La colonna
della flagellazione NellEnciclopedia della Bibbia, O. Garcìa
de La Fuente ha fatto la storia della colonna a cui fu legato
il Signore per la flagellazione, come si contempla
nel secondo Mistero del Rosario. (cfr Enciclopedia della Bibbia
- LDC p. 441). Secondo lui, gli evangelisti sono daccordo
nellaffermare che Gesù fu sottoposto al tormento
della flagellazione per ordine di Ponzio Pilato (cfr Matteo 27,26,
Marco 15,15, Giovanni 19,1), però non entrano in ulteriori
particolari. Non parlano né della colonna, né di
cinghie o fruste: nemmeno dicono come praticamente avvenne il
castigo. La tradizione primitiva sincaricò di informarci
su molti di questi dettagli e, più precisamente, sulla
colonna a cui fu legato il Salvatore.
Su questo particolare esistono tuttavia due tradizioni che si
riferiscono a due colonne distinte, che presuppongono due diverse
flagellazioni, una compiuta dai Giudei nella casa di Caifa, e
laltra dai soldati romani nel Pretorio di Pilato.
La prima risale al secolo IV ed è testimoniata dal Pellegrino
di Bordeaux che vide la colonna tra le rovine della casa di Caifa.
Nel 386 Santa Paola e il poeta Prudenzio, con Teodosio nel 530,
riferiscono daverla vista nella chiesa del Cenacolo, dove
era stata trasportata dalla casa di Caifa. Altre testimonianze
riferiscono i dettagli delle macchie di sangue, delle impronte
delle sue dita, delle mani, delle braccia e del petto del Signore
escludendo lidentificazione con la colonna del Pretorio.
Col secolo X scomparve quella reliquia: probabilmente venne distrutta
dai Musulmani; ed è un peccato perché a quella
stessa colonna forse furono legati per essere flagellati anche
San Pietro e San Giovanni (cfr Atti 5,40).
La tradizione della colonna della flagellazione avvenuta nel
Pretorio di Gerusalemme è più tardiva, ma ha per
sé il favore degli evangelisti che conoscono solo una
flagellazione, e il parere degli esegeti moderni che ammettono
ununica flagellazione, realizzata appunto nel Pretorio
o davanti al Pretorio di Pilato. Dal secolo XI si cominciano
a venerare come reliquie insigni vari pezzi di questa colonna,
disseminati in distinte località, come la basilica di
Santa Prassede a Roma, la cappella degli improperi
nel Santo Sepolcro, la cappella di Santa Maria nella chiesa del
Santo Sepolcro, nella chiesa del Salvatore degli Armeni a Gerusalemme
e il pezzo di colonna venerato nella chiesa dei Santi Apostoli
di Istanbul.
Linterpretazione del Secondo Mistero Doloroso del Rosario
si è estesa al campo ascetico della penitenza popolare
sono noti i Flagellanti del Medioevo e i Fuientes
di Madonna dellArco a Napoli e della sofferenza
volontaria nelle mortificazioni e della disciplina
che si davano i santi, anzi allo stesso fenomeno del martirio
ricercato e desiderato per unirsi al dolore patito dal Redentore
durante la sua Passione.
Tutto ciò è collegato con linsegnamento di
San Paolo circa la teologia della Croce e la necessità
di completare in noi ciò che paradossalmente mancò
ai patimenti del Crocifisso: è dottrina difficilissima
da praticare nelle malattie e, in genere, durante ogni sofferenza
della vita interiore. Pensiamo con raccapriccio alla rassegnazione
della beata Giuseppina Bakita, la schiava sudanese che, ancora
nellOttocento, veniva fatta flagellare dal suo padrone,
un generale turco, ogni qualvolta costui aveva degli alterchi
con la moglie e la suocera, in un assurdo sfogo consolatorio
dinaudita ferocia.
Anche qui si rinnova la simbologia della colonna, che rappresenta
la virtù della Fortezza, come si può ammirare nellaffresco
di Luigi Morgari nella chiesa di Champoluc, in Val dAosta,
dove una colonna marmorea viene indicata come sostegno di tutto
ledificio spirituale di chi tende alla santità.
Recentemente una giornalista dellEuropeo, recatasi a visitare
le chiese ortodosse custodite nel Kremlino, a Mosca, notava con
meraviglia che sulle colonne a base degli archi stupendi, erano
affrescate molte figure di santi e sante cristiane. Domandò
allora perché mai usassero dipingere le colonne con delle
immagini di santi. Rispose con certo sussiego un funzionario:
Probabilmente, perché sono loro a sostenere le volte
della Chiesa, non le sembra?. E la giornalista ne convenne.
Lo stesso si deve dire dellinserzione del mistero di Gesù
flagellato alla colonna nella serie delle scene della Redenzione:
su questa sofferenza volontaria di Cristo si appoggiano tutte
le volte degli archi religiosi: Gesù ha sparso il suo
sangue anche prima dessere crocifisso, nellAgonia
dellorto, nella coronazione di spine, soprattutto nellingiustificata
e immeritata flagellazione.
Oltre alla colonna più o meno alta, nella Flagellazione
del Signore si notano le corde che limmobilizzarono nel
crudele tormento, come si vede nel dipinto venerato da Santa
Teresa dAvila, che lo chiama Cristo dagli occhi belli.
Di corda a nodi erano fatti alcuni strumenti di flagellazione,
come ne parla San Paolo che fu più volte fustigato dagli
Ebrei, mai dai Romani perché era cittadino romano. Le
sferze usate erano formate da cinghie e fruste di cuoio, mentre
le verghe erano rami di salice, di spine o di fibre puntite.
Non si conoscono i flagelli usati dagli Ebrei ai tempi del Salvatore.
Si conosce invece il flagello romano detto flagrum
che era costituito da un certo manico flessibile, munito di due
o tre strisce di cuoio, appesantite allestremità
da frammenti dosso o di piombo. Un patologo francese, il
Vignon, provò a colpire, con un flagrum ricostruito
ai nostri giorni, un cartone ondulato, ottenendo un risultato
impressionante, se si pensa prodotto sulla pelle umana.
Ce chi ha tentato di contare le piaghe inferte dai colpi
di flagello sullUomo della Sindone: pare che se ne vedano
121.
Bisogna meditare spesso su questo mistero del Rosario, che ci
rivela quanto siano costati di sofferenza al Signore per i nostri
peccati, ma soprattutto a quale prezzo lamore misericordioso
di Dio ha voluto aiutarci.
P.
Reginaldo Frascisco IMMAGINE: La Flagellazione di
Gesù nel pretorio di POnzio Pilato RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2001-3 VISITA Nr. 
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