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 Mons. Giacomo Cannonero (1902-1977):
    
 SACERDOTOE, VESCOVO, MAESTRO DI VERITA'

Sono trascorsi 30 anni dalla morte del vescovo di Asti mons. Giacomo Cannonero, ma io sento ancora il suo mandato, il giorno della mia Cresima, l’8 luglio 1956, mentre mi ungeva la fronte con il sacro crisma: “Io ti segno con il segno della Croce e ti confermo con il crisma della salvezza...”.

E poi, all’omelia, nella chiesa gremita, rivolto in primis ai cresimati: “Gesù Cristo! Gesù Cristo solo e nessun altro! La vita come milizia. Milizia di Gesù Cristo. Abbi l’orgoglio di essere cattolico. Sempre. A fronte alta. Come i militi e i martiri della Vandea!”. (La Vandea è la regione nel nord della Francia, dove ai tempi della rivoluzione, gli abitanti cattolicissimi insorsero contro il governo rivoluzionario, che combatteva Cristo e la Chiesa, e preferirono essere sterminati – il primo genocidio della storia moderna – piuttosto che rinnegare la fede).

Un giorno, lo stesso Vescovo, celebrando la Santa Messa nella mia parrocchia di Costigliole d’Asti, durante l’omelia ricordò: “Era l’11 settembre 1921. Io avevo 20 anni ed ero chierico nel Seminario di Acqui (AL). Vestendo abiti civili, partecipai al Congresso dei giovani cattolici a Roma. Ma subimmo l’attacco delle guardie regie, ordinato dal governo, che aveva proibito la manifestazione. C’ero anch’io. In quel parapiglia, si distinse un giovane di Torino, Piergiorgio Frassati, che pur finendo arrestato con altri amici, seppe difendere dall’assalto la bandiera del Circolo Cattolico. Io ritornai in Seminario più fiero di appartenere a Cristo, di prolungare la sua vita nel sacerdozio, di spendermi per Lui e per le anime.

Ecco, anche voi, ragazzi e giovani miei amici, dovete vivere e spendere la vita per Gesù, per la Chiesa e per le anime. Qualcuno di voi – anzi molti di voi – deve sentire la sua voce: «Vieni e seguimi», e farsi sacerdote. Io l’ho ascoltato Gesù, l’ho seguito, e sono qui oggi, a portare la sua Croce, come Vescovo, sempre a fronte alta, domani, nella vita eterna. Ecco, è lassù, in Paradiso, che dobbiamo arrivare tutti”.

Nell’Azione Cattolica

Chi parlava così, senza mai lasciare dormire nessuno, era mons. Giacomo Cannonero, nato a Ovada (AL), il 31 gennaio 1902. Il 13 luglio 1924, a soli 22 anni, era stato ordinato sacerdote. Aveva completato gli studi con la laurea in teologia a Genova e una seconda laurea in Diritto Canonico all’Apollinare a Roma. Tra i suoi maestri, mons. Alfredo Ottaviani; tra i suoi giovani amici, don Giuseppe Siri, i quali, entrambi, faranno parlare di sé a lungo nella Chiesa e oltre. Tutt’altro che uno sprovveduto questo don Giacomino, che già allora aveva fede robustissima e parola forte, ed era un innamorato di Gesù e della sua Chiesa, incapace di compromessi.

Per tre anni, è viceparroco, poi segretario del suo Vescovo, mons. Lorenzo Bel Ponte, e docente di Teologia Dogmatica in Seminario.
Conosce bene gli errori che circolano nel mondo e nel suo insegnamento li confuta: li distrugge, spiega e difende la Verità tutta intera del dogma cattolico. Lavora a fondo in mezzo alla gioventù: “All’Azione Cattolica – dirà un giorno – oltre che alla mia famiglia e al mio Seminario, devo la mia formazione spirituale e fui, per una quindicina d’anni, assistente della gloriosa G.I.A.C.: tutto ciò non lo potrò mai dimenticare, perché è diventato come una necessità del mio vivere, una legge del mio operare” (27 dicembre 1952).

Dunque, la vita e il sacerdozio vissuti come culto a Dio e impegno a tempo pieno a condurre le anime a Lui e radicare Cristo nella società. È anche predicatore di missioni al popolo: quando parla, la sua parola è a-pologia della Fede e della Chiesa, e conquista di cuori a Gesù Cristo. Neppure gli anni terribili della guerra, riescono a fermarlo. E dopo la guerra, offre il suo forte contributo per la ricostruzione delle famiglie e della società “in Christo Jesu”.

Propone modelli di vita ai quali è lui il primo a guardare per imitarli: San Giovanni Bosco (1815-1888), mons. Giuseppe Marello (1844-1895), prete astigiano e Vescovo di Acqui (canonizzato nel 2001), e la giovane Teresa Bracco (1924-1944), martire a 20 anni per difendere la sua verginità, proprio in terra acquese, e oggi beata.
Nel 1950, l’Anno Santo voluto da Pio XII il 29 giugno, solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, mons. Giacomo Cannonero è consacrato Vescovo: sarà coadiutore, con diritto di successione, di mons. Umberto Rossi, Vescovo di Asti, al quale succede l’11 novembre 1952.

Pastore di anime

Ancora da Vescovo coadiutore, il 18 giugno 1951, così scrive “ai sacerdoti giovani”: “Figli di questa povera generazione ammalata e distratta, superficiale e nervosa... hanno spesso delle magnifiche doti esterne, ma alla loro attività manca l’anima. Dimenticano una Verità fondamentale, la Verità espressa da Gesù con le parole: «Chi è unito a me, porta molto frutto». Ora l’unione vitale e abituale con Cristo, si attua solo per mezzo dello spirito di preghiera. I preti che lasciano solchi profondi nelle anime sono ancora e sempre i preti che conoscono le ore di intimità con Dio e non quelli che si danno arie di modernità e credono di rinnovare il mondo, solo perché sono presuntuosi e gonfi di se stessi”.
È il ritratto e lo stile di mons. Cannonero e negli anni del suo episcopato astense, in fondo, non ripeterà che questa lezione, sotto forme diverse. Nella sua prima lettera pastorale (27 dicembre 1952) afferma con autorevolezza: “Quando fui designato all’onore e all’onere dell’episcopato e dovetti scegliere tra l’altro uno stemma, volli nella parte inferiore un mare tempestoso; nella parte superiore una stella: la Madonna! In fondo, le parole del salmo 118: «Servus tuus sum ego». Nella mia intenzione, erano parole rivolte alla Madonna, nello spirito della santa schiavitù d’amore di quel grandissimo santo che fu San Luigi De Montfort”.

Sarà il Vescovo della Madonna e dell’Eucaristia, così come apparirà evidente dai Congressi Eucaristici Mariani da lui celebrati in diversi centri della diocesi, e nelle lettere pastorali, numerose e di singolare bellezza, come si può vedere solo scorrendone i titoli: “La Madonna che piange” (1954); “San Domenico Savio e la Madonna; salviamo la gioventù” (1955);
“O Chiesa mio amore!” (1956); “Messaggio materno per i nostri tempi” (1957); “La divina Maternità di Maria” (1958); “La Chiesa, Corpo mistico di Cristo” (1959); “Il Regno di Dio sulla terra” (1960); “Io sono la vita” (1961)... Bastano questi titoli a far risaltare mons. Cannonero, come maestro della Fede, sacerdote di Dio e padre delle anime a immagine di Cristo, il pastore lucido e forte che vede e vigila e difende dai lupi la porzione di gregge che gli è stata affidata, anche dai lupi travestiti da agnelli o, peggio, da falsi pastori, che non mancano mai in mezzo al gregge.

Il primato del Crocifisso

Nella primavera del 1962, insieme ai suoi sacerdoti, mons. Cannonero svolge ad Asti un sinodo che promuove una legislazione dove è delineata la chiara identità del sacerdote – del parroco – il suo essere “alter Christus”, il suo ufficio di evangelizzatore e di santificatore delle anime, soprattutto con il ministero delle Confessioni e della direzione spirituale, con la celebrazione del Santo Sacrificio della Messa. Se la diocesi di Asti avesse messo in pratica queste disposizioni sinodali, sarebbe diventata fiorente di vita cristiana-cattolica, di santità nel laicato e nel sacerdozio, ricolma di vocazioni. Invece, come disse Papa Paolo VI, “è arrivata la tempesta!” (15 luglio 1970).

Al Concilio Vaticano II, mons. Cannonero, insieme ai suoi “amici” Cardinali Ottaviani, Siri, Ruffini, Antoniutti, e a Vescovi come Carli, è difensore della vera Dottrina cattolica, “da ogni vento di follìa che spira attorno”, come si esprime il Card. Journet nelle sue lettere a Maritain. Gli anni del post-Concilio lo vedono al suo posto, senza mai cedere alle mode correnti, sicuro che quando viene meno una sola Verità del Credo e della Morale Cattolica, tutto, presto, si disgrega, e grande è la rovina.

Al centro della sua azione rimane per tutto il suo episcopato quanto ha scritto con semplicità e chiarezza nella sua prima lettera pastorale: “È nostro dovere conservare nella sua piena validità e nella sua piena efficienza questa forma insuperabile di formazione cristiana, questo strumento potentissimo di rinascita spirituale. Altre manifestazioni esterne possono illudere e deludere, questa no; qui si punta direttamente su quelle che sono le sorgenti della vita cristiana; la Confessione e la Comunione”.

Discorso da vero sacerdote, cioè colui che si offre a Dio e dona Dio, nella preghiera, nell’intimità con Gesù, nella disponibilità per le Confessioni e per la direzione spirituale, nella lotta contro il peccato e contro gli errori del laicismo, dell’ateismo, del comunismo, del relativismo oggi dilagante, della negazione di Dio sotto ogni forma, nella predicazione e nella difesa della Verità immutabile, andando spesso contro-corrente.

Questo ministero, questo stile contro-corrente al mondo, mons. Cannonero lo pagò sopportando la beffa e l’impopolarità, mentre “il mare” del secolo si faceva più tempestoso, prendendo parte nel suo cuore e nella sua carne, sino alla fine, alla Passione di Gesù, per e con Gesù Crocifisso, l’unico Amore della sua vita.

Il 1º agosto 1977, in Piemonte, festa di Sant’Eusebio, Vescovo di Vercelli e patrono della Regione piemontese, difensore della divinità di Cristo al tempo di Sant’Atanasio, mons. Cannonero va incontro a Dio. L’ultima gioia l’aveva avuta il 13 luglio 1974, suo 50º di sacerdozio, con la lettera, l’elogio e la benedizione personale di Papa Paolo VI. Quel suo Cattolicesimo non facile, ma forte e felice, è l’unico che può rifare la storia a immagine di Cristo e darci l’eternità beata.

Ancora oggi sento la sua voce, come una squilla, una chiamata che innamora e scuote a ritrovare la nostra identità cattolica e il gusto della nostra missione: “O fratelli, o figli, o mio popolo, stringiti attorno a Cristo Crocifisso, stringiti al suo Cuore, con la forza dei militi della Vandea, con la luce e la potenza dei nostri santi, a spendere la vita per Lui. Non temere. Tutto passa. Gesù solo resta con la fronte redimita di spine... e di gloria”.

                                                                        Paolo Risso
                                                   Piazza Umberto I, 30 | 4055 Costigliole d’Asti (AT)


IMMAGINI:
 Mons. Giacomo Cannonero: Il vescovo di Asti, saluta amorevolmente un sacerdote durante una visita pastorale (6 maggio 1956).




     RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2009 - 9
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