ANTONIO PAVANELLO:
LA PASSIONE DELLA GRAZIA
Fino
a cinque anni, correva nel cortile della sua bella
casa, come un leprotto di primavera. Un bel bambino, vispo
e sorridente, lultimo di dodici figli, coccolato da tutti.
Ma un brutto giorno, la paralisi infantile e la tubercolosi ossea
lo bloccarono come un tronco inerte.
Sua mamma non disperò. Alla sua nascita, il 18 marzo 1928,
a Caselle de Ruffi di Santa Maria di Sala (Venezia), lavevano
chiamato Antonio, in onore del santo taumaturgo di Padova, del
quale i suoi genitori erano devotissimi. Così la mamma
prese il piccolo paralizzato e lo portò nella Basilica
di SantAntonio a chiedere il miracolo. Lì la mamma
prega con tutta la sua fede, mentre il bambino è in braccio
al fratello maggiore. Passano pochi istanti e il piccolo grida
forte: «Mamma, mamma, sono capace di camminare da solo».
Deposto a terra, riprende a correre più di un leprotto.
Miracolo ottenuto, Antonio Pavanello intraprende, un passo dopo
laltro, il suo cammino verso la santità.
Limpido
e lieto
Lanno
dopo va a scuola. È troppo vivace e fatica a moderarsi,
ma è affascinato dal Crocifisso e da Gesù presente
e vivo nellEucaristia. Sovente, Antonio si raccoglie ai
piedi del Crocifisso in casa, in silenzio. A chi gli domanda:
«Che fai?», risponde: «Penso a Lui, a quello
che ha fatto per me».
Il 2 giugno 1935 riceve la prima Comunione ed è festa
grande, soprattutto nel suo cuore. Da quel giorno ha il suo posto
nella chiesa, in un banco proprio vicino allaltare: non
manca mai alla Messa festiva e spesso durante la settimana taglia
qualche gioco per non mancare alla Messa. Anche al pomeriggio,
è facile trovarlo lì, «a dire tante cose
a Gesù», in silenzio, proprio lui che ama correre
e giocare. Il suo proposito è «Voglio vivere in
grazia di Dio, sempre». Non lo dimenticherà mai.
Il 2 luglio 1936, riceve la Cresima, che a otto anni gli fa sentire
il compito di essere testimone di Gesù. A Gesù
che gli dona il suo Santo Spirito, chiede il dono della fortezza,
perché gli è stato detto che ce ne vuole molta
per affrontare la vita e limpegno cristiano nel mondo.
Adolescente di 12 anni, ormai è studente di scuola media,
con le piccole crisi delletà. Un giorno gli scappano
alcune parole grossolane. La mamma lo richiama e lui, resosi
conto, le dice: «Non sono più degno di te. Vado
via da casa, porto con me il Rosario e il mio libro di preghiere.
Vado a far penitenza». La mamma lo trattiene, ma lui ha
capito molte cose quel giorno. Ritorna ai piedi del suo Crocifisso
e indugia a lungo, lì, immobile.
È affezionatissimo alla mamma, ancor di più quando,
appena quattordicenne, perde il padre. È orgoglioso di
un fratello più grande che si avvia al sacerdozio e che
sarà un po la sua guida. Così, Antonio non
devierà più. Ama lo studio, la letteratura, larte,
il latino e si iscrive al Ginnasio per gli studi classici. Ma
ancora di più ama il Vangelo e le Lettere di San Paolo.
È ragazzo e giovane di Azione Cattolica e approfondisce
la sua fede nello studio delle ragioni per credere, nella conoscenza
del Credo e della Legge di Dio. Ogni giorno dedica mezzora
alla meditazione, nel silenzio della sua camera, in un colloquio
intenso con Gesù, nella revisione quotidiana del suo vivere.
Al termine del Liceo, ormai ventenne, vorrebbe darsi al teatro
e diventare attore, con un segreto intento: portare Gesù
anche in quellambiente difficile. Ma presto si orienta
altrove. È occupato da un desiderio intenso di trasmettere
agli altri la sua fede, di servire il prossimo con dedizione.
Nel 1948, si iscrive a Medicina.
Maestro
e apostolo
Ma non è
la sua strada e lanno successivo passa a Giurisprudenza.
Studia con
serietà,
senza perdere tempo per giungere in fretta alla laurea in legge.
Il suo biografo scrive: «AllUniversità, entra
con vera mentalità apostolica. Per lui testimoniare la
Verità, non è solo un dovere, ma un bisogno. Non
è secondo a nessuno nel suscitare allegria e simpatia,
ma a viso aperto, nei discorsi e nella vita, testimonia la sua
visione cristiana con gioia e coraggio».
Una volta, mentre attende di sostenere un esame, gli viene consigliato
di togliersi il distintivo di Azione Cattolica. Risponde: «Impossibile.
Questa piccola Croce luminosa è la mia gloria!».
Non vuole più gravare sulla famiglia per gli studi e nel
1951, consegue il diploma di maestro, per superare lanno
successivo, il concorso e entrare in ruolo come insegnante, senza
rinunciare al progetto della laurea in legge.
Con i bambini, ha una pazienza infinita, come un fratello maggiore.
Il suo pedagogista prediletto è San Giovanni Bosco, con
il suo sistema preventivo, che lui, prima ancora di studiare,
già possiede nel sangue, per la forza della carità
che lo anima.
I suoi scolari diventano la sua famiglia. I più difficili
sono i più seguiti da lui. I piccoli gli si affezionano
perdutamente. Lui pretende molto da loro, anche dei sacrifici,
dandone per primo lesempio. Quando qualcuno commette una
mancanza o una monelleria, lui non lo castiga, ma al termine
della scuola, lo conduce in chiesa a chiedere perdono a Gesù:
«perché in fondo il solo Maestro è Lui, è
Lui al quale tutti dobbiamo rendere conto».
Antonio è anche dirigente della Gioventù italiana
di Azione Cattolica e gira per le parrocchie della sua zona a
svolgere il suo incarico, con passione di apostolo. Le sue stupende
conferenze affascinano i giovanissimi ascoltatori che lui educa
allamore appassionato a Cristo, alla vita in grazia di
Dio, alla purezza. I suoi propositi sono: «Vivere per Gesù
e per gli altri. Convincersi che il mondo nuovo può e
deve cominciare da noi».
Divenuto Presidente, passa di associazione in associazione e
giunge al punto di parlare di Gesù anche sulle piazze
delle parrocchie, dove vengono ad ascoltarlo persino i comunisti.
Singolarmente
autorevole
A 26 anni Antonio
parte per il servizio militare ad Albenga. Al paese, oltre alla
mamma e ai fratelli, ha lasciato il bel volto della sua fidanzata
con la quale ha progettato di vivere il suo futuro in un santo
matrimonio cristiano. In caserma prova del fuoco
è ancora Gesù eucaristico che lo sostiene: «Ormai
lambiente non gli fa più paura né tristezza.
Sono felice con Gesù nella mia anima, con questo Tutto
in me. Nulla mi manca: nel Tutto cè davvero tutto:
la pace, la gioia, la fortezza, la bellezza».
Alimenta con il Rosario la sua affezione a Maria e riesce a coinvolgere
nella preghiera mariana anche alcuni commilitoni. Dopo qualche
tempo sono in 25 a sgranare il Rosario o a impegnarsi nellAdorazione
eucaristica.
I caporali bestemmiatori, i sergenti gradassi sono vinti da questo
giovane così diverso che si impone con unautorevolezza
strana.
Lultima parte del servizio militare lo passa allospedale
militare di Padova. Diventa subito lamico dei compagni
malati ma soprattutto smarriti e insegna loro ad offrire il dolore
con Gesù Crocifisso.
Al ritorno, riprende il lavoro e gli studi. Alla fidanzata, esprime
il suo sogno: «Il nostro amore non dovrà essere
dispersione, ma raccoglimento in Gesù. Ci siamo custoditi
luno per laltra, capaci di sacrificio, di educare
domani i nostri figli».
Il 9 febbraio 1956, torna a Caselle dallultimo esame allUniversità.
Ha chiesto un passaggio a un amico in moto. Una caduta improvvisa
sullasfalto, gli concede ancora poche ore di vita. Ormai
è privo di sensi.
Antonio Pavanello muore, quella sera, allospedale di Dolo,
a 28 anni.
Al suo funerale, il parroco legge alcune pagine del suo diario:
«Essere uno con Gesù, come Lui è uno con
il Padre, affinché insieme siamo consumati nellunità...
Ogni momento della nostra vita è un momento di Dio; è
tempo di una chiamata divina... Sterminata bontà di Dio,
per il dono della grazia santificante ma soprattutto per quella
del Corpo Mistico di Cristo: noi viviamo e pulsiamo realmente
in Lui... Pensiamo alla morte fino a vederla e sentirla necessaria,
come una porta del cielo, pensiamola fino a sentirla come lora
della gioia».
Paolo Risso
IMMAGINE:
ANTONIO PAVANELLO
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2003-3
VISITA Nr. 