PATRONO DELLA GIOVENTU'
CATTOLICA ITALIANA
Immaginiamo
un giovane studente di quasi diciotto anni. Un ragazzo di famiglia
agiata (suo padre era un alto funzionario dello Stato Pontificio),
di buona intelligenza, di carattere esuberante, aperto a tutto
il fascino che la vita può offrire. Era un bel ragazzo,
biondo di capelli, che teneva ben curati, di figura delicata
e snella e di carnagione rosea.
Come tutti i giovani, ci teneva al proprio look: vestiva infatti
bene (oggi si direbbe con abiti griffati), a volte anche in maniera
raffinata. Ogni vestito lo portava in maniera signorile e distinta.
Era poi un ragazzo di buona compagnia, molto socievole, dalla
battuta pronta e intelligente. Aveva anche recitato in qualche
accademia, dove aveva incantato tutti con la sua voce dolce,
maliosa ed evocatrice. Era ben consapevole di questo dono. Non
amava certo la vita chiuso in casa, ma gli piaceva la natura,
andare a caccia in allegra compagnia. Non disdegnava né
le letture romanzesche, né il teatro e la danza (invidiava
il fratello perché il padre gli aveva dato il permesso
di... fumare). Aveva un debole per la musica come tanti giovani
moderni.
Di carattere emotivo, sentimentale: era buono di cuore, facile
a commuoversi davanti a spettacoli di miseria. Talvolta però
bastava una minima scintilla per far nascere in lui reazioni
di ribellioni e dira. Ma, a differenza di molti giovani
dei nostri giorni, anche cristiani, non si vergognava affatto
di andare in chiesa e di pregare. Ultimo particolare non trascurabile,
anzi importante per dare il quadro completo del ragazzo: per
un po di tempo non era rimasto insensibile ad un incipiente
amore umano.
Abbiamo qui tutti gli ingredienti perché questo ragazzo
faccia la sua strada nel mondo, approfittando di tutte le opportunità
che la vita, agiata e fortunata, gli offrirà.
Invece questo giovane di diciotto anni andò in convento
per diventare religioso passionista. Un taglio netto con gli
interessi e abitudini, amicizie e progetti precedenti. Che cosa
cè stato allorigine di una tale rivoluzione
personale?
Andiamo con ordine. Prima di diventare Gabriele dellAddolorata
il ragazzo si chiamava Francesco, Possenti di cognome. Era concittadino
di Francesco e Chiara di Assisi. Nacque infatti in questa cittadina
il 1° marzo del 1838, in una famiglia numerosa che suo padre
Sante e la madre Agnese curavano e allevavano con amore. Il padre
poi era un personaggio importante e facoltoso, un uomo in carriera
quindi, ma che tuttavia si prese molto a cuore il compito delleducazione
civile e religiosa dei figli, preparandoli alla vita nei suoi
aspetti belli e dolorosi. Anche Francesco conobbe ben presto
la sofferenza.
Tua mamma è
lassù
Quando si trovava già
a Spoleto (per un nuovo incarico amministrativo del padre) alla
tenera età di quattro anni perse la madre, morta a trentotto
anni. Ogni volta che il piccolo cercava e invocava la presenza
della mamma, gli rispondevano, puntando il dito verso il cielo,
Tua mamma è lassù. Gli facevano lo
stesso gesto quando gli parlavano della Madonna. E se chiedeva
dove si trovasse la risposta era: È lassù.
Francesco crebbe con il ricordo di queste due mamme, ambedue
lassù, che vegliavano su di lui amorevolmente. Anche quando,
in ginocchio, fin da piccolo recitava il Rosario accanto al padre,
il pensiero correva nello stesso tempo alle sue due mamme in
cielo. Così si comprende la grande e tenera devozione
che Francesco avrà per la Vergine Maria. Nella sua camera
poi aveva una statua della Madonna Addolorata nellatto
di sorreggere sulle ginocchia il suo Figlio Gesù morto.
Francesco la contemplava a lungo, piangendo per i dolori della
Madre davanti al Figlio. Questa devozione alle sofferenze
della Madre di Gesù davanti a Gesù deposto dalla
Croce, sono la spiegazione del nome che prese quando diventò
religioso, a diciotto anni, nel 1856: Gabriele dellAddolorata.
Allorigine di questa conversione relativamente improvvisa
vi sono due episodi significativi e importanti. Francesco aveva
già perso oltre la madre anche due fratelli. Ma fu proprio
la morte, a causa del colera, della sorella maggiore Maria Luisa
(nel 1855) a scuotere profondamente il ragazzo, costringendolo
a pensare ad una esistenza diversa da quella che aveva condotto
fino a quel momento.
La perdita della sorella lo determina sempre più fortemente
a prendere le distanze dalla vita di società e pensare
più seriamente alla vita religiosa.
Si dice sempre che non dobbiamo aspettarci interventi diretti
da parte di Dio per comunicarci la sua volontà ed il suo
progetto su di noi. Dio ama parlare non in prima Persona ma attraverso
le cause seconde, come possono essere gli avvenimenti, belli
o brutti, piacevoli o dolorosi. Per Francesco questo lutto familiare
grave era già stato un messaggio che lo aveva fatto riflettere
sulla propria strada. Ma cè stato anche qualcosa
di soprannaturale, di diretto, una comunicazione in prima persona
per Francesco. Da parte della Madonna.
Era il 22 agosto 1856. A Spoleto si celebrava una grande processione
per solennizzare lultimo giorno dellottava dellAssunzione.
Anche Francesco era presente, anche lui inginocchiato tra la
folla attende il passaggio della Madonna. Lei arriva, e sembra
cercare tra la folla qualcuno. Lha trovato e lha
guardato. Appena toccato da quello sguardo, scaturisce
dal profondo del suo cuore un fuoco che divampa dolcissimo e
inestinguibile. Ogni altro affetto, provato prima, è insipidità
a paragone di quella forza damore da cui ora è tutto
posseduto. Intanto ode distintamente una voce che lo chiama per
nome e gli dice: «Francesco che stai a fare nel mondo?
Tu non sei fatto per il mondo. Segui la tua vocazione».
(Card. Giovanni Colombo). Fu la svolta radicale. La conversione
alla santità.
Francesco diventa
Gabriele di Maria Addolorata
Poco dopo, con il parere favorevole
del confessore e contrario di suo padre (che lo aveva già
come collaboratore nel suo lavoro amministrativo e non voleva
rinunciare al suo aiuto) entrò nel noviziato dei Passionisti,
presso Loreto. Sceglie il nome di Gabriele di Maria Addolorata.
Francesco sente di aver scelto finalmente la via giusta:
«Davvero la mia vita è piena di contentezza»
scrisse al padre, in attesa di un sano ripensamento e del ritorno
a casa. «O papà mio, credete ad un figlio che vi
parla col cuore sulle labbra: non baratterei un quarto dora
di stare dinanzi alla nostra consolatrice e speranza nostra Maria
Santissima, con un anno e quanto tempo volete, tra gli spettacoli
e divertimenti del mondo». La vita religiosa non lo spaventò.
«Il giovane diciottenne si adatta infatti con entusiasmo
alla rigida regola della Congregazione, inaugura una vita di
austera penitenza e mortificazione e segue con attenzione la
formazione spirituale incentrata sullassidua meditazione
della passione di Cristo» (F. De Palma).
Nel 1859 Gabriele e i suoi compagni si trasferiscono a Isola
del Gran Sasso, in Abruzzo per continuare gli studi in vista
del sacerdozio. Intensifica le sue pratiche di mortificazione
e di autorinuncia a beneficio degli altri (poveri o compagni),
approfondisce la spiritualità mariana, aggiungendo anche
il voto personale di diffondere la devozione allAddolorata.
La sua salute però si andava deteriorando, sia per la
sua costituzione fisica fragile, sia per la vita rigida della
comunità, sia per le sue privazioni volontarie supplementari.
La tubercolosi polmonare lo condurrà alla morte, nel 1862,
a soli 24 anni. Prima di morire chiese al suo confessore di distruggere
il diario in cui aveva scritto le grazie ricevute dalla Madonna.
Temeva infatti che il diavolo se ne potesse servire per tentarlo
di vanagloria negli ultimi momenti del combattimento finale.
Il confessore obbedì a questa sua ultima richiesta di
umiltà. Gabriele lo ringraziò, ma noi abbiamo perso
un prezioso documento di vita spirituale.
Sappiamo
che da sempre i giovani nella loro crescita verso la maturità
hanno bisogno di esempi e di modelli di identificazione. Spesso
però questi modelli sono banali e superficiali, legati
alleffimero, talvolta addirittura negativi, risultando
invece che costruttivi distruttivi per la loro formazione. Oggi
come ieri. Era così anche nel secolo scorso, ai tempi
di Gabriele dellAddolorata. Proprio per offrire un modello
giovanile di santità coraggiosa e profonda sia la Congregazione
dei Passionisti sia la Chiesa Cattolica accelerarono il processo
di canonizzazione del giovane abruzzese. Non ultimo a spingere
questo movimento fu la devozione dei fedeli nei confronti del
loro conterraneo. Lintero iter fu abbastanza rapido. Gabriele
fu dichiarato santo, e quindi proposto alla venerazione ed imitazione
di tutti i fedeli ma specialmente dei giovani, il 13 maggio 1920
dal Papa Benedetto XV. Pochi anni dopo, nel 1926, Pio XI lo dichiarò
Patrono della Gioventù Cattolica italiana.
Il ricordo di questo santo morto a soli 24 anni è molto
vivo specialmente in Abruzzo, nel Santuario di Isola, che è
meta di pellegrinaggio di centinaia di migliaia di giovani ogni
anno. Questi ragazzi vedono in Gabriele un santo ancora oggi
valido e moderno, un aiuto alla loro crescita umana e spirituale.
Da ricordare e da imitare.
Mario
Scudu SDB
PENSIERI
DI SAN GABRIELE
Se sei nei pericoli
essa accorre a liberarti
«Se tu sei nei pericoli,
essa tosto accorre a liberarti.
Se sei afflitto ti consola.
Se infermo ti solleva.
Se bisognoso ti soccorre.
Né guarda già quello che uno sia stato, solo che
essa veda un cuore che desidera di amarlo che tosto accorre e
gli apre il seno della sua misericordia, lo abbraccia e lo difende,
lo tiene consolato e perfino lo serve, laccompagna in questo
poco tempo che viaggia per leternità, e poi (o fratello
mio, per questo è quello che più consola!) in quel
punto in cui per coloro che hanno amato le creature, con amarezza
indicibile tutto finisce... quelli che amano veramente Maria
si consolano, e invitano a morte».
Così scriveva al fratello Michele
due mesi prima di morire
È
il Signore che ha fatto grande la Madonna
A chi riteneva
la sua devozione quasi eccessiva, e invadente, distinta da Dio,
egli rispondeva: Il Signore ha fatto grande la Madonna
perché vuole che sia onorata. Lha onorata tanto
Lui, perché non onorarla noi? Con ciò diamo grande
onore a Dio.
Siamo dunque larghi con la Madonna, e la Madonna sarà
larga con noi.
IMMAGINI : 1 San
Gabriele dell'Addolorata, passionista
2
Botticelli : Pianto di Maria sul Cristo morto
RIVISTA MARIA AUSILITRICE
2000-2
VISITA Nr. 