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 Venerabile Paola CARBONI (1908-1927):
    
 DALL'ATEISMO ALLA SANTITA'

Suo padre, Raffaele Carboni, medico, era ateo. Sua madre, Rosa Majeski, casalinga, di origine polacca, era stata educata nella fede. Quando si erano sposati, lui aveva convinto lei ad abbandonare la fede e ogni pratica cristiana. Agiata posizione economica nella loro dimora signorile a Montefalcone Appennino (Ascoli Piceno).
In questo nido tenebroso, il 21 febbraio 1908, più di cento anni fa, nacque Paola Carboni, quarta di otto figli, due dei quali morti in tenera età. A loro, il dottor Carboni inculcava le sue idee materialiste e l’avversità ai preti e alla Chiesa. Neppur si parlasse di battezzare i figli, che egli intendeva crescere nell’ateismo.

Il corridore

Ma Paola fu battezzata all’insaputa dei suoi genitori, il 22 giugno 1908, per opera delle zie Adelaide a Giuseppina Majeski, che approfittarono dell’assenza dei coniugi Carboni, per portare la piccola al fonte battesimale. Con la stessa astuzia, era stata battezzata, un mese prima, la sorella Giuseppina. Quando il padre lo seppe, non permise più alle due zie di sedersi alla sua tavola.

I due morti in tenera età se ne erano andati senza Battesimo. La primogenita, Pia, era stata battezzata per l’energica volontà della nonna materna, religiosissima. Gli altri saranno battezzati da “grandi”.
Nel luglio 1910, il medico senza-Dio si trasferì con la famiglia a Grottazzolina, dove aveva ottenuto “la condotta”, prendendo alloggio nell’antico castello. Lì crebbe, con la sua “tribù”, Paola, la quale, riferendosi a questo periodo della sua fanciullezza, scriverà di sé: “Ero dispettosa con le sorelle, stavo sempre fuori casa con le compagne, ero un diavolo. A casa, mi chiamavano «il corridore», perché correvo sempre, e quando si trattava di andare in qualche posto, chiamavano sempre me”.

Frequentò con ottimo profitto le elementari, amata da compagne e maestre per le sue belle doti. Aiutava le compagne nei compiti e con poco studio era la prima della classe. Assai pratica nell’apprendere le faccende domestiche e insieme il ricamo e a suonare il violino, attenta a prevenire le necessità degli altri, fine e gentile nel rallegrare i genitori, era apprezzata dai familiari ed era diventata la prediletta di suo padre.

Scoppiò in un pianto dirotto

Al termine delle elementari, nell’ottobre 1919, Paola fu mandata a Fermo (AP), per frequentare la scuola tecnica e “normale”, insieme alla sorella, Giuseppina. Il loro padre, per collocare le figlie a pensione cercò a Fermo una dimora che fosse senza-Dio e gli parve di trovarla nella famiglia Maricotti. Ma questa era una famiglia profondamente cristiana, anzi la signora Maricotti era consigliera diocesana della Giovantù Femminile di Azione Cattolica. Costei, accortasi che le due ragazzine non avevano ricevuto alcuna formazione religiosa, fece loro la proposta di educarle nella Fede Cattolica, proposta che fu accettata con slancio.

Paola, dodicenne, si aprì in modo meraviglioso e sorprendente alla Verità della Fede e alla vita della Grazia Santificante. Il catechismo (quello di S. Pio X, chiaro e preciso) diventò il suo libro più prezioso che leggeva anche di notte. Era affascinata da Gesù, come chi incontra il suo primo Amore, che sarà anche l’ultimo e il solo Amore! Dopo aver imparato a vivere la Fede e a pregare ogni giorno ed essersi confessata più volte, il 22 aprile 1922, riceve la Prima Comunione e la Cresima da Mons. Carlo Caselli, Vescovo diocesano, nella sua cappella privata.

Accolto Gesù nella Comunione, Paola scoppiò in un pianto dirotto e non sentì più nulla di quanto le accadeva intorno. Iniziò subito una profonda trasformazione di luce in luce, alimentata dalla preghiera quotidiana, dalla Confessione frequente e regolare e dalla Comunione tutti i giorni. Guardando a questo tempo, annoterà di sé: “Compresi profondamente tutto ciò che di più prezioso era racchiuso nella Verità del Vangelo, conobbi tutti i tesori, tutte le ricchezze del Cattolicesimo, appresi tutti i doveri che spettavano a un cristiano vero verso il Signore e verso il prossimo. Cominciai una vita di amore, una vita veramente nuova. La carità, l’umiltà, la semplicità, la purezza di Gesù mi innamorarono e desiderai di farle mie. Tutto un nuovo mondo di luce e di bellezza mi si aprì dinanzi come se fossi nata di nuovo”.
Sì, davvero, “era rinata dall’acqua e dallo Spirito Santo” (Gv 3,5) e dal Pane della vita (Gv 6,35) alla Grazia santificante.

La consolazione più grande

Nel 1923, il dottor Carboni, accortosi del cambiamento della figlia, la ritirò dalla famiglia Maricotti; acquistò una casa a Fermo per trasferirvisi con i figli. Paola, messa sotto stretta sorveglianza, ricorse a mille accorgimenti per vivere sino in fondo la sua Fede. Eludendo il controllo, usciva di casa in anticipo sull’orario della scuola, per passare in chiesa a ricevere la Comunione. Scoperta e costretta a uscire all’orario giusto, rimaneva digiuna dalla mezzanotte, com’era allora richiesto, fino oltre mezzogiorno, per ricevere Gesù Eucaristico, a tutti i costi.

Dal continuo colloquio con Lui, le veniva un’energia superiore alla sua età per vivere i suoi impegni di studentessa e per testimoniare la sua fede davanti a chiunque. Nel 1925, conseguì il diploma di maestra elementare e cominciò subito a insegnare: italiano e storia presso l’Istituto professionale femminile Santa Chiara a Fermo, con diligenza e spirito cristiano. Da Gesù si sentiva chiamata a portare il Vangelo dovunque, ai suoi familiari e alle sue allieve.

Sapeva ricamare e dipingere e suonare assai bene il violino, attendeva ai lavori di casa e seguiva i fratelli più piccoli negli studi, aiutava le compagne che si rivolgevano a lei in cerca di luce. Già dal 1921, presso la signora Maricotti, aveva cominciato a frequentare le adunanze di Azione Cattolica; dopo la I Comunione era diventata socia dell’Azione Cattolica e nel 1926, sarà eletta segretaria diocesana. Ormai doveva portare Gesù in ogni ambiente, con la preghiera, l’azione e il sacrificio. La sua prima terra di missione, doveva essere la sua famiglia.
Un giorno, a Grottazzolina, Paola ruppe “la clandestinità” della sua pratica cristiana: a viso aperto, affrontò il padre ateo e gli dichiarò senza paura alcuna che intendeva seguire e testimoniare Cristo con tutta la sua vita e che nessuno glielo poteva impedire. Anzi, ella era decisa a sfondare e demolire tutta l’opposizione che era fatta alla sua Fede.

Il padre, piuttosto turbato dal suo coraggio, non poté più impedirle nulla. Le fu domandato se per caso intendesse farsi suora missionaria. Paola rispose: “Lo sono già da tempo, il desiderio di portare anime al Signore l’ho sempre vivo in me, la sete di vederlo amato mi arde dentro”.
Spiegò ancora: “Com’è consolante condurre le anime a Gesù! Darei per la loro salvezza più della vita, se l’avessi”.

Sui suoi familiari, in primo luogo sui suoi genitori, riversò tutto lo zelo della sua anima incandescente di amore a Gesù. Per loro pregava, presentava a Dio le sue sofferenze; per la loro salvezza si offrì anche vittima al Signore: “Gesù, prendi me, ma salva loro”. I fratelli non ancora battezzati, cominciò a prepararli al Battesimo. Saranno tutti battezzati.

Lo sposo viene

Estese il suo apostolato alle anime che incontrava, in particolare le compagne di scuola e le amiche. Il 6 luglio 1925, scrive al suo Padre spirituale: “Il mio piccolo cuore è assetato di amore per Gesù e vorrei morire più volte per Lui, per soffrire e portare a Lui tutte le anime”. Con questo zelo parla di Dio, mette in guardia dai pericoli del mondo e dal peccato, invita a pregare e a ricevere spesso e bene i Sacramenti, a essere virtuosi per evitare l’inferno e guadagnarsi il Paradiso. Scrive lettere piene di saggezza cristiana, corregge le storture, associa le amiche al suo amore sconfinato per Gesù. Come Santa Teresa di Gesù Bambino, scelta come modello, allarga il suo zelo alle missioni, specialmente alle anime di tanti bambini, “sperduti nel buio”, offrendo al Signore i suoi sacrifici per la loro salvezza.

Il 21 maggio 1927, Paola si lega a Gesù con il voto di verginità... Ormai è vicina alla meta: Gesù l’ha presa in parola. Già sofferente da anni al fegato, mentre si trova a Grottazzolina, il 18 agosto 1927, si ammala di tifo, con febbri altissime. Al padre che le diagnostica “i soliti disturbi di fegato”, ella risponde: “No, questa volta è per morire”.

Il suo confessore ascolta la sua ultima confessione e le dà Gesù-Ostia come Viatico per la vita eterna, e l’Unzione degli infermi. Tra atroci sofferenze offerte a Dio con fortezza, va incontro allo Sposo che viene a prenderla con Sé, l’11 settembre 1927. Ha solo 19 anni.
Dopo la sua morte, il padre stesso adagiò nella bara la figlia prediletta dicendo: “Adesso di questa ne faranno una santa”. Fu subito un susseguirsi di visite alla sua salma e i funerali furono un trionfo. Il padre, ateo, ma scosso dentro, rimase fuori dalla chiesa e, mentre attendeva, disse a un suo cugino: “Questa figlia presto diventerà proprietà della Chiesa”. Egli stesso scrisse sul ricordino diffuso a migliaia: “Estraniata da questa terra, nella tua Fede ardentissima, tutta ti offristi in olocausto per noi, o Paola, e moristi, sorridente, come sorridente eri vissuta pur tra i dolori del tuo male”.

Lo strazio squarcia le tenebre del suo spirito. La madre si riconcilia con Dio, due anni dopo la morte di Paola, nella Pasqua del 1929. Il padre, per quasi 30 anni ancora sarà alla ricerca di Dio. Nella sua malattia, vuole il confessore, riceve tutti i Sacramenti e muore il 20 settembre 1956.

Il 2 aprile 1993, il Santo Padre Giovanni Paolo II dichiara “venerabile” Paola Carboni. Sulla “Positio super virtutibus” per la sua causa di beatificazione, sta scritto: “Lo zelo e l’immolazione di Paola Carboni, accende la speranza e sprona all’azione quelle anime generose che sul suo esempio, amano portare la luce della Fede e il calore dell’amore in tante famiglie dissacrate dal materialismo che permea la società moderna”. In brevi anni, era passata dall’ateismo in cui era nata, alla santità.

                                                                        Paolo Risso
                                                   Piazza Umberto I, 30 | 4055 Costigliole d’Asti (AT)


IMMAGINI:
1  La rocca di Montefalcone Piceno, il paese natio di Paola Carboni.
2
  Paola Carboni (1908 - 192)
3  Montefalcone Piceno dove la famiglia Carboni avevano la sua dimora signorile.



     RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2009-1
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