CARD. JOZSEF MINDSZENTY:
LA PORPORA INSANGUINATA
Mindzent è
un villaggio di campagna nella pianura ungherese. Il 29 marzo
1892, da Janos Pehn e Borbàla Kovacs, viticultori, nacque
Jozsef: era bello, sano, robusto e i suoi genitori erano fieri
di lui.
Ogni giorno, al tramonto, si raccoglievano tutti, genitori e
figli, a pregare la Madonna con il Rosario. Fattosi più
grandicello, la mamma insegnò a Jozsef a servire la Santa
Messa. Presso laltare, durante la celebrazione eucaristica,
egli percepiva sempre più chiaro che non cè
nulla di più bello e grande al mondo che offrire a Dio
il Sacrificio di Gesù e annunciare il Vangelo ai fratelli.
Così, affascinato dallEucarestia, decise che sarebbe diventato
sacerdote.
Nel 1903, entrò nel
Seminario tenuto dai Padri Premostratensi a Szombately. Superate
le difficoltà iniziali, fu presto tra i primi della classe.
Leggeva moltissimo: storia, letteratura, filosofia, teologia.
Superata la maturità con ottimo in tutte le
materie, cominciò gli studi teologici nel Seminario della
sua
diocesi.
Era giovane, ma aveva la statura di un capo. Durante gli studi
di teologia, si appassionò ancora di più a Cristo:
seguirlo e amarlo per farlo conoscere e amare dai fratelli era
per lui lavventura più grande che potesse toccare
a un uomo sulla terra.
Il 12 giugno 1915, solennità del Sacro Cuore di Gesù,
mentre già lEuropa era in fiamme per la 1ª
guerra mondiale, Jozsef Pehn diventa sacerdote di Cristo.
Ascesa:
56 anni
Quel giorno fu linizio
di un lungo cammino, segnato di amore e di pianto, destinazione
il Calvario. Il primo ministero, Don Jozsef lo svolse come vice-parroco
a Felsopathy. Serviva poveri e ricchi con lamore di Cristo:
esemplare, coltissimo, predicatore dalla parola calda come quella
dei profeti. Fu mandato a insegnare religione nelle scuole statali
di Zalaegerszeg e i giovani allievi ne furono conquistati.
Nellottobre del 1918, per lazione della massoneria,
crollò la monarchia asburgica, e il marzo seguente, in
Ungheria, segnò lavvento al potere dei comunisti
di Bela Kun.
Don Joseph fu subito arrestato.
Ma la dittatura dei rossi finì presto, e Don
Jozsef, appena ventottenne, fu nominato parroco di Zalaegerszeg:
il 1° ottobre 1919, iniziò il suo apostolato in un
territorio di sedicimila anime, con cinque comunità filiali.
Il problema più grave gli parve quello dellistruzione.
Il giovane parroco promosse la scuola e la catechesi intensa
offrendo luce e verità alle associazioni laicali, e inserendo
Gesù tra le persone di cultura. Comprendeva che i tempi
nuovi avrebbero richiesto credenti colti e forti nella fede.
Fece costruire chiese, case parrocchiali e scuole, ponendo in
primo piano levangelizzazione, la preghiera, ladorazione
a Gesù Eucaristico, la devozione alla Madonna. Per 25
anni, tutto il tempo
trascorso
a Zalaegerszeg, non ci fu settore della sua gente che lui non
illuminasse con il Vangelo, appassionato, gentile e irruente
come i cavalli della prateria magiara.
Nel 1941, Don Jozsef Pehn,
deciso oppositore dei nazisti che dilagavano per lEuropa,
per protesta contro di loro, abbandonò il suo cognome
dorigine germanica e volle chiamarsi Mindszenty, dal suo
paese natale.
Per la sua preparazione e il suo coraggio, in un momento tanto
difficile, il 4 marzo 1944, il Santo Padre Pio XII lo nominò
Vescovo di Veszprem. Lì giunse dieci giorni dopo che i
nazisti avevano occupato la città. Insieme agli altri
Vescovi magiari, si impegnò subito a soccorrere gli Ebrei
e molti di loro furono salvati dal lager e dalla morte.
Mentre la guerra infieriva,
Mons. Mindszenty si spendeva per i più poveri, organizzava
giornate di preghiera per i suoi preti, appoggiava lapostolato
dei laici, promuoveva visite tra le famiglie e lassistenza
ai malati, creava nuove parrocchie e apriva scuole. E così
presto finì per la seconda volta in carcere, sotto i nazisti.
Intanto da oriente, larmata rossa invadeva lUngheria,
saccheggiando, distruggendo, violentando, con il proposito di
liberare il Paese. In quei giorni terribili, Pio
XII nominò Monsignor Mindszenty Arcivescovo di Esztergom
(lantica Strigonia) e Primate dUngheria.
Patì
sotto Stalin
Voglio essere un buon
pastore disse l8 dicembre 1945 iniziando
il nuovo servizio un pastore pronto a dare la vita per
il suo gregge.
Apprestò soccorsi contro la fame: i comunisti lo bloccarono.
Si diede a proteggere prigionieri e sofferenti: i comunisti glielo
proibirono. Anzi, cominciarono la repressione della Chiesa in
Ungheria. In difesa della scuola cattolica, organizzò
le associazioni dei genitori. Ci vollero tre anni, prima che
i comunisti, ormai insidiatisi al governo con la violenza, sostenuti
da Stalin, nazionalizzassero le scuole: quando ciò avvenne,
il 18 giugno 1948, lArcivescovo fece suonare a morto le
campane di tutta la nazione in segno di protesta.
Nel 46, fatto Cardinale,
si impegnò ancora di più nel suo lavoro. La porpora
ha il colore del sangue effuso per amore a Cristo e alla Chiesa.
Lui lavrebbe, a suo modo, versato. Fondò nuove parrocchie,
organizzò pellegrinaggi, il più famoso, al santuario
nazionale dUngheria, vide centomila persone al suo seguito.
Durante lanno mariano, da lui voluto nel 47, cinque
milioni di fedeli parteciparono alle celebrazioni. I comunisti
impazzivano di rabbia. Rakosi, il proconsole di Stalin a Budapest,
attaccò il Cardinale con inaudita violenza: lui rimase
impavido come quercia sotto la bufera.
Giunse così il 26 dicembre
1948: allo scendere della sera, mentre il Cardinale pregava per
il suo popolo, si spalancò allimprovviso la porta
della sua cappella: entrò il colonnello di polizia Decsi
con i suoi sgherri
e
lo dichiarò in arresto. Quelli lo trascinarono al n. 60
di via Andrassy, a Budapest dove già la Gestapo compiva
le sue torture. Quello che lì i comunisti compirono contro
il santo Cardinale è una delle infamie più grandi
della storia.
Per 39 giorni, ogni sera lo
portavano in un seminterrato freddo e umido, lo spogliavano tra
le risate dei suoi aguzzini, lo coprivano di botte su tutto il
corpo, quindi lo riportavano in cella a dormire, per risvegliarlo
e cominciare da capo. Il motivo: costringerlo a confessare di
essere stato un nemico del popolo. Pesto e sanguinante,
distrutto ormai nel fisico e nello spirito, lo minacciano di
farlo comparire davanti alla sua anziana mamma in quello stato.
Dopo 39 giorni, nei quali ha sperimentato sulla sua pelle che
cosa è il comunismo, il Card. Mindszenty crolla: pone
la sua firma sotto una confessione che quelli sono riusciti a
estorcergli e aggiunge sotto il suo nome, C.F. (=
cactus feci: firmai perché costretto). Gli
aguzzini comunisti avevano spezzato una delle più nobili
figure della Chiesa Cattolica.
In quelle ore terribili, egli pregava la Madonna per il suo popolo,
per i giovani, per sé, affinché non mancasse mai
la sua fedeltà a Cristo, fino al sangue, fino alla morte.
Il 3 febbraio 1949, i dirigenti
comunisti condussero il Cardinale Mindszenty in tribunale,
rasato e vestito a nuovo, lanello al dito. Con un processo
farsa, come quello condotto dai giudei contro Gesù, lo
condannarono allergastolo. Da Roma, Pio XII fu il suo più
forte sostenitore e in tutte le occasioni smascherò a
voce alta la giustizia marxista. Il mondo libero
ascoltò la voce del Sommo Pontefice e ne condivise lo
sdegno.
Rimase in carcere, offrendo
e pregando in unione a Gesù Crocefisso, fino allottobre
1956, quando, durante linsurrezione degli ungheresi contro
i sovietici, i suoi figli di Budapest lo liberarono. Pochi giorni
di libertà, poi il buio ritornò in terra magiara,
con i carri armati di Krusciov. Da allora, il Cardinale Mindszenty
visse, senza poter mai uscire, neanche per andare ai funerali
della sua vecchia mamma, allambasciata americana.
Una vita di silenzio, di preghiera, di offerta continua a Dio
per lUngheria e per tutta la Chiesa. Segno vivente di che
cosè oggi il martire che patisce per Cristo sotto
i moderni Neroni della storia.
Lesule
e il santo
Nel 1971, per volontà
di Papa Paolo VI, il Cardinale martire dalla porpora insanguinata,
giunse libero a Roma. Partecipò al Sinodo dei Vescovi
in corso, e alzò indomito la sua voce per dare voce alla
Chiesa del silenzio. Poi si stabilì a Vienna, al Pasmaneum,
come
la
sentinella che vigila sulla terra del suo amore e attende laurora.
Aveva 80 anni, ma ancora forte
e fiero, come Ignazio dAntiochia e Policarpo di Smirne,
i Vescovi martiri della prima generazione cristiana, percorse
il mondo a tenere viva la speranza tra gli ungheresi lontani
dalla patria, a parlare di Verità, di libertà e
di amore in nome di Cristo.
In quei giorni del suo esilio, io che, ancora bambino, mi ero
appassionato alla sua vicenda di martirio e mi entusiasmavo per
Gesù pensando a lui, gli scrissi una breve lettera in
latino per dirgli il mio ossequio e la mia affezione... Mi rispose
a stretto giro di posta, con una sua foto e un cartoncino su
cui a grandi caratteri, scrisse: Super te et discipulos
tuos, benedictio mea. Josephus Card. Mindszenty.
Andò incontro a Dio il 6 maggio 1975, a Vienna, dopo aver
scritto le sue Memorie (Ed. Rusconi, Milano, 1975), testimonianza
altissima della sua grande anima, della sua dedizione a Cristo
e della sua santità. Sepolto per 15 anni a Mariazell,
in Austria, dal 1990, al crollo del comunismo nellest europeo,
è stato traslato nella sua cattedrale a Budapest, dove
a rendergli omaggio si è pure recato il Papa Giovanni
Paolo II.
Sulla sua tomba avvengono grazie
e guarigioni e dilaga la sua fama di santità. Proprio
per questo, è in corso la sua causa di beatificazione.
Il suo esempio per tutti e quella sua benedizione per
me indimenticabile che profuma di sangue versato come
quello di Gesù, e la sua intercessione in cielo presso
Dio ci aiutino a comprendere, nellindifferenza di oggi,
come si ama, come si lavora, come si soffre per il Cristo e per
la Chiesa e come si converte il mondo a Lui.
Paolo
Risso
IMMAGINI:
1 Card. Jozsef Mindszenty: (* 29 marzo 1892 /
6 maggio 1975)
2 La città di Budapest, capitale
dellUngheria conobbe la sua primavera di libertà
con la rivolta del 1956 contro il comunismo.
3 Il processo al Cardinal Jozsef Mindszenty
è una delle infamie più vergognose del comunismo.
4 Monumento al Cardinal
Mindszenty, martire delle due ideologie del 900. .
5 Il Cardinal Jozsef Mindszenty
in mezzo al suo popolo.
6 Il Papa Paolo VI amorevolmente accompagna il Cardinal
Jozsef Mindszenty. Un gesto simbolico di squisita bontà.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2006 - 6
VISITA Nr. 