DON CARLO GNOCCHI (1902-1956):
LA
PEDAGOGIA DEL DOLORE INNOCENTE
Non cè uno al mondo che
prima o poi non si trovi a dover fare i conti con il problema
della sofferenza.
Alla fine della II guerra mondiale, un uomo di singolare cultura,
sensibilità e delicatezza, si è trovato in modo
impellente a dover dare una risposta a questa grande domanda
che attanaglia tutti: perché il dolore?
Un grande
educatore
Si chiamava Carlo Gnocchi ed
era nato il 25 ottobre 1902 cento anni fa a San
Colombano al Lambro (Milano), da umile famiglia. Presto il dolore
lo visitò con la morte del padre in giovane età,
del fratello Mario, ancora ragazzo, e dellaltro fratello,
Andrea di 20 anni.
Con notevoli sacrifici, la mamma sostenne Carlo nella sua ascesa
al sacerdozio fino alla sua ordinazione, avvenuta il 6 giugno
1925. A soli 23 anni, celebra la prima Messa. Don Carlo è
una figura esile ma, nel suo velo di carne, vibra unanima
ardente, un vero innamorato di Gesù e, per suo amore,
traboccante di carità per i ragazzi, i giovani e i poveri.
Ha la passione che tutti vivano di Gesù, fino alla sua
pienezza, nella vita divina della Grazia santificante.
Per i primi anni, svolge il suo ministero a Cernusco sul Naviglio,
poi a S. Pietro in Sala, a Milano, facendosi amico dei ragazzi
e di tutti. Come confessore, è padre spirituale appassionato
della salvezza delle anime. È predicatore e conferenziere
e scrittore, per arrivare a molti con la luce del Vangelo.
Nel 1935, è chiamato a 33 anni a diventare direttore spirituale
dellIstituto Gonzaga di Milano, per la formazione della
gioventù. Studia, legge e prega molto, affidandosi soprattutto
alla Madonna perché sa che soltanto un vero alter Christus
potrà far crescere Gesù nelle anime.
Affida ogni ragazzo alla Madonna, perché sia Lei a modellarlo
a immagine di Gesù. I suoi ragazzi sono affascinati da
lui, dalla sua opera. Li guida e li dirige in confessionale,
nei colloqui singoli, negli incontri e nei dibattiti, nelle numerose
lettere che scrive, mediante gli articoli e i libri che pubblica
e diffonde. È
trasparenza
di Dio.
Nello strazio
della guerra
Il 10 giugno 1940, lItalia
entra in guerra. Don Carlo vede i suoi giovani partire per i
diversi fronti dEuropa, dove le follie dei potenti li scaraventano
con mani omicide. Chiede di essere arruolato come cappellano
militare per essere vicino ai suoi ragazzi.
Con il suo altarino da campo, offre ogni giorno il Sacrificio
di Gesù nella S. Messa. Con il suo cuore sacerdotale,
sarà presente accanto ai suoi alpini in Albania, in Grecia,
in Croazia. Unesperienza lacerante: ma perché tutto
quel dolore, perché la morte di tanti innocenti? Solo
lui, con la luce della fede, sa rispondere, consolare ed incoraggiare.
Nel 1942, viene la terribile campagna di Russia. Don Carlo è
ancora là con i suoi soldati, a condividere tanto strazio.
A lui, prima di chiudere gli occhi, dilaniati dalle armi, i morenti
affidano gli ultimi ricordi per le loro madri, per le spose,
per i figli.
Quando Don Carlo ritorna in Italia, riprende il cammino per adempiere
le commissioni lasciategli dai suoi alpini caduti sui fronti
di guerra. Si rende conto con i suoi occhi che anche i bambini
hanno fatto la guerra, soffrendo lindicibile: feriti, affamati,
ammalati, non curati, orfani. Sì, certamente non lha
voluto Dio tutto questo dolore, sono stati i prepotenti della
terra a causare la tragedia, ma la domanda rimane sempre: perché
tanto dolore, perché il dolore degli innocenti?
Don Carlo ha una lunga lista di indirizzi con cui risale le valli
del Tagliamento, la Val dIntelvi, la Valtellina... presso
le famiglie dei suoi caduti: incontra e consola mamme, spose
rimaste vedove, bambini orfani. Ma cosa fare per i piccoli?
Per gli
orfani e i mutilatini
Con laiuto della Provvidenza,
ad Arosio (Como), presso la Casa dei Grandi Invalidi, offre ospitalità
a un certo numero di orfani. Presto avrebbe dato vita a una casa
tutta per loro. Pubblica un libro, il cui titolo dice tutto:
Restaurazione della persona umana (La Scuola, Brescia). Lui avrebbe
vissuto per questo, per restaurare nei piccoli, tanto più
se sofferenti, la dignità della persona umana alla statura
di Cristo.
Una sera di luglio, una mamma gli porta il suo bambino privo
di una gamba. Non sapendo più come provvedere, lo pone
per terra e gli dice: Don Carlo, lo affido a lei.
E se ne va via, di corsa. Don Carlo si avvicina al bambino, singinocchia
accanto a lui e lo guarda con sconfinato amore, come quando guarda
Gesù sulla Croce durante la Santa Messa. I due si guardano
e si comprendono. Durante la notte, dopo aver aiutato il bambino
ad addormentarsi tenendogli la mano, scende in cappella e chiede
a Gesù che cosa deve fare.
In quellistante si vede circondato da una folla di bambini,
senza mani, senza gambe, ciechi, sordi, sfigurati, bisognosi
di tutto, specialmente di amore... e lui avrebbe provveduto.
Quanto sangue innocente!
In giro per lItalia, Don Carlo stende la mano. Nel 1948,
fonda la Pro Infanzia mutilata, cioè la Federazione
dei piccoli mutilati, per lassistenza alle innocenti vittime
della guerra, con una prima modesta sede a Milano e laltra
a Roma, poi in altre città dItalia. In quei suoi
istituti, i mutilatini non devono essere commiserati, perché
essi sono laristocrazia del dolore, sono dei privilegiati:
Dio ha scelto loro, come già aveva scelto suo Figlio per
la redenzione dellumanità.
Don Carlo è segnato profondamente da quel mondo di sofferenza,
e lItalia si mobilita per la sua opera. L11 febbraio
1953, nasce lopera grandiosa Pro Juventute
con otto efficienti Istituti tra cui quello di Parma per le cure
e la riabilitazione dei mutilati.
Lacrime
come perle
Tutta quella sofferenza vissuta
senza senso Don Carlo lo sa è un tesoro
preziosissimo che va perduto. Tocca a lui dare senso e letizia
a quellumano dolore innocente. Per questo, insegna ai suoi
mutilatini a soffrire e a offrire in unione con Gesù che
soffre sulla Croce e ripresenta il suo Sacrificio nella Santa
Messa ogni giorno, in espiazione dei peccati degli uomini e per
la salvezza del mondo. Un giorno, lo spiega a chiare lettere
ai suoi bambini che piangono: Queste vostre lacrime devono
diventare perle, angeli miei! Ma come è possibile?
Prepareremo una cassettina ed in essa
lasceremo cadere delle perle vere, preziose. Quando uno di voi
deve, per il suo bene, subire nella clinica di Parma unoperazione
chirurgica, lasciarsi ingessare un arto, farselo tirare in trazione,
soffre. Ebbene, questa sofferenza fisica non deve andare perduta:
bisogna offrirla al Signore, senza piangere, senza gridare. Quando
uno di voi sarà riuscito con coraggio, pensando a Gesù
Crocifisso che ha sofferto più di qualsiasi uomo, a sopportare
senza lamenti la sua operazione, avrà il diritto di mettere
nella cassettina una perla vera, E poi? E poi?,
chiedono i mutilatini.
E poi, tra un anno, conteremo le perle: ce ne saranno tante,
lo so, e le porteremo ad un orefice che le userà per formare
il nostro distintivo, che porteremo al Papa come segno della
nostra sofferenza accolta con amore.
I piccoli gli promettono che lavrebbero fatto. Un giorno
destate del 1950, tutti i mutilatini di Don Gnocchi si
recano in udienza dal papa Pio XII. Il dono più bello
che gli portano è una spilla preziosa che rappresenta
il monogramma di Cristo, il Chi-Ro (h) in cui la
X è fatta da due stampelline incrociate e
allacciate da una corona nobiliare a indicare che la sofferenza
innestata su Cristo forma una cosa sola con Lui, il Cristo mistico,
e soltanto in questo modo si può ricevere la corona del
merito e del premio.
Il simbolo era stato fatto interamente con le perle della sofferenza
e del coraggio dimostrato dai bambini.
Don Carlo spiega al Papa il significato del gioiello, come è
nato... Pio XII si commuove e nei suoi occhi brillano grosse
lacrime di tenerezza e di riconoscenza.
La Croce
è il senso
Quando tornano nei loro collegi,
quei piccoli si sentono davvero dei privilegiati. Dio li ha scelti
perché portino nelle loro carni il segno della sofferenza
redentrice: come Gesù ha patito sulla Croce fino a morire
affinché gli uomini siano liberi dal peccato e ricchi
della vita divina della Grazia, così anchessi stanno
soffrendo affinché la Redenzione di Gesù raggiunga
ogni uomo.
È il grande significato del dolore innocente: occorre
spiegarlo a tutti. Per questo, Don Carlo matura lidea di
una Federazione europea della gioventù mutilata di guerra.
Il 27 agosto 1953, Pio XII riceve in udienza 120 mutilatini dei
diversi Paesi dEuropa, guidati da Don Carlo.
Un ragazzo francese offre al Papa una targa con lo stemma della
Pro Juventute, il monogramma di Cristo con inciso il motto Cum
redicitur, coronatur, quando si è immolati si è
incoronati. E gli dice: Questo significa che noi vogliamo
unire i nostri sacrifici a quello di Gesù, affinché
essi possano servire per un mondo migliore e ricevere così
la corona che il Vangelo ha promesso a coloro che soffrono per
Lui. Il Papa risponde: La vostra sofferenza unita
a quella di Nostro Signore, vi condurrà al più
grande amore per Lui e a una tenera e forte carità per
tutti i vostri fratelli.
Ora Don Carlo indirizza la sua attività e i suo pensieri
anche alla cura e alla rieducazione dei ragazzi colpiti dalla
poliomielite. Il 12 settembre 1955, viene posta la prima pietra
a Milano del Centro pilota per i fanciulli poliomielitici. Ormai
Don Carlo è stremato dalla fatica e dal cancro che gli
rode lo stomaco. Ha solo 54 anni e dice: Sono uno che muore.
Il 28 febbraio 1956, va incontro a Dio. Di lui è in corso
a Roma la causa di beatificazione.
Proprio il giorno del funerale, esce un piccolo libro da lui
scritto con le sue ultime forze, come il suo testamento, che
condensa tutta la sua vita e il suo sacerdozio, la sua opera
in mezzo alla gioventù delle parrocchie, dellIstituto
Gonzaga, di cappellano militare, ma soprattutto in mezzo al dolore
dei piccoli e dei più giovani, per dare ad ogni lacrima,
a ogni goccia di sangue sparsa, il significato e il valore più
alto. Il libro, Pedagogia del dolore innocente (La Scuola, Brescia,
1956) è la risposta, in Gesù Crocifisso, al grande
perché del dolore, così come Don Carlo ha fatto
e noi abbiamo narrato.
Paolo Risso
IMMAGINE:
1- Don Carlo Gnocchi (Disegno di N. MUSIO ) / 2 Una Foto di don
Carlo Cnocchi
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2002-10
VISITA Nr. 