SUOR IRENE STEFANI:
GLI SCARPONI DELLA GLORIA
Anfo è
un bel paese nel bresciano sul lago di Idro. Il 22 agosto 1891,
nella bella famiglia Stefani, ricca di fede e di preghiera, nasce
Mercede. Cresce bella, gentile, generosissima e scopre presto
che la vita devessere offerta come dono damore a
Gesù, che il compito più grande è portare
Lui
agli
altri.
Quando non
ha ancora 18 anni, la sua mamma si ammala ed è subito
gravissima. Mercede riceve da lei le ultime istruzioni
su come possa diventare la mamma dei suoi fratelli
più piccoli. Dopo la morte della mamma, ella moltiplica
talenti e energie per i suoi cari, in lacrime. Ma non lascia
lapostolato in parrocchia, che ha iniziato giovanissima:
ogni giorno la Santa Messa e la Comunione, il Rosario, laiuto
dato ai poveri, incontri frequenti con famiglie in cui si preoccupa
di far conoscere e amare Gesù, di condurre tutti a vivere
nella sua grazia.
Offre molte
preghiere e sacrifici a Dio per la conversione dei più
lontani, a Lui. Il suo parroco, missionario nel cuore e nelle
opere parrocchiali, è la sua guida. Ed ella matura, attratta
da Gesù Cristo, un grande progetto: farsi missionaria,
consumare la vita per Gesù solo.
Tutta per
Lui
Il 19 giugno
1911, Mercedes Stefani lascia la sua casa, la sua famiglia, il
papà amatissimo, il suo
lago, il suo paese per non tornarvi più. Va a Torino,
allIstituto delle Missionarie della Consolata per consacrarsi
a Dio e poi partire per lAfrica.
A Torino, è accolta dallo stesso Fondatore, il Canonico
Giuseppe Allamano oggi beato. Seguono tre anni di
formazione, nel silenzio, nello studio e nella preghiera (e nel
sacrificio). Diventa Suor Irene, con il bel nome impostole dal
Padre Fondatore. Il 29 gennaio 1914, suor Irene pronuncia
i voti religiosi, condensando il suo programma così:
Gesù
solo! Tutta con Gesù. Nulla da me. Tutta di Gesù.
Nulla di me. Tutta per Gesù. Nulla per me.
È la
dedizione totale a Lui.
A 23 anni e mezzo, suor Irene, il 28 dicembre 1914, parte per
il Kenya, dove già nel 1902, lavoravano i primi missionari
della Consolata, anchessi nati dal cuore dellAllamano...
In mezzo ai Bantù, ella riconosce le anime
cha ha sognato durante la sua adolescenza, e si fa tutta a tutti
loro, con un solo intento:
Se
avessi mille vite, le darei tutte per Gesù, per amarlo
e farlo amare, per convertire le anime a Lui.
La prima tappa
è a Nyeri, per un tirocinio nella prospettiva di buttarsi
al più presto nella evangelizzazione sullaltopiano
centrale.
Ma la 1ª guerra mondiale fa sentire la sua tragedia anche
nei paesi coloniali inglesi e tedeschi. Nello
scontro tra le due potenze europee, scoppia linferno tra
il Kenya e il Tanganika. Dallagosto 1916 al gennaio 1919,
suor Irene è infermiera negli improvvisati ospedali da
campo per carriers, i circa tre-quattromila indigeni
mobilitati dagli inglesi. Per 24 ore al giorno, ella si riserva
la cura degli ammalati e dei feriti più gravi, pronta
a ogni chiamata notturna, a passare il suo tempo a servire sofferenti
senza nome, nei quali vede e cura il suo Sposo: Gesù Crocifisso.
Salvare
le anime
Dove più
scarseggiano i medicinali e i viveri, giganteggia la sua carità.
Imbocca i pazzoidi, amabile e sorridente anche con quelli che
le risputano il cibo in volto. Si inginocchia vicino ai piagati
e li libera dai vermi delle cancrene aperte, vola
in cerca di cibo o rinuncia alla sua razione per loro, si interpone
per evitare le staffilate a chi, tra i soldati, è punito
per qualche mancanza.
Ne sono stupiti, fino alle lacrime, i medici, gli ufficiali,
gli indigeni che non possono darsi pace come una donna bianca,
giovane e bella, possa voler bene così a loro: Non
è una donna dicono ma un angelo!.
Durante il
suo servizio, suor Irene parla di Gesù che è lunico
Salvatore dellumanità e spiega che solo Lui può
rendere santa la vita e aprire il Cielo per una gioia senza fine.
Proprio perché è annunciato con tanto eroismo,
molti le chiedono il Battesimo. Ella li prepara al grande atto,
spiegando le esigenze del Vangelo, la necessità di cambiare
vita: da Anfo è venuta lì solo per questo: far
conoscere e amare Gesù, portare i più poveri a
Lui, a diventare figli di Dio e fratelli suoi nella Chiesa Cattolica.
Diversamente, non sarebbe partita.
Gli episodi
eroici non si contano. Un giorno, cè Athiambo, un
giovane che, si vede, sta morendo, ma ella ritiene che non sia
ancora preparato al Battesimo. Allindomani, quando ritorna
allospedale, apprende che è stato buttato con altri
morti sulla spiaggia, dove il mare farà pulizia.
Immediatamente, lo va a cercare: rimuovendo il mucchio dei cadaveri,
lo ritrova con lultimo fiato di vita. Lo riporta allospedale,
lo cura e infine lo battezza. Ma perché lhai
fatto? le domandano.
Risponde: Io pensavo alla sua anima. Le anime occorre salvarle
a ogni costo.
Nel 1919, avrà battezzato da sola tremila carriers,
dei 26 mila battezzati in quellorribile ambiente.
La Madre
Misericordiosa
Alla fine della
guerra, fa sosta a Nyeri per dedicarsi alla formazione delle
prime vocazioni indigene, riempiendosi lei stessa di preghiera
e di contemplazione, poi dal 25 maggio 1920, è missionaria
a Ghekondi dove cè solo un pugno di
cattolici e occorre cominciare tutto.
Suor Irene calza un paio di robusti scarponi (le saranno inseparabili,
i suoi per sempre) e comincia a camminare, pellegrina del Vangelo,
il Rosario tra le mani, il sorriso in volto, per dire a tutti
che il Figlio di Dio è venuto nel mondo ed è morto
in croce per la salvezza eterna di ogni uomo. Chilometri e chilometri,
per ogni dove, sfidando pericoli, agguati, belve, per annunciare
Gesù e convertire le anime.
Intanto lavora
come maestra nella scuola, a insegnare i primi rudimenti della
cultura, con cui quelle anime potranno elevarsi come persone
e aprirsi al Vangelo, trovare salvezza. Per Gesù
solo, accetta fatiche, umiliazioni e sofferenze di ogni
genere. È catechista in tutti i modi, con lannuncio
diretto del Vangelo, listruzione religiosa adattata ai
più poveri, con limpegno di liberare la famiglia
dalla poligamia, la società dalle superstizioni, difendere
la vita nascente, dare dignità alle donne... Avvengono
conversioni su conversioni, frutto della sua preghiera continua,
del suo amore al Signore, del suo Rosario interminabile alla
Madonna.
La gente, che ormai la conosce, ricorre a lei per ogni necessità,
e chiama suor Irene con il nome di Nyaata, la madre
misericordiosa.
Nel 1930, davanti
alle enormi necessità della missione, suor Irene offre
la sua vita a Dio, perché ha detto Gesù
non cè amore più grande che
immolarsi per coloro che si ama (Gv 15,13).
A Ghokondi, scoppia la peste ed ella è in prima linea.
Due settimane dopo, mentre assiste un ammalato che le muore tra
le braccia, contrae la malattia. Quel tale aveva intentato un
processo contro di lei, per toglierle lincarico della scuola,
ma che importa? ella era corsa ad assisterlo, perché
così avrebbe fatto Gesù
Muore il 31
ottobre 1930 a soli 39 anni. Oggi la piccola suor Irene cammina
verso la gloria degli altari. I suoi scarponi, con cui ha camminato
per portare Gesù a migliaia di fratelli, sono ancora lì
a testimoniare la sua passione ardente per Lui: davvero gli scarponi
della gloria.
Paolo Risso
IMMAGINI:
1 Suor Irene Stefani
(1891 - 1930)
2 Suor Irene nellospedale
da campo di Kilwa Kivinje, in Tanzania, durante la prima guerra
mondiale.
3 Suor Irene in mezzo
ai suoi amati Africani.
4 Suor Irene davanti alla chiesetta
dellaccampamento militare di Voi in Kenya, accanto ad ufficiali
inglesi.
5
Gli
scarponi di Suor Irene, testimoni preziosi del suo instancabile
camminare missionario.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2006 - 7
VISITA Nr.
