreno e ci presenteremo davanti al Padre, per essere da Lui giudicati, Egli vorrà trovare in noi qualche somiglianza con il suo Figliolo diletto, affinché possa dire anche a noi: “Tu sei mio figlio”.

L’impegno più importante per ogni cristiano, su questa terra, è: “Trasformare la propria vita in quella di Cristo Gesù”. Dobbiamo ricordarci che lo Spirito Santo – se saremo capaci di abbandonarci a Lui con fede – opera in ciascuno di noi questa profonda trasformazione. Egli è colui che santifica il mondo, plasmando e trasformando ciascuno di noi in Cristo Gesù.

Molti di noi sono portati a pensare che un impegno così totale, così importante e profondo, sia roba per santi. Ebbene non è così. Il Signore chiama tutti alla santità e Gesù è la nostra santità.
Ci viene spontanea una domanda: questo lavoro spirituale è facile o è difficile? Certo, non è facile. San Giovanni della Croce ci dice: “Il Signore vuole tutto o niente”. Però noi dobbiamo pensare che il lavoro più importante lo fa il Signore. Noi siamo solo chiamati a collaborare.

Ricordo di aver letto, tempo fa, una favola. Un ragno voleva costruire la sua ragnatela; vide un filo che penzolava dall’alto e decise che quello era l’ideale per iniziare la sua opera. Si diede da fare ed in breve tempo costruì la sua bellissima casa attorno al filo. Quando ebbe finito, tutto soddisfatto, passeggiava avanti e indietro, salutava quelli che passavano nella strada sottostante, ed era tutto contento della sua nuova ragnatela. Finita la bella stagione, in una triste e piovosa giornata d’autunno, se ne stava tutto rannicchiato in un cantuccio della sua ragnatela, quando gli capitò di posare lo sguardo su quel famoso filo. “E questo da dove viene?”, pensava fra sé, “non l’ho certamente messo io là”. E senza pensarci su due volte, tagliò quell’intruso di filo e... di colpo, miserabilmente, precipitò con tutta la sua bella ragnatela sul duro selciato, proprio nel bel mezzo di una pozzanghera.

Così avviene per molti cristiani. Tagliano la loro comunicazione con Cristo, finendo irrimediabilmente nel fango. Molti si lasciano andare; trovano più facile dedicarsi ai piaceri di questo mondo e, dimenticandosi completamente della propria anima, si attaccano ai “nuovi idoli”: carriera, denaro, droga, ricerca del successo o a inutili sicurezze personali. Tutte cose che allontanano sempre più da Cristo, e col tempo, obbligano a percorrere strade sempre più irte quanto soffocanti.
Dio è Padre, Dio è Misericordia, Dio non ci abbandona mai. Aspetta trepidante, e con amore riceve il figliol prodigo di ritorno, dopo che aveva sperperato tutte le sue ricchezze. Gli corre incontro e lo abbraccia, perdonandolo.

“Non sono io che vivo, ma Cristo vive in me”, dice San Paolo. Sì, se ci abbandoniamo a Gesù, sarà Lui a vivere in noi e, a poco a poco, trasformerà noi in Lui. È la fede che ce lo dice. Il Signore è sempre con noi e ci ama; e noi, a nostra volta, dobbiamo essere e vivere con Lui, per Lui e in Lui. Solo così la pace entrerà nei nostri cuori.
                                                                              
Carlo M. Carli SDB


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2002-4
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