30 MAGGIO: s. GIOVANNA
D'ARCO (1412 - 1431)
VICINO A LEI SI PROVAVA GRANDE GIOIA
Immaginiamo la scena. Il processo si
celebra in unampia sala, disadorna, fredda e poco illuminata.
Latmosfera generale non è di festa, ma tesa. I protagonisti?
Molto semplice. Da una parte una cinquantina di uomini, tra i
più dotti di Francia (cerano anche inglesi), molti
dei quali provenienti dalla università di Parigi. Uomini,
ecclesiastici e laici, rotti alle fatiche sui libri, esperti
nella ricerca teologica, temprati da innumerevoli dibattiti,
confronti e lunghe discussioni, sempre accademiche mai banali.
La teologia e la filosofia era il loro pane quotidiano.
Si sentivano forti, preparati,
pronti a difendere la verità contro chiunque. E chi avevano
davanti da interrogare? Quasi si vergognavano a guardarla. Non
era certo pane per i loro denti teologicamente agguerriti: una
semplice ragazza appena diciannovenne, che non sapeva né
leggere né scrivere, nata a Domreny. Si chiamava Giovanna.
Una delle domande: Che aspetto aveva san Michele quando
ti è apparso?. Giovanna: Non gli vidi in capo
alcuna corona. Dei vestiti non so nulla. Replica, con un
pizzico di malizia: Era nudo?. Semplice la risposta:
Credete che Nostro Signore non abbia di che vestirlo?.
Il giudice rimane spiazzato. Ancora una domanda più subdola,
fatta proprio per farla cadere nel tranello. Linquisitore
le chiede quale è la differenza tra chiesa militante e
chiesa trionfante.
La risposta di Giovanna non
è dettata dai grossi libri di teologia ma dal suo buon
senso di semplice cristiana battezzata che frequentava la chiesa,
che si confessava, che andava tutte le volte che poteva a messa:
Dato che tutta la chiesa è di Dio, la differenza
non deve essere poi molto importante. Tutte risposte giuste
(cioè non eretiche) non certo adatte a risvegliare la
dialettica super addestrata e ben collaudata di quegli uomini.
I quali tuttavia non si danno per vinti. Vogliono incastrarla.
È una questione... politica.
Quando per estorcere prove
di una sua presunta disubbidienza alla chiesa, le chiede se non
è doveroso obbedire al papa, ai vescovi, ai cardinali,
Giovanna risponde: Sì, Dio servito per primo.
È la volta poi di un alto prelato accademico, una personalità
delluniversità di Parigi. Le chiede se pensa di
essere in grazia di Dio. Risposta: Se ci sono, Iddio mi
ci custodisca; se non ci sono, Iddio voglia collocarmici, perché
preferirei morire che non essere nellamore di Dio.
Non è una risposta che solletichi la vis dialettica ed
erudita dellinterlocutore e dei suoi compari accademici.
Quelle volpi scolastiche (Bernanos) tuttavia non
si danno per vinte. La politica, quella peggiore (la storia ce
lo insegna) un cavillo o un vizio di forma lo trova
sempre (o lo inventa).
Dolcissimo
Dio,
in nome della vostra
santissima passione...
Davanti a tanta intelligenza
e preparazione teologica, Giovanna opponeva una fede semplice
e tanta umiltà. I verbali del processo riferiscono anche
questa sua preghiera: Dolcissimo Dio, in nome della vostra
santissima passione, vi chiedo, se voi mi amate, di rivelarmi
che cosa devo rispondere a questi uomini di Chiesa. Ha
scritto Regine Pernoud, una studiosa di Giovanna dArco:
Parole di dolorosa intimità. Esprimono tutto ciò
di cui ella ha bisogno in quel preciso istante. Nulla di più.
È la preghiera del cristiano, che sa che ogni grazia è
la grazia del momento presente.
Molto toccanti anche le ultime
scene del recente film su Giovanna dArco (di Luc Besson).
Giovanna, condannata ingiustamente di stregoneria, si rivolge
a Gesù Cristo, dicendogli: Stammi vicino, per favore.
È questo quello che Tu vuoi? Non abbandonarmi, per favore.
Giovanna morì sul rogo, alletà di diciannove
anni, guardando una croce, e mormorando il nome di Gesù.
Era il 30 maggio del 1431. Un giorno di primavera.
In questi ultimi anni si è
rifatto il processo al processo di questa condanna.
È certamente una pagina nera nella storia in generale.
Giovanna dArco fu una delle tante vittime innocenti della
storia, vittima di certi uomini di chiesa del tempo e della politica,
o meglio della ragion di stato, invocata e perseguita, anche
nella palese ingiustizia dagli inglesi invasori della Francia.
Ella fu vittima di un doppio gioco ecclesiastico
e politico. La ragazza analfabeta di Domremy, senza saperlo si
era messa di traverso a quella potente lobby ecclesiastica (teologi,
professori di università, vescovi prezzolati, come il
vescovo Pierre Cauchon, ex professore a Parigi, che condusse
il processo) che supportava con raffinati
argomenti
teologici le istanze del potere che sembrava vincente.
Questi dietro lideologia
architetta la duplice monarchia avevano anche elaborato
un loro sistema affinché lUniversità fosse
considerata come la vera custode delle «chiavi della cristianità»,
sostituendosi al romano pontefice, di cui avrebbero presto cercato
di sbarazzarsi nel corso di due concili burrascosi, quello di
Basilea e quello di Costanza (Regine Pernoud). I dotti
che stavano davanti a Giovanna come accusatori e giudici si credevano
già detentori di questo super primato della cultura sulla
tradizione storica e biblica del primato del papa di Roma. Quando
infatti Giovanna chiese che il suo caso fosse rimesso alla sede
apostolica la sua richiesta incontrò sorde orecchie da
mercante.
Il secondo grande ruolo, e
purtroppo decisivo, fu giocato dalla politica degli inglesi.
Sotto lo slogan della doppia monarchia cera un progetto
ambizioso: riunire in una sola corona, quella del re inglese
naturalmente, anche il regno di Francia. Davanti a questo disegno
mal si sopportava che ci fosse di mezzo una semplice ragazza
analfabeta, che diceva di avere delle visioni e di udire voci,
di agire in nome di Dio, e che era stata la causa principale
della loro sconfitta nellassedio di Orleans. Il fine giustificava
i mezzi (anche già prima di Niccolò Macchiavelli).
In questo caso un rogo, con una innocente bruciata perché
accusata (senza prove) di stregoneria.
Bisogna
dare battaglia,
perché Dio conceda la
vittoria
Giovanna nacque a Domremy,
nella Lorena in Francia, il 6 gennaio del 1412 da Jacques e Isabelle.
Lo straordinario nella sua vita fino a tredici anni fu lassoluta
normalità. I suoi compaesani nelle testimonianze ripeteranno
fino alla monotonia che Jannette era una come le altre. Le sue
occupazioni erano le solite, molto banali, e ordinarie: aiutava
il padre nella campagna allaratro, qualche volta governava
gli animali nei campi, faceva tutti i lavori femminili comuni.
La sua istruzione religiosa le venne dalla madre. Lei stessa
affermò: Mia madre mi ha insegnato il Pater Noster,
lAve Maria, il Credo.
Nessun altro, allinfuori
di mia madre mi ha insegnato la mia fede. Anche questo
nella norma.
Io stesso debbo confessare la mia ignoranza e una certa pregiudiziale
nei confronti di questa santa. Prima di documentarmi pensavo
erroneamente che Giovanna dArco fosse santa solo per...
pressioni e fini politici francesi. È uneroina nella
storia francese (Non cè storia più
francese della sua ha scritto il card. Etchegaray di Parigi),
vittima della politica imperialista degli inglesi. Se la fanno
dichiarare anche santa il suo richiamo patriottico diventerà
più grande. Niente di questo. Ha scritto ancora il card.
Etchegaray: Se è vero che Giovanna dArco è
santa non è certo perché ha salvato la Francia,
né tantomeno perché è salita sul rogo, che
la Chiesa non ha mai riconosciuto come martirio, ma semplicemente
perché tutta la sua vita sembra essere in perfetta adesione
a quella che lei afferma essere la volontà di Dio. Quello
che lei fa, è ciò che Dio vuole e unicamente questo.
Poiché era Dio ad ordinarlo ha dichiarato
con forza, anche se avessi avuto cento padri e cento madri
anche se fossi stata figlia di re, sarei partita.
La sua vita spirituale si nutriva
dei soliti mezzi predicati dalla Chiesa in tanti
secoli: pregava, andava in chiesa per la messa alla domenica,
si confessava spesso, e faceva il proprio dovere bene e volentieri,
nellamore di Dio. Cè un altro elemento speciale
nella santità di Giovanna: una parolina che torna insistente
nelle testimonianze delle persone che le hanno vissuto vicino
per anni. È lavverbio libenter cioè
volentieri, che il cancelliere incaricato di redigere
i verbali riferì spesso. Tutto quello che Giovanna faceva,
dissero i compaesani, lo faceva volentieri: volentieri
filava, volentieri cuciva, volentieri faceva gli altri lavori
di casa. Non solo, volentieri si recava in chiesa a pregare,
quando suonavano le campane, e trovava così conforto nella
confessione e nella Eucarestia. Così ha commentato Regine
Pernoud: Con questa tanto semplice «libenter»,
quella povera gente ci ha forse messo nelle mani i lineamenti
più preziosi di Giovanna. In lei si aveva quindi,
nelle azioni quotidiane, il riverbero della sua fede semplice,
ma che produceva la santità.
A tredici anni raccontò
ai genitori: Spesso sento voci di santi: Michele Arcangelo,
Caterina di Alessandria, Margherita di Antiochia.... Jacques
e Isabelle non ci badarono più di tanto. Le solite e sincere
esortazioni. Invece a 17 anni cè molto di più:
Le «voci» mi comandano di liberare la Francia.
Il padre non solo non le credette ma si infuriò. Giovanna
scappò di casa, passando per matta. Ma quando predisse
esattamente una sconfitta francese, i nobili della zona le credettero
e la condussero dal re Carlo VII, debole e incerto. Finalmente
fu creduta, e marciò con un esercito (sul quale si impose,
e questo sì fu un vero miracolo) contro gli inglesi liberando
Orleans dallassedio in soli otto giorni.
Un evento inspiegabile dal
punto di vista militare, diranno. Nel 1429 Giovanna trascinò
il riluttante giovane re fino a Reims per farlo coronare re di
Francia. È il massimo del prestigio politico
di Giovanna. Ella si riconoscerà solo e sempre un umile
strumento nelle mani di Dio. Così infatti risponderà
ad uno dei giudici: Senza il comando di Dio io non saprei
fare nulla... Tutto quello che ho fatto, lho fatto per
comando di Dio. Io non faccio niente di testa mia. Anche
questa è santità: non approfittare dei doni di
Dio per la propria gloria e prestigio. Giovanna fece proprio
così. Ma la sua parabola volgeva alla fine. Fu ferita
davanti a Parigi, e poi catturata a Compiegne dai borgognoni,
alleati degli inglesi, e venduta loro (cè
sempre un giuda in ogni storia). Questi imbastirono un processo
farsa con i loro amici accademici ed ecclesiastici, fino a mandarla
sul rogo con laccusa di stregoneria. Una ragazza, Giovanna,
la grande nemica fu sacrificata sullaltare del nascente
imperialismo inglese. Ma rimase anche una pagina nera nella storia
militare di questo popolo.
Ancora due piccole considerazioni.
Forse il più bello elogio della santità di Giovanna
lo ha fatto un borghese di Orleans: Stando insieme a lei
si provava grande gioia.
La seconda viene dalla risposta che diede ad un giudice, quando
le chiese perché Dio doveva servirsi del suo
aiuto per vincere, visto che è Onnipotente, ella rispose:
Bisogna dare battaglia, perché Dio conceda la vittoria.
È un pensiero profondo: la nostra fede in Dio non ci dispensa
mai dal fare il nostro dovere, in termini di lavoro, di sacrificio
e di rischio. Dio ha deciso di non fare tutto da solo, e questo
significa un grande atto di fiducia in noi. Che costa sacrificio.
Come per Giovanna dArco.
MARIO SCUDU SDB
IMMAGINE:
Gioavanna d'Arco assiste all'incoronazione
di Carlo VII -
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2001-5
VISITA Nr. 