Sono trascorsi 30 anni dalla
morte del vescovo di Asti mons. Giacomo Cannonero, ma io sento
ancora il suo mandato, il giorno della mia Cresima, l8
luglio 1956, mentre mi ungeva la fronte con il sacro crisma:
Io ti segno con il segno della Croce e ti confermo con
il crisma della salvezza....
E poi, allomelia, nella
chiesa gremita, rivolto in primis ai cresimati: Gesù
Cristo! Gesù Cristo solo e nessun altro! La vita come
milizia. Milizia di Gesù Cristo. Abbi lorgoglio
di essere cattolico. Sempre. A fronte alta. Come i militi e i
martiri della Vandea!. (La Vandea è la regione nel
nord della Francia, dove ai tempi della rivoluzione, gli abitanti
cattolicissimi insorsero contro il governo rivoluzionario, che
combatteva Cristo e la Chiesa, e preferirono essere sterminati
il primo genocidio della storia moderna piuttosto
che rinnegare la fede).
Un giorno, lo stesso Vescovo,
celebrando la Santa Messa nella mia parrocchia di Costigliole
dAsti, durante lomelia ricordò: Era
l11 settembre 1921. Io avevo 20 anni ed ero chierico nel
Seminario di Acqui (AL). Vestendo abiti civili, partecipai al
Congresso dei giovani cattolici a Roma. Ma subimmo lattacco
delle guardie regie, ordinato dal governo, che aveva proibito
la manifestazione. Cero anchio. In quel parapiglia,
si distinse un giovane di Torino, Piergiorgio Frassati, che pur
finendo arrestato con altri amici, seppe difendere dallassalto
la bandiera del Circolo Cattolico. Io ritornai in Seminario più
fiero di appartenere a Cristo, di prolungare la sua vita nel
sacerdozio, di spendermi per Lui e per le anime.
Ecco, anche voi, ragazzi e
giovani miei amici, dovete vivere e spendere la vita per Gesù,
per la Chiesa e per le anime. Qualcuno di voi anzi molti
di voi deve sentire la sua voce: «Vieni e seguimi»,
e farsi sacerdote. Io lho ascoltato Gesù, lho
seguito, e sono qui oggi, a portare la sua Croce, come Vescovo,
sempre a fronte alta, domani, nella vita eterna. Ecco, è
lassù, in Paradiso, che dobbiamo arrivare tutti.
NellAzione
Cattolica
Chi parlava così, senza
mai lasciare dormire nessuno, era mons. Giacomo Cannonero, nato
a Ovada (AL), il 31 gennaio 1902. Il 13 luglio 1924, a soli 22
anni, era stato ordinato sacerdote. Aveva completato gli studi
con la laurea in teologia a Genova e una seconda laurea in Diritto
Canonico allApollinare a Roma. Tra i suoi maestri, mons.
Alfredo Ottaviani; tra i suoi giovani amici, don Giuseppe Siri,
i quali, entrambi, faranno parlare di sé a lungo nella
Chiesa e oltre. Tuttaltro che uno sprovveduto questo don
Giacomino, che già allora aveva fede robustissima e parola
forte, ed era un innamorato di Gesù e della sua Chiesa,
incapace di compromessi.
Per tre anni, è viceparroco,
poi segretario del suo Vescovo, mons. Lorenzo Bel Ponte, e docente
di Teologia Dogmatica in Seminario.
Conosce bene gli errori che circolano nel mondo e nel suo insegnamento
li confuta: li distrugge, spiega e difende la Verità tutta
intera del dogma cattolico. Lavora a fondo in mezzo alla gioventù:
AllAzione Cattolica dirà un giorno
oltre che alla mia famiglia e al mio Seminario, devo la
mia formazione spirituale e fui, per una quindicina danni,
assistente della gloriosa G.I.A.C.: tutto ciò non lo potrò
mai dimenticare, perché è diventato come una necessità
del mio vivere, una legge del mio operare (27 dicembre
1952).
Dunque, la vita e il sacerdozio
vissuti come culto a Dio e impegno a tempo pieno a condurre le
anime a Lui e radicare Cristo nella società. È
anche predicatore di missioni al popolo: quando parla, la sua
parola è a-pologia della Fede e della Chiesa, e conquista
di cuori a Gesù Cristo. Neppure gli anni terribili della
guerra, riescono a fermarlo. E dopo la guerra, offre il suo forte
contributo per la ricostruzione delle famiglie e della società
in Christo Jesu.
Propone modelli di vita ai
quali è lui il primo a guardare per imitarli: San Giovanni
Bosco (1815-1888), mons. Giuseppe Marello (1844-1895), prete
astigiano e Vescovo di Acqui (canonizzato nel 2001), e la giovane
Teresa Bracco (1924-1944), martire a 20 anni per difendere la
sua verginità, proprio in terra acquese, e oggi beata.
Nel 1950, lAnno Santo voluto da Pio XII il 29 giugno, solennità
dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, mons. Giacomo Cannonero è
consacrato Vescovo: sarà coadiutore, con diritto di successione,
di mons. Umberto Rossi, Vescovo di Asti, al quale succede l11
novembre 1952.
Pastore
di anime
Ancora da Vescovo coadiutore,
il 18 giugno 1951, così scrive ai sacerdoti giovani:
Figli di questa povera generazione ammalata e distratta,
superficiale e nervosa... hanno spesso delle magnifiche
doti
esterne, ma alla loro attività manca lanima. Dimenticano
una Verità fondamentale, la Verità espressa da
Gesù con le parole: «Chi è unito a me, porta
molto frutto». Ora lunione vitale e abituale con
Cristo, si attua solo per mezzo dello spirito di preghiera. I
preti che lasciano solchi profondi nelle anime sono ancora e
sempre i preti che conoscono le ore di intimità con Dio
e non quelli che si danno arie di modernità e credono
di rinnovare il mondo, solo perché sono presuntuosi e
gonfi di se stessi.
È il ritratto e lo stile di mons. Cannonero e negli anni
del suo episcopato astense, in fondo, non ripeterà che
questa lezione, sotto forme diverse. Nella sua prima lettera
pastorale (27 dicembre 1952) afferma con autorevolezza: Quando
fui designato allonore e allonere dellepiscopato
e dovetti scegliere tra laltro uno stemma, volli nella
parte inferiore un mare tempestoso; nella parte superiore una
stella: la Madonna! In fondo, le parole del salmo 118: «Servus
tuus sum ego». Nella mia intenzione, erano parole rivolte
alla Madonna, nello spirito della santa schiavitù damore
di quel grandissimo santo che fu San Luigi De Montfort.
Sarà il Vescovo della
Madonna e dellEucaristia, così come apparirà
evidente dai Congressi Eucaristici Mariani da lui celebrati in
diversi centri della diocesi, e nelle lettere pastorali, numerose
e di singolare bellezza, come si può vedere solo scorrendone
i titoli: La Madonna che piange (1954); San
Domenico Savio e la Madonna; salviamo la gioventù
(1955);
O Chiesa mio amore! (1956); Messaggio materno
per i nostri tempi (1957); La divina Maternità
di Maria (1958); La Chiesa, Corpo mistico di Cristo
(1959); Il Regno di Dio sulla terra (1960); Io
sono la vita (1961)... Bastano questi titoli a far risaltare
mons. Cannonero, come maestro della Fede, sacerdote di Dio e
padre delle anime a immagine di Cristo, il pastore lucido e forte
che vede e vigila e difende dai lupi la porzione di gregge che
gli è stata affidata, anche dai lupi travestiti da agnelli
o, peggio, da falsi pastori, che non mancano mai in mezzo al
gregge.
Il primato
del Crocifisso
Nella primavera del 1962, insieme
ai suoi sacerdoti, mons. Cannonero svolge ad Asti un sinodo che
promuove una legislazione dove è delineata la chiara identità
del sacerdote del parroco il suo essere alter
Christus, il suo ufficio di evangelizzatore e di santificatore
delle anime, soprattutto con il ministero delle Confessioni e
della direzione spirituale, con la celebrazione del Santo Sacrificio
della Messa. Se la diocesi di Asti avesse messo in pratica queste
disposizioni sinodali, sarebbe diventata fiorente di vita cristiana-cattolica,
di santità nel laicato e nel sacerdozio, ricolma di vocazioni.
Invece, come disse Papa Paolo VI, è arrivata la
tempesta! (15 luglio 1970).
Al Concilio Vaticano II, mons.
Cannonero, insieme ai suoi amici Cardinali Ottaviani,
Siri, Ruffini, Antoniutti, e a Vescovi come Carli, è difensore
della vera Dottrina cattolica, da ogni vento di follìa
che spira attorno, come si esprime il Card. Journet nelle
sue lettere a Maritain. Gli anni del post-Concilio lo vedono
al suo posto, senza mai cedere alle mode correnti, sicuro che
quando viene meno una sola Verità del Credo e della Morale
Cattolica, tutto, presto, si disgrega, e grande è la rovina.
Al centro della sua azione
rimane per tutto il suo episcopato quanto ha scritto con semplicità
e chiarezza nella sua prima lettera pastorale: È
nostro dovere conservare nella sua piena validità e nella
sua piena efficienza questa forma insuperabile di formazione
cristiana, questo strumento potentissimo di rinascita spirituale.
Altre manifestazioni esterne possono illudere e deludere, questa
no; qui si punta direttamente su quelle che sono le sorgenti
della vita cristiana; la Confessione e la Comunione.
Discorso da vero sacerdote,
cioè colui che si offre a Dio e dona Dio, nella preghiera,
nellintimità con Gesù, nella disponibilità
per le Confessioni e per la direzione spirituale, nella lotta
contro il peccato e contro gli errori del laicismo, dellateismo,
del comunismo, del relativismo oggi dilagante, della negazione
di Dio sotto ogni forma, nella predicazione e nella difesa della
Verità immutabile, andando spesso contro-corrente.
Questo ministero, questo stile
contro-corrente al mondo, mons. Cannonero lo pagò sopportando
la beffa e limpopolarità, mentre il mare
del secolo si faceva più tempestoso, prendendo parte nel
suo cuore e nella sua carne, sino alla fine, alla Passione di
Gesù, per e con Gesù Crocifisso, lunico Amore
della sua vita.
Il 1º agosto 1977, in
Piemonte, festa di SantEusebio, Vescovo di Vercelli e patrono
della Regione piemontese, difensore della divinità di
Cristo al tempo di SantAtanasio, mons. Cannonero va incontro
a Dio. Lultima gioia laveva avuta il 13 luglio 1974,
suo 50º di sacerdozio, con la lettera, lelogio e la
benedizione personale di Papa Paolo VI. Quel suo Cattolicesimo
non facile, ma forte e felice, è lunico che può
rifare la storia a immagine di Cristo e darci leternità
beata.
Ancora oggi sento la sua voce,
come una squilla, una chiamata che innamora e scuote a ritrovare
la nostra identità cattolica e il gusto della nostra missione:
O fratelli, o figli, o mio popolo, stringiti attorno a
Cristo Crocifisso, stringiti al suo Cuore, con la forza dei militi
della Vandea, con la luce e la potenza dei nostri santi, a spendere
la vita per Lui. Non temere. Tutto passa. Gesù solo resta
con la fronte redimita di spine... e di gloria.