IL CENTURIONE INCONTRO A CRISTO
Suo padre, Jean Psichari, era di origine greca, di religione ortodossa, filologo e professore alla scuola Hautes Etudes di Parigi. Sua madre, Noemi, era figlia di Renan, autore di una pessima Vita di Gesù, in cui Gesù è negato come Figlio di Dio.

Parigi, 1883. Il clima era quello del positivismo, negatore di Dio o almeno incapace di conoscere Dio. L’ambiente: quello raffinato dei salotti della nobiltà o dell’alta borghesia dove si discuteva di letteratura, di arte e di... vizi.
Al bambino viene imposto il nome del nonno materno: sarà Ernest Psichari. Il padre pretese di battezzarlo con rito greco-ortodosso, ma Ernest fu poi di fatto educato senza alcuna religione. A scuola, quando iniziò a frequentarla, era brillante: un’anima complessa, assetata di Verità, dotata di molte attrattive.

A 19 anni, Ernest consegue la licenza in filosofia ed entra nei circoli letterari parigini. Ma quel mondo sofisticato lo nausea presto. Si arruola nell’artiglieria, abbandona gli studi e parte come semplice soldato per l’Africa. Il deserto del Sahara, poi il Congo, con la spedizione del generale Leufant tra il 1906 e il 1907; di nuovo il deserto. Frattanto è diventato ufficiale.

Nel deserto sente che la sua anima si purifica, come in un ritorno all’essenziale. «Avrei potuto, scriverà un giorno, essere un uomo di salotto, un uomo di spirito, un raffinato. Sia benedetta l’Africa che mi ha liberato da tale sorte».

Una nuova pista

Ernest inizia a porsi così i grandi interrogativi: «Ma c’è questo Dio? E io chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Che cosa c’entra Dio con la mia vita?».
A Parigi, intanto qualcuno sta pensando a lui. Un giorno del 1912, gli giunge una cartolina. È un’immagine della Vergine Santissima, ma piangente nelle sue apparizioni a La Salette (1846), dietro cui un amico illustre ha scritto: «Abbiamo pregato per te sulla vetta del Sacro Monte. Mi sembra che la Madonna pianga su di te e ti voglia con Lei. Non le darai ascolto? Il tuo fratello e amico Jacques Maritain».

Ernest non crede alla preghiera, ma rimane profondamente commosso dal gesto del suo grande amico, scienziato e filosofo, che da pochi anni, sotto la guida del domenicano Padre Umberto Clérissac, insieme alla moglie Raissa, aveva incontrato Cristo nella Chiesa Cattolica.
La dolce immagine di Maria si scolpisce nella sua memoria, come una benedizione.
Si appassiona alla ricerca della Verità. Gli scaturisce in cuore un desiderio: «Che Gesù Cristo sia davvero il Verbo incarnato, che la Chiesa sia con ogni certezza la custode infallibile della Verità, che Maria Santissima sia davvero la regina del cielo?».

Per qualche momento, è ancora schiavo delle sue passioni, ma proprio nell’ora del peccato, gli torna più vivo che mai il ricordo della Madre addolorata che piange sui peccati dei suoi figli. Prova un dolore nuovo, impara un’angoscia nuova, misteriosa, invincibile, dove la terra e il cielo si incontrano in un unico singhiozzo.
Il suo sguardo non può più staccarsi dalla Vergine che sul monte de La Salette, i peccati degli uomini avevano costretto a piangere. Una voce interiore gli dice: «Le lacrime belle tu non le conosci, perché sono le lacrime della speranza».

Incontro a Gesù

È ancora giovanissimo, ma ha già scritto alcune opere a sfondo autobiografico, come Terres du soleil et de sommeil (1908) e L’appel des armes (1912) sulle tradizioni militari e cattoliche francesi. È brillante e geniale anche quando scrive.
Nel dicembre 1912, lascia per sempre l’Africa e ritorna a Parigi. Il suo amico Henri Massis scrive di sé e di Ernest: «Tutti e due, senza ancora professare la fede cattolica, intravedevamo ormai nella bellezza della Chiesa, lo splendore della bellezza eterna. Eravamo persuasi che solo essa ci avrebbe potuto dare quella certezza, impossibile a trovare nella vasta e carnale sciocchezza del tempo moderno; eravamo persuasi che solo la Chiesa poteva rifarci».
Ernest frequenta la casa di Jacques e Raissa Maritain e discute con loro i grandi problemi della fede. Legge le opere di Paul Claudel e sente l’influenza di Léon Bloy. Partecipa alla Messa con Maritain e gli confida che in chiesa si sente come a casa sua. Ormai prega molto, rivolgendosi soprattutto alla Madonna.

La fede si risveglia e opera nella sua anima.
Il suo cammino spirituale è testimoniato dal suo diario e dal diario di Raissa Maritain.
Di Padre Clérissac, la sua guida spirituale, Psichari farà questo ritratto: «Ha una testa magnifica, occhi di fuoco, una figura di sofferenz
a e di fede. È un essere ardente, uno spirito solido, nemico delle debolezze e delle piccinerie, pieno di luminoso fuoco interiore».

Con una guida così, precipita verso la conversione: il 4 febbraio 1913, inginocchiato davanti alla Madonna de La Salette, pronuncia la formula della Fede cattolica, poi si confessa e riceva la Santa Comunione.
Il sabato seguente, 8 febbraio, riceve la Cresima da Mons. Gibier. Dopo il sacro rito, Ernest, traboccante di gioia, dice al Vescovo:
«Ora mi pare di avere un’altra anima».

Nella preghiera, la pace

Era un assetato di Verità. Era stato un padre domenicano a condurlo a Cristo-Verità ed era un filosofo tomista, come l’amico Maritain, anch’egli figlio spirituale di Padre Clérissac, che l’aveva accompagnato con il suo esempio e con la sua preghiera.

Per questi motivi, Ernest Psichari, dopo la conversione a Cristo, entra nel Terz’Ordine Domenicano, per dissetarsi alla spiritualità di San Domenico di Guzman e di San Tommaso d’Aquino: contemplare la Verità, portare a tutti la Verità.
Gran parte del suo tempo ora lo dedica allo studio e alla preghiera. Vuole conoscere Gesù, stare con Lui, condividere i suoi pensieri, i suoi voleri. Recita giornalmente l’Ufficio della Madonna, lo medita e lo gusta adagio, adagio, parola per parola. Ha sovente la corona tra le mani: i
l Rosario diventa la sua preghiera prediletta.

Si chiede spesso: «Che cosa potrò fare io per la Chiesa che mi ha accolto? Gesù e Maria, vi supplico di spargere la vostra luce su di me e di darmi la forza per vivere ai piedi della croce».
Scrive: «Quanto è bello non avere ormai che un’idea: andare per il mondo, recitando e predicando il Rosario! Che forza, che dolcezza ha questa presenza di Dio che si mescola in tutti i nostri atti! Che pace quando la vita è intrecciata di preghiera a sua volta intrecciata con i poveri fili della povera vita umana! O Gesù, o Maria, io vi prometto di non intraprendere nulla senza di voi!».

Con questi sentimenti in cuore, Ernest Psichari parte per il fronte: è il 1914 e l’Europa è in fiamme. Il 22 agosto, cade a Rossignol (Belgio) sul campo di battaglia, colpito da una pallottola alla tempia.
Ha il Crocifisso e lo scapolare domenicano sul petto e il Rosario tra le mani. Due anni dopo, nel 1916 esce postumo Le voyage du centurion, la storia della sua conversione, il suo capolavoro, cui seguirà nel 1920, Lex voix qui crient dans le desert.
Il centurione del deserto, il giovane ufficiale francese dall’anima ardente, figlio di San Domenico, era andato così incontro a Cristo.
                                                                                                
 Paolo Risso
                                                                          Str. Lazzaretto, 5 - 14055 Costigliole d’Asti


IMMAGINE:
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Ernest Psichari (1883-1914)
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2004-11
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