DAL TABERNACOLO AI
FRATELLI
PADRE
GIOCONDO LORGNA (1870 - 1928)
È un piccolo borgo sulle colline
della Lunigiana, Popetto (Tresana - Massa) con le case raccolte
attorno alla piccola chiesa. Qui, il 27 settembre 1870, figlio
di umile gente di campagna, nacque Giocondo Lorgna. Cominciò
la vita, ascoltando la mamma che gli narrava di Gesù.
Imparò presto a pregare la Madonna con il Rosario. Pellegrinava
ai suoi santuari dei dintorni. Aiutava volentieri i poveri di
passaggio.
Intelligente, vivace, curioso, ancora piccolo già desiderava
spendere la vita per un grande ideale. Un giorno, un sacerdote
gli domandò: Chi ami di più, il papà
o la mamma?. Rispose Giocondo: Prima di tutto amo
Gesù che fu messo in croce per me, poi i miei genitori.
A Popetto non cerano scuole. Il ragazzo decenne si trasferì
a casa dello zio don Luigi Lorgna, parroco di Torrile (Parma).
Dopo i primi studi elementari, entrò nel seminario di
Parma: Sarò prete, disse, come lo zio. Il
rettore del seminario era don Andrea Ferrari il quale diventò
subito il modello di vita per Giocondo. Studioso, affascinato
da Cristo, obbediente alla regola, il rettore disse di lui: È
un angelo, un vero maestro di vita per i compagni.
Durante le vacanze, tornava a Torrile, in casa dello zio parroco.
Si dedicava a far catechismo ai più piccoli, cercava altri
ragazzi da portare in seminario, assisteva i malati, riusciva
persino a convertire i più lontani da Dio. Nel 1887, a
17 anni, guidò il pellegrinaggio della sua parrocchia
al Santuario della Madonna del Rosario di Fontanellato (Parma).
In preghiera a lungo davanti allimmagine della Vergine,
si sentì interpellato da Lei. Si domandò: Che
voleva dirmi Maria?.
In seminario ascoltò la predicazione del Padre Doria,
domenicano. Studiando filosofia, si accostò a S. Tommaso
dAquino. Gesù, dolcemente, lo guidava al dono più
perfetto di sé nella vita religiosa nellOrdine Domenicano:
la vita spesa per lo studio e la contemplazione della Verità,
per lannuncio della Verità ai fratelli.
Giocondo pregò, si consigliò con don Ferrari, con
il vice-rettore don Guido Conforti, con lo zio. Infine decise:
Sarò domenicano. Il rettore, al momento di
staccarsi da quel ragazzo, gli disse piangendo: Così
tu lasci tuo padre?. Rispose: Devo obbedire a Dio!
(Due santi li aveva già incontrati: don Ferrari, futuro
arcivescovo di Milano, ora beatificato dalla Chiesa; don Guido
Conforti, fondatore dei Missionari Saveriani, poi Vescovo di
Parma, oggi venerabile).
A Bologna, presso la tomba di San Domenico, l8 novembre
1889, Giocondo vestì il bianco abito, poi partì
per il noviziato a Ortonovo. Seguirono i primi voti, gli studi
teologici a Bologna. Fra Giocondo era davvero felice. Aveva detto
un giorno: Gesù è lamore: per Lui cè
chi lascia il mondo e si chiude in convento, cè
chi parte missionario... Gesù merita tutto questo, tutto
il nostro amore. Lui, a Gesù aveva dato tutto.
Il 22 dicembre 1893 era ordinato sacerdote.
Conseguiti i titoli accademici, venne destinato allinsegnamento
allo Studio Domenicano di Bologna. Non chiedeva altro: una vita
nascosta di preghiera e di studio... Ma già i suoi confratelli,
anche quelli più anziani, lo avevano notato, giovane religioso
tutto dedizione, e lo cercavano per la confessione e la direzione
spirituale.
Tutti gli anni, durante lestate, padre Giocondo tornava
a Fontanellato per ascoltare le confessioni dei numerosissimi
pellegrini. Così un giorno del 1901, i superiori lo vollero
confessore stabile al santuario. Il giovane sacerdote diventò
la guida alla perfezione evangelica per le monache domenicane
di Fontanellato e per innumerevoli fratelli, laici e sacerdoti,
di passaggio. Nel medesimo tempo, si dedicava alla predicazione:
con parola semplice e convincente, comprensibile da tutti, dagli
umili suoi prediletti, convertiva le anime a Cristo. E lui, pur
così giovane, con il suo grande amore a Maria, ottenne
dal Papa Pio X lelevazione a basilica del santuario di
Fontanellato.
Luomo
mandato
Nel gennaio 1905, fu nominato
parroco dei SS. Giovanni e Paolo a Venezia: seimila anime, tanti
problemi, spesso spinosi. Giocondo non capiva: aveva lasciato
il seminario per dedicarsi solo alla preghiera e alla vita regolare
in convento ed ora gli era chiesto di farsi pastore. Disse le
sue difficoltà, protestò, pianse... Si consigliò
con il card. Ferrari, il quale gli disse: Va, figliolo,
la tua pescagione sarà prodigiosa!.
Padre Lorgna accettò. Entrò in parrocchia il 2
febbraio, festa della Purificazione di Maria, e pose il suo ministero
sotto la sua protezione. Si ricordò subito che un grandissimo
amore alle anime da salvare aveva sempre mosso il suo padre,
san Domenico. Lo stesso amore volle avere lui, alimentandolo
continuamente al Tabernacolo, presso Gesù-Pane di vita.
Con la lucidità del domenicano che non vaneggia,
lesse nei decreti del Concilio di Trento che dovere del
parroco è 1o) conoscere le proprie pecorelle; 2o) pascerle
con la predicazione; 3o) istruire i fanciulli; 4o) assistere
i moribondi; 5o) soccorrere i poveri. Cominciò subito
e non ebbe più tregua: uomo della cella, scese tra le
strade per servire e portare Cristo. Volle conoscere i suoi parrocchiani
uno ad uno. Entrava spesso nelle case. Si fermava ad ascoltare
piccoli, adulti e anziani.
Fatto consapevole delle difficoltà, ebbe a dire: Sono
povero tra disperati. Ma una ricchezza infinita da dare
laveva: Gesù. Iniziò a curare molto la predicazione
alla Messa festiva, il catechismo ai Vespri. Rivolse subito le
sue cure più premurose ai bambini e ai giovani.
Per i piccoli volle lopera degli asili: Ogni
bimbo è Gesù diceva ed era
preoccupato di portarli tutti allincontro con Lui nella
fede, nella Confessione e nellEucaristia, ad una vita veramente
cristiana. A guida degli asili volle due giovani donne dallanima
ardente: Maria Bassi, Gilda Boscolo e altre che le seguirono:
Adele Vangeri, Emilia Malusa... Il Padre nutriva un grande sogno.
Diede vita al Patronato della divina Provvidenza
per i ragazzi e i giovani, con oratorio e giochi, cappella e
spazio per la preghiera e la direzione spirituale, attività
culturali per studenti e lavoratori, luogo per la catechesi.
Il parroco sapeva i tremendi problemi creati dallignoranza
religiosa, dalla propaganda velenosa dei laicisti e dei socialisti
senza-Dio, labbandono in cui viveva tanta gioventù.
La risposta per lui era una sola: Gesù: salvezza
allumanità; Gesù, Re e Capitano
della vita.
Cerano tanti poveri, specialmente negli anni della prima
guerra mondiale. Padre Giocondo aveva sempre la mano aperta a
mendicare per loro: al convento dei suoi Frati, ai
ricchi della città, alle autorità. Poi organizzò
la Caritas parrocchiale per moltiplicare iniziative
per i più bisognosi.
Sentendosi piccolo davanti a tanti problemi si rivolse ai maestri
del suo tempo, per consiglio e sostegno: i Pontefici Pio X e
Benedetto XV, gli apostoli della carità, don Calabria,
don Orione e Bartolo Longo, il patriarca di Venezia card. La
Fontaine, Padre Pio da Pietrelcina, mons. Angelo Roncalli (il
futuro Papa Giovanni XXIII). Molti di costoro la Chiesa li ha
già posti sugli altari, gli altri vi arriveranno fra non
molto tempo. Ma più di tutti, Gesù vivo nel tabernacolo,
poteva illuminarlo e mobilitarlo. Giocondo andava da Lui
e da sua Madre, la Madonna con la fiducia di un bambino.
Alla scuola di Gesù e dei santi del suo tempo, le sue
opere si fecero grandiose. Restaurò la cappella del Rosario,
la chiesa dei SS. Giovanni e Paolo e la eresse in basilica, organizzò
le strutture per evangelizzare. Al suo Provinciale che lo ammirava,
rispose: Se mi sta a cuore il tempio materiale, quanto
più le anime!. Proprio per le anime, era sempre
disponibile alle confessioni, certo che la riforma della Chiesa
non nasce dalle chiacchiere, ma dalla conversione del cuore.
Giorno e notte era pronto allassistenza dei moribondi:
i suoi prediletti erano i senza-Dio, massoni e socialisti
incalliti e mai uno di loro morì senza sacramenti. Per
ottenere conversioni anche strepitose, coinvolgeva i malati:
Dio non può rifiutarsi alla vostra sofferenza offerta
per le anime.
Il Fondatore, il Padre
Umili ragazze lo seguirono
con Maria Bassi e Gilda Boscolo nellopera degli asili:
il 30 ottobre 1922 le prime dieci di loro vestirono labito
domenicano. Erano nate le Suore Domenicane della Beata Imelda,
congregazione che dallamore a Gesù Eucaristico,
ancora oggi, a 70 anni dalla fondazione, diffondono laffezione
per Lui tra la gioventù, in Italia, in America, nelle
Filippine, in Albania...
Parroco, fondatore... Ma i superiori domenicani lavevano
sempre voluto in prima fila con loro per promuovere la vita dellOrdine.
Ed ecco padre Giocondo, presente ai capitoli, presso
i Maestri generali Giacinto Cormier (oggi venerabile),
padre Theissling, padre Paredes, con le sue iniziative per suscitare
vocazioni (ne portò di stupende), per incoraggiare la
vita religiosa regolare e linsegnamento del pensiero di
S. Tommaso negli Studi già aperti e per aprirne di nuovi.
Nel 1926, dovendo partecipare al capitolo generale di Ocaña
in Spagna, pellegrinò a Lourdes e ai luoghi di S. Domenico,
incontrò il padre Arintero, grande maestro di teologia
mistica dellOrdine, poi si recò a cercare ispirazione
per le sue opere apostoliche a Parigi sui luoghi di Padre Lacordaire
e di Federico Ozanam, ad Annecy presso le tombe di S. Francesco
e di S. Giovanna de Chantal, ad Ars per imparare a fare bene
il parroco dal S. Curato, a Torino-Valdocco per imparare molte
cose per leducazione dei giovani dai Salesiani, sulle orme
di Don Bosco e di Domenico Savio.
Ora padre Giocondo aveva 57 anni. Giovane ancora, già
aveva dato tutto. Allinizio del 1928 lo stomaco gli doleva
assai: cancro inoperabile. Quando lo seppe, strinse il Crocifisso,
lo baciò... poi scrisse latto di accettazione della
morte e lo fece porre nel Tabernacolo sotto la pisside. Ed attese
sereno la sua ultima ora. L8 luglio 1928, domenica, al
tramonto, allospedale di Venezia, il Padre si voltò
verso la statuetta della Madonna che teneva vicina e chiamò:
Mamma, Mamma, assistetemi. Poi i suoi occhi puri
videro Iddio.
Il bambino buono di Popetto, il domenicano ardente, il parroco
vero missionario, il fondatore dal cuore di madre, oggi attende
la gloria degli altari.
Paolo Risso
(P. Risso, Padre Lorgna,
Ed. Studio Domenicano, Bologna 1993)
IMMAGINE:
Padre Giocondo Lorgna
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2000-2
VISITA Nr. 