SAN TOMMASO D'AQUINO:
UN TEOLOGO SANTO

               “Ciò che ho scritto mi sembra paglia
                                   in confronto a ciò che ho visto”


Ha scritto il teologo Hans Urs von Balthasar:

“I guai in teologia sono arrivati quando i teologi non erano più santi”. Tommaso d’Aquino è stato un grande teologo e santo nello stesso tempo. E “guai” alla Chiesa non ne ha creati, anzi è stato un costante punto di riferimento per gli studi teologici, ispirando anche l’ultima santa e filosofa, canonizzata da Giovanni Paolo II nell’ottobre 1998, Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein).


Tommaso nacque nel 1225 a Roccasecca, vicino a Montecassino, da una famiglia nobile discendente dei conti di Aquino. Da ragazzo a Napoli conobbe un gruppetto di frati domenicani, che vivevano di studio e di carità. Erano “frati mendicanti”. Ne rimase affascinato. Questa sua “vocazione” venne duramente contrastata dai familiari. Lo fecero rapire e tenere a Roccasecca quasi come un prigioniero.

Tommaso non si piega, e vince lui: alla fine lo lasciano libero di seguire la sua vocazione allo studio e alla santità nell’ordine domenicano. Studia principalmente a Parigi (compagno di san Bonaventura), e in altre città. A Colonia fu anche allievo di Sant’Alberto Magno. Diventa dottore in teologia all’età di 30 anni.
La sua carriera accademica come “magister theologiae” lo porta di nuovo a Parigi, poi ad Orvieto, Roma e Napoli.

Per sincera umiltà rifiutò le cariche ecclesiastiche offertigli. Una delle sue prime produzioni teologiche fu la “Summa contra Gentiles”: una specie di “vademecum” per i missionari che avrebbero dovuto affrontare discussioni con “esperti” di altre fedi.
Ma l’opera che lo ha reso celebre e influente nella Chiesa lungo i secoli, fino al recente Concilio Vaticano II, è stata la monumentale “Summa Theologiae”. Nella Chiesa è chiamato il “doctor angelicus”. Uno studioso completamente consacrato alla ricerca della verità, che secondo Tommaso bisognava raggiungere nella preghiera (diceva di aver imparato di più pregando ai piedi del Crocifisso che sui libri) e nella ricerca appassionata e senza pregiudizi di sorta (si attribuisce a lui la frase

“Ogni verità da chiunque venga detta viene dallo Spirito Santo”).

Grande la sua umiltà. Nonostante la sua enorme erudizione e fama, amava predicare alla povera gente e intrattenersi con loro.
La sua attività di scrittore di teologia si interruppe improvvisamente il 6 dicembre 1273, dopo la celebrazione dell’Eucaristia. Cos’era successo? Non si sa con precisione. Un giallo medievale insomma, ancora senza soluzione. C’è solo un’ipotesi, semplice, plausibile ma non ancora certezza.

Da quel 6 dicembre (tre mesi prima della morte) Tommaso d’Aquino, il grande “magister teologiae” tacque. Depose i suoi libri, non scrisse più nulla, non dettò più una parola ai suoi numerosi collaboratori. Al segretario e confessore Reginaldo che gli chiedeva il perché rispose semplicemente: “Non posso”. La ragione del clamoroso silenzio? Non si sa. Forse un intervento soprannaturale? Sembra di sì.

Un’ipotesi, che rimane ancora tale. All’insistente segretario Tommaso una volta rispose:

“Tutto ciò che ho scritto mi sembra paglia in confronto a ciò che ho visto e che mi è stato rivelato”.

Quindi una rivelazione, una qualche “esperienza mistica”. Si narra anche che Tommaso, durante la messa nella domenica di Passione, a Napoli, fu visto come “rapito” in estasi. I suoi assistenti dovettero scuoterlo per farlo proseguire. Questa ipotesi è stata ripresa dal teologo Bruno Forte nel suo volume “Il silenzio di Tommaso” (Piemme).

Il grande Tommaso, dopo aver scritto la Summa, aveva compreso la propria inadeguatezza davanti al mistero di Dio, la povertà delle sue pur dotte parole davanti all’indicibilità di Dio e alla insondabilità del suo Essere. Ogni parola umana si esauriva davanti al Mistero. La via migliore era la contemplazione ed il silenzio alla presenza di Dio. Tommaso è considerato il cercatore instancabile del mistero di Dio. È stato, il suo, il massimo tentativo “razionale” di indagare sulla realtà di Dio.

Ha detto il teologo napoletano Bruno Forte: “Perché non comprendiamo la profonda simpatia che ispira Tommaso, il pathos che l’uomo suscita al di là delle presentazioni scolastiche del suo pensiero, il cercatore continuo del mistero, il pellegrino verso l’abisso di Dio?”. Prosegue ancora chiedendosi: “Chi è il credente? È un «ateo» che ogni giorno si sforza di cominciare a credere.

E Tommaso, a noi naufraghi della modernità, con il suo non fermarsi mai, la sua esplorazione continua, ci insegna ad evitare due rischi: da una parte voler ricondurre tutto alla ragione, al luogo che crede di spiegare tutto, alle ideologie che, in quanto sistemi compiuti producono violenze; dall’altra, la rinuncia, il nichilismo, l’affidamento al nulla, il pensiero debole. Tommaso ci insegna a cercare da viandanti il senso della storia, il valore della terra e dell’esperienza umana, guidati dal Mistero”.

È un insegnamento importante: cercare Dio con perseveranza ed umiltà, con impegno costante e con forte speranza, felici di quello che abbiamo “trovato” e sospinti dallo Spirito a cercarlo ancora, fino a quando lo vedremo “faccia a faccia”. Allora cesserà la ricerca, e comincerà la visione. Il Paradiso.

                                                                                   MARIO SCUDU sdb ***


Ciclo vitale di San Tommaso

“Tommaso cominciava il movimento della sua mente verso Dio con la preghiera, e finiva discendendo da Dio verso il prossimo con l’insegnamento. Dal prossimo poi risaliva a Dio contemplando e pregando, per cominciare di nuovo il ciclo vitale”.                        

                                                                                            Guglielmo di Tocco, biografo di S. Tommaso


  *** Questo e altri 120 santi e sante sono confluiti nel volume:
        
MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni, Editrice ELLEDICI, 2011, pp.936

IMMAGINE:
GUERCINO (tela di) 1662 - Basilica di San Domenico - Bologna


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 1999-1
VISITA Nr.