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 Sab Giuseppe Cafasso (1811-1860):
    
 PERLA DEL CLERO E 'PRETE DELLA FORCA'


San Giuseppe Cafasso

San Giuseppe Cafasso “vera luce sacerdotale nella storia della Chiesa”. Così lo definì Benedetto XVI al termine dell’Anno sacerdotale: nella interminabile schiera dei “santi sociali”, che hanno operato in terra subalpina, non ha fondato istituti, né costruito strutture, ma ha allevato fondatori e costruttori. E proprio nel 150º dell’unità d’Italia cadono il 150º della morte (23 giugno 1860) e il bicentenario della nascita (15 gennaio 1811).

Fanno da guida alla riscoperta di quello che fu definito “perla del clero italiano” e “il prete della forca” la catechesi che Benedetto XVI propose il 30 giugno 2010 all’udienza generale e gli insegnamenti dei Pontefici. Afferma Ratzinger: “Non fu parroco come il curato d’Ars, ma fu soprattutto formatore di parroci e preti diocesani, anzi di preti santi. Non fondò istituti religiosi perché la sua fondazione fu la scuola di vita e di santità sacerdotale che realizzò, con l’esempio e l’insegnamento, nel Convitto ecclesiastico di san Francesco d’Assisi”.

Zio del Beato Giuseppe Allamano

Nasce a Castelnuovo d’Asti (ora Castelnuovo Don Bosco), terzo di quattro figli. La sorella Marianna è la mamma del Beato Giuseppe Allamano, fondatore dei Missionari e delle Missionarie della Consolata. Ha 16 anni quando incontra per la prima volta il dodicenne Giovanni Bosco. Il 21 settembre 1833, a 22 anni, è ordinato sacerdote nella chiesa dell’arcivescovado di Torino. Quattro mesi più tardi entra nel Convitto ecclesiastico: è allievo, ripetitore e docente di morale, direttore spirituale e rettore. In 24 anni di insegnamento, forma generazioni di sacerdoti e si dedica a un’intensa pastorale verso i bisognosi, i carcerati e i condannati a morte.
Papa Benedetto XVI spiega: “Tre erano le sue virtù principali: calma, accortezza e prudenza. Al ministero della confessione dedicava molte ore della giornata. Di molti santi e fondatori di istituti religiosi egli fu sapiente consigliere spirituale. Il suo insegnamento nasceva dall’esperienza viva della misericordia di Dio e dalla profonda conoscenza dell’animo umano: la sua fu una vera scuola di vita sacerdotale”.

Il suo segreto: essere uomo di Dio

Il suo segreto è semplice: “Essere un uomo di Dio; fare nelle azioni quotidiane tutto a maggior gloria di Dio e a vantaggio delle anime. Amava il Signore, era animato da una fede ben radicata, sostenuto da una profonda e prolungata preghiera, viveva una sincera carità verso tutti”. L’altro elemento che ne caratterizza il ministero “è l’attenzione agli ultimi, in particolare ai carcerati.

In questo delicato servizio, svolto per più di vent’anni, fu sempre il buon pastore, comprensivo e compassionevole. Accompagnò al patibolo 57 condannati a morte”.

Papa Pio XI il 1º novembre 1924 approva la beatificazione del Cafasso. Pio XII il 22 giugno 1947 lo proclama santo e il 9 aprile 1948 patrono delle carceri. Giovanni XXIII nella lettera al cardinale Maurilio Fossati, arcivescovo di Torino, nel primo centenario della morte, scrive: “Chi ha l’animo traboccante di amore, ha sempre di che donare agli altri. Fu egregio formatore di anime sacerdotali, ne illuminò le intelligenze con sana dottrina e con rinnovata perfezione.

Fu ricercato consolatore tanto più soave e vigilante quanto più tormentosa era la miseria, soprattutto per i carcerati e i condannati a morte”. Giovanni Paolo II nella prima visita a Torino, domenica 13 aprile 1980, ricorda che “con zelo indefesso, fu dedito a Dio, alle anime e alla formazione dei sacerdoti”.

Pier Giuseppe Accornero
redazione.rivista@ausiliatrice.net


IMMAGINI:
Un’altra immagine del Cafasso, mentre forma i sacerdoti nel Convitto Ecclesiastico annesso al santuario torinese della Consolata. Foto Mario Notario 
 A Torino, il monumento dedicato al Cafasso sorge proprio nel “Rondò della Forca”, all’incrocio tra gli odierni corso Valdocco e corso Regina Margherita, dove un tempo si eseguivano le impiccagioni. Foto Anailug



     RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2011 - 2
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