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NOV: SANTA ELISABETTA D'UNGHERIA:
PRINCIPESSA, GIOVANE,
RICCA E SANTA
Siamo nellaula
di un tribunale. Arriva la corte con passo lento e solenne. Il
presidente legge la sentenza un po distratto, con tono
distaccato e leggermente burocratico: Condanniamo il presente
imputato ad un anno di detenzione, da scontare nel carcere di
San Vittore, per avere rubato nella chiesa di SantAgostino.
Subito si ode una voce: Un momento. Qui cè
un errore. Non è nella chiesa di SantAgostino che
ho rubato, ma in quella di San Francesco. Risposta del
presidente: Fa lo stesso, un santo vale laltro.
Replica del condannato: Ma allora se un santo vale laltro,
perché invece che a San Vittore, non mi mandate a San
Remo?.
Ma è
proprio vero che un santo vale laltro e che santità
è sinonimo di uniformità? Siamo sicuri che conosciuto
un santo o una santa li conosciamo tutti? Penso proprio di no.
Dio non fa niente in serie, perché è Creatività
Infinita.
E come ogni stella differisce da ogni altra stella,
altrettanto è nel firmamento dei santi della Chiesa.
Ma se è vero che ci sono tanti tipi di santità
quanti sono i santi nella Chiesa, è altrettanto importante
ricordare che la fonte ispiratrice per tutti è lunico
Vangelo di Cristo Gesù.
Questo vale anche per Elisabetta dUngheria. Ha vissuto
il Vangelo di Cristo nel suo stato di vita: come principessa,
sposa, madre di famiglia e poi giovane vedova. Elisabetta nacque
in Ungheria nel 1207 dal re Andrea II e da Geltrude. Morì
a soli 24 anni nel 1231 in Germania. Quattro anni dopo fu dichiarata
santa da Gregorio IX. Come si vede i tempi burocratici della
Chiesa allora erano molto più rapidi. Ma non per questo
meno efficienti e rigorosi.
Fu promessa
sposa molto giovane ad un principe tedesco e per questo venne
educata ad Eisenach e a Wartburg, nella Turingia (questo è
il motivo per cui qualche autore tedesco parla di Elisabetta
di Turingia). Nel 1221 sposò Luigi IV (o Ludovico). Dicono
gli studiosi che fu un matrimonio felice, allietato dalla nascita
dei tre figli Ermanno, Sofia e Geltrude. Pur vivendo a corte
la principessa Elisabetta non sentiva il richiamo del lusso e
del fasto. Elisabetta si distinse per una particolare devozione
ai nuovi ideali religiosi predicati dagli ordini mendicanti (Francescani
e Domenicani) da poco fondati... La sua vita, improntata alla
carità e alla rinuncia, fu in netto contrasto con la fastosa
atmosfera della corte di Wartburg... A quanto risulta Luigi IV
avrebbe approvato il nuovo stile di vita della moglie dato che
egli stesso si impegnò in unimpresa religiosa decidendo
di partecipare alla sesta crociata (G. Klaniczay).
Non si scoraggiò
quando
rimase vedova giovanissima
Il marito di
Elisabetta infatti prese la croce nel giugno 1224, ma prima di
partire per la crociata affidò la cura spirituale della
moglie ad un famoso predicatore e personaggio di rilievo del
tempo, Corrado di Marburgo (che diventò poi il suo principale
biografo e fautore della canonizzazione). Tre anni dopo nel 1227
Luigi IV partì con Federico II ma la sua avventura da
crociato fu breve, perché morì ad Otranto per una
epidemia, lasciando in Germania la sua moglie così giovane
e già vedova con tre bambini piccoli. Elisabetta non si
perse danimo, ma, come scrisse il suo biografo e padre
spirituale Corrado ad summam tendens perfectionem
(tendendo alla più alta perfezione) portò avanti
il suo ideale di vita povera e di rinuncia, dedicando se stessa
completamente alla cura dei figli e allassistenza dei poveri.
Elisabetta rifiutò le pressioni dei genitori e parenti
sia di abbandonare la sua volontaria vita di povertà sia
di ritornare in Ungheria e trovare conforto e aiuto alla corte.
Anzi con generosità offrì la propria dote, per
la costruzione di un ospedale intitolato a San Francesco.
Il suo biografo
Corrado di Marburgo descrive ampiamente questo impegno di carità
da parte di Elisabetta per i poveri e gli ammalati. La definisce
Pauperum consolatrix (consolatrice dei poveri) e famelicorum
reparatrix (soccorritrice degli affamati). Ma Elisabetta non
si contentò di soccorrere i poveri e i mendicanti, ma
si fece lei stessa mendicante per i poveri e sperimentare sulla
propria pelle la loro condizione di povertà e di umiliazione.
Tutto faceva per amore di Cristo povero. Durante un venerdì
santo poi Elisabetta rinunciò alla propria volontà
e al lusso e comodità di questo mondo, per seguire anche
in questo il suo Maestro.
È interessante
notare come questa sua spiritualità, fatta di un grande
e preminente amore alla povertà e alla rinuncia delle
comodità, sia stata portata avanti da lei nonostante il
consiglio contrario del suo confessore e padre spirituale Corrado
(che apparteneva allordine premostratense). Il primo e
decisivo influsso per il suo itinerario spirituale Elisabetta
lo ebbe in ambito francescano. Infatti il primo confessore apparteneva
proprio allordine dei Francescani, di recente fondazione.
La santità di Francesco, la sua spiritualità e
il carisma, attraverso i suoi
figli
avevano già varcato le Alpi e portavano frutti di santità.
Come appunto in Elisabetta dUngheria.
Le Conferenze
di Santa Elisabetta
Elisabetta
morì a soli 24 anni il 17 novembre del 1231. Ma la sua
fama ed il suo culto si espansero rapidamente anche per i numerosi
miracoli attribuiti alla sua intercessione. La sua tomba divenne
ben presto meta di pellegrinaggi e di guarigioni. Corrado di
Marburgo ne propagò la fama, esaltando in lei, principessa,
che era vissuta nella povertà e nella carità lesempio
di nuova spiritualità che poteva essere seguita da altre
nobildonne.
Il processo di canonizzazione promosso principalmente da Corrado
andò avanti speditamente. I miracoli attribuiti a lei
non mancavano. Numerosissime poi furono le testimonianze di persone
che giurarono sulla santità di Elisabetta. Linsieme
dei documenti agiografici su di lei è, a detta degli studiosi,
uno dei più ricchi dellEuropa medievale e si può
dire che lo studio della personalità, della spiritualità
e santità di Elisabetta non è ancora stato dichiarato
esauriente. Fu iscritta nellalbo dei santi e delle sante
a Perugia dal papa Gregorio IX, in occasione della Pentecoste
del 1235.
Il culto della
neo santa si estese rapidamente. La sua tomba continuò
ad essere meta di pellegrinaggi. Numerose poi furono le congregazioni
religiose femminili specialmente Terziarie Francescane, che si
ispirarono ad Elisabetta dUngheria. Anche se, come attesta
qualche studioso, Santa Elisabetta nonostante la sua grande devozione
a san Francesco non si iscrisse a nessuna delle famiglie religiose
scaturite dal carisma del Santo di Assisi.
Nel secolo scorso in Germania in varie città come Treviri,
Augusta e Monaco sorsero le cosiddette Conferenze di Santa
Elisabetta che ben presto si diffusero in tante altre città.
Un particolare significativo: le donne che si consacravano alla
cura dei malati venivano chiamate Elisabethinerinnen
cioè Elisabettiane.
Altro particolare
da non dimenticare in questi anni di costruzione dellEuropa
Unita. San Bonifacio è stato dichiarato ufficialmente
Apostolo della Germania perché è stato
il principale evangelizzatore di questo popolo. Ma proveniva
dallInghilterra meridionale. Santa Elisabetta, ungherese
di nascita, è chiamata oltre che santa della carità
anche gloria Teutoniae. Come dire che non sono solo
i condottieri, gli artisti, gli studiosi che fanno grande una
nazione. Ci sono anche i santi e le sante. Come la principessa
ungherese Elisabetta gloria della Germania.
MARIO SCUDU sdb ***
*** Santo confluito, insieme
ad altri 120, nel volume di:
MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi
campioni, Elledici, Torino 2011
IMMAGINE:
1
Santa Elisabetta
che visita i malati
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
1999-10
VISITA Nr. 