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 DON BOSCO BIBLISTA

Nel 1847, Don Bosco scrisse un libro per i ragazzi del suo oratorio e per il buon popolo cristiano. Si intitolava La storia sacra. La pubblicò e ripubblicò diverse volte nella sua vita, migliorandola sempre. Anch’io, a distanza di più di cento anni, l’ebbi tra le mani, quando ero ragazzino di otto anni e mi accompagnò come un tesoro fino alle superiori. Il testo ch’ebbi la fortuna d’avere – 275 pagine – porta a conclusione, in data 23 agosto 1872, le seguenti autorevoli parole: “Raccomandiamo caldamente questo libro, siccome molto atto per far conoscere e imparare ai giovanetti la Storia sacra. @ Lorenzo, Arcivescovo”.

Costui è nientemeno che Sua Eccellenza Mons. Lorenzo Gastaldi, Arcivescovo di Torino dal 1871 al 1883, il quale – dicono gli storici e la cosa è nota – non ebbe mai troppa simpatia per Don Bosco, anzi lo fece soffrire assai, provandolo come sono provati i santi, come oro nel crogiolo. Ma davanti a un testo come la La storia sacra, non poteva far altro che “raccomandarlo caldamente, siccome come molto atto”, cioè adattissimo a far conoscere nei punti fondamentali la Sacra Scrittura, che – ovviamente – non si può dare nel testo integrale né in mano ai bambini e ragazzi e neppure a chi appena comincia a conoscere la Fede: sarebbe come mandare all’università chi non avesse ancora frequentato le elementari.

Proprio per questo, Don Bosco, giovane prete di 32 anni, l’aveva scritta: “Mi proposi – dichiara nella prefazione – di compilare un corso di Storia sacra, che contenesse le più importanti notizie dei Libri santi e si potesse presentare a un giovanetto qualsiasi... Al fine di riuscire in questo divisamento, narrai a un numero di giovani di ogni grado, a uno a uno, i fatti principali della Sacra Bibbia, notando attentamente quale impressione facesse in loro quel racconto e quale effetto producesse di poi”.

“Il fine provvidenziale dei Sacri Libri, essendo stato di mantenere negli uomini viva la fede nel Messia promesso da Dio, dopo la colpa di Adamo, anzi tutta la Storia sacra dell’Antico Testamento potendosi dire una costante preparazione a quell’importantissimo Avvenimento, volli in modo speciale notare le promesse e le profezie che riguardano il futuro Redentore”.

Gesù al centro

Così la “Storia Sacra” compilata da Don Bosco, rispecchiando in modo fedelissimo la Bibbia e il Magistero della Chiesa, è tutta cristocentrica, come dev’essere, come Dio stesso ha voluto. È proprio per questo che essa ha aiutato gli innumerevoli lettori, compreso lo scrivente, negli anni indimenticabili della fanciullezza, a conoscere e ad amare il Signore Gesù, come Egli solo merita di essere conosciuto e amato.
Don Bosco non racconta né una favola né una leggenda, ma istruisce in modo sicurissimo e semplice, veritiero al massimo, sulle grandi verità della Fede, portando “le ragioni” del credere, con chiarezza e certezza assoluta.

La “nuova esegesi” di oggi, che mette tutto in discussione, così che non si sa più dove sta la Verità o il mito, ne rimane interamente vinta.
A proposito della “divina ispirazione e dell’inerranza della Sacra Scrittura, cioè del dogma di fede, per cui essa è stata scritta sotto l’ispirazione dello Spirito Santo (Divino afflante Spiritu, Pio XII, 1943), e ha Dio stesso come Autore”

Don Bosco, con competenza e lucidità estrema, scrive: “Che gli Scrittori della Storia Sacra siano stati divinamente ispirati nello scriverla, si prova:

1) dai miracoli con i quali dimostravano di essere stati eletti da Dio come vivi strumenti della Sua Parola. Dio soltanto può operare miracoli e quando una cosa è confermata dai miracoli, noi siamo assicurati dell’intervento divino, cioè di un’Autorità infallibile; 2) dalle profezie, di cui la Storia Sacra è piena, le quali si sono perfettamente avverate, poiché Dio solo può predire con certezza le cose future, che non hanno necessaria relazione con le cause naturali, né possono essere molto tempo prima conosciute dagli uomini; 3) dalla santità della dottrina, che nella Storia sacra è insegnata: santità così perfetta da non avere mai potuto gli increduli appuntarla di alcun difetto, mentre sappiamo che anche i più dotti tra gli uomini e di rette intenzioni, abbandonati a se stessi, vanno facilmente soggetti a errori; 4) dalla testimonianza di Gesù Cristo e degli Apostoli, i quali dichiararono tutta la storia dell’Antico Testamento essere stata scritta con l’assistenza speciale dello Spirito Santo; 5) dalla testimonianza che la Chiesa Cattolica diede sempre della divinità della storia tanto dell’Antico Testamento quanto del Nuovo Testamento; la quale Chiesa Cattolica, come risulta a evidenza da mille argomenti, è guardiana e maestra infallibile della Verità da Dio rivelate”.

Così Don Bosco evidenzia in modo chiarissimo che il primo insuperabile “Esegeta”, al quale occorre attenersi, è Gesù Cristo stesso, quando più volte in modo inequivocabile si appella alla Sacra Scrittura come Parola di Dio (che non s’inganna né può ingannare), la quale riguarda Lui in persona: “Voi scrutate la Scrittura, ebbene sono proprio esse che rendono testimonianza a me” (Gv 5,39).

Tutto si avvera in Cristo

All’inizio della 2ª parte de La storia sacra, il Nuovo Testamento, Don Bosco, da vero maestro scrive: “Caduti i nostri progenitori Adamo e Eva dallo stato di innocenza in cui furono creati da Dio, essi e i loro posteri dovettero per molti secoli gemere sotto la dura schiavitù del demonio. Né per loro vi era altro mezzo di salvezza che la Fede in quel futuro Liberatore, che la Bontà divina aveva promesso.

Affinché poi presso gli uomini si mantenesse viva la Fede in questo Liberatore, Dio ne rinnovò più volte la promessa, indicando il tempo, il luogo e molte altre circostanze della sua venuta: cosicché tutta la storia del Vecchio Testamento si può dire una fedele preparazione del genere umano allo straordinario avvenimento della nascita di questo Messia...

Essendo la venuta del Salvatore il dogma più importante su cui si fonda la nostra santa Religione Cattolica, riuscirà di somma utilità raccogliere qui in breve le principali profezie che lo riguardano, osservando come queste si siano avverate nella Persona di Gesù Cristo”.

Don Bosco sintetizza queste profezie: “I profeti predissero: 1) l’origine, il tempo e il luogo della nascita del Messia; 2) la sua condizione e il suo carattere personale; 3) che avrebbe fatto grandi prodigi e avrebbe provato grandi contraddizioni da parte del suo popolo; 4) che i Giudei l’avrebbero messo a morte; 5) che Egli sarebbe risorto; 6) che i Giudei sarebbero stati riprovati da Dio per aver fatto morire il Messia; e che i Gentili, cioè tutte le nazioni pagane, sarebbero state chiamate alla Fede invece degli Ebrei infedeli”.

Antico e Nuovo Testamento e storia della Chiesa alla mano, Don Bosco fa vedere ai lettori della sua “Storia sacra”, come alla lettera le profezie si sono avverate in Gesù Cristo, nella sua Incarnazione, Vita, Passione, Morte in espiazione del peccato, Risurrezione, fondazione della Chiesa.

E conclude, affermando con certezza assoluta, davanti ai negatori di ieri e di oggi, ai “nuovi esegeti” che smitizzano e confondono la fede: “Da ciò dobbiamo dire: 1) che realmente Dio ha promesso il Messia; 2) che i Profeti predissero moltissime cose riguardanti Lui; 3) che tutte queste cose si avverarono nella persona di Gesù Cristo; 4) che perciò Gesù Cristo è il vero Messia promesso da Dio, predetto dai profeti, nato nel tempo che tutta la terra aspettava un Riparatore; 5) che dunque in Gesù Cristo, il quale è il Salvatore mandato da Dio, dobbiamo collocare tutta la nostra Fede e tutta la speranza della nostra salvezza”.

Il discorso biblico-teologico di Don Bosco è perfetto e regge davanti a qualsiasi obiezione, fosse anche quella dei critici più agguerriti del razionalismo e dei moderni interpreti.

“Videro e subito scrissero”

Costoro tendono a stabilire la data di nascita dei Vangeli, diversi decenni dopo l’Ascensione di Gesù al Cielo, anche dopo il 100 d.C. per poter dire che i Vangeli, più che essere nati dalla penna degli evangelisti, sarebbero opera della comunità cristiana, così che ben poco, secondo loro, sapremmo di Gesù, neppure il luogo della nascita. È lo scardinamento di tutto.

Recentemente però il Padre O’Callaghan, con la scoperta e l’analisi del frammento di papiro noto come “7Q5”, ha dimostrato che il Vangelo di Marco è stato scritto non oltre il 50 d.C., pochi anni dunque dal tempo di Gesù. Lo stesso hanno fatto studiosi sicuri come il P. Carmignac, con una documentazione stupefacente, confermando ciò che la Chiesa dal I secolo al Concilio Vaticano II, ha sempre ritenuto e insegnato, che cioè “i quattro Vangeli sono di origine apostolica. Ciò che gli Apostoli per mandato di Cristo predicarono, dopo per ispirazione dello Spirito Santo, fu dagli stessi e da uomini della loro cerchia tramandato in scritti, come fondamento della fede, cioè l’Evangelo quadriforme, secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni” (Dei Verbum, 18).

Papa Paolo VI in persona, contro i “periti” che lo avrebbero messo in dubbio, volle questa affermazione or ora citata nel testo conciliare.
È esattamente ciò che sostiene Don Bosco nella sua “Storia Sacra”: “il primo dei quattro Vangeli è quello di San Matteo, figlio di Alfeo, di professione esattore delle imposte. Matteo, Apostolo, fu testimone oculare della vita del Salvatore. Scrisse il suo Vangelo, circa otto anni dall’Ascensione di Gesù Cristo, nel 41 dell’era volgare. San Marco è il secondo evangelista. Scrisse il suo Vangelo in greco intorno al 44 e lo fece leggere al suo maestro San Pietro che lo approvò.

San Luca: di Antiochia, medico di professione, fedele compagno di San Paolo nella predicazione, scrisse il suo Vangelo nel 55, servendosi dei racconti dei testimoni oculari e di San Paolo. San Giovanni fu chiamato dal Signore che lo predilesse per la sua innocenza e purezza e sulla croce lo affidò a Maria come figlio. Fu Vescovo di Efeso fino all’età di 100 anni. Scrisse il suo Vangelo negli ultimi anni della sua vita, soffermandosi soprattutto sugli episodi di cui fu testimone, che fanno riconoscere il Salvatore come vero Dio”.

Insomma, Don Bosco – come i più antichi e venerandi documenti storici, come tutti i Padri della Chiesa, insieme al Magistero della Chiesa di sempre, e agli studiosi più sicuri di ogni settore (storia, esegesi, archeologia, papirologia...) – sostiene che Matteo e Giovanni, apostoli di Gesù, e Marco e Luca, discepoli degli apostoli, videro, toccarono e sentirono il Verbo della vita, o si documentarono direttamente su di Lui, e subito (o quasi) scrissero i Vangeli.

Così, San Giovanni Bosco, che di cose di Dio se ne intendeva, che indubbiamente era un uomo del suo tempo, ma che pure aveva – basta leggere le sua Memorie Biografiche – il filo diretto con Dio. La sua “Storia sacra” è un vero e grande servizio alla Verità, per mantenere salda la nostra Fede Cattolica, nella confusione attuale: “anche oggi – come scrisse Mons. Gastaldi – davvero raccomandabile e adatto”.
Paolo Risso                                                                             
Paolo Risso
                                                        Str. Lazzaretto, 5 - 14055 Costigliole d’Asti



   Dal libro: Enrico Rossetti, Diario (1949-1973), Ediz. Studio Domenicano, Bologna, 1994. 


IMMAGINI:
Don Bosco si prodigò per la diffusione della Storia Sacra fra i suoi ragazzi, sia raccontando egli stesso episodi della Bibbia, sia scrivendo, con grande successo, una presentazione delle storie bibliche.
Lo studio dove Don Bosco scriveva le sue opere.
3  Per Don Bosco era necessario che la conoscenza degli avvenimenti della Bibbia entrasse nella vita dei ragazzi per formarli cristianamente.




         RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2008 - 1
      
 
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