CASIMIRO BARELLO (1857-1884):
IL
PELLEGRINO DELL'EUCARESTIA
A
Cavagnolo, un piccolo paese di campagna nella provincia di Torino,
nasce il 31 gennaio 1857, Casimiro Barello, figlio di umili contadini,
ricchi solo della loro forte fede nella Provvidenza. Dai genitori
riceve uneducazione cristiana semplice e lineare. Frequenta
saltuariamente la scuola e non va oltre la terza elementare,
come molti ragazzi del suo tempo.
Il 13 agosto 1868, riceve la Cresima da Mons. Ferré, Vescovo
di Casale Monferrato e, un anno dopo, la Prima Comunione. Ancora
ragazzino, si distingue per lamore alla preghiera e per
la fortezza nellaffrontare le difficoltà della vita.
La sua giovane mamma si ammala presto e lui lassiste fino
alla fine. Quando la mamma lo lascerà, lui avrà
solo 12 anni.
Una singolare
chiamata
Un giorno destate, nel
paese vicino si celebra la festa patronale, la musica lo attrae
e lui quattordicenne non sa resistere. Alla sera, scappa per
andare a fare quattro salti. Ma nel tornare a casa si accorge
di quanto sia stato superficiale e decide di non dedicarsi più
a cose così vuote. Nel 1872 è malato grave. Per
la festa dellAssunta, si reca in chiesa: lì, gli
appare la Madonna che lo guarisce e gli dice: «Tu dovrai
servire Dio con una vita di penitenza e di preghiera».
Lanno dopo, ancora malato, la Madonna gli appare nuovamente
e lo richiama: «Perché non hai mantenuto la promessa?
Per questo sei ricaduto infermo. Devi darti a una vita di penitenza
e pellegrinare per il mondo, come hai promesso. Questo vuole
da te Gesù».
Preghiera e penitenza: è lo stesso messaggio di Lourdes.
Casimiro continua a lavorare in campagna con i suoi pensando
di darsi tutto a Dio. Nel 1874, vede di nuovo la Madonna che
lo toglie dalla vita comune: dovrà uscire dalla sua terra
e partire...
per dove? Dove Dio vorrà.
Sulle vie
del mondo
Nel suo cuore cresce un grandissimo
amore a Gesù Eucaristico. Inizia a passare tutto il tempo
che può in chiesa, in adorazione come se avesse quasi
fisicamente percepito che: «Se Gesù è lì,
vivo e vero, tu dove vuoi andare?».
Alla preghiera unisce le forme tradizionali di penitenza. Una
domenica dellautunno 1874, con il consenso del padre, parte.
Dora in poi sarà pellegrino, penitente e orante
per il mondo, fermandosi nelle chiese a pregare, offrendosi per
la conversione dellumanità, in riparazione dei peccati
e per la santificazione dei sacerdoti.
La sua prima tappa è Torino: la Consolata e lAusiliatrice.
Si confessa, partecipa alla Messa e rimane in adorazione fino
a quando la chiesa è aperta. Si guadagna il pane con umili
lavori, quanto gli basta per vivere giornalmente e soccorrere
i poveri. Guidato da unispirazione interiore che solo lui
conosce, si dirige a Genova, dove resta fino al 1876: innamorato
di Gesù, cerca sempre le chiese dove si svolgono le quarantore.
Non è mai sazio di stare alla presenza del Santissimo
Sacramento. Prega in ginocchio anche 10-12 ore al giorno.
Alla fine del marzo 1876, è a Roma a San Pietro e a Santa
Maria Maggiore: vede il papa Pio IX e ne riceve la benedizione.
Si porta a Napoli con lintento di imbarcarsi per la Palestina,
la terra di Gesù, ma non riuscirà mai ad arrivarci.
Anzi, a Napoli, è imprigionato per il suo genere di vita
e riportato a Cavagnolo, sotto scorta. È lestate
del 1876 e Casimiro, dopo una breve sosta, riparte, diretto in
Spagna, a Santiago di Compostela. Passa a La Salette e a Lourdes.
Giunge in Spagna e si spinge fino in Portogallo, dove rimane
fino al dicembre del 1877. Per il Natale è di nuovo a
Cavagnolo, pronto per la chiamata alle armi. Ma al suo paese,
laspetta anche una bella ragazza di nome Rosina, che sinnamora
di lui. Casimiro non è insensibile al suo fascino quattordicenne
e promette a Rosina di sposarla, una volta tornato da militare.
Arrivederci
in Paradiso
Dal febbraio del 1878 allagosto
1880, è soldato a Torino, Venezia ed infine a Pescara:
diligentissimo negli incarichi, tutte le libere uscite le passa
in chiesa davanti al Tabernacolo. I commilitoni lo deridono,
gli danno del «frataccio», ma molti, per il suo esempio,
cambiano vita. Nel maggio 1879, una sera, mentre recita il Rosario,
la Madonna gli appare unaltra volta per chiarirgli definitivamente
che Gesù lo vuole pellegrino per il mondo: «Amami
e donati tutto a me. Non essermi ingrato, esegui i miei ordini,
onorami in presenza del mondo e non vergognarti di me... raccomandati
a me nei pericoli e io non abbandonerò un peccatore che
si pente e mi ama».
Casimiro scrive a suo padre: «Se tu vedessi ciò
che io vedo, piangeresti di gioia... arrivederci in Paradiso».
Alla fidanzata scriverà: «Servirò Dio solo.
Non pensare più a me. Ti volevo tanto bene, ma lamore
per Gesù e quel che provo nellamarLo è infinitamente
più grande». Rosina non si sposerà e vivrà
anche lei solo più per Gesù.
Imbarcatosi a Livorno per la Spagna, giunge a Barcellona e vi
resterà fino alla primavera del 1881: la Spagna sarà
la sua seconda patria. Diranno quelli che lo hanno incontrato:
«Casimiro parla poco, prega molto, ascolta tutti. Passa
lunghe ore in chiesa, dorme sulla nuda terra, aiuta i poveri
con i risparmi del suo lavoro». Per un certo periodo, tra
il 1881 e il 1882, vive come eremita con aspre penitenze rivelandosi
un giovane di straordinaria purezza.
Gesù
unico tesoro
Apprendendo molti mesi dopo
che suo padre è morto, si dirige verso lItalia.
Frattempo viene deriso, insultato, arrestato più volte,
sempre lieto di soffrire per Gesù e per la conversione
dei peccatori. Molti però, comprendono il suo messaggio
e lo venerano come uomo di Dio, altri scossi da lui, si convertono.
A Cavagnolo, nel febbraio del 1883, rinuncia alla parte di eredità,
a favore del fratello Corrado, perché, come dirà:
«Il mio unico tesoro è Gesù». Il parroco,
don Amione, racconta che quando era al paese, Casimiro si confessava
sovente e ogni giorno assisteva alla Santa Messa e poi si fermava
lungamente in chiesa, fissando lo sguardo sul Tabernacolo, invocando
Gesù e piangendo, offrendosi in riparazione degli scandali,
dei sacrilegi e dei disprezzi che il Signore riceveva da parte
degli uomini.
Nel marzo del 1883, riparte unaltra volta verso Genova.
Lungo la strada parla di Gesù e delle verità eterne:
il fine della vita, la salvezza dellanima, la fuga dal
peccato, linferno, il purgatorio e il paradiso, operando
svariate conversioni. Il suo sconfinato amore per Gesù
impressiona e risveglia in molti lamore di Dio e il desiderio
delladorazione. A Genova, il 17 aprile 1883, incontra don
Giovambattista Semino che diventa il suo direttore spirituale
e lo conferma nella sua singolare vocazione di «pellegrino
eucaristico» di «pellegrino dellImmacolata».
Don Semino gli raccomanda la Comunione il più frequentemente
possibile.
Pazzo per
Dio
A un giovane che lo compassiona
per le sue persecuzioni, Casimiro risponde: «Non si è
mai tanto sicuri di fare la volontà di Dio come quando
si soffre per Lui». A un altro giovane spiega: «Non
è da superbi volersi far santi: è questo il fine
per cui siamo stati creati».
Il 2 maggio 1883, vigilia dellAscensione, attorno a lui
scoppia un tumulto ed è portato in carcere. Lindomani,
per opera dei nemici della Chiesa è cacciato da Genova:
dà fastidio solo con la sua presenza! Verso la fine del
mese, è già a Rimini, in preghiera nella chiesa
di Santa Chiara, allaltare di San Giuseppe Benedetto Labre,
di cui sta leggendo la biografia e che imita nel medesimo stile
di vita. Si ferma a Loreto nella Santa Casa, poi a Lanciano nella
chiesa del Miracolo Eucaristico, dove il 5 giugno 1883, viene
accolto nel Terzordine francescano.
Mons. Luigi Agazio, santo vescovo di Trivento, che lo accoglie
in quei giorni, lo considera un santo e dirà che «Casimiro
sceglieva i luoghi dove cerano più sacerdoti e più
Messe, per non mancare mai alla possibilità di nutrirsi
del pane eucaristico».
A Campobasso viene arrestato e ricondotto a Cavagnolo: è
contento di essere rivisto dai suoi compaesani con le manette
ai polsi e di essere umiliato, per rendersi ancor più
simile a Gesù durante la sua Passione. Il fratello ne
chiede la liberazione e lo ospita in casa sua. Casimiro trascorre
le sue giornate in chiesa, davanti allaltare, svolgendo
i lavori più duri e dormendo sulla paglia sotto le stelle.
In quellinizio di ottobre 1883, si reca alla festa del
Rosario a Monteu, dove prega a lungo davanti alla cappella di
San Grato in modo da essere visto da tutti nel suo stato di penitente:
«Da giovanetto, spiega, qui ho dato scandalo, ora intendo
riparare». A un compagno di adolescenza, che cerca di evitarlo,
risponde: «Molti del paese mi stimano pazzo: dicano quel
che vogliono. Meglio essere pazzi per Dio che sapienti per il
mondo». È il suo stile, il suo programma: la follia
della Croce, del divino Crocifisso, che salva il mondo sul patibolo
più infame.
Schiavo
del Tabernacolo
L8 ottobre 1883, lascia
Cavagnolo per sempre. Raggiunta la Spagna, l8 dicembre,
è in preghiera al Santuario mariano di Monserrat. A Valenza,
ospite di un buon prete, don Cervera, Casimiro riceve una lettera
da don Semino: «Confessati sovente, ricevi la Comunione
tutti i giorni. Ripara le ingiurie che Gesù riceve in
questo Sacramento. Trasformati in Lui». Obbedisce alla
perfezione.
Nei luoghi dove passa, austero e gioioso, edifica e converte
con la sua presenza. A Jativa, nel febbraio del 1884, in giorni
freddissimi, pregando, soccorrendo i poveri, i malati e i carcerati
predica una vera missione al popolo. Quindi, si incammina verso
Santiago, dove però non arriverà mai, accompagnato
da molti che vogliono stargli vicino, pregare con lui, e dicono:
«È un santo, un altro Gesù».
Ad Alcoy, ospite di un negoziante di stoffe, Giuseppe Valero,
il 23 febbraio 1884, fa da padrino da battesimo al bambino del
commerciante, che viene chiamato Casimiro. Ormai sente vicina
la sua ultima ora. Il mercoledì delle ceneri, dopo la
preghiera, dichiara a chi viene a fargli visita: «Alcoy
è colpevole di un grande peccato. La vostra industria
è in declino, perché non santificate più
la domenica, giorno del Signore, per la vostra sete di guadagno.
Cambiate vita». È il suo testamento, e viene ascoltato.
Gli ultimi giorni, benché arso dalla febbre della gravissima
polmonite che lha colpito, Casimiro li trascorre in chiesa:
«Il pensare che Gesù è realmente presente,
nascosto nellEucaristia, il pensare che vi sta per mio
amore, mi vede, mi sente, mi ascolta, mi è motivo di grandissima
gioia e non partirei mai dalla sua presenza».
Per invito della Madonna, Casimiro è stato leroico
adoratore di Gesù Eucaristico, lo «schiavo del Tabernacolo»,
sorgente unica di santità e di ogni grazia.
Alle 16,30 del 9 marzo 1884, Casimiro Barello, va dolcemente
incontro a Dio. È la seconda domenica di Quaresima, la
domenica della Trasfigurazione di Gesù sul monte. Ha soltanto
27 anni.
Nel 2001 il Papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato venerabile.
Paolo Risso
Str.
Lazzaretto, 5 - 14055 Costigliole dAsti
IMMAGINE: CASIMIRO BARELLO
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2002-6
VISITA Nr. 