MONS.
GIUSEPPE COGNATA:
OBLAZIONE CON GESU'
La sua
famiglia ad Agrigento, era dedita alla cultura e alla pubblica
amministrazione, più che alla vita cristiana. Giuseppe,
secondogenito di Vitale Cognata e Rosa Montana nacque il 14 ottobre
1885 nella città dei Templi. Suo padre, affiliato alla
massoneria, per la pressione della madre, donna di chiesa, inviò
questo figlio, per gli studi secondari al Collegio salesiano
San Basilio di Randazzo.
Lì trovò un santo salesiano, formato direttamente
da Don Bosco, a fargli da guida. Peppino così veniva
chiamato in famiglia nel 1900, ne uscì con la licenza
ginnasiale e... la vocazione al sacerdozio nella Società
Salesiana.
Seguirono aspre lotte in famiglia, ma nel 1901, il ragazzo la
spuntò sul padre, ossia sulla loggia massonica, ed entrò
felice, tra i Salesiani.
Un curriculum
di prestigio
Da subito,
sulle orme di Don Bosco, è un innamorato dellAusiliatrice
e di Gesù Eucaristico: vuole essere ostia con Gesù,
cioè offerto con Lui, in adorazione a Dio per la salvezza
del mondo, sul Calvario e sullaltare del Sacrificio della
Messa.
Con il passare degli anni e lavvicinarsi della meta, questo
ideale lo appassiona sempre di più. È studente,
novizio e chierico di singolare bontà e virtù,
animato sempre dalla gioia di donare, di servire il Signore
nella gioia, come ha insegnato il Santo Fondatore dei Salesiani
ai suoi figli.
Studi filosofici e teologici brillanti. Ampie letture dei classici
e degli autori contemporanei. Conoscenza dei maestri di spirito
e degli educatori cristiani. Questa la sua formazione e la sua
base cristiana ed umana. Nella primavera del 1908, offre a Dio
i santi voti per sempre, nelle mani di Don Michele Rua, il primo
successore di Don Bosco, oggi Beato.
Il 29 agosto 1909, è ordinato sacerdote da Mons. Arista,
Vescovo di Acireale.
Don Giuseppe, ora, va a laurearsi allUniversità
di Catania, quindi inizia la sua missione di sacerdote e di educatore
in mezzo alla gioventù: è insegnante e superiore
nei collegi di Bronte (Catania), Este (Padova) e Macerata. Appare
presto un salesiano eccezionale, un vero contemplativo nellazione,
con unintensa vita di unione con Dio e di zelo per la salvezza
delle anime. Forma i giovani allamicizia con Gesù,
alla preghiera, al servizio del prossimo. Ha il dono e larte
dellamicizia e si fa assai ben volere.
Scoppia la guerra del 15-18. A lui tocca tornare soldato
nella sua Sicilia, in fanteria, a Trapani. Alla fine della guerra,
Trapani diventa il suo campo di lavoro: vi fonda e dirige la
prima opera salesiana della città, innalza una chiesa
allAusiliatrice e diventa punto di riferimento per un mondo
di persone.
È davvero un salesiano prestigioso: i superiori lo mandano
direttore a Randazzo dove era stato da ragazzo ,
a Gualdo Tadino in Umbria, al Sacro Cuore, presso la stazione
Termini di Roma. Giovani e
confratelli
sono affascinati dal suo stile impregnato di santità autentica
e salesiana.
Il Vescovo
della Redenzione
L11
marzo 1933, a 47 anni, è eletto Vescovo di Bova, nellAspromonte
Calabrese, da papa Pio XI. A Bova, entra nel giugno 1933. È
lAnno Santo nel XIX centenario della Redenzione operata
da Gesù sulla croce. La diocesi che gli è affidata,
è una diocesi povera e difficile, con le parrocchie appollaiate
tra le gole dellAspromonte, con una vita ancor quasi primitiva.
Il clero scarso, assenti le suore per leducazione dei piccoli
e laiuto ai più poveri. È quasi tutto da
fare.
Monsignor Cognata chiede consiglio al papa Pio XI per far fronte.
Il Papa lo incoraggia a dar vita ad iniziative nuove con lagilità
e larditezza di San Giovanni Bosco che lui ha conosciuto
di persona allOratorio di Valdocco.
Il giovane Vescovo prega, si consiglia e così già
il 17 dicembre 1933, a soli sei mesi dal suo ingresso, dà
inizio alle Suore Salesiane Oblate del Sacro Cuore.
Il loro primo impegno è a Pellaio, poi aumentando le vocazioni,
si passa presto a lavorare a Bova Marina e alla fondazione di
missioni in diocesi di origine e in altre della Calabria
e della Sicilia.
Ha fregiato il suo stemma vescovile con le parole di San Paolo.
Charitas Christi urget nos, la carità di Cristo ci spinge
(2 Cor 5,14). A che cosa lo spinge? Ad offrirsi con Gesù
crocifisso per la redenzione del mondo. LAnno Santo della
Redenzione, in corso nella Chiesa lo spinge a questa offerta
sempre più intensamente, sempre più consapevole
che in questa offerta sta la perfezione della vita cristiana,
ancor più del sacerdozio nella sua pienezza di Vescovo.
Fin dagli anni precedenti alla sua ordinazione presbiterale,
egli meditava e viveva il sacerdozio come totale offerta e sacrificio
di sé con Gesù Sacerdote e Ostia del suo Sacrificio:
«È stato sacrificato perché lo ha voluto
e non ha aperto bocca» (cf Is 53,7). Con lordinazione
episcopale intuisce che deve inserirsi sempre più nelloblazione
del Salvatore per la salvezza delle anime che gli sono affidate.
Da anni ormai, da quando era diventato sacerdote, Mons. Cognata
si era offerto, segretamente, vittima a Dio per il ritorno del
padre, affiliato alla massoneria, alla vita cristiana e ai Sacramenti.
Suo padre non aveva voluto saperne di partecipare alla sua ordinazione
sacerdotale, ma era stato presente alla sua consacrazione episcopale
nella Basilica del Sacro Cuore a Roma, quando il figlio Vescovo
tacitamente aveva rinnovato la sua offerta per lui.
Al momento della fondazione del suo Istituto, affida alle sue
figlie loblazione con Cristo, come ideale e stile di vita,
nellumiltà, nella piccolezza, nel sacrificio, nella
ricerca dei luoghi più poveri e più difficili.
Fin dagli inizi, egli parla loro di «completa oblazione
per la causa della redenzione delle anime». Le richiama
continuamente a Gesù Oblato Divino e modello di oblazione,
perché «siano consacrate al suo Cuore da cui è
iniziato lolocausto per la salvezza del mondo». Egli
dà al suo Istituto come protettore San Paolo, lapostolo
delloblazione e della carità.
Mons. Cognata insegna che «la parola dordine delloblazione
è: tutto per Gesù», e che le sue suore dovranno
vivere in totale unione con Gesù-Ostia nel sacrificio
eucaristico dellaltare.
Per le sue suore e per tutti i suoi diocesani, ad iniziare dai
suoi preti, spiega che «lOblazione è la perfezione
della vita cristiana vissuta in olocausto di carità, uniti
a Gesù, che tutto offrì per nostro amore».
In una parola, Mons. Cognata appare a chi lo vede e lo segue,
come il Vescovo della Redenzione e perciò delloblazione
con Gesù.
Affascina
tutti con la sua sconfinata capacità di amare: uomo tutto
di Dio e tutto degli altri nella continua ricerca della carità
teologale. Chi lo ha conosciuto ha testimoniato che nessuno
sapeva amare come lui e che tutto in lui, la dolcezza,
il tratto, il sorriso, lo sguardo, lazione, tutto è
espressione di amore.
Sul Calvario
Sette meravigliosi
anni di episcopato, trascorsi nel modo appena descritto. Poi
attorno a lui, si scatena la bufera. Si era offerto vittima e
Dio lo prende in parola, permettendo per lui una prova durissima,
di eccezionale durata e pesantezza, una croce legnosa e trafiggente
per lunghissimi anni.
Contro di lui, arrivano aspre calunnie che giungono fino al Papa.
Pio XI prende le sue difese. Seguono malcontenti interni al suo
Istituto e una ribellione al Vescovo fondatore da parte di alcune
Oblate che lasciano lIstituto e pensano di fondarne un
altro. Mons. Cognata interviene come padre e superiore, ma gli
viene giurata vendetta. Partono altre calunnie e denunce. Una
bufera contro di lui, senza limiti, in cui il suo sacrificio
tocca il vertice. Gli viene proibito il governo del suo Istituto
e il 5 gennaio 1940 si vede obbligato a rinunciare alla diocesi.
Dora in poi non potrà esercitare il suo ministero
episcopale. Umile e mite come la vittima sul Calvario
scrive di lui Don Luigi Castano Mons. Cognata accetta
in silenzio e si offre, come modello di perfetta obbedienza ed
oblazione: così permette per lui il Divino Modello.
Va a vivere con i confratelli salesiani a Castello di Godego
(Treviso), accettando il suo nuovo stato di vita come compimento
di un voto fatto a Dio per ottenere la grande grazia della conversione
di suo padre. È sacrificio fecondo, come il seme caduto
in terra che porta molto frutto: suo padre ritorna alla fede,
anche se non cè il figlio ad assisterlo nella sua
agonia. Quante altre anime siano tornate a Dio per il suo sacrificio,
solo Dio lo sa.
Per 32 anni, fino alla morte, Mons. Giuseppe Cognata vive nel
nascondimento, nella preghiera, nellumile e fecondissimo
lavoro sacerdotale, soprattutto di direttore spirituale, in perfetta
oblazione sacrificale di sé, come Gesù sulla croce.
La sua vita può essere riassunta nella pagina mirabile
del Servo di Jahvé, profetizzato da Isaia: «Si lasciò
umiliare e non aprì la sua bocca» (Is 53,7).
Chi lo avvicina, confratelli salesiani, sacerdoti, suore, religiosi
e laici, ha limpressione di aver incontrato un santo, un
grande maestro di intimità e di sacrificio con Gesù.
Diffonde luce, coraggio, fiducia e gioia in una paternità
avvolgente. Nobilissima figura, ricco di dottrina, sapienza,
e della santità della dolcezza di San Francesco di Sales.
Devotissimo allAusiliatrice, indirizza sempre a Lei coloro
che incontra, sicurissimo che la Madonna risponde sempre a chi
lo invoca.
«Il suo cuore, dirà Mons. Solari, nel dolore più
profondo è maturato un amore straordinario: comprensivo,
paziente, tenero, forte e allo stesso tempo dolce. Come Gesù
sul Calvario: così è vissuto negli anni dellesilio».
Ma nel 1962 chi laveva calunniato, prima di morire ritratta
tutto quello che aveva detto contro di lui. Così, con
immensa gioia, il papa Giovanni XXIII lo riabilita e Mons. Giuseppe
Cognata può partecipare al Concilio Vaticano II.
Il 29 gennaio 1972, ha la gioia di vedere lIstituto che
ottiene il pieno riconoscimento pontificio.
Viene invitato a Roma, dove non può mancare per quellultima
festa dedicata a lui, che ha versato lacrime di sangue, ma che
ora viene riconosciuto come Fondatore.
Da Roma si reca a Pellaro, là dove 40 anni prima era nata
la sua Opera.
Il 22 luglio 1972, Mons. Cognata va allincontro con Dio:
Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori, ma quando
offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza
e si compirà per mezzo suo la volontà del Signore
(Is 53,10).
Paolo Risso
Str.
Lazzaretto, 5 - 14055 Costigliole dAsti
IMMAGINI:
1 Mons: Giuseppe Cognata
(1885-1972) /
2 Mons.- Cognata con un gruppo
di suore da lui fondate
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2004-2
VISITA Nr. 