I PASTORELLI DI FATIMA:
MESSAGGERI DI VITA AL MONDO


Ad Aljustrel, piccolo borgo presso Fatima (Portogallo), l’11 giugno 1908 nasce Francesco Marto, l’11 marzo 1910 sua sorella Giacinta, ultimi di undici figli. I loro genitori coltivano la campagna e curano un piccolo gregge. Hanno una fede grande e nella fede educano i loro figli. Francesco e Giacinta imparano presto a conoscere Gesù e a pregare. Fin da piccolissimi, i due amano stare in compagnia della cugina Lucia dos Santos, nata il 22 marzo 1907, con la quale si trovano a loro agio.
Sono entrambi impressionati dalla Passione e Morte di Gesù e il Crocifisso diventa il centro della loro attenzione. Giacinta è vivace e appassionata, Francesco è più silenzioso, ma cresce, come la sorellina, aprendosi al “mondo di Dio”, in un colloquio intimo con Lui.

Il cielo sulla terra

Entrambi, affezionatissimi tra loro, seguono Lucia al pascolo delle pecore per i pendii e le vallate di Fatima: il loro posto preferito è la “Cova da Irìa”, dove mentre gli animali brucano l’erba, essi possono giocare, dire il Rosario alla Madonna, suonare lo zufolo, costruir casette con le pietre, godersi l’aria e il sole. Nella primavera del 1916, un giorno vedono un Angelo splendente di luce che chiede loro di pregare per la conversione dei peccatori e per la pace nel mondo. Alla fine dell’estate, l’Angelo ritorna tenendo in mano il Calice e l’Ostia da cui stille di sangue scendono nel Calice, e li invita all’adorazione, poi comunica Lucia con l’Ostia santa, e Francesco e Giacinta con il Vino consacrato: “Ricevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Riparate i loro delitti e consolate il vostro Dio”. Sono felicissimi di aver ricevuto la Comunione proprio da un Angelo.
La vita dei bambini comincia a cambiare profondamente. Nel 1917, in Russia, Lenin scatena la rivoluzione comunista, la più grande negazione di Dio, con milioni e milioni di morti innocenti, assassinati. Da quattro anni, la guerra insanguina l’Europa e il mondo. In quell’anno terribile, il 13 maggio 1917, verso mezzogiorno, la Madonna appare ai bambini di Aljustrel, alla Cova da Irìa: “Sono venuta per chiedervi di venire qui, tutti i mesi fino a ottobre... Volete offrirvi a Dio, pronti a sopportare tutte le sofferenze, che Egli vorrà mandarvi in riparazione dei peccati con cui Egli è offeso e per ottenere la conversione dei peccatori?”. Giacinta, Francesco e Lucia rispondono: “Sì, lo vogliamo!”. Quel medesimo giorno e alla stessa ora, a Roma Papa Benedetto XV consacra Vescovo Monsignor Eugenio Pacelli, il futuro Pio XII, il Pastore Angelico, dall’altissimo mirabile Magistero.
Tutti i mesi, il giorno 13, i tre pastorelli ritornano alla Cova da Irìa per l’appuntamento con la Madonna. Ora hanno un solo desiderio: farsi santi e salvare tante anime. Per questo moltiplicano i Rosari, le mortificazioni, accettano di patire fame e sete, scherno e derisioni. Il 13 giugno 1917, la Madonna, rivolta a Lucia, dice: “Francesco e Giacinta, verrò presto a prenderli. Tu però rimarrai quaggiù più a lungo. Gesù vuole servirsi di te, per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire la devozione al mio Cuore Immacolato. A chi la praticherà, prometto la salvezza eterna”.

“Il mio Cuore trionferà”

Il 13 luglio 1917, la Madonna chiede: “Sacrificatevi per i peccatori e dite spesso, nel fare qualche sacrificio: O Gesù, è per tuo amore, per la conversione dei peccatori, in riparazione delle ingiurie commesse contro il Cuore Immacolato di Maria”. La Madonna mostra loro l’inferno, come “un mare di fuoco pieno di demoni e di anime dannate” (dunque non è vuoto, come oggi qualcuno allegramente sostiene!) e spiega: “Avete visto l’inferno dove vanno a finire le anime dei peccatori. Ma se si farà quello che vi dirò, molte anime si salveranno e vi sarà pace”.
Continua la Madonna: “La guerra sta per finire, ma se non cessano di offendere il Signore, sotto il pontificato di Pio XII, ne incomincerà un’altra peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che quello è il segno che Dio vi dà che è prossima la punizione del mondo per i suoi delitti, mediante la guerra, la fame e le persecuzioni contro la Chiesa e contro il Santo Padre. Per impedire ciò, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore immacolato e la Confessione e la Comunione riparatrice nei primi sabati del mese. Se si darà ascolto alle mie richieste, la Russia si convertirà e si avrà la pace. Altrimenti, essa diffonderà i suoi errori per il mondo, suscitando guerre e persecuzioni alla Chiesa; molti buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto a soffrire, diverse nazioni saranno annientate...”. Si è avverato tutto alla lettera.
A questo punto, la Madonna trasmette ai piccoli “il terzo segreto”, che non è ancora stato svelato, ma che, in fondo, secondo testimonianze autorevoli e quanto appare agli occhi di tutti, dovrebbe riguardare l’enorme apostasia dalla fede con la confusione dilagante di errori, anche nei luoghi più alti... La Madonna, però, quel 13 luglio 1917, ha visto più lontano dell’ora buia di satana che stiamo ancora vivendo, e ha dato un grande annuncio: “Finalmente il mio Cuore Immacolato trionferà”.
Ciò che è l’unica speranza di questo nostro tempo, la speranza che non permette di arrenderci, anche di fronte alle situazioni insolubili, che solo Dio, per mezzo della Madonna, con una gigantesca “manovra” di Verità e di amore, potrà risolvere, e aprire finalmente, dopo tanta attesa, la Chiesa e il mondo a quell’autentica “primavera di santità”, che Pio XII, il Papa di Fatima, profetizzò il 19 marzo 1958, primavera che vogliamo affrettare, pregando e testimoniando il Credo cattolico!
Nei giorni che seguono, il 13 agosto 1917, Francesco, Giacinta e Lucia sono incarcerati dal sindaco di Villa Nova da Ourem, per ordine delle autorità massoniche al potere. Le minacce più terribili non li smuovono dalla loro fede, pronti a morir martiri per Gesù e per la Madonna... Liberati a furor di popolo, la Madonna appare loro il 19 agosto ai “Valinhos” e li incoraggia a non aver paura. Francesco e Giacinta si preparano al sacrificio di sé.
Il 13 settembre e ancor più il 13 ottobre 1917, giungono pellegrini da tutto il Portogallo e da più lontano: a vedere “i tre”, a pregare, a condurre malati, a invocare miracoli. Il pellegrinaggio a Fatima diventerà mondiale. Il 13 ottobre 1917, sotto una pioggia battente, sono più di centomila ad attendere la Madonna. Ella viene e parla: “Io sono la Vergine del Santo Rosario... Voglio che si costruisca qui una cappella in mio onore. Continuate a recitare il Rosario tutti i giorni... La guerra sta per finire... È necessario che i peccatori si convertano e chiedano perdono a Dio dei loro peccati... Non offendano più Nostro Signore che è già tanto offeso”. Nel congedarsi, la Madonna indica il sole. Le nubi si squarciano e il sole, riapparso, prende a ruotare vorticosamente come una ruota infuocata, fino a sembrare di cadere addosso ai presenti: è il segno dato da Maria SS.ma per testimoniare che Ella è davvero scesa sulla terra.

“Il consolatore di Gesù”

Dopo la celeste avventura, Lucia sa di esser chiamata ad una grande missione: sta ancora svolgendola, diventa suor Lucia del Cuore Immacolato, nel Carmelo di Coimbra (Portogallo). A 93 anni, oggi è il segno di un’immensa speranza che attendiamo di vedere compiuta. I suoi cuginetti si preparano, in trepidante attesa all’incontro definitivo con la Madonna, impreziosendo di amore e di sacrificio i loro giorni brevi.
Francesco si impegna a recitare molti Rosari, come gli ha chiesto la Madonna. Si fa più silenzioso, lui già tanto quieto, e ama sempre di più appartarsi per pregare da solo con il Rosario, prostrato con la fronte a terra, insaziabile di sacrificio e di preghiera: “Mi piace pregare e pensare”. In realtà, contemplando Dio e la Madonna, come se li vedesse: “Penso a Nostro Signore, così triste a causa di tanti peccati. Se io fossi capace di consolarlo!”. Il suo desiderio più grande è appunto questo: “Voglio consolare il Signore, voglio riparare per i peccati degli uomini”. È pervaso da un’intima profonda letizia: “Mi è piaciuto molto vedere Gesù, in quella luce in cui eravamo anche noi. Tra poco, mi porta lassù vicino a Lui. Lo vedrò sempre!”. Nell’attesa, la sua gioia più grande è quella di stare anche per ore davanti al Tabernacolo a “tener compagnia a Gesù nascosto”.
Diventa, anche a costo di sacrificio, di una bontà e di una dolcezza senza limiti, non tollera in sé e negli altri neppure il più piccolo peccato. Diffonde attorno a sé una pace indicibile. Giacinta spesso medita sull’inferno, castigo eterno per i peccatori e fa penitenza per la loro conversione (“la salvezza delle anime”: ce ne siamo dimenticati?). Come Francesco, offre alla Madonna molti Rosari, e porta il cilicio, che sarà loro tolto, poco prima della morte, intriso di sangue: “tutto per amore a Nostro Signore”.
Un giorno, Giacinta “vede” una scena che la sconvolge: “Il Santo Padre, che, inginocchiato davanti a un tavolo, il volto tra le mani, piangeva. Fuori c’è gente che gli tira sassi, impreca e gli dice parolacce”. Un’altra volta “vede” ancora “tanta gente che piange per la fame e ha niente da mangiare. E il Santo Padre in una chiesa davanti al Cuore Immacolato di Maria, a pregare e tanta gente in preghiera con Lui”. Da quel momento, ella offre preghiere e sacrifici, la vita stessa, per il Papa. Il futuro dirà quanto la piccola vedesse lontano. Chi si affida a Francesco e a Giacinta per “casi gravi”, ottiene miracoli di guarigioni e insperati ritorni a Dio. Giacinta spiega: “Dio concede le sue grazie per mezzo del Cuore Immacolato di Maria: le chiedano a Lei”.
Il 23 dicembre 1918, entrambi si ammalano di “spagnola” e accolgono in pace le sofferenze e le cure dolorose e inutili. Dopo una breve ripresa, Francesco, fattosi gravissimo, dice a Giacinta e a Lucia: “Voglio confessarmi, aiutatemi a fare bene l’esame di coscienza”. Riceve Gesù-Ostia, Viatico per la vita eterna. Venerdì 4 aprile 1919, dice alla mamma: “Guarda che bella luce, là vicino alla porta!”. Il suo volto si illumina in un sorriso bellissimo. Maria SS.ma viene a prenderlo, come il suo prediletto.

Sconcertante attualità

Giacinta, la più piccina dei tre, dura più a lungo, in un alternarsi di speranze e di peggioramenti. La Madonna le fa sapere che morrà sola all’ospedale. Nel luglio-agosto 1919, passa alcune settimane all’ospedale di Villa Nova da Ourem, da dove ritorna con una grande piaga al petto, che occorre medicare spesso e i dolori sono atroci: “Li offro tutti al Signore, per la conversione dei peccatori, per i sacerdoti”. Con pazienza, risponde ai visitatori, ricordando: “Non offendete più Nostro Signore che è già molto offeso... Molte anime vanno all’inferno, perché non c’è chi preghi e si sacrifichi per loro”. A Lucia confida: “Penso alla guerra che verrà... terribile... alla gente che morirà e andrà all’inferno... Se non si offendesse più il Signore, le guerre non verrebbero”.
Nel gennaio 1920, un illustre medico fa intravvedere ai suoi genitori di guarirla ricoverandola in ospedale a Lisbona. Giacinta si distacca in modo straziante dai suoi cari, da Lucia, e per alcuni giorni è ospite di un istituto di suore a Lisbona, dove ha la gioia di ricevere quotidianamente la Comunione. La Madonna viene spesso a parlarle, lasciandole messaggi sconvolgenti per l’umanità: “I peccati che più offendono Dio e portano più anime all’inferno sono i peccati impuri. Verranno certe mode che offenderanno molto Nostro Signore. Le persone che servono Dio, preti, religiosi, buoni cristiani, non devono seguire le mode. La Chiesa non ha mode. Nostro Signore è sempre lo stesso!”.
E ancora – è sempre Giacinta che parla a nome della Madonna: “Se gli uomini sapessero che cos’è l’eternità, farebbero di tutto per cambiare vita. I medici non hanno luce per guarire i malati, perché non hanno amor di Dio. Se il governo rispettasse la Chiesa e desse libertà alla santa Religione, sarebbe benedetto da Dio. I sacerdoti devono prendersi cura delle anime, devono essere puri, molto puri”.
Il 2 febbraio 1920, Giacinta entra in ospedale per esservi operata. “La Madonna ha detto – ricorda – che dopo aver sofferto molto, morrò sola, ma che non devo aver paura, perché Ella verrà a prendermi per il Cielo”. Il 10 febbraio, viene operata, ma non serve a nulla e le sofferenze sono terribili. Ripete: “Gesù mio, adesso puoi convertire molti peccatori, perché io ho sofferto tanto per tuo amore”. Quattro giorni prima di morire, dice a suor Maria Godinho: “Ora non mi lamento più. La Madonna mi è di nuovo apparsa dicendomi che presto verrà a prendermi e fin d’ora mi ha tolto i dolori”. Il 20 febbraio 1920 riceve gli ultimi Sacramenti. Il suo volto diventa bellissimo, come di un angelo. Alle 10,30 di sera, la Madonna mantiene la promessa.
Sono trascorsi 80 anni. La storia non fa che confermare il messaggio di quei bambini. In attesa del compimento del trionfo della Madonna – trionfo di Cristo, del Credo Cattolico, della Chiesa – Papa Giovanni Paolo II, il 13 maggio 2000, eleva alla gloria degli altari Francesco e Giacinta Marto, di undici e di dieci anni appena, additandoli come messaggeri dell’unica via di salvezza indicata da Dio al secolo XX e ai secoli futuri, del “metodo pastorale” davvero efficace: “la conversione dal peccato alla vita di Grazia, la fedeltà ai Comandamenti di Dio, la preghiera e la penitenza, la purezza nel corpo e nello spirito, l’inferno da evitare e il Paradiso da guadagnare, la devozione alla Madonna, la Confessione, la Santa Messa Sacrificio di Gesù, il mondo costruito sul Vangelo... Gesù Cristo seguito, amato, vissuto”. Francesco e Giacinta, appena decenni, maestri di vita ai potenti e ai sapienti!
                                                                                          Paolo Risso


IMMAGINI: 1 La prima fotografia dei pastorelli scattata il 13 luglio 1917
                    2 Il santuario di Fatima, cuore del Portogallo cristiano.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2000-5
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