ALESSANDRA DI RUDINI':
TRE VELI PER DONNA
ALESSANDRA
Suo padre era Antonio Starabba, marchese
Di Rudinì, di Palermo, ma dascendenza spagnola.
Verso la fine dellOttocento, diventò capo del governo
italiano. Sua madre, contessa Maria de Barral, francese, di origine
greca, donna dolcissima con una vita infelice.
Da questi genitori nacque a Napoli Alessandra Di Rudinì,
il 5 ottobre 1876. La mamma depose nel suo cuore i primi germi
della fede, ma Sandra, rimasta presto priva di lei, crebbe in
un ambiente mondano dove conobbe i personaggi più illustri
del suo tempo.
Compì gli studi nei migliori collegi dItalia, a
Trinità dei Monti a Roma, a Poggio Imperiale a Firenze.
Nellambiente di collegio, Sandra, una ne pensava e cento
ne faceva, come quella volta che le collegiali, entrate in cappella,
per la preghiera della sera, si trovarono tutte ad avere le mani
e fronte sporche dinchiostro. Lunica a non essersi
macchiata era Sandra, perché aveva riempito dinchiostro
la vaschetta dellacqua santa allingresso della cappella
e tutte, entrando si erano segnate la fronte con quellinchiostro,
meno lei.
Quando la somma delle marachelle divenne insopportabile, la cacciarono
dal collegio. Fuori, qualcuno le mise in mano la Vita di Gesù,
scritta dal negatore della fede Ernest Renan. «Quel giorno,
dirà poi Sandra, fu uno dei più tristi della mia
vita, perché perdevo la mia unica ragion dessere:
Gesù».
Una dea
a cavallo
A 15 anni, era già una
signorina perfetta: alta più di un metro e ottanta, aveva
un volto di stupenda bellezza greca, folti capelli biondi, occhi
azzurri vivissimi, intelligentissima, volitiva. Sembrava una
dea apparsa dalle onde del mare. Dominatrice nei salotti con
il suo fascino, mai schiava della moda, era signorile, elegantissima.
La sua grande passione erano i cavalli, ne aveva una scuderia
personale con 14 esemplari puro sangue che ella cavalcava come
unamazzone.
Suo padre la adorava e la sognava sposa di qualche principe di
casa reale o imperiale dEuropa. Per un momento pensò
a un matrimonio con il granduca Sergio, della famiglia dello
zar di Russia, ma Sandra non ne volle sapere perché avrebbe
dovuto rinunciare alla sua fede cattolica per farsi ortodossa.
A 18 anni, sposò chi sentiva di amare davvero: il marchese
Marcello Parlotti di Verona, musico, scettico e stoico. A lui
si diede con la sua fedeltà di sposa, diventando presto
madre di due creature: Antonio e Andrea. Entusiasta anche della
bellissima villa sul lago di Garda, Sandra, sposa e madre, poteva
considerarsi una donna felice, ma non lo era, pur non mancandole
nulla.
I giorni
del dolore
Nella primavera del 1900, Marcello
fu colpito da tubercolosi galoppante. Sandra lo curò con
dedizione eroica: pur percorsa da una crisi di fede e ormai lontana
da ogni pratica cristiana, per il suo Marcello morente chiamò
un santo prete di Verona, Don Francesco Serenelli. Marcello morì
lasciandola vedova a 24 anni, con due piccoli figli da crescere.
Suo padre, marchese Di Rudinì, cercò di distrarla
con viaggi e feste: nellaprile del 1903, a Roma per la
visita del Kaiser Guglielmo di Germania, in maggio per la visita
dello zar di Russia. A Parigi, frequentò i circoli letterari
e partecipò a colazioni con Zola e Anatole France che
la lasciarono di ghiaccio. Solo uno di quei viaggi laveva
segnata in profondità: nel 1901, era stata in Marocco
dove si era recata a consultare un vecchio marabutto, che guardandola
a lungo le aveva detto: «Tu avrai tutto: splendore, ricchezza,
amore... poi avrai ancora tutto: sofferenza, povertà,
freddo... sulla tua fronte ci sono tre veli... uno lavrai
ancor... il più bello».
Sandra si allontanò in silenzio, senza chiedere altro.
Nel cuore era come sommersa da una prorompente capacità
di amare, sotto mille forme. Con il borsellino pieno, dava tutto
in elemosina. Provava un gusto sottile a soppiantare altre donne,
le quali, in salotto, a confronto con lei, erano costrette a
eclissarsi.
Nel novembre 1903, partecipò a Firenze alle feste per
il matrimonio del fratello. Vi era pure il poeta Gabriele DAnnunzio,
che, benché legato ad Eleonora Duse, rimase folgorato
da Sandra. La Duse si ritirò e Sandra diventò la
compagna del DAnnunzio, senza badare allo scandalo
né alle ire del Marchese Di
Rudinì suo padre.
Con le mani
sul volante, verso la verità
Ma neppure quella era la gioia
per il suo cuore. Nel 1906, ricoverata in una clinica a Firenze,
fu operata tre volte, sospesa tra la vita e la morte. Suo padre
non si fece vivo. Il poeta le dedicò una pagina delle
Faville del maglio e il poemetto Solus ad solam. Erano parole,
solo parole, perché, quando iniziava la convalescenza,
gli occhi di DAnnunzio si posarono su unaltra donna:
Amaranta. Lavventura col vate dItalia era finita.
Dunque, era altrove la fonte della gioia. Cercarla era per Sandra
come inoltrarsi in una foresta senza sentieri. Tuttavia iniziò
il cammino. A Renata, figlia del DAnnunzio, la quale era
credente, un giorno disse: «Te beata e prega che ti sia
risparmiata la terribile angoscia del dubbio».
Coltissima, plurilingue, poteva leggere di tutto, dai vangeli
e San Paolo, in greco, ai filosofi contemporanei in tedesco.
Immersa nella negazione di Dio non trovava risposta alcuna ai
grandi interrogativi dellesistere, del soffrire e del morire.
Don Serenelli laiutò molto, ma in modo più
decisivo laiutò labate Gorel che Sandra aveva
chiamato dalla Francia, nel 1909, come cappellano di Villa Parlotti
a Verona.
Don Gorel la mandò a Lourdes. Partì da Verona,
guidando la sua lussuosa automobile, ella stessa. Nella mente
il dubbio che la rodeva, eppure, consapevole, fino in fondo che
solo nel Cattolicesimo sta la Verità assoluta ed eterna,
Sandra aveva già ripreso a frequentare i sacramenti. Ma
voleva una fede illuminata, sicura, adulta.
A Lourdes fu colpita dalla sconfinata sofferenza ai piedi della
Madonna. Sotto i suoi occhi vide guarire una donna francese completamente
cieca, dopo che aveva invocato la Madonna. Dunque, a Lourdes,
Gesù, lUomo-Dio, operava miracoli servendosi di
sua Madre? Era possibile. Quindi Sandra fece esperienza del miracolo
della carità presso la santa Grotta, provandone unimpressione
grandissima.
Andò ad inginocchiarsi davanti allimmagine della
Madonna, invocandola come una bambina sperduta nel deserto. Tutti
i dubbi caddero davanti alla forza di Maria Santissima, la rapitrice
dei cuori, la condottiera delle anime a Cristo. «Il naturalismo,
il positivismo, il razionalismo? Erano tutte chimere. Solo Gesù
Cristo è la Verità», dirà più
tardi.
Sandra abbracciò Gesù per sempre, Gesù che
le era offerto in dono da sua Madre. Nella chiesetta del Carmelo
di Lourdes, si confessò e si comunicò con la certezza
assoluta ritrovata di aver toccato Dio in persona, di possedere
finalmente la felicità: «Il miracolo più
grande è ora quello della mia conversione in questo luogo
santo. Solo la grazia divina può comunicare la fede con
una nuova vita, una vera
rinascita».
Il terzo
velo
Ritornata da Lourdes nella
sua villa sul Garda, prese a vivere come una carmelitana nel
mondo: lunghe ore in preghiera davanti al Tabernacolo, ogni giorno
il Rosario intero alla Madonna e la recita del Breviario come
i sacerdoti. La meditazione delle opere di Santa Teresa e di
San Giovanni della Croce. Decise: «Sarò carmelitana
per sempre, per amare solo Cristo, per riparare, per intercedere
per la Chiesa e per le anime».
Nellottobre 1911 a 35 anni, la marchesa Alessandra Starabba
Di Rudinì, nel Carmelo di Paray-le-Monial, in Francia,
diventò suor Maria di Gesù. Era il terzo velo che
scendeva sulla sua fronte, dopo quello della sua prima Comunione
e quello di sposa di un uomo: il velo, ora, della sposa di Cristo.
Dal suo Cahier vert, sappiamo che tra il 1912 e il 13 passò
attraverso prove interiori durissime. Tra il 1916 e il 17
le morirono i due figli di tubercolosi, come il padre. «Non
ho più su questa terra, alcun legame, nessun amore, nessuna
tenerezza: lunica ricchezza, lunico amore che ho
è la Croce di Cristo».
Nella preghiera continua, sotto la guida della sua Priora e di
santi sacerdoti, diventò una carmelitana matura, dotata
di singolari doni. La priora la volle maestra delle novizie,
poi, fu eletta priora a Paray: una priora buona, materna, esigente,
ma ricca di forte comprensione delle anime, capace di guidare
a Gesù, allunione totale con Lui.
Con leredità dei suoi genitori, con i suoi beni
personali volle fondare tre nuovi monasteri. Valennienne fu la
prima di queste fondazioni che le costò otto anni di fatiche.
Il secondo fu il Carmelo di Montmartre, voluto e benedetto dallo
stesso cardinal Amette, Arcivescovo di Parigi. Seguì la
fondazione del Carmelo del Reposoir in Alta Savoia.
Nel cuore di suor Maria di Gesù, non cera ormai
che un grande amore che la divorava come il fuoco: lamore
per Gesù. Ella, che era stata letteralmente travolta da
questo amore, dichiarava che «la vita religiosa al Carmelo
doveva essere vita di amore senza confini e non solo osservanza
formale delle regole». «Consacrarsi a Lui è
amare Lui e, in Lui, la Chiesa e tutte le anime, e sperimentare
che Lui ci ama alla follia».
Nel 1930, in autunno, sfinita dal lavoro e dalla dedizione a
Dio, si recò al suo Reposoir: le sue condizioni di salute
erano ormai disastrose. Venne ancora il dolore atroce a perfezionarla
in un olocausto simile a quello di Gesù sulla croce. Nella
notte tra il 1° e il 2 gennaio 1931, sentì che Gesù
la chiamava per nome. Avvolta di pace e di gioia, ricevuti i
Sacramenti, disse piano piano: «Nelle tue mani, Signore,
consegno il mio spirito».
Capolavoro stupendo dellamore di Dio che, accolto, trasforma
a sua immagine e somiglianza.
Paolo
Risso
IMMAGINE:1 Roma, Trinità dei Monti / 2 Suor Alessandra
di Rudinì, carmelitana
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2003-11
VISITA Nr. 