GIACOMO MAFFEI:
INFATICABILE PORTATORE
DI CRISTO
Ogni domenica mattina, il gruppo
parte. Sei chilometri di strada polverosa o fangosa secondo la
stagione. Ed ecco il Baraccato, presso Bologna, abitato da disoccupati
e da poveri operai. I giovani entrano nelle case, distribuiscono
i buoni per il cibo, medicine, vestiti e tanta gioia.
Lasciano i loro
risparmi settimanali. Due sono medici
e si prendono cura dei malati. Appartengono alla San Vincenzo.
Uno di loro si chiama Giacomo Maffei, studente di medicina al
primo anno.
Suo padre è
un piccolo industriale di Casalmaggiore (Cremona). Fin dai primi
anni di vita, Giacomo è un ragazzo esigente. Il
mio missionario dice a volte suo papà è
stato lui. Non può tollerare che si creda in un modo e
si agisca in un altro. La mamma gli ha insegnato, in semplicità
, a amare il Signore e gli indica spesso il Crocifisso, come
il segno più grande del suo amore.
Un sabato, il maestro gli dice:
Domani, domenica, vieni con i tuoi compagni e con me a
fare una gita in bici?. Giacomo lo interrompe: E
la Messa?. Per una volta... ribatté
il maestro. Lei sbaglia, replica deciso il ragazzo,
lei dovrebbe darci lesempio, invece....
Era nato il 9 novembre 1914, a Casalmaggiore (Cremona). Aveva
frequentato le elementari con impegno, poi si era iscritto al
ginnasio della sua città. Studiava seriamente, ma allesame
della V ginnasio, Giacomo è bocciato per la sua impreparazione
in matematica.
Dopo la bocciatura, Giacomo
decide: Andrò a ripetere la V ginnasio al «San Giovanni»
dei Salesiani a Torino.
Ma qualche tempo dopo dirà: Lì si accese
per me la luce su tutte le cose. Il Signore mi ha voluto bene.
In aprile, per la prima volta, partecipa agli esercizi
spirituali: tre giorni di riflessione e di preghiera. Incontra
Gesù in modo nuovo, come lAmico più grande,
che gli cambia la vita. Scrive:
Ho sostenuto
grandi lotte con me stesso. Sono contento, perché ora
comprendo di essere nato per la vita eterna. Ho pensato a me,
al mio avvenire. Che farò nella mia vita?.
Con Don
Toni
A scuola, vuole riuscire in
tutto, matematica compresa. Cerca pure la guida per la sua anima:
al San Giovanni incontra un giovane prete, Don Pietro Zerbino, che con un po di esitazione,
diventa
il suo direttore spirituale.
Ho bisogno
gli confida Giacomo di uno che mi comprenda e mi
aiuti a diventare un cristiano vero.
Alla fine dellanno scolastico
è promosso alla I Liceo. In ottobre entra al Liceo Salesiano di
Valsalice, sulla collina
torinese. Lì incontra Don Antonio Cojazzi, salesiano e
professore di filosofia, preside dellistituto e grande
amico dei giovani. Lo chiamano allegramente Don Toni: attraverso
la cultura, gli incontri allegri e densi di luce, entusiasma
i giovani alla vita di intimità con Gesù e allapostolato
in mezzo al mondo.
Giacomo si lega subito a Don Toni e lo considera il suo maestro.
Entra a far parte della sezione di Azione Cattolica della sua
scuola. È lanno, 1931, degli scontri tra il fascismo
al potere e le associazioni cattoliche. Papa Pio XI scende in
campo in prima persona con lenciclica Non abbiamo
bisogno. Giacomo annota appassionato:
Sarò
tra i giovani forti e generosi che non si vergognano di proclamare:
Noi siamo cristiani cattolici.
Don Toni prepara i suoi allievi
tra i quali Giacomo Maffei a essere dei giovani
così: liberi e forti, testimoni di Gesù. Propone
loro dei modelli, uno in particolare, del quale è stato
maestro: Pier Giorgio Frassati, morto a 24 anni, pochi anni prima.
Giacomo decide: Sarò come lui, anchio.
Per invito di Don Cojazzi, fa pure parte della San Vincenzo
del Valsalice. Alla domenica, quando gli altri, dopo la Messa,
giocano nel cortile o stanno allegri in compagnia a discorrere,
Giacomo con i suoi amici della San Vincenzo, va dai
poveri. Alla sera quando molti parlano di sport, lui è
come un estraneo:
Quando
si pensa a coloro che soffrono, le dispute di calcio diventano
sciocche. Vorrebbe
che tutti
i giovani della sua
età facessero parte della San Vincenzo e ripete:
Chi
serve il povero, trova Dio.
Si succedono i giorni di scuola,
pieni di studio. Gesù ha affascinato Giacomo, ma la lotta
per essergli fedele è aspra. Scrive i suoi propositi:
Abbiamo un preciso dovere: studiare e ancora studiare.
Devo essere puro, Signore, soprattutto puro. Comè
bella la Confessione, quando lanima è triste e non
trova luce.
Gesù
come risposta
Durante le vacanze a Casalmaggiore,
incontra i ragazzi e parla loro di Gesù, proponendolo
come unica risposta ai grandi perché? della
vita. Scrive articoli su giornali locali, come ha già
cominciato a fare a Torino. Parla e scrive e agisce, come un
capo e un innamorato di Cristo. Risparmia fino allosso
per dare ai poveri. Li va a cercare nelle loro case, mobilita
il suo papà per loro.
Un giorno, invita Don Cojazzi
a Casalmaggiore. Don Toni arriva e parla davanti ai giovani,
agli adulti, alle autorità della cittadina: parla di Gesù
Cristo, dellimpegno per lui, nella società, dei
poveri da servire, della gioia di vivere la fede. Giacomo è
molto contento. Quando Don Toni se ne va, annota: Mi ha
chiamato a servire la Messa. Lo farò sempre. Salutandomi,
mi disse: Fa conoscere Gesù a tanti amici.
Un comando che seguirò.
Anche in 2ª e 3ª
Liceo, la matematica lo tormenta, ma filosofia, lettere e scienze
lo affascinano. Gli
capita di essere triste per la fatica,
ma il ricordo di Pier Giorgio Frassati e soprattutto la Comunione
quotidiana gli ridanno la gioia. E diffonde la gioia, anche quando
nel cuore brucia la nostalgia e il cervello gli scoppia per lo
studio.
Ha 18 anni, ormai frequenta lultimo anno di liceo. Vuole
conoscere Gesù, la fede in Lui, a fondo. Studia per lesame
di maturità ed è attento agli avvenimenti della
Chiesa e del mondo.
Noi non
dobbiamo rimanere estranei ai poderosi problemi dellumanità
scrive nel gennaio 1934 È tempo di
battaglia. Noi dobbiamo prepararci, avviando la nostra esistenza
a volere, a vivere, a lavorare con la forza del pensiero cattolico.
Superati gli esami di maturità
con otto in matematica, ritorna a Casalmaggiore per iscriversi
alla facoltà di medicina dellUniversità di
Bologna e spendere domani la sua vita come un dono. Riprende
il suo servizio ai poveri nella San Vincenzo. Avvicina
due anziani coniugi, genitori di molti figli, ma mai sposati
in chiesa. Lentamente li prepara al sacramento del Matrimonio;
la donna riceve anche il Battesimo; entrambi si accostano alla
Confessione e alla Prima Comunione.
Dal novembre 1934, frequenta Medicina a Bologna. Divide il suo
tempo fra gli studi, gli impegni di apostolato e il servizio
ai più bisognosi.
Il Baraccato, come abbiamo già detto, diventa la meta
delle sue domeniche, con giovani amici che hanno i suoi ideali.
Vuole irradiare Gesù a tutti.
Senza fermarsi
mai
A Bologna si iscrive alla Congregazione
Mariana, affinché la Madonna lo aiuti a portare Gesù
ovunque. Scrive articoli per la stampa di Bologna, densi di fede;
percorre i paesi e le parrocchie a entusiasmare altri giovani
a Cristo. E studia per diventare medico. Il
suo amico, Raimondo Mancini, poi grande
giornalista, lo ricorderà così: Giacomo Maffei
era puro, nel senso assoluto della parola. Purezza, bella, gioiosa;
la sua vita era come un cristallo.
Nella primavera del 1935, Giacomo
scrive nel suo diario pagine pensose e liete:
Vivere
è agire, è portare nel cuore la velocità
di raggiungere una meta. I giovani: o è tanta
la loro santità che innamorano Dio, oppure sono degli
animali, né più né meno. Chi
si pone il problema della vita non come un giorno di baldoria,
ma come un progetto, non ha tempo da perdere.
Il 13 luglio 1935, finito il
primo anno di università, non riesce ad alzarsi. Ha la
febbre. È appendicite dice il medico.
Le cure sembrano efficaci, ma nella notte del 23 luglio, torna
la febbre: peritonite diffusa. Un intervento tenta di strapparlo
alla morte. Però Giacomo, quando si sveglia, comprende
che sta morendo. Ha un solo desiderio: Portatemi Gesù.
Alle 23 del 24 luglio 1935, ricevuta lUnzione degli infermi,
Giacomo consegna il suo Crocifisso alla mamma: È
per te, tienilo come mio ricordo.
Ora vede Dio, insieme al suo modello di vita, Pier Giorgio Frassati,
defunto da 10 anni. In giugno, aveva scritto come programma:
Vivere
è consumarsi per un ideale.
Vivere vuol
dire essere linfaticabile portatore di Cristo che è
la Vita.
Paolo Risso
IMMAGINI:
1 Giacomo Maffei, 9 novembre 1914 - 24 luglio 1935
2 LIstituto Salesiano
di Valsalice, dove Giacomo Maffei svolse i suoi studi liceali.
3 Giacomo Maffei
ai piedi della Madonna del Rocciamelone.
4 Giacomo scriverà nel suo diario:
«Chi
si pone il problema della vita non come un giorno di baldoria,
ma come un progetto, non ha tempo da perdere».
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2006 - 8
VISITA Nr.
