IL SEMINARIO DI DACHAU
A Rees, nella bassa vallata del Reno, il 28 febbraio 1915, nasce Karl Leisner, primogenito di cattolicissima famiglia di cinque ragazzi. Riceve una forte e luminosa educazione cristiana dai suoi cari e dalla parrocchia.

Un giovane tedesco

Quando entra al liceo, Don Walter Vinneberg, sua guida, esercita una grande influenza su di lui. A sedici anni, Karl è già tra i dirigenti della gioventù cattolica della sua regione, poi della Diocesi di Münster. Vive anni difficilissimi, proprio quando Hitler si appresta ad afferrare il potere in Germania.
Un ritiro spirituale, porta Karl alla decisione di farsi prete. Nel frattempo, giunto Hitler al governo, il 30 gennaio 1933, i giovani tedeschi sono arruolati in pesanti lavori di interesse generale. Anche Karl sarà arruolato. Ha un grande amore per la sua patria e si distingue per il sano patriottismo che alimenta la sua anima, ma proprio per questo detesta con tutto se stesso il nazismo e il suo capo. Nel 1934, è nominato da Mons. Von Galen, Arcivescovo di Münster, responsabile diocesano dei giovani cattolici.

È il tempo in cui la Hitlerjugend (la gioventù di Hitler) a ranghi serrati marcia con le torce accese negli stadi, infiammando la gioventù tedesca per folli idee. Karl vede chiaro e scrive con estrema lucidità:

«Devo dirigere dei giovani tedeschi. Devo amare la mia patria e essere pronto ad offrire la mia vita. Ma il mio dovere è di condurre la gioventù cattolica tedesca, per costruire la nazione tedesca con la santa gioventù cattolica. Io sono affezionato di profondo amore al popolo tedesco, ma il popolo tedesco deve diventare di nuovo un popolo cristiano, cattolico, come una volta, al tempo dell’Impero germanico. Santa Madre di Dio, intercedi con potenza per me e serviti di me come strumento tuo e del tuo Figlio Gesù, nella santa missione presso il popolo tedesco, in quest’ora della storia».

Prega così:

«Coraggio, agiamo come cattolici e come tedeschi. Con te, mio Signore e mio Dio. Perché senza di te, o Cristo, nulla ha forza né esistenza».

Occorre un grande coraggio a un giovane diciottenne, in quel tempo di furore rivendicare il cattolicesimo come la più bella espressione del suo patriottismo. Dieci anni più tardi, Karl offrirà la sua vita per restaurare la sua patria nel Cristo.

A Dio, corpo e anima

Come i suoi coetanei di ieri e di oggi, sente le inclinazioni al male: da una parte il fascino della santità e del dono totale a Dio, e dall’altra, le tentazioni al peccato. Karl però alimenta in se stesso un ardente amore a Gesù ed è Gesù che in lui trionfa: «Voglio essere puro ad ogni costo e ci riuscirò con la preghiera, il sacrificio, la grazia di Dio. Vedo che sono andato avanti nel mio cammino».
Gli brilla davanti la meta del sacerdozio: che c’è mai di più bello e di più grande al mondo che salire all’altare e consacrare il Corpo di Cristo? Eppure Karl riconosce, nel suo diario, di essere attirato da un volto bello di ragazza, con la quale gli sembra possibile costruire un matrimonio cristiano. È lacerato nella scelta, ma alla fine scrive: Tutto in me mi spinge al dono supremo al Signore. Gesù, indicami il cammino e dammi un piccolo segno per scegliere come Tu vuoi».
La luce gli giunge, grande e luminosa. Entrando in Seminario e compiuti gli studi di teologia, il 1° luglio 1938 riceve gli Ordini minori. Il 4 marzo 1939, è ordinato suddiacono, il 25 marzo, festa dell’Annunciazione di Maria, è diacono. È felice, perché ormai la meta del sacerdozio è vicina.

Ma durante il suo servizio di lavoro ha contratto la tubercolosi, che si manifesta apertamente proprio in quella primavera del 1939. È spedito a curarsi nel sanatorio. La meta si fa lontana. Apprendendo che l’attentato contro Hitler, a Monaco, è fallito, il 9 novembre 1939, ha l’impudenza di dire con un compagno: «Che peccato, non averci azzeccato!». Viene denunciato, arrestato e imprigionato a Fribourg-en-Brisgau. Non uscirà più per sei anni e il suo seminario ora sarà, usque ad finem, la prigionia.

Dopo un soggiorno all’ospedale della prigione di Mannheim, entra nel campo di concentramento di Sachsenhausen, il 16 marzo 1940. Mesi più tardi, il 13 dicembre 1940, sarà internato a Dachau, dove si troverà in compagnia di altri religiosi e la sua povera salute andrà sempre peggiorando.

La vita come olocausto

Karl soffre molto nel suo povero corpo in sfacelo: ha solo 25 anni e si vede ogni giorno, lentamente, morire, sotto l’incalzare della malattia polmonare e dei maltrattamenti che subisce. «Verso le 4,30, noi andiamo nella cappella per la Messa. In seguito, sulla piazza per l’appello, vestiti di abiti leggeri d’estate come d’inverno, con gli zoccoli ai piedi...». Il resto è vita orribile da campo di concentramento.
Soffre enormemente nel suo cuore. Lui che aveva conosciuto la gioventù tedesca fiorente e attiva per il Regno di Cristo, ora la vede morire sui fronti della guerra per la gloria del Führer. Soffre di essere considerato e trattato come un traditore della sua patria che egli tanto ama. Teme le possibili rappresaglie contro i suoi cari di cui non ha più notizie.
La sua sofferenza più grande però è di non poter essere ordinato sacerdote, il traguardo sublime per cui ha rinunciato a tutto. Ma non dispera.

Nel 1944, scrive:

«Sono cinque anni che sono diacono. Languisco e prego per diventare sacerdote». Sa che Dio solo potrà esaudirlo, prima di morire. Stupisce per la sua fiducia soprannaturale nella divina Provvidenza: «Perché temere? È il buon Dio che veglia su di noi e io voglio essergli riconoscente e sopportare la mia sorte con calma e pazienza». Ha una profonda speranza teologale che Gesù, l’unico Amore della sua vita, non lo abbandona.

Soffre e offre in unione con Gesù crocifisso, come olocausto con Lui. Attende la sua grande ora, “l’ora di Gesù”. Sa che Hitler e i capi nazisti vogliono estirpare il Cristianesimo dalla sua patria, tuttavia è sicuro che ciò non avverrà, perché Gesù non teme i piccoli Führer della storia, spariti tutti, davanti alla sua luce e alla sua onnipotenza divina.

Il 6 settembre 1944, arriva a ingrossare le file del Clero cattolico imprigionato a Dachau, Mons. Gabriele Piguet, Vescovo di Clermond-Ferrand (Francia). Il Vescovo conosce così la storia singolare di Karl, diacono da diversi anni, in attesa di salire all’altare e accetta di ordinarlo sacerdote a Dachau. Mons. Von Galen, Arcivescovo di Münster, da cui dipende Karl, e Mons. Faulhaber, Arcivescovo di Monaco, diocesi nel cui territorio si trova Dachau, concedono la dispensa necessaria richiesta dal Diritto Canonico.

Sacerdote oltre il filo spinato

Il 29 ottobre 1944, Mons. Von Galen scrive a Karl: «Vi mando assai volentieri la mia dispensa, affinché possiate essere ordinato. La sola condizione è che tutto sia valido e possa essere dimostrato in seguito. Dio vi benedica».
Sacerdoti e laici, colà detenuti, preparano con cura tutti i paramenti per la sua ordinazione. Una suora, fuori del campo, procura i sacri Oli, le ostie e il vino per la celebrazione. Uno sforzo commovente e rischioso in mezzo ai poliziotti nazisti.

Il 17 dicembre 1944, Mons. Piguet, nel campo di Dachau, eludendo la sorveglianza dei nazisti, ordina sacerdote Don Karl Leisner, circondato da preti tedeschi, polacchi, italiani e di altre nazionalità, prigionieri in quella fossa dei leoni.

Don Karl celebra la sua prima Messa, l’indomani di Natale, festa di Santo Stefano, diacono e protomartire della Chiesa. Il giovane esemplare e angelico, che a Dachau, si era distinto per la fede, la carità fraterna verso tutti, il buon umore, soprattutto per l’ardente amore a Gesù, ora è diventato alter Christus nel sacerdozio.

La malattia però si aggrava e gli impedisce presto di offrire altre volte al Padre il santo sacrificio della Messa. A giudizio soltanto umano, forse si potrà deplorare la sproporzione tra gli anni della preparazione di Karl, prima con lo studio, poi con la sofferenza culminata nella sua ordinazione clandestina, e la brevità del suo ministero sacerdotale. Ma Dio ci richiama attraverso di lui che il sacerdozio è prima di tutto identificazione sacramentale al Cristo mediatore e intercessore.

L’apostolato attivo si irradia a partire da questa configurazione dell’anima del prete segnata dal carattere sacerdotale, con il suo divino modello. Così anche con la personale immolazione, Don Karl Leisner ha compiuto il suo sacerdozio: egli ha offerto tutta la sua vita, il lungo terribile seminario di Dachau, la sua malattia destinata a chiudersi con la morte, all’unico Sacrificio di Gesù, per la salvezza del mondo.

Liberato nel maggio del 1945, Don Karl muore il 12 agosto 1945, al sanatorio di Planneg, tra le braccia di sua mamma, invocando il nome santissimo di Gesù sacerdote e ostia del sacrificio.
Papa Giovanni Paolo II lo ha beatificato il 23 giugno 1996 e l’ha dato come modello alla gioventù d’Europa. Nel suo discorso ai giovani di Strasburgo, l’8 ottobre 1996, il medesimo Papa diceva:

«Molti giovani hanno dato testimonianza a Cristo con il loro personale sacrificio... io penso al giovane tedesco Karl Leisner, che prima di essere mandato al campo di concentramento di Dachau, scrisse: Il segreto della forza dell’Europa è il Cristo».

Nella sua ultima lettera, prima della liberazione da Dachau, Don Karl, trentenne, aveva scritto, come una profezia, che noi oggi preghiamo che si avveri al più presto:

«Il cosmo è diventato caos, perché l’uomo si è rimesso ai demoni del caos. Noi, ora, vogliamo contemplare Nostro Signore e aver fiducia nella sua eterna legge di vita, affinché l’ordine e la pace tornino tra noi e il diritto regni tra gli uomini. Gesù, crocifisso e risorto, ci offrirà il suo aiuto, se noi preghiamo con pazienza, soffriamo e offriamo le nostre rinunce. Il sorriso, pieno di sole, abiterà di nuovo i nostri cuori provati e grazie a Gesù solo, ritornerà la primavera».

                                                                                              Paolo Risso
                                                                              Str. Lazzaretto, 5 - 14055 Costigliole d’Asti


IMMAGINI:
 KARL LEISNER (1915-1945).
2  Campo di concentramento di Dachau, dove Karl Leisner sarà ordinato sacerdote.
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Karl potrà vivere per pochi mesi la sua esperienza sacerdotale, ma tutta la sua vita è stata un olocausto, unita a      Gesù vittima e redentore.
 Karl è stato testimone dell’amore redentivo di Gesù che si offre per la salvezza dei fratelli, anche in mezzo alle      atrocità del campo di Dachau.

RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2005-10
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