DON ANTONIO LOI:
UNA
VITA PER I SACERDOTI
Antonio era nato a Decimoputzu
(Cagliari), il 6 dicembre 1936. Un ragazzo sensibile, entusiasta
della vita. La sua fede lo appassionava sempre di più.
Molto presto, comprese che diventare prete era la sua vocazione.
Lo disse ai genitori, al parroco: Voglio farmi prete. Non
ho altra via per me.
Ai primi dellottobre del 1949, entrò nel Seminario
dIglesias, dove frequentò i cinque anni del ginnasio,
crescendo in cultura e nellamicizia con Gesù. I
quaderni dei suoi ritiri sono già colmi di propositi piccoli
e grandi, nella convinzione che per giungere al sacerdozio doveva
impegnarsi a farsi santo: Che io sia, o Gesù, sacerdote
secondo il tuo Cuore.
Nel Seminario regionale di Cuglieri (Nuoro), dallottobre
1954, proseguì gli studi. Una vita regolare fatta di impegno
e preghiera, nonché di gioia intensa. Dai suoi scritti,
dalle testimonianze di chi lha conosciuto, appare limmagine
di un giovane che è stato segnato profondamente da Gesù,
per sempre. Per Antonio, Gesù è lincarnazione
dellAmore Infinito e a Lui si consacrò per compiere
la sua opera damore e per diffondere nelle anime
sacerdotali e per essi nel mondo intero la conoscenza delle sublimi
tenerezze del suo Cuore divino.
Lanima
di ogni attività
Amava lo sport
e organizzava gare di atletica. Gli piaceva cantare e recitare,
commuovendo per il suo stile e per la sua voce. Nelle vacanze
estive, nella sua parrocchia dorigine, diventava lanima
di numerosissime attività apostoliche e ricreative, in
mezzo alla gioventù dellAzione Cattolica. Ma soprattutto
era la sua intensa unione con Dio che sirradiava dalle
sue parole e dalle sue opere: in lui, limpegno continuo
per essere limpido e fedele, capace di sacrificarsi per Dio,
per gli altri, in una parola, la volontà decisa di farsi
santo, per diventare un santo sacerdote.
Il Cuore di Gesù era il suo modello e la sua sorgente
di vita. Maria Santissima, alla quale si era affidato nello spirito
della schiavitù damore di San Luigi
di Montfort, lo portava allimitazione sempre più
perfetta di Gesù.
Nel febbraio del 1961, Antonio non si sentì bene. Le prime
cure non servirono a nulla. Ricoverato nella clinica di Cagliari,
non si capì il suo male. In unaltra clinica, lo
operarono di tonsille. Ma non si comprese ancora. Nellautunno
del 1961, rientrò in Seminario e con uno sforzo immane
riuscì a sostenere tutti gli
esami
di teologia. Ma nella primavera del 1962, seguì un altro
ricovero. Antonio era smarrito.
In offerta
con Gesù
Dal suo parroco,
Don Luigi Cerchi, imparò a soffrire e a offrire. Il suo
sì al dolore cominciava a farsi eroico. Nellestate
fu ancora operato. In autunno, rientrava in Seminario per il
quarto anno di teologia. Solo nel gennaio 1963, i medici scoprirono
il suo vero male: linfogranuloma maligno, incurabile, mortale.
Si alternarono ritorni a casa a degenze in ospedale: una via
crucis lenta e dolorosa. Antonio si sentiva ormai nelle mani
di Dio e nel cuore, nonostante tutto, alimentava un solo grande
desiderio: diventare sacerdote al più presto, anche se
i suoi studi, negli ultimi anni del corso teologico, non erano
più stati regolari.
Per ordinarlo, occorreva la dispensa dalla Congregazione Vaticana
competente. Mons. Pirastru, suo Vescovo, inoltrò il 16
luglio 1963, la richiesta a Roma.
Nel frattempo, Antonio andò in pellegrinaggio a Lourdes
ai piedi dellImmacolata: Mamma, se mi farai giungere
al sacerdozio, se mi darai la salute, la userò solo per
propagare il tuo nome nelle anime.
Tuttavia a Lourdes, non chiese il miracolo della guarigione:
solo chiese di diventare sacerdote e di compiere la volontà
di Dio.
Dopo qualche settimana, il Papa Paolo VI rispose: Antonio Loi
poteva essere ordinato. Allinizio di settembre, benché
tutto dolorante, iniziò gli esercizi spirituali in preparazione
allOrdine Sacro. Nel suo diario, scrisse: Padre.
È giunta lora. Quel giorno tanto sospirato è
giunto. È giunta lora. Perdono. Ringraziamento.
Questi esercizi preparano la mia attesa. Padre, fa che
Gesù sia conosciuto e glorificato. Anchio sarò
un altro Cristo. Ma Gesù è stato glorificato sulla
croce. Anche per la mia glorificazione, il Signore ha preparato
la croce.
Il 21 settembre 1963, Antonio veniva ordinato sacerdote da Mons.
Pirastru, che gli disse: Oggi il Signore ti ha esaltato,
ti ha sublimato e ti ha messo sul Calvario, con Lui... sarà
questa la tua missione sacerdotale: vittima di immolazione con
Gesù, per essere salvatore della tua anima, salvatore
di tante anime sacerdotali. Ti affido questa missione: offrirti,
come io stesso ti ho offerto stamattina nella Messa, vittima
di amore con Gesù, per la salvezza di tante anime sacerdotali.
Don Antonio non poteva avere una missione più grande e
più bella: il 23 settembre 1963, celebrava la sua prima
Messa a Decimoputzu. Quella sera, alla festa in suo onore, disse,
come pregando: Se ti chiedo, o Gesù, quale fu il
motivo della tua sofferenza, Ti mi rispondi: Nessuno ha un amore
più grande
di
chi dà la vita per i suoi amici. Ecco, allora, la mia
risposta allamore di Gesù: Disponi come a Te piace
della mia vita.
La sua Messa sarebbe durata venti mesi. Un povero corpo in sfacelo,
ma unofferta sempre più piena che saliva a Dio:
per la Chiesa, per la santificazione dei sacerdoti, come gli
aveva chiesto il suo Vescovo. Nel maggio del 64, andò
in udienza dal Papa Paolo VI che gli disse, abbracciandolo: Accetta
tutto con gioia e con amore. Offri per la Chiesa e per il mio
difficile pontificato e per me.
A luglio, ritornò a Lourdes, dove celebrò la Messa
alla grotta, assistito dal suo Vescovo. Seguirono ancora ricoveri
in ospedale e rientri a casa. Scriveva nel suo diario: Sento
il desiderio prepotente di saltare giù dal letto, per
correre a salvare tante anime, devo lavorare fino allesaurimento
di me stesso. Là, nellattività cè
la gioia del lavoro, qui, nel mio letto, il vivere solo di fede;
là ci si sente utili a tutti, qui di disturbo a tutti,
di sofferenza per molti. O Signore, ti offro questo sacrificio
della mia inutilità e immobilità.
Finché poté, si alzò tutte le mattine per
dire Messa, poi ebbe il permesso di celebrare stando seduto sul
letto: La Messa, scriveva, è il sacrificio di Gesù,
fonte di Grazia, di gioia e di forza per la mia giornata. Fisicamente
soffro e piango, ma sento una gioia così profonda che
non riesco a raggiungerne i confini.
La sua camera era diventata luogo di incontro per moltissimi
fratelli che andavano da lui ad attingere serenità, luce
e senso cristiano della vita.
Incontro
alla morte cantando
Il 29 maggio
1965, al mattino, chiamò attorno al letto i suoi cari:
Ora me ne vado a casa mia... da Gesù... non piangete...
il Signore vi ricompenserà. Vogliatevi bene, amate la
Madonna... per tutti prego e tutti benedico. Gli fu amministrata
lUnzione degli Infermi. Don Antonio riprese a parlare e,
presentando la statuina della Madonna che aveva vicino, disse:
Tenetela cara. Io sono qui, con Lei, per la pace nel mondo,
per il Papa, per il mio Vescovo. Regina dellUniverso, attira
a Te tutte le anime, fa capire che sulla terra solo Gesù
è tutto.
A mezzogiorno, esclamò: Su cantiamo insieme; cantiamo
il Te Deum. Cantate con me. E sul letto di morte, Antonio,
distrutto dal tumore a 28 anni, intonò il canto della
lode. I presenti cantarono con lui, come sul monte dellAscensione.
Continuò a parlare e a pregare. Poi benedisse ancora una
volta tutti. Infine esclamò: Arrivederci tutti in
Paradiso. Che nessuno manchi. Aiutatemi: me ne vado a casa mia.
Tacque. Nel silenzio i presenti recitavano dolcemente il Rosario.
Al Gloria dellultimo Mistero glorioso, Don
Antonio andò incontro a Dio. Erano le ore 17 del 29 maggio
1965.
Presso Dio, Amore Infinito, Don Antonio Loi, vissuto e morto
per i confratelli sacerdoti, possa intercedere con la sua preghiera
affinché agli uomini doggi non manchino mai sacerdoti
santi per insegnare le Verità e comunicare la vita e la
gioia di Dio.
Paolo
Risso
Str.
Lazzaretto, 5 - 14055 Costigliole dAsti
IMMAGINI:
1-2 DON ANTONIO LOI (1936-1965)
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2004-1
VISITA Nr. 