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mar. : BEATO
FRANCESCO FAA' DI BRUNO:
soldato, professore, matematico, scienziato, sacerdote
(1825-1888)
LA MIA FELICITA':
ISTRUIRMI PER FARE DEL BENE
Nella storia della Chiesa desta
molta ammirazione lesplosione di santità e di santi
che si è verificata a Torino nel 1800, e che, secondo
qualche esperto, non trova leguale nei secoli precedenti.
In quella che fu la capitale del Regno
di
Sardegna per molti anni (e poi solo per pochi dellItalia
riunificata) nel secolo XIX ci fu un vero boom di santi già
dichiarati tali dalla Chiesa o che hanno comunque cominciato
il lungo iter della canonizzazione. Una schiera di uomini e donne
che hanno vissuto e operato, spesso contemporaneamente e in buona
e santa collaborazione, e che hanno permeato la storia e la vita
della città per tutto quel secolo.
Ne ricordiamo alcuni: San Giovanni
Bosco, Padre e Maestro dei giovani (e il successore
Beato Michele Rua), San Giuseppe Benedetto Cottolengo (per i
malati spesso rifiutati da altri ospedali), San Giuseppe Cafasso
(apostolo dei carcerati e dei condannati), San Leonardo Murialdo
(per i giovani lavoratori), la Beata Anna Michelotti (per lassistenza
a domicilio dei malati poveri), Beato Giuseppe Allamano, che
formò e inviò nelle missioni schiere di giovani;
la Serva di Dio Giulia di Barolo, ed ultimo il Beato Francesco
Faà di Bruno.
Ultimo non
certo perché meno importante: il Faà di Bruno infatti
è stato una luminosa figura che ha dato onore e lustro
a Torino, non solo con la sua santità, ma anche con la
sua molteplice e poliedrica opera a favore di tante persone.
E così mentre Don Bosco creava e a Valdocco la cittadella
dei ragazzi, poco distante il suo amico Francesco Faà
di Bruno fondava quella che fu chiamata la cittadella delle
donne per laiuto e lassistenza a tante sfortunate
e spesso sfruttate ragazze della città.
È impressionante ricordare
tutte le iniziative che il Nostro ha iniziato e incrementato
proprio a questo scopo: un istituto per le ragazze che prestavano
servizio (erano chiamate le serve) nelle famiglie
torinesi; una Casa per le Clarine, cioè per ragazze che
presentavano qualche anomalia fisica o psichica, e che, opportunamente
aiutate, potevano non solo raggiungere una certa idoneità
a qualche lavoro ma anche diventare preziose collaboratrici nella
comunità; una scuola per studentesse e un Liceo dove insegnò
lui stesso (e dove Don Bosco mandò alcuni suoi giovani
per prendere i titoli riconosciuti dallo stato), una casa per
Esercizi Spirituali, un Convitto per sacerdoti anziani e impoveriti
dal governo con la confisca dei beni ecclesiastici; un Pensionato
per signore nobili (la cui retta serviva a finanziare le altre
opere in perdita), un Pensionato per donne già
avanti negli anni e unattrezzata infermeria per donne convalescenti.
Unipotesi
per questa santità sociale
A questa lunga serie di opere
sociali cè da aggiungere anche la creazione di una
lavanderia a beneficio della città, che diede lavoro a
tante giovani torinesi neo immigrate. Famosi furono poi i Fornelli
economici inventati da lui: si trattava di una specie di
mensa per gli operai e per gli studenti, da cui si potevano prelevare
i pasti caldi e portarli a casa propria.
Queste innumerevoli iniziative
di impronta sociale avevano il loro
centro
ideale e spirituale nel complesso del Borgo San Donato chiamato
Opera di Santa Zita, che è anche la Casa Madre
delle sue opere. Qui si possono ammirare sia la bella Chiesa
di N. S. del Suffragio sia lardito campanile e la tomba
del Beato.
Chi e che cosa
è stato Francesco Faà di Bruno? Fu un nobile aristocratico,
fu un soldato e ufficiale dellesercito, fu professore universitario
poliglotta (con due lauree in matematica e astronomia), fu uno
scienziato di grande prestigio anche internazionale, autore di
opere scientifiche tradotte e adottate (lui vivente) in paesi
come Germania e Inghilterra.
Fu un ingegnere
architetto di riconosciuta abilità tecnica (lo stesso
Antonelli, progettista della celebre Mole Antonelliana di Torino,
si fece suo garante presso le autorità comunali di quel
famoso e alto (75 metri) campanile che turbava il sonno degli
amministratori, ma non il suo, tanto era sicuro dei propri calcoli.
Fu un musicista
conosciuto per via di un suo manuale di canti e di inni sacri
molto usato in quegli anni. Fu geniale educatore e fondatore
di una rete di scuole, alcune ancora esistenti. Fu un giornalista:
non solo scrisse su giornali di allora ma fu anche direttore
di periodici che ebbero una grande diffusione. E, particolare
interessante, ancora laico fondò una Congregazione religiosa
per continuare la sua opera e il suo carisma.
Ed infine per
gli ultimi dodici anni della sua vita fu anche sacerdote, riconosciuto
da tutti come una persona zelante e santa. La Chiesa ne ha riconosciuto la santità
proclamandolo Beato il 25 settembre 1988. Tutto ciò, e altro ancora,
fu questo uomo di Dio troppo poco conosciuto (P. Palazzini).
Anche il Faà di Bruno,
come si vede nellelenco delle sue opere, appartiene al
numero dei santi torinesi chiamati sociali. Anche
lui, come Don Bosco, come il Cottolengo, maturò la propria
santità non nelle quattro mura di un convento, assorbito
completamente nella preghiera e nella contemplazione del mistero
di Dio, ma nellazione quotidiana dentro il sociale, a favore
di tante ragazze con molti doveri e nessun diritto, dimenticate
dalla politica e dai
politici
(perché marginali ai loro interessi di continuazione del
potere).
Perché questa predominante
santità sociale nella Torino del 1800? Ecco
lipotesi (che potremmo chiamare ambientale),
avanzata da Vittorio Messori: questi cristiani agirono a Torino,
capitale politica e amministrativa del Regno, centro e motore
del processo di unificazione dellItalia, ma nello stesso
tempo perno di quella lotta al cattolicesimo romano visto come
nemico di quella unificazione e di una certa (oggi innegabile)
ideologia di matrice antireligiosa e anticlericale su cui si
reggeva.
In quegli anni
nella città subalpina ci fu lincontro, il confronto
e spesso lo scontro tra questi uomini di chiesa, cittadini e
cattolici convinti, e la controparte politica e amministrativa,
le cui fonti di ispirazione erano lilluminismo, lhegelismo,
il liberalismo borghese: il tutto condito con buone dosi di anticlericalismo.
Sembra che sia stato questo
confronto-scontro con lambiente politico contrario, e talvolta
persecutorio (oltre naturalmente allAmore di Dio che li
animava continuamente) a dare creatività e forza ai tanti
progetti sociali di questi cristiani, compreso il
Faà di Bruno. Tutti dovettero soffrire non poco di questa
opposizione.
Istruirmi
per fare del bene: ecco la mia felicità
Francesco Faà di Bruno
nacque ad Alessandria nel 1825 in una famiglia numerosa, aristocratica,
ricca e molto generosa con i bisognosi. A soli nove anni perse
la madre, Carolina, donna molto religiosa bella davanti
a Dio e agli uomini, e due anni dopo (1836) entrò
nel collegio dei Padri Somaschi a Novi Ligure. La formazione
ricevuta qui influì non poco su Francesco negli anni seguenti.
Negli anni 1840-1846 frequentò la Regia Accademia Militare
di Torino, famosa allora, sembra, quanto quella di Berlino. Iniziò
subito dopo un biennio di specializzazione in topografia e in
lingue straniere. Nel 1848 partecipò alla Prima Guerra
dIndipendenza nella Brigata comandata dal principe ereditario
Vittorio
Emanuele che lo apprezzò sul campo.
Nella pausa della guerra disegnò
la Grande Carta del Mincio, che poi si rivelerà addirittura
provvidenziale nella Seconda Guerra dIndipendenza (battaglie
di Solferino e di San Martino). Promosso capitano di Stato Maggiore,
combatté valorosamente nella infausta giornata di Novara
(1849), dove rimase anche ferito.
Con la promessa
di diventare precettore dei figli di Vittorio Emanuele, fu inviato
(1850) a Parigi, alla Sorbona per i corsi di scienze naturali.
Durante questo soggiorno frequentò e conobbe vari esponenti
del cattolicesimo francese (parrocchia di Saint Sulpice) e aderì
anche alle prime Conferenze di San Vincenzo fondate da Federico
Ozanam, conosciuto personalmente.
Ritornato a Torino (1851) ecco il primo sgambetto da parte della
cricca anticlericale della corte dei Savoia e che ruotava attorno
al re Vittorio Emanuele (e che doveva curare la formazione
e consigliare il giovane re): gli fu impedito di diventare, come
promesso, precettore dei principi, perché era un cattolico
dichiarato. Tutti i suoi meriti, militari e accademici, non contavano
davanti allo sbarramento ideologico.
Eppure Francesco
era un sincero e convinto patriota, che vedeva però lunificazione
dellItalia in senso federale, come era più logico
data la storia passata italiana dei cento campanili
e non certo contro il Papa e quindi in senso anticattolico, come
era per lo più il pensiero e lobiettivo dei vari
Garibaldi, Mazzini, Cavour e altri.
Nel 1853 diede laddio
alla carriera nellEsercito anticipando così un secondo
sbarramento ideologico che lui aveva già percepito come
possibile: lopposizione degli alti gradi dellEsercito
(appartenenti anche loro alla massoneria di stampo anticlericale)
ad una sua eventuale promozione, perché di valori e idee
diverse, cioè perché cattolico. I suoi meriti e
le competenze acquisite non gli bastavano (ahimè, anche
oggi spesso, in tante carriere e promozioni, cè
più ideologia che meritocrazia).
Anche negli anni seguenti non
furono sufficienti né le lauree conseguite, né
le pubblicazioni di ordine scientifico famose in Europa, né
altri meriti di studioso e di scienziato inventore, né
la raccomandazione di eminenti studiosi e scienziati anche stranieri,
scandalizzati per lingiusto trattamento riservato al loro
collega italiano, per fagli assegnare, (secondo logica, giustizia
e... buon senso), il massimo grado accademico e cioè la
cattedra di Professore Ordinario. Anche questa volta ci fu lo
sbarramento ideologico dei suoi colleghi appartenenti alla massoneria
(oggi si parla di
baroni
che fanno purtroppo le stesse cose). Insegnerà sì
nellUniversità ma la carriera gli sarà costantemente
impedita.
Un italiano
geniale ed un santo
Mentre portava avanti la sua
multiforme attività in campo scientifico, fu nel 1859
che mise il più importante tassello alla sua molteplice
attività sociale a beneficio di tante ragazze bisognose:
la fondazione della Pia Opera di Santa Zita, seguita da innumerevoli
altre iniziative di carità cristiana, rispondendo così
a bisogni reali della popolazione, che lamministrazione
comunale faceva finta di non vedere o non voleva affrontare.
Ma sarà solo nel 1868
che inizierà la costruzione della chiesa di Nostra Signora
del Suffragio, al servizio della sua Opera, del quartiere e dei
defunti dimenticati del Purgatorio. In quello stesso anno decise
la fondazione della Congregazione delle Suore Minime di N. S.
del Suffragio che in varie nazioni, con impegno e dedizione,
continuano ancora oggi il suo carisma.
Sollecitato
da più parti e sostenuto da amici (tra i quali Don Bosco)
nellanno 1876 diventò sacerdote iniziando una grande
attività spirituale, sia come Rettore della sua Chiesa
del Suffragio, sia come predicatore efficace, come confessore
zelante, e come direttore spirituale richiesto e ascoltato (conoscendo
le lingue anche dagli stranieri residenti a Torino). Furono solo
12 anni di servizio sacerdotale, ma furono intensi e arricchenti
per tutte le persone che lo avvicinarono. La morte, alla quale era sempre preparato,
arrivò il 27 marzo 1888, due mesi dopo il suo amico Don
Bosco.
Unultima annotazione
importante perché ci fa capire la personalità e
la santità del Faà di Bruno. Dispose per testamento
la donazione alla Facoltà di Scienze della Università
di Torino della sua preziosa collezione di libri e periodici
scientifici nazionali ed esteri. Si trattava di una donazione
di grande valore perché era una delle più ricche
biblioteche private dItalia, costruita in 38 anni di studio
e di lavoro. Un dono molto significativo da parte di un grande
uomo, di un italiano geniale, di un santo.
d. MARIO SCUDU
sdb
Per informazioni e comunicazioni:
Suore Minime di N. S. del Suffragio
Via San Donato, 31 - 10144 Torino
Tel. e Fax 011.489.145 /
E-Mail: centrostudi@faadibruno.it
IMMAGINI:
1 Il
campanile progettato interamente dal Faà di Bruno (presso
la Casa Madre delle Suore Minime). Ancora oggi oggetto di ammirazione
(e anche di studio) per la sua arditezza e per la genialità
delle soluzioni architettoniche. (Foto di Don Giuseppe Capello).
2 Il Beato Francesco
Faà di Bruno fu un insigne matematico oltre che uno scienziato.
Ancora oggi viene ricordato per quella che è comunemente
chiamata Formula di Faà di Bruno, utilizzata dai principali
software matematici.
3 Beato Francesco Faà di Bruno(1825-1888)
4 La bella Chiesa di
N. S. del Suffragio (progetto di Arborio Mella e suo). È
la Chiesa Madre delle Suore, fondate dal Beato Faà di
Bruno.
5 Tomba del Beato Faà di Bruno (presso la
'sua' Chiesa di N.S. del Suffragio). Opera del pittore M. Caffaro
Rore (Foto di Don Giuseppe Capello)
ALTRE IMMAGINI DEL
SANTUARIO DI N.S. DEL SUFFRAGIO - TORINO

FOTOGRAFIE di GIANNI VINDIMIAN
Vedi
anche l'articolo sul Santuario: NS-del-Suffragio-Torino
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2005 - 3
VISITA Nr. 