17 NOV: SANTA ELISABETTA D'UNGHERIA:
PRINCIPESSA, GIOVANE, RICCA E SANTA

Siamo nell’aula di un tribunale. Arriva la corte con passo lento e solenne. Il presidente legge la sentenza un po’ distratto, con tono distaccato e leggermente burocratico: “Condanniamo il presente imputato ad un anno di detenzione, da scontare nel carcere di San Vittore, per avere rubato nella chiesa di Sant’Agostino”. Subito si ode una voce: “Un momento. Qui c’è un errore. Non è nella chiesa di Sant’Agostino che ho rubato, ma in quella di San Francesco”. Risposta del presidente: “Fa’ lo stesso, un santo vale l’altro”. Replica del condannato: “Ma allora se un santo vale l’altro, perché invece che a San Vittore, non mi mandate a San Remo?”.

Ma è proprio vero che un santo vale l’altro e che santità è sinonimo di uniformità? Siamo sicuri che conosciuto un santo o una santa li conosciamo tutti? Penso proprio di no. Dio non fa niente in serie, perché è Creatività Infinita.
E come “ogni stella differisce da ogni altra stella”, altrettanto è nel firmamento dei santi della Chiesa.
Ma se è vero che ci sono tanti tipi di santità quanti sono i santi nella Chiesa, è altrettanto importante ricordare che la fonte ispiratrice per tutti è l’unico Vangelo di Cristo Gesù.
Questo vale anche per Elisabetta d’Ungheria. Ha vissuto il Vangelo di Cristo nel suo stato di vita: come principessa, sposa, madre di famiglia e poi giovane vedova. Elisabetta nacque in Ungheria nel 1207 dal re Andrea II e da Geltrude. Morì a soli 24 anni nel 1231 in Germania. Quattro anni dopo fu dichiarata santa da Gregorio IX. Come si vede i tempi burocratici della Chiesa allora erano molto più rapidi. Ma non per questo meno efficienti e rigorosi.

Fu promessa sposa molto giovane ad un principe tedesco e per questo venne educata ad Eisenach e a Wartburg, nella Turingia (questo è il motivo per cui qualche autore tedesco parla di Elisabetta di Turingia). Nel 1221 sposò Luigi IV (o Ludovico). Dicono gli studiosi che fu un matrimonio felice, allietato dalla nascita dei tre figli Ermanno, Sofia e Geltrude. Pur vivendo a corte la principessa Elisabetta non sentiva il richiamo del lusso e del fasto. “Elisabetta si distinse per una particolare devozione ai nuovi ideali religiosi predicati dagli ordini mendicanti (Francescani e Domenicani) da poco fondati... La sua vita, improntata alla carità e alla rinuncia, fu in netto contrasto con la fastosa atmosfera della corte di Wartburg... A quanto risulta Luigi IV avrebbe approvato il nuovo stile di vita della moglie dato che egli stesso si impegnò in un’impresa religiosa decidendo di partecipare alla sesta crociata” (G. Klaniczay).

Non si scoraggiò quando
rimase vedova giovanissima

Il marito di Elisabetta infatti prese la croce nel giugno 1224, ma prima di partire per la crociata affidò la cura spirituale della moglie ad un famoso predicatore e personaggio di rilievo del tempo, Corrado di Marburgo (che diventò poi il suo principale biografo e fautore della canonizzazione). Tre anni dopo nel 1227 Luigi IV partì con Federico II ma la sua avventura da crociato fu breve, perché morì ad Otranto per una epidemia, lasciando in Germania la sua moglie così giovane e già vedova con tre bambini piccoli. Elisabetta non si perse d’animo, ma, come scrisse il suo biografo e padre spirituale Corrado “ad summam tendens perfectionem” (tendendo alla più alta perfezione) portò avanti il suo ideale di vita povera e di rinuncia, dedicando se stessa completamente alla cura dei figli e all’assistenza dei poveri. Elisabetta rifiutò le pressioni dei genitori e parenti sia di abbandonare la sua volontaria vita di povertà sia di ritornare in Ungheria e trovare conforto e aiuto alla corte. Anzi con generosità offrì la propria dote, per la costruzione di un ospedale intitolato a San Francesco.

Il suo biografo Corrado di Marburgo descrive ampiamente questo impegno di carità da parte di Elisabetta per i poveri e gli ammalati. La definisce Pauperum consolatrix (consolatrice dei poveri) e famelicorum reparatrix (soccorritrice degli affamati). Ma Elisabetta non si contentò di soccorrere i poveri e i mendicanti, ma si fece lei stessa mendicante per i poveri e sperimentare sulla propria pelle la loro condizione di povertà e di umiliazione. Tutto faceva per amore di Cristo povero. Durante un venerdì santo poi Elisabetta rinunciò alla propria volontà e al lusso e comodità di questo mondo, per seguire anche in questo il suo Maestro.

È interessante notare come questa sua spiritualità, fatta di un grande e preminente amore alla povertà e alla rinuncia delle comodità, sia stata portata avanti da lei nonostante il consiglio contrario del suo confessore e padre spirituale Corrado (che apparteneva all’ordine premostratense). Il primo e decisivo influsso per il suo itinerario spirituale Elisabetta lo ebbe in ambito francescano. Infatti il primo confessore apparteneva proprio all’ordine dei Francescani, di recente fondazione. La santità di Francesco, la sua spiritualità e il carisma, attraverso i suoi figli avevano già varcato le Alpi e portavano frutti di santità. Come appunto in Elisabetta d’Ungheria.

Le “Conferenze
di Santa Elisabetta”

Elisabetta morì a soli 24 anni il 17 novembre del 1231. Ma la sua fama ed il suo culto si espansero rapidamente anche per i numerosi miracoli attribuiti alla sua intercessione. La sua tomba divenne ben presto meta di pellegrinaggi e di guarigioni. Corrado di Marburgo ne propagò la fama, esaltando in lei, principessa, che era vissuta nella povertà e nella carità l’esempio di nuova spiritualità che poteva essere seguita da altre nobildonne.
Il processo di canonizzazione promosso principalmente da Corrado andò avanti speditamente. I miracoli attribuiti a lei non mancavano. Numerosissime poi furono le testimonianze di persone che giurarono sulla santità di Elisabetta. L’insieme dei documenti agiografici su di lei è, a detta degli studiosi, uno dei più ricchi dell’Europa medievale e si può dire che lo studio della personalità, della spiritualità e santità di Elisabetta non è ancora stato dichiarato esauriente. Fu iscritta nell’albo dei santi e delle sante a Perugia dal papa Gregorio IX, in occasione della Pentecoste del 1235.

Il culto della neo santa si estese rapidamente. La sua tomba continuò ad essere meta di pellegrinaggi. Numerose poi furono le congregazioni religiose femminili specialmente Terziarie Francescane, che si ispirarono ad Elisabetta d’Ungheria. Anche se, come attesta qualche studioso, Santa Elisabetta nonostante la sua grande devozione a san Francesco non si iscrisse a nessuna delle famiglie religiose scaturite dal carisma del Santo di Assisi.
Nel secolo scorso in Germania in varie città come Treviri, Augusta e Monaco sorsero le cosiddette “Conferenze di Santa Elisabetta” che ben presto si diffusero in tante altre città. Un particolare significativo: le donne che si consacravano alla cura dei malati venivano chiamate “Elisabethinerinnen” cioè Elisabettiane.

Altro particolare da non dimenticare in questi anni di costruzione dell’Europa Unita. San Bonifacio è stato dichiarato ufficialmente “Apostolo della Germania” perché è stato il principale evangelizzatore di questo popolo. Ma proveniva dall’Inghilterra meridionale. Santa Elisabetta, ungherese di nascita, è chiamata oltre che “santa della carità” anche “gloria Teutoniae”. Come dire che non sono solo i condottieri, gli artisti, gli studiosi che fanno grande una nazione. Ci sono anche i santi e le sante. Come la principessa ungherese Elisabetta “gloria della Germania”.
                                                                                
      MARIO SCUDU sdb ***


*** Santo confluito, insieme ad altri 120, nel volume di:
          
MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni, Elledici, Torino 2011

IMMAGINE:
1 Santa Elisabetta che visita i malati
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 1999-10
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