Serva di Dio Madre Gaetana Fontana
PORTAVA IL SOLE


In una fredda giornata d’inverno, 11 gennaio 1870, ultima di otto figli di umile e cristiana famiglia, a Pancalieri (Torino), nasceva Carlotta Fontana. Apparve subito una bambina intelligente e buona, di singolare bellezza, legatissima ai suoi genitori.
Un suo vicino di casa, Giuseppe Novara, giocando da bambino a “dir la Messa”, le diceva: “Io, un giorno sarò prete e allora celebrerò la Messa vera”. Ella gli rispondeva: “Io non sarò prete, ma sarò tutta del Signore”. Il bambino diventerà davvero sacerdote e anch’ella manterrà la promessa.
“Per Gesù e per i poveri”
Carlotta crebbe con un intenso amore alla preghiera e ai poveri che aiutava dando loro, ogni volta che qualcuno bussava alla porta di casa sua, una fetta di pane e un piatto di minestra. Il giorno della sua prima Comunione, le rimarrà indimenticabile, così che da adulta, dichiarerà: “Provai una grande gioia, ma non avendo nulla di prezioso da dare a Gesù, gli diedi me stessa”.
Quando don Giovanni Boccardo (ora “beato”), il 25 settembre 1882, iniziò il suo ministero di Parroco a Pancalieri, si accorse subito che quella dodicenne che ogni settimana veniva a confessarsi e spesso si accostava alla Comunione, aveva grandi possibilità di bene. Carlotta comincia a seguire la guida eccezionale che Dio le ha dato e... s’innamora perdutamente di Gesù.
Nel 1884, dopo che il colera ha devastato con diversi lutti Pancalieri e la zona circostante, don Boccardo, consigliatosi con il suo grande amico don Bosco, apre “un ospizio” per accogliere vecchi e poveri abbandonati e il 21 novembre 1884, accoglie la prima giovane che inizierà la sua Congregazione.
Carlotta, che ha già collaborato all’assistenza dei colerosi, nonostante la sua giovanissima età, il 2 ottobre 1886, entra all’ospizio ormai a lei molto familiare per servire Gesù nei più poveri. Subito, dopo di lei, entrano a servire, altre giovani. Il 7 dicembre 1886, ella già offre in privato i voti di castità, obbedienza e povertà, sotto la guida del suo Parroco.
In paese, scoppia un mezzo “tumulto”, alla vista del gruppo di ragazzi che “si sacrificano così”, ma l’opera iniziata va avanti, benedetta da Dio e dai “santi” della Torino del tempo, così ricca di santi. La vita è durissima – c’è appena il necessario – ma ella vive il Vangelo di Gesù alla lettera: “Il Padre – dirà – voleva che nei poveri vedessimo Gesù”. Per loro, va a stendere la mano in paese e fuori, in spirito di penitenza, umiltà e carità.
La preghiera, la Messa-Comunione quotidiana compie in lei (e nelle “sorelle” che condividono la stessa sua esistenza) dei veri miracoli di carità: è “la via regale della santa Croce”, che ha intrapreso a percorrere, da cui non si staccherà più. Il 3 maggio 1888, veste l’abito religioso con le sue “sorelle”. È nominata “maestra delle novizie” che presto vengono a chiedere di consacrarsi al Signore. Ha solo 19 anni.
È nata così in lei, nella povertà e nel nascondimento, la Famiglia religiosa che il 7 agosto 1889, il Canonico Giovanni Boccardo chiamerà “le Povere Figlie di S. Gaetano”. Ora davvero, Carlotta Fontana è “tutta del Signore”, come aveva promesso nella sua fanciullezza.

“Non altri che Lui”

Vive con le consorelle la stessa vita di lavoro e di sacrificio, di intimità con Dio, che Gesù viveva a Nazareth, togliendosi il pane di bocca, rotta a ogni fatica, con il sorriso in volto, per i poveri. Adesso e in seguito, sino all’ultimo giorno, compie miracoli di eroismo, grazie al più grande amore della sua esistenza: Gesù Eucaristico. Proprio per questo, quando il Fondatore dà un nome nuovo da religiose alle sue Figlie, ella è lieta di chiamarsi “suor Gaetana del SS.mo Sacramento”.
È soltanto un piccolo stelo la Famiglia appena nata, ma con lo slancio e l’agilità delle rondini che a primavera costruiscono nidi per ogni dove, per il coraggio di Madre Gaetana – superiora generale della sua Congregazione, a soli 23 anni, nel 1893 – cresce e si allarga con piccole comunità di giovani suore a servizio dei più poveri e dei più bisognosi: a Saluzzo, a Piasco, a Manta, a Verzuolo e a Caraglio.
“Io non facevo – dirà – che seguire l’indirizzo del Padre e tutto procedeva come Gesù desiderava”. Il Can. Boccardo continua a istruire e a formare la giovane superiora e le sue Figlie, con la sua dottrina, la sua sapienza, il suo buon senso, ponendo al centro di tutto, Gesù: conosciuto, amato, vissuto, servito nei più poveri, adorato nell’Eucaristia.
Nel 1897, avviene il lancio in grande: alcune Figlie di S. Gaetano aprono una comunità all’ospedale di Petritoli (Ascoli Piceno). Nel 1900, altre sue suore iniziano a collaborare a Torino con i Missionari della Consolata, chiamate dal loro Fondatore, il Canonico Allamano (pure lui “beato”).
Anche Madre Gaetana, da alcuni anni, pensa di andare in terra di missione ad annunciare Gesù con il Vangelo della carità là dove non è ancora conosciuto. Non vedrà, di persona, realizzarsi il progetto, ma è missionaria là dove opera con tutta se stessa. Dal 1900 al 1911, apre altre venti case. L’Istituto ormai ha la sua regola, che ella vive con fedeltà assoluta, fatta “regola vivente” alle sue suore, in semplicità e letizia, con cuore di “vera madre”, esigente e dolcissima, con Gesù al centro della sua vita: “Gioisco di essere sola con Te solo, non voglio e non cerco altri che Te, o Gesù. Dobbiamo ripeterti, sino all’inverosimile che crediamo in Te”.
Alle sue Suore, parla e scrive con una dottrina semplice e grande, attinta al Vangelo, al Catechismo, all’Imitazione di Cristo: “Nessuno ricorre a Gesù e resta deluso, ma tutti ne sono consolati. Che la nostra casa, questo ospizio di carità, sia come il Cuore di Gesù. Che tutti quelli che vivono qua dentro, sentano che il nostro amore per loro è amore di Gesù, le nostre cure, la tenerezza che prodighiamo sono cure e tenerezze di Gesù”... A tutte dà la traccia, lo stile da realizzare, il medesimo che risplende in lei, come ognuno può vedere: “Vivere una vita di amore, vivere una vita di unione con Dio, vivere una vita di immolazione, vivere una vita di perfezione”.
Il Canonico Giovanni Boccardo – il Fondatore – dice di lei: “Possiede un giudizio così equilibrato, una rettitudine di vedute, una serietà di pensiero che sorprende”. Nel 1911, sopraggiunge per Madre Gaetana, la prima grande prova: in maggio, il “Padre” è colpito da ictus e per 31 mesi, “agonizza” lucidissimo e incapace di ogni azione. Il peso della guida ricade tutto su di lei, ma sacerdoti e Vescovi che l’avvicinano, durante le diverse “fondazioni” di case e ancora di più nel periodo della malattia del Padre, ne sono profondamente impressionati.

L’ora della croce

Nel 1914, dopo la morte del Fondatore (30 dicembre 1913), Madre Gaetana accetta in modo intelligente e operoso di collaborare con il suo successore, il Canonico Luigi Boccardo (fratello minore del Can. Giovanni). Il “Padre” Luigi apre la Congregazione a nuovi orizzonti di apostolato: gli ospedali militari in zona di guerra sul confine con l’Austria, gli esercizi spirituali al Clero, per cui Madre Gaetana mette a disposizione locali e lavoro, con notevole spirito di sacrificio; i non-vedenti affidatigli dal Card. Richelmy, Arcivescovo di Torino.
Madre Gaetana, alla scuola di questo prete coltissimo e ricercato maestro di vita spirituale, cresce in sapienza e amore a Cristo. Continuando a lavorare di persona in mezzo ai poveri e sostenendo la medesima missione delle “Figlie” le invita a una più intensa vita interiore, alla “vita a due” vissuta in intimità sempre più profonda con il Maestro e Sposo divino: “Hai Gesù, in Lui hai tutto – dice a una giovane «sorella» che si sente sola – In Lui hai tutto: tuo padre, tua madre, tuo fratello e tua sorella, in Lui hai tutto. Non dimenticarlo mai”. Stupisce tutti per il suo stile di mamma vera, che comprende, consola, invita a salire, sostiene...
D’accordo con il Can. Luigi Boccardo, nel 1926, accetta di dare inizio alla nuova Casa generalizia a Torino, dove appena ultimata, il 15 giugno 1928, vi si trasferisce. E ancora lavora, senza risparmiarsi per la sua parte, affinché sorga, accanto alla Casa generalizia, la Chiesa a Gesù-Re, che il P. Luigi porta a termine nel 1931, una vera reggia per il Redentore. Ed è ancora assai felice di veder nascere il “ramo contemplativo” della sua Congregazione, le “Figlie di Gesù-Re”, Istituto di clausura per le non-vedenti.
Ma dal 1928, in obbedienza al Diritto Canonico, non è più superiora generale, lieta di essere utile con il consiglio e con la preghiera, con la sofferenza, di dedicarsi interamente ai suoi poveri, che solo a vederla s’illuminano di gioia, come allo spuntar del sole. Nel 1934, è di nuovo eletta superiora ma non accetta. È venuta per lei l’ora del dolore, forse il più aspro, in cui si offre al Signore, sicura che sarà Lui a condurre a compimento la sua opera.
Si spegne il 25 marzo 1935, fra il pianto grande delle sue Figlie e dei suoi poveri. Da quando, quindicenne si era posta ad assistere i colerosi, chi l’aveva avvicinata, poteva affermare di lei ciò che il suo anziano papà le diceva ogni volta che ella andava a visitarlo nella casa natìa: “Tu mi porti il sole!”.
Posseduta da Gesù, diffondeva a piene mani la sua gioia, quella che solo Lui possiede e che il mondo non può dare. Ora, avviato il processo per la sua beatificazione, ella che amò essere chiamata “suor Gaetana del SS.mo Sacramento”, sarà per molti ancora, “colei che porta il sole”: Gesù, unico Salvatore, Gesù-Ostia, che glorifica il Padre, proprio come aveva risposto a chi voleva bloccarla nella sua opera: “Per noi religiosi, ovunque c’è Dio da adorare, il Cristo da annunciare, un povero da assistere, un’anima da salvare, ovunque ci sia del bene da compiere, lì è la nostra patria”.

                                                                            Paolo Risso


IMMAGINE: La serva di Dio Madre Gaetana Fontana (1870 - 1935)
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2000-11
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