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B. ELISABETTA DELLA TRINITA' (1880-1906):
SI
CHIAMAVA ELISABETTA

Era bella come il più
bel fiore. Chi la guardava, restava estasiato dai suoi occhi,
dal suo sguardo intenso, luminoso. Si chiamava Elisabet­ta
Catez ed era nata a Camp dAvor, presso Bourges, in Francia,
da ricca famiglia borghese, il 18 luglio 1880. Suo padre era
un alto ufficiale dellesercito francese.
Nel 1887, i signori Catez si
trasferiscono a Digione, dove qualche mese dopo, il padre morì
ancora in giovane età. Una famiglia, quella di Elisabetta,
composta ora solo più dalla mamma, affettuosissima, da
lei e dalla sorella Margherita. Un nido sereno, anche felice,
perché non mancava nulla, qualche volta velato dalla melanconia
per la scomparsa prematura del papà.
Elisabetta cresceva intelligente,
brillante, aperta a tutte le esperienze più buone e più
belle della vita.
Dal 1893 al 1895, adolescente meravigliosa, era in giro per la
Francia e per la Svizzera, piena di voglia travolgente di vivere
e di godersi la vita. Si incantava a contemplare i monti, i boschi,
i prati, i fiori, il cielo durante le escursioni sul Giura. Componeva
versi di delicatissimo stile. Suonava il pianoforte.
Il primo,
unico Amore
Una ragazza così poteva
scegliersi lo sposo tra i migliori giovani di Francia. Invece
a 14 anni, si sposò con Gesù, con il
voto di verginità. Gesù era lunico suo Amore,
sin dalla sua prima infanzia: non amerà che Lui solo e
per sempre. Dentro il cuore, il sogno della sua giovinezza: Sarò
carmelitana, nel Carmelo di Digione.
Scriveva tra le sue note danima: Sono gelosa di Te,
mio Gesù. Aspetto solo di essere tua sposa. Voglio trovarti,
offrirmi tutta a Te, poi morire.
Ma come si fa a permettere
a una quattordicenne di entrare al Carmelo? La mamma le diede
il consenso solo al compiersi dei suoi 21 anni di età.
E così, il 2 agosto 1901, Elisabetta, vivendo il giorno
più bello
della
sua vita, entrava al Carmelo di Digione. Da quelle mura austere
eppure così cariche di fascino per lei, il 15 agosto successivo,
scriveva alla mamma: Amavo tanto queste montagne che mi
parlavano di Dio, ma credimi: gli orizzonti del Carmelo sono
tanto più belli ancora: è lInfinito. Nel
buon Dio, trovo tutte le valli, i laghi, tutte le visuali. Digli
grazie per me, ogni giorno: la mia parte è troppo bella
e il mio cuore si strugge di riconoscenza e di amore (Lettera
78, Elisabetta della Trinità, Scritti, Roma, 1967).
Era più felice di una regina. L8 dicembre 1901,
vestiva il saio delle Carmelitane e riceveva il nome di suor
Elisabetta della SS.ma Trinità.
Nel gennaio 1903, emetteva
i voti religiosi. Aveva così coronato il sogno della sua
giovinezza ardente di amore a Gesù. I canti più
belli della terra non bastavano ad esprimere la sua gioia, perché
chi trova Dio e si dona tutto a Lui e per sempre, potrà
anche aver da soffrire, ma si immerge in un oceano di amore e
di gioia, senza confini.
Il nostro Dio, per chi lo conosce e lo ama, è il Dio della
vita, il Dio della gioia.
Lui
vive in me
Aiutata dal suo direttore spirituale,
il domenicano P. Vallèè, suor Elisabetta scopre
in modo intenso che Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, abita
nel suo cuore ne fa il suo cielo sulla terra, secondo la promessa
indefettibile di Gesù: Se qualcuno mi ama, osserverà
la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a
Lui e prenderemo dimora in lui (Gv 14,23).
Il suo nome poi Elisabetta secondo letimologia
ebraica, significa proprio casa, dimora di Dio. Quando
Elisabetta comprese tutto questo e fu certa della presenza di
Dio nella sua anima, come fondamentale verità di fede,
non ha più altro ideale che di trasformarsi nel Cristo,
che di diventare nel mondo un prolungamento dellumanità
del Cristo, in cui Egli potesse rinnovare tutta la sua vita,
tutto il
suo mistero.
Attraverso la meditazione assidua
della Sacra Scrittura, soprattutto del Vangelo, delle lettere
di San Giovanni e delle lettere di San Paolo, suor Elisabetta
è arrivata al punto centrale del Cattolicesimo, quello
che ne costituisce come il perno da cui partono i molteplici
raggi della vita cristiana, della sua ascetica, della sua mistica:
ogni anima è abitata da Cristo e Lui si prolunga nel mondo,
davanti a Dio e davanti ai fratelli: Quelli che Dio da
sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi
allimmagine del Figlio suo, affinché Lui sia il
primogenito tra molti fratelli (Rom 8,29).
Suor Elisabetta, dal suo monastero,
scrivendo a coloro che ha lasciato nel mondo, non ha altro di
più bello da raccontare: Gesù, nel suo cuore la
trasfigura in Lui, la cristifica ogni istante. Ella
dunque deve lavorare con la preghiera e la silenziosa immolazione,
con gli scritti, per quanto le è consentito, affinché
gli altri siano trasformati in Gesù, siano cristificati.
Tra le 287 lettere scritte nei cinque anni vissuti al Carmelo,
traboccanti di amore a Gesù, lo sposo adorato,
scegliamo alcune pagine meravigliose, da proporre a chi ci legge,
con laugurio di meditare tutti gli scritti di Elisabetta.
A unamica scrive: Il
mio Cristo è sempre là, sempre orante in me, e
io mi unisco alla sua preghiera. Bisogna che tu ti costruisca
come una cella dentro la tua anima. Quando ti senti innervosita
o ti assale la malinconia, corri subito nel tuo rifugio e confida
tutto al Maestro. Se tu lo conoscessi, la preghiera non ti annoierebbe
più. La preghiera è un riposo, è un andare
con tutta semplicità da Colui che a­miamo, uno stare
accanto a Lui, come un bambino tra le braccia della mamma
(Lettera 179).
Il Cristo, Verbo di Dio scrive alla sorella
imprimerà nella tua anima, come in un cristallo, limmagine
della sua bellezza, affinché tu sia pura della sua purezza,
luminosa della sua luce (Lettera 228). E altrove: È
il mio Maestro che vuole abitare in me con il Padre e con il
suo Spirito damore, perché io abbia società
con loro.
Una sera, la Priora, Madre
Germana, che tanto la ama e che scriverà la sua biografia
dopo la sua morte, vedendo suor Elisabetta silenziosa presso
il grande Crocifisso del giardino, le domanda che cosa fa. Elisabetta
le risponde: Sono passata nellanima del mio Cristo.
Il suo Cristo: O soave perdita di sé
nellEssere amato, che permette alla creatura di
esclamare:
non sono più io che vivo, è il Cristo che vive
in me.
Voglio coprirti
di gloria
Ma il vertice della contemplazione
e dellamore, suor Elisabetta lo raggiunge con la sua mirabile
preghiera alla SS.ma Trinità, una delle pagine più
belle e più alte di tutta lumanità, come
il canto 33º del Paradiso di Dante, o il Memorial della
conversione di Pascal o il manoscritto C dellautobiografia
di Santa Teresa di Gesù Bambino.
Ne trascriviamo alcune perle: Mio Dio, Trinità che
adoro, aiutami a dimenticarmi interamente per fissarmi in Te,
immobile e quieta, come se la mia anima fosse già nelleternità...
Pacifica lanima mia, rendila tuo cielo, tua dimora prediletta
e luogo del tuo riposo....
Amato mio Cristo, crocifisso
per amore, vorrei essere una sposa per il tuo cuore, vorrei coprirti
di gloria, vorrei amarti fino a morire. Ma sento tutta la mia
impotenza; e ti prego di rivestirmi di Te, di identificare tutti
i movimenti della mia anima a quelli dellanima tua, di
sommergermi, di invadermi, di sostituirti a me, affinché
la mia vita non sia che un riflesso della tua.
Verbo eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia
vita ad ascoltarti, voglio rendermi docilissima a ogni tuo insegnamento,
per imparare tutto da Te... O mio Astro adorato, affascinami,
perché io non possa più sottrarmi alla tua irradiazione
(Opera citata p. 605).
Incontro
a Lui
Consumata dallAmore a
Gesù, desiderosa sino allo spasimo di offrire tutta la
sua vita per la Chiesa, per la santità dei sacerdoti,
suor Elisabetta, colpita da grave malattia allo stomaco, muore
il 9 novembre 1906 centodue anni fa esclamando
con il cuore in festa: Vado incontro allAmore, incontro
alla Vita. Ha soltanto 26 anni, ma ha raggiunto le vette
più alte della santità che Papa Giovanni
Paolo II riconoscerà nel 1985, iscrivendola tra i Beati
del Cielo.
Chi medita i suoi scritti,
prende coscienza al di là di tutte le dispute sulla nostra
identità oggi, che noi siamo cristiani-cattolici, perché
Gesù Cristo vivo abita in noi e ci possiede profondamente,
ad uno ad uno, membra vive del suo Corpo, prolungamento della
sua umanità. La sua presenza ci prende e ci mobilita perché
Lui vive in noi per dilatarsi e per andare, per mezzo nostro,
tra gli uomini, a mostrare il suo Volto. Destinazione: Lui, quando
lo vedremo e lo godremo faccia a faccia così come
Egli è.
Paolo Risso
Piazza
Umberto I, 30
14055
Costigliole dAsti (AT)
IMMAGINI:
1 Duoklo di Digione,
dove si trova il monastero della Beata Elisabetta della Trinità
2-3 La Beata Elisabetta
della Trinità

RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2008
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