AVVINTO
DAL CROCIFISSO
Fin da piccolo, era abbastanza giudizioso,
ma di tanto in tanto, qualche gesto un po troppo vivace
gli sfuggiva. Un giorno la sua mamma gli diede due schiaffetti
sulle mani. Lui ci rimase così male che le disse: A
me importa poco del dolore che mi hai procurato, ma non picchiarmi
più, perché io ti voglio tanto bene e poi sono
un bambino bravo e obbediente.
Frequentava le elementari a Torino dai Fratelli delle Scuole
Cristiane e una volta, dovendo svolgere il tema: Parla
della tua famiglia, scrisse: Io ho due fratellini
più piccoli, assai vivaci... e io gli voglio tanto bene.
Questi erano Ferdinando e Albino, e questultimo, a raccontarlo
si commuove ancora.
Lui si chiamava Giovanni Baiano ed era nato il 3 giugno 1911.
Suo padre, Ettore, allievo alle professionali dei Salesiani di
Valdocco, ne era uscito con la qualifica di artigiano falegname
e aveva avviato una buona azienda in cui lavorava come un artista,
stimatissimo per competenza, onestà e fede. Sua madre,
sarta e modista, a 18 anni, era già alla direzione di
un atelier: seria e premurosa, dedita alleducazione cristiana
dei suoi figli. Davvero una bella famiglia.
Un ragazzo
serio
La sua formazione cristiana
si edifica sulla roccia che è Gesù, il Figlio di
Dio che ci ha amato fino alla morte di croce e che pertanto devessere
riamato con fedeltà alla sua Legge, per meritarci la vita
eterna... Gesù sentito e vissuto come Dio, come Amico,
pregato ogni giorno con fiducia, Gesù che chiama all
impegno e al sacrificio per Lui e per il prossimo... Giovanni
cresce alla sua luce, sereno e equilibrato.
Si trova assai bene a scuola dai Lasalliani, dove incontra Fratel
Teodoreto Garberoglio: maestro, educatore, amico dei ragazzi,
innamorato del Crocifisso. Non dimenticherà più
Fratel Teodoreto, che in seguito diventerà suo modello
e sua guida. Dopo le elementari, Giovanni che è già
un ragazzo sicuro di sé, intelligente e sveglio, assai
deciso, è avviato alle scuole professionali presso lIstituto
Delpiano: fatica ad ambientarsi, con 47 ore settimanali di studio,
17 materie quali falegnameria, plastica, metalli, disegno...
un clima esigente e severo.
Nellambiente laico, non si intimidisce, ricco
comè di fortezza cristiana, alimentato dalla preghiera
quotidiana, dalla Confessione e dalla Comunione frequenti e regolari,
sostenuto dai suoi genitori buoni cristiani cattolici, dal contatto
e dallesempio di fratel Teodoreto che continua a frequentare
spesso. Studia e testimonia Gesù, a viso aperto, senza
paura. Si fa stimare come uno degli allievi migliori.
Cè un professore che bestemmia anche davanti agli
allievi (ciò che è il colmo, ma succede anche oggi,
più di allora).
Giovanni, che non può sopportare che sia offeso così
il suo Gesù, con garbo e decisione, aiuta linsegnante
a correggersi dallorribile vizio, anzi lo mette a contatto
con Giovanni Cesone, dellUnione Catechisti,
fondata da fratel Teodoreto, dove lui ha i suoi amici. Ha soltanto
13 anni.
Dopo i tre anni di professionali, Giovanni si perfeziona con
due corsi di disegno e arte presso lAccademia Albertina
e la Scuola S. Carlo, con ottimi risultati. Ne è
licenziato con il massimo dei voti.
Suo padre ora affida il ragazzo, già assai bravo nel disegno,
specialmente dellarredamento e del mobile, in particolare
nel-
lornato, a un disegnatore molto quotato a Torino
e gli fa frequentare arte scultorea.
Diventato un vero artista, dopo aver lavorato per conto suo disegnando impianti di riscaldamento e mobili ricercati,
entra nellazienda di casa, dove già lavorano i suoi
fratelli più giovani, impratichendosi dal disegno alla
lavorazione, allamministrazione, con una maturità
eccezionale per la sua età: assai riflessivo, sempre uguale
di umore, attivo, laboriosissimo, buono e generoso con i dipendenti
e i clienti, mite, affabile, gioioso, uno stile esemplare che
incute ammirazione e rispetto. Un tipo davvero serio, insomma.
E ha solo ventanni.
Consacrato
nel mondo
Un giovane così deve
però avere un segreto, un centro vitale che
lo anima: per Giovanni è la volontà e la ferma
e vibrante intenzione, sempre rinnovata ogni giorno, di corrispondere
alla chiamata di Dio, senza parole grosse, senza fumi e proclami,
senza falsi misticismi, in semplicità e letizia, con limpidezza
e rettitudine assolute, ad immagine di Gesù, che nella
vita e sulla Croce, ha amato e si è offerto per la gloria
di Dio e la salvezza dei fratelli, non per burla, senza scherzare,
non per romanticismo, ma in verità.
Fratel Teodoreto Garberoglio (1871-1954), astigiano di origine
contadina, assai concreto nelle cose, gli ha insegnato, fin dalle
elementari, a vivere il Cattolicesimo così. Dal 1912,
ispirato dal Servo di Dio fra Leopoldo Musso (1850-1922), umile
francescano laico, egli ha dato vita allUnione del Crocifisso
e di Maria Immacolata, in cui i giovani migliori si consacrano
a Dio, con i voti, vivendo nel mondo, per portare il Vangelo
nella società, nella scuola, nel lavoro, nella formazione
dei ragazzi, in primo luogo con ladorazione e il richiamo
continuo a Gesù Crocifisso, unico Salvatore del mondo
e unica sorgente di santità e della civiltà.
A contatto di Teodoreto e dei suoi giovani consacrati, Giovanni
Baiano matura la decisione di darsi tutto a Dio. Dopo aver pregato
e riflettuto a lungo, decide di diventare Catechista del
Crocifisso: vivrà nel mondo, ma non del mondo, uomo
di un solo Amore, Gesù Cristo, casto, obbediente, povero
nel distacco da tutto, pur possedendo la sua azienda e creando
lavoro per sé e per gli altri, apostolo per far conoscere
e amare Lui solo.
Nel 1935, inizia il noviziato, appuntando alla scuola
di fratel Teodoreto, mirabili e pratiche note danima. Il
29 giugno 1936, offre a Dio (quale gioia!) i santi voti, con
intensità di fede e gioiosa trepidazione: È
una grande vigilia. Si compiranno in me grandi cose. Una luce
nuova, sfolgorante brillerà nella mia anima. Da uomo rude,
egoista, indolente, sonnecchiante nel mondo, che cieco brancola
nel buio, o meglio nella penombra della vita comune, Gesù
farà un apostolo grande, sublimandolo nella purezza, nella
povertà e nell obbedienza (21 giugno 1936).
Apparentemente sembra non cambiare nulla nella sua vita, ma ora
è un consacrato, un giovane tutto di Dio,
che cammina più deciso verso la santità, fedele
al regolamento dellUnione Catechisti, impegnato, oltre
che nella sua azienda, nel catechismo ai ragazzi, nello studio
della sua fede, teso verso la perfezione. Ha il suo direttore
spirituale nel
Salesiano don Angelo Amadei (1868-1945), un vero venator
animarum (un cacciatore di anime), un formatore che dal
suo confessionale allAusiliatrice di Torino,
salva e santifica le anime. Giovanni, abitando a pochi passi
dalla medesima Basilica, è spesso là, ai piedi
della Madonna e del suo buon padre, in Cristo.
Gesù
indica la rotta
Una parola di Gesù colpisce
a fondo Giovanni e lo trasforma: Se il chicco di grano
caduto in terra non muore rimane solo; se invece muore produce
molto frutto (Gv 12,24). Vive questa parola divina con
intensità, guardando a Lui Crocifisso, lieto di seguirlo
e di servirlo, di perdere la vita per la sua causa. Lordinario
lavoro di artigiano e di impreditore, la vita quotidiana con
le grandi e piccole cose di ogni giorno, tutto si fa straordinario,
mirando alla gloria di Dio, in unione strettissima con Gesù
vivo e presente nella sua anima in grazia.
Organizza la sua vita attorno a un orario di impegni densi di
luce: la Messa, la meditazione, ladorazione a Gesù
Crocifisso e Eucaristico, il Rosario alla Madonna ogni giorno,
lesame di coscienza ogni sera per perfezionarsi. Le sue
note danima rivelano la sua ascesa alla santità:
Alzata pronta, farla precedere dal segno di croce, da un
saluto alla Madonna e un pensiero allAngelo custode.
Messa e Comunione: ritenerli come lalimento indispensabile
per la vita spirituale e come tali ottenerli a qualunque costo.
Intensificare il fervore, riconoscere il grande dono che
Gesù mi fa con loffrirmi la S. Messa e la Comunione.
Rinnovare con la S. Messa lofferta di ogni mia attività
della giornata.
Giovanni vive in intimità con Gesù: Io mi
trovo così vicino a Gesù per sua grazia speciale.
Non solo devo astenermi da ogni peccato, ma ancor di più
il pensiero di tante anime ingrate mi induca a stringermi intorno
a Lui e riparare prima i miei mali commessi e poi gli altrui
peccati.
Il 13 marzo 1938, gli muore il padre. Giovanni, a 27 anni, si
trova a capo della sua azienda: senza scoraggiarsi si assume
ogni responsabilità e fa limpossibile affinché
la mamma e i fratelli non soffrano troppo. Passa le notti a disegnare,
di giorno esegue il suo lavoro, nei laboratori, con i clienti,
giusto e generoso con i dipendenti. Il buon nome della sua famiglia
e della sua azienda si accresce per la sua serietà, lo
spirito di sacrificio, la gioia che irradia attorno a sé.
Un sabato pomeriggio, allora in cui gli operai vengono
a riscuotere la paga settimanale, si trova a non avere il denaro
necessario. Giovanni rassicura il fratello Ferdinando assai preoccupato:
La Provvidenza ci aiuterà!. In quel momento,
squilla il telefono: una ditta gli anticipa subito molto denaro
in contanti per un lavoro richiesto. Gli operai sono pagati mezzora
dopo!
Annota però: La mancanza di papà mi è
penosa... ma è un dolore che purifica... Come mi comporto
con Ferdinando e con Albino? Come li sostengo nelle difficoltà?.
Si sente un secondo papà, pur bisognoso comè,
di aprirsi con qualcuno, di confidarsi. Ma sarà lui a
soffrire, non gli altri più giovani di lui. Sente il bisogno
di esser lasciato solo con Dio, di sganciarsi dagli impegni quotidiani,
ma rimane al suo posto, testimone e missionario, nelle realtà
del mondo, di Gesù Crocifisso che trasforma tutto a sua
immagine, con la tensione viva verso Lui solo, verso il Paradiso.
Scrive: Le occupazioni si accavallano, i contrasti e le
difficoltà corrono tra il frastuono, gli eventi rumoreggiano...
È una lotta estenuante che richiede cuore forte, volontà
gagliarda... Soltanto il contatto con Gesù Eucaristico
può dare forza, vigoria per opporsi a questa marea che
sale da ogni dove e tenta di travolgere. È Gesù
che si erge faro luminoso a indicare la rotta. La preghiera
si fa struggente: O Gesù, che tutto disponi al bene
di coloro che ti amano, fa che io veda in ogni evento il
tuo volere.
Una mattina di gennaio 1941, Giovanni, rientrando in casa dalla
Messa, dice alla mamma: Non mi sento bene. Si siede
per scrivere alcuni appunti, poi perde conoscenza. Quindici giorni
di agonia terribile, a causa di una gravissima polmonite, di
fatto incurabile. Si spegne, in silenzio, il 4 febbraio 1941.
Sul suo quaderno di note personali, ha appena lasciato scritto:
Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia. Luomo
in sé ha nulla che lo soddisfi. Devo cercare di fare la
volontà di Dio. Ha fame e sete di giustizia chi davvero
attende alla propria santità.
Trentanni appena: per farsi santo sulle orme di Colui,
che appeso al patibolo più infame, da 2000 anni continua
ad attrarre a Sé la gioventù e lamore.
Paolo Risso
IMMAGINE: GIOVANNI BAIANO
- TORINO 1911-1941
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2000-8
VISITA Nr. 