APPUNTI PER UNA SANTITA' QUOTIDIANA
Ci vuole sempre coraggio
per dire qualcosa su Dio.
Lo stesso
coraggio del povero che si mette alla porta dei Santuari, e tende
la mano ed aspetta nel freddo. Attende che arrivi qualche spicciolo
per potere andare nella bettola vicina per riscaldarsi con un
bicchiere di vino. Poi la sera, si sdraia sui suoi cartoni, sotto
il porticato, rifiutando il letto e lambiente caldo che
la Caritas gli offre. Perché lui ama la libertà.
Mi colpiscono questi poveri; li trovo molto ricchi.
Chi di noi, provvisto di tutto, sarebbe in grado di sopportare
i rifiuti, le offese, il freddo pungente, la notte impietosa,
piuttosto che essere imbrigliato nella libertà?
A me lo spettacolo della miseria nelle città mi schiaccia
perché sento che un giorno, Gesù mi dirà:
Ero nudo, avevo sete, avevo freddo, ero aggressivo, cosa
hai fatto per me? Ohimè Signore e amore mio, non
lo so neanche io cosa ho fatto per te, incarnato in queste realtà
quotidiane! Non lo so o non mi ricordo, perché anche quando
alla Casa della Povera Gente abbiamo ogni sera 3 o 4 di questi
fratelli amati, ci sono milioni daltri nel mondo per i
quali non avrò fatto niente. Ne ho sempre coscienza. Se
la santità si misura con i numeri di cosa si fa, io vado
diritto verso uneternità di purgatorio
Però, ho fiducia nellumanità e so che tanti
e tanti uomini e donne hanno un cuore largo e pieno di compassione.
So che da secoli, la Chiesa porta dei santi nel suo seno, che
da sempre cè qualche uomo, qualche donna, che sa
condividere ciò che ha con chi non ha.
Tutti abbiamo ormai capito che non serve oggi andare a piedi
nudi per le strade, perché siamo tutti ricchi, ma che
dobbiamo urgentemente condividere ciò che abbiamo, senza
eccezione.
E condividere tutto. Non solo beni materiali, ma anche quelli
spirituali. Anzi, soprattutto questi. Non è più
possibile oggi, in questi tempi benedetti, in cui Gesù
ci dona abbondantemente la Sua grazia, di pensare o dire che
solo i consacrati debbono essere santi.
Per pura grazia del Padre, sono finalmente arrivati i tempi in
cui ognuno sa che deve essere santo. Non cè niente
altro da fare se non che farsi santi. Non cè niente
di più urgente e niente di più bello che la santità.
La famosa frase di Leon Bloy morente: Cè una
sola tristezza, quella di non essere santi risuona nel
vuoto appiattito di oggi come uno squillo di tromba che infonde
coraggio al soldato pieno di paura.
Ma cè un rischio. Ed è quello di pensare
che io per essere santa debba somigliare a Santa Veronica, o
a Santa Margherita di Cortona. Se così fosse, è
chiaro che non sarò mai santa. Perché io devo essere
me stessa, e non loro. Il Padre ha creato me e non un altro.
Se non mi avesse voluto, avrebbe creato un altro.
Un giorno, però, ho capito che la santità è
lasciare vivere in me Gesù e i suoi sentimenti. In questo
modo, allora, cambia tutto.
Gesù,
cosa vuoi da me?
Come ami il Padre? Come preghi?
Come lasci liberamente agire, pensare, e sospirare tra Te e il
Padre, lo Spirito dellamore?
Come mi porterai allinterno di questa Trinità beata
e sofferente, in cui le tue piaghe sono sempre vive e gridano
la pena dei fratelli, di sempre e di tutto il mondo?
O diletti!
O meraviglie di questi miei Inquilini, a cui, in me, devo lasciare
tutto il posto! Pensate voi in me, agite voi con le mie mani,
chè non ritengono più nulla per me, fissatevi nei
miei piedi dolorosi che non corrono più dove vuole la
mia libertà, venite luce e tenebre della vita, Trinità
infiammata, bellezza piccola e totalmente invadente!
Abbiamo capito che non è questione di cibo né
di bevanda... ma di essere un alter Cristus
in mezzo allumanità così comè,
senza cercare gratificazioni o ringraziamenti. Senza aspettare
niente altro che condividere con Cristo la stessa strada, lo
stesso destino. Morire per i fratelli, dare la vita purché
lamore invada la terra ed avere il coraggio di dare tutto
a tutti, per lasciare a Lui la libertà di darsi, con la
nostra presenza e accoglienza, a tutti.
Con la mia presenza devo annunziare Gesù.
Devo divenire pane per i denti di tutti... devo essere pronta,
con la sua grazia, a versare anche il sangue per i fratelli,
cioè per tutti gli esseri umani.
Questo disegno, per chi vuole veramente servire il Padre, non
può realizzarsi se ho fissato in me unimmagine di
Gesù.
Se Gesù resta un Gesù della mia fantasia o della
mia storia, non posso pensare che lui e io siamo uniti dallo
Spirito. Faccio di lui, uno che sta sempre davanti a me. Invece,
Lui vorrebbe essere in me, non un oggetto del mio pensare, ma
unito a me in modo tale che possiamo dire il mio diletto
è mio e io sono sua.
Molte volte, io che sono veramente cenere e polvere come la Teresa
del mio cuore, oso dire alla mattina, dopo due ore di computer,
quando vado a prendere aria, e a leggere il giornale alla piazza
del borgo: Vieni Signore, vieni Amore, andiamo tutti e
due, da Agnese, la giornalaia, sorridiamo a tutti, ascoltiamo,
rispondiamo, e stiamo là, in mezzo a tutti, tu ed io,
completamente insieme, in una misteriosa unione che viene dal
fatto che sono la tua prigioniera e che non ho più libertà
fuori della tua. Vieni, andiamo.
La tua gioia è di essere con i figli delluomo, ti
porto io a spasso, allora è gioia, anche quando tutto
va male, anche quando losteoporosi mi fa dannare, e trascino
con fatica le gambe e la mia spina dorsale... è gioia
anche quando ho voglia di piagnucolare e lamentarmi, (ciò
che mi ha giustamente rimproverato Laura, la moglie di Luciano,
il padrone del bar, dove ogni tanto prendo il caffè).
Che dono mi è stato fatto con questo rimprovero! Certo
che ho torto di essere triste quando tutto mi fa male. Dentro
cè Uno che mi associa in questo piccolo mondo, a
Lui, nella sofferenza. Ogni sofferenza deve essere, se sono veramente
amante di Lui, una fonte di gioia, perché soffro nel mio
corpo ciò che manca alla passione di Cristo.
Maddalena di Spello
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2002-3
VISITA Nr. 