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 ASLESSANDRINO MAZZUCCHI (1878-1890):
    
 DODICI ANNI PER GESU'

Sprizzava gioia solo a vederlo: un ragazzino lieto e simpatico, dallo sguardo intelligente e buono. Era nato a Pianello del Lario (Como) il 26 aprile 1878 – 130 anni fa – quando in paese era ancora parroco Don Carlo Coppini.
È il secondo figlio di Natale e Domenica Mazzucchi. Al battesimo lo chiamano Alessandro, in omaggio al nonno paterno che vive in casa. Sarà Sandrino per familiari e amici.

Quando ha tre anni, a Pianello giunge un parroco eccezionale, Don Luigi Guanella, che era stato allievo di Don Bosco e Salesiano per qualche anno.
È un bambino vivace, Sandrino, ma la sua fanciullezza è piena di lutti: perde la sorella maggiore, ancora bambina, quindi il padre Natale, quando ha solo sette anni. Rimane in casa con la mamma e il fratello più giovane di lui, Leonardo, cui sarà molto legato. La sua famiglia, all’inizio benestante, aveva perso molti dei suoi beni per aiutare un parente, finito in fallimento. Così, per vivere gestivano in paese un negozio con trattoria.

Un ragazzo comune...

Un ambiente cui non mancano difficoltà di lavoro e di vita. Ma Sandrino cresce sereno, aiutato dalla forte e dolce educazione cristiana che gli viene dalla mamma amatissima e dal parroco Don Guanella. Fin dall’inizio è preso dall’amore per Gesù che dominerà tutta la sua vita.

A 5 anni, è maturo per andare a scuola dalla brava maestra del paese Giuseppina Lombardi. A otto anni, supera gli esami di terza elementare con ammirazione del direttore didattico di Como, venuto ad interrogarlo. La mamma gli raccomanda di studiare: lui, guardandola con i suoi occhi sereni e spalancati come per lo stupore di sempre nuove scoperte, ride di gusto: una lettura sola gli basta per apprendere benissimo la lezione. Impara a scrivere per gioco, correttamente tanto con la mano destra che con la sinistra, e ci ride sopra, assai divertito.

A scuola, i compagni lo chiamano “grembiulone”, perché porta addosso, come tutti loro e come divisa scolastica, il grembiule, solo che questo è sempre un po’ largo per la sua personcina. Ma Sandrino accetta gli scherzi senza adombrarsi, anzi rispondendo con altri scherzi innocenti. Sta volentieri con i compagni e gioca con loro. Ama disegnare: sono disegni semplici e gentili, case, giardini, monti, persone e spesso chiese e cappelle con chierichetti.

In questo ambiente così comune sboccia la bontà lieta e attiva di Sandrino, sul quale testimonieranno la mamma, il fratello minore Leonardo, il parroco Don Luigi Guanella, i suoi educatori di Pianello e di Como. I suoi compagni di scuola, interrogati molti anni dopo, ricorderanno ancora con freschezza il suo volto luminoso e il suo stile di ragazzo esemplare.

... ma straordinario

Il suo biografo G. Tamburelli, (nel libro Alessandro Mazzucchi, Edizioni Paoline, Bari, 1933, ristampato nel 1961) scrive di lui: “Era di fisionomia aperta, di costituzione piuttosto gracile; un bel viso pieno di candore; gli occhi grandi, ridenti e sereni che ti guardavano con attenta ingenuità; vi traspariva la sua innocenza e intelligenza non comune, l’affettuosità tenera e calda”.
Su queste doti precoci di intelligenza e di bontà, s’innestano subito le più belle virtù cristiane portate sempre più innanzi dalla Grazia santificante che gli dà la fisionomia di un piccolo Gesù, con la sua intensa preghiera, la sua purezza, la carità teologale verso Dio e verso il prossimo. Subito è indicato agli altri, quando passa per il paese: “Chi è quel bambino? È Sandrino Mazzucchi!”. Un vero segno della presenza di Dio, in mezzo agli altri. Tocca il cuore di tutti il suo stile di gioia e di singolare bellezza interiore.

L’ambiente con negozio e trattoria preoccupa la sua mamma che lo tiene il più possibile lontano dal locale e gli consiglia distarsene in casa tranquillo e raccolto. Sandrino cresce formandosi una coscienza davvero cristiana: Don Luigi Guanella, suo parroco (oggi “beato”) è il suo modello sulla terra; San Luigi Gonzaga (1568-1591) è il suo modello in cielo. Alla loro scuola, impara a controllarsi, a evitare pericoli e a crescere sulle orme di Gesù.
Ai suoi tempi, un’educazione austera portava a ritardare la 1ª Comunione (non era ancora venuto S. Pio X) e a condurre spesso le anime alla Confessione. Sandrino, andato a scuola a cinque anni, viene preparato ad accostarsi alla Confessione tutti i mesi: la sua sensibilità religiosa e morale matura intensamente, nel clima dolce e forte portato a Pianello da Don Guanella. Quando finalmente può accostarsi a ricevere Gesù nella Comunione, oh sì, allora è festa grande per lui: sarà l’intimo amico di Gesù per sempre!

Ha un senso profondo di Dio, lo sente vicino – come davvero è vicino, anzi intimo nella vita della Grazia santificante – e gli parla nella preghiera a lungo, ogni giorno. Chiede soprattutto di evitare il peccato e di crescere nell’amore per Lui. Quasi senza accorgersene, diventa maestro di preghiera per i suoi fratellini, suscitando, qualche volta, la benevola ironia di qualche adulto che lo chiama “pretino”.
Ma Sandrino va avanti per la sua strada: si sente in compagnia degli angeli, dei santi e della Madonna, che chiama “Mamma”. Vive già, sulla terra, tra i suoi monti, come in Paradiso: Gesù, nel Tabernacolo, è il suo Paradiso.

Il fratello Leonardo (nato nel 1883) ricordava come un giorno gli avesse insegnato la Salve Regina in latino: lui 4-5 anni, Sandrino 9-10, già maestro di latino. Leonardo diventerà sacerdote guanelliano, con molti incarichi di responsabilità nella Congregazione.

La passione per la Messa

Molto presto Don Guanella chiama Sandrino nel gruppo dei suoi chierichetti in parrocchia. Impara a servire Messa, rispondendo in latino, e ad entusiasmarsi fino alle lacrime per la presenza di Gesù, Sacerdote e Vittima, sull’altare. Non manca mai ai suoi turni di servizio, anche nei giorni feriali, quando la Messa viene celebrata prestissimo: d’estate alle quattro.
Veramente dormirebbe volentieri, ma scongiura la mamma perché lo svegli, perché lui a tutti i costi dev’essere presente ad un avvenimento tanto grande qual è il Sacrificio di Gesù.

Come gli ha insegnato Don Guanella con diverse spiegazioni, risponde in un latino quasi perfetto e sa persino salmodiare in latino ai Vespri della domenica e all’ufficio dei defunti. È la presenza di Gesù che lo rapisce.

Don Guanella lo osserva al catechismo, attento e sempre pronto a domandare per saperne di più, a spiegare e ripetere ai compagni che non hanno capito. Lo vede all’oratorio, allegro, vivace, simpatico: corre, ride, scherza, gioca a pallone con mirabile destrezza nell’ampio prato presso la chiesa parrocchiale.

La gente commenta: “Sandrino ha un’aria particolare; è un ragazzo che ha dello straordinario!”. Anche Don Guanella lo giudica così: quel ragazzo che gli serve la Messa, inginocchiato sui gradini dell’altare, tutto fervoroso, è proprio straordinario. Un giorno, dopo una luminosa predica sulla Messa e sul sacerdozio ordinato appunto per la Messa, Don Guanella si ferma un momento con Sandrino, si toglie il tricorno dal capo e lo pone sulla sua testolina, domandandogli: “Ti piacerebbe così? Ti piacerebbe farti prete?”.

Giunto a casa, racconta tutto alla mamma: “Oh, se potessi farmi prete... celebrare anch’io la Santa Messa, come Don Luigi!”. Piange di gioia. Così, il 26 aprile 1888, Sandrino entra nella Piccola Casa della Divina Provvidenza, fondata a Como da Don Guanella stesso.

È il primo seminarista che inaugura l’Istituto di Don Guanella. Lì studia con profitto e cresce nelle virtù, pensando di poter salire l’altare quando giungerà la sua ora. Per due anni, quella è la sua casa, di cui sarà il primo angelo, destinato a diventare un modello per quelli che sarebbero entrati dopo di lui.

Piccolo seminarista

Si distingue e si fa voler bene per la sua allegria e amabilità, per l’amore grandissimo a Gesù Eucaristico, che adora ogni giorno, a lungo, davanti al Tabernacolo. È pieno di carità verso i sofferenti ospitati nella casa. Per invito di Don Guanella, fa ogni mese il “pio esercizio della buona morte”, scegliendo come giorno il 21 di ogni mese, in onore di San Luigi Gonzaga. Confida a Don Guanella: “Come mi piacerebbe morire come morì San Luigi, nel giorno della sua festa!”.

Il 21 giugno 1890, festa di San Luigi e onomastico di Don Guanella, viene da Pianello a Como la sua mamma a fargli visita, ma Sandrino preferisce mangiare con un compagno malato, Lino Crosta, per fargli compagnia. Dopo pranzo, va a giocare sull’altalena, in cortile. C’è un clima di festa quel giorno. Sandrino, per un improvviso capogiro, cade dall’altalena e batte con la testa sul suolo.

Privo di sensi, riceve l’assoluzione da Don Guanella, quindi va incontro a Dio la sera di quello stesso giorno, sacro al suo modello San Luigi, come aveva desiderato.
Sepolto tra il pianto grande del suo Istituto e della sua parrocchia, nel cimitero di Pianello, dal dicembre 2007 riposa a Como nel Santuario del Sacro Cuore, vicino al fratello Don Leonardo Mazzucchi. Don Guanella aveva sofferto moltissimo per quella sua morte prematura, lo ricordava spesso e ne parlava con vivo rimpianto proponendolo a modello: “Ah, era proprio un fiorellino eletto e il Signore se l’è portato in Paradiso. Sia fatta la sua volontà”. Ne aveva dettato l’epigrafe per la tomba e il biografo già citato commenta: “Lì un santo sintetizza vita e virtù di un altro santo”.

                                                                        Paolo Risso
                                                   Piazza Umberto I, 30 | 4055 Costigliole d’Asti (AT)


IMMAGINI:
1-3  Alessandrino tenuto per mano dal fratello sacerdote nell’affresco del nuovo Museo Don Guanella di Como.
- Don Guanella, alla cui spiritualità crebbe il giovane Alessandrino.

4-5  
Alessandrino Mazzucchi - Tomba dei fratelli Mazzucchi all’interno del Santuario del Sacro Cuore di Como.




     RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2009 - 6
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