EDUCATORE DI APOSTOLI:
PADRE FELICIANO GARGIULO (1896-1977)

Vide la luce sotto il bel sole di Boscoreale (Napoli), il 19 febbraio 1896, nella famiglia Gargiulo, di modeste condizioni sociali, ma profondamente cristiana.
Al Battesimo, lo chiamarono Evaristo. Il babbo era impiegato nell’amministrazione del
Santuario di Pompei. La mamma era un’angelica creatura che educò Evaristo e gli altri sette figli sotto lo sguardo della Madonna del Rosario.
Dodicenne, terminate le scuole elementari, Evaristo entrò nel Seminario di Nola: studi ginnasiali e liceali condotti con profitto, ma soprattutto ricchissimo di fede e di amore per Gesù. A casa, in vacanza era un seminarista esemplare nel comportamento e tutto occupato nel servizio del Santuario.
Mons. Silj, Vescovo di Pompei, poi Cardinale, lo voleva ogni giorno, come ministrante alla sua Messa. E diceva al papà: «Vostro figlio farà grandi cose nella Chiesa».
L’avvocato Bartolo Longo, fondatore del Santuario, lo apprezzava e lo amava come un figlio.

«Tu mi tradisci»

Nel 1914, a 18 anni, ci fu una svolta nella sua vita. Da tempo aveva forse già sentito il fascino di consacrarsi a Dio nella vita religiosa, ma in quell’anno, una scena disgustosa a cui assistette in sacrestia, dopo un funerale, fu l’occasione che fece scattare in lui la volontà di consacrarsi totalmente in obbedienza, povertà e castità. Fu una scelta così forte che nessuno poté più farlo tornare indietro dalla sua decisione. Neppure il Vescovo di Nola che lo amava e gli diceva: «Tu mi tradisci, la diocesi ha tanto bisogno di buoni sacerdoti come sarai tu», riuscì a farlo desistere dal proposito di un dono più grande.
Nel Santuario era stato affascinato da alcuni venerandi Domenicani piemontesi, Padre Genta e Padre Broglia, che lì prestavano il loro ministero chiamati da Bartolo Longo. Così Evaristo decise: «Sarò domenicano anch’io, come loro».

Partì per Chieri, dove il 4 ottobre 1914 vestì il bianco abito di San Domenico e diventò fra’ Feliciano. Un novizio esemplare. Il 5 ottobre 1915, fu ammesso alla prima professione. Guidato da eccellenti maestri e uomini di Dio, tra i quali spiccavano i Padri Berro, Vallaro e ancor più Padre Maggiolo, compì gli studi teologici e il 29 giugno 1921, fra’ Feliciano Gargiulo venne ordinato sacerdote dal Cardinal Agostino Richelmy, Arcivescovo di Torino.

I superiori videro in lui, delicato e fragile di salute, il sacerdote esemplare, ricco di luce e di amore, capace di dedicarsi alla guida dei fratelli, in particolare dei chiamati. Lo mandarono a completare gli studi per ottenere il titolo di Lettore e poi a Roma, all’Angelicum, dove rimase dall’ottobre 1923 al giugno 1925 e conseguì la laurea in teologia. Poi: la sua carriera di educatore di apostoli. E così fu prima direttore della Scuola Apostolica di Chieri, dal 1925 al 1928, poi Maestro degli studenti a Santa Maria delle Rose a Torino e per vari anni professore di teologia spirituale. I ragazzi aspiranti alla vita domenicana, gli studenti di teologia, i giovanissimi Padri che gli furono affidati, sentivano Gesù che si avvicinava a loro quando Padre Feliciano li guidava sulle vie dello spirito fino alle vette di Dio.

Padre e Maestro

Nel 1936, fu nominato Maestro dei novizi a Chieri e in quell’incarico rimase fino al 1941. Forse fu l’incarico che più lo rese felice: poter accogliere e formare dei giovani allo stile di vita di Gesù, sulle orme di San Domenico, fare di loro dei contemplativi del Dio-amore, dei cavalieri di Gesù per annunciare la Verità su tutte le strade della terra, in una parola degli apostoli.

Tra i suoi novizi, a Chieri, ebbe la gioia di avere, dall’ottobre 1939 all’aprile 1940 – solo sei mesi, purtroppo – un ragazzo straordinario dal cuore di fiamma, Sergio Poggi, di La Spezia, diventato il giorno della sua vestizione, fra’ Candido. Obbedientissimo al suo Padre Maestro, cui strappava segrete lacrime di commozione, fra’ Candido raggiunse troppo in fretta la meta, non l’altare, ma il Paradiso, a soli 17 anni non ancora compiuti, diventando, lui così piccolo come voleva essere, il giovanissimo protettore, insieme ai Santi domenicani, dei giovani che si avviano a vivere la vita dei figli di San Domenico.

Nel 1941, Padre Feliciano fu chiamato a Roma, come compagno del Commissario del Sant’Uffizio, dove rimase fino al 1956, difensore, in unità con il Papa, della Verità integra e totale della Dottrina Cattolica. Per 15 anni, così, riempiendo le giornate di studio profondissimo, di preghiera intensa e, ancora, nel ministero delle Confessioni e della direzione delle anime.
Finalmente libero da tante questioni gravose, poté dedicarsi a quello che era sempre stato il suo carisma: la direzione spirituale dei fratelli, soprattutto dei chiamati e dei consacrati, sempre pervaso dentro dall’amore grandissimo, fiammeggiante al Signore Gesù, dall’affezione illimitata a Maria, Madre della Misericordia, Sede della Sapienza, regina del Rosario e Modello di vita.

«Di lui, come maestro di spirito – scrive Padre Raimondo Spiazzi – ci è rimasto un prezioso patrimonio di testi di prediche, conferenze, ritiri ed esercizi spirituali, che egli stendeva meticolosamente, quasi a fissare bene il suo pensiero».
«È dottrina di vita tracciata a linee semplici e chiare, una teologia appresa alla scuola di San Tommaso d’Aquino e di San Francesco di Sales e confrontata continuamente con le esperienze e le testimonianze di anime sante, note ed ignote, alle quali andava la sua preferenza, prima fra tutte Santa Teresa di Lisieux».

Padre Feliciano si nutriva di testi di teologia dogmatica, morale e ascetica e delle vite dei Santi. Quindi, presentava la dottrina in forma viva, limpida, sintetica, lasciando trasparire qua e là molti elementi autobiografici che lo fanno sentire vicino a noi e rivelano anche la storia della sua anima inondata di luce, semplice, schietta, umile come quella di un bambino buono.
Rimase a Roma fino al 1972, quando si ritirò presso il Monastero delle Claustrali Domenicane di Sorrento, per esservi fino alla morte, maestro, consigliere e padre. Negli ultimi mesi del 1976, la sua salute sempre cagionevole, andò deperendo.

Il 31 dicembre si trasferì a Pompei presso una sorella che voleva assisterlo nella malattia, ma Pompei era soprattutto per lui, il paese dell’anima, della sua anima tutta cristocentrica e mariana.
Furono i suoi ultimi giorni di vita. Ormai esausto, riusciva quasi solo più a dire: «Mio Dio», «Gesù, Gesù», «Madre mia, Maria», mentre i suoi occhi luminosi si riempivano già della gioia del Paradiso.
Immerso nel silenzio, come aveva desiderato, si spense con il sorriso in volto, il 16 gennaio 1977, ripetendo i nomi dolcissimi di Gesù e di Maria, unica ragione della sua esistenza di uomo tutto di Dio.

Vita a due

Una vita di studio e di preghiera. Qualcuno del mondo di oggi potrebbe dire: «vita grigia». Eppure, Padre Feliciano visse
una vita meravigliosa – chi scrive può dirlo di persona – di un’attualità sconcertante. Nel mondo di oggi s’insegna ancora ai ragazzi, ai giovani, ai cristiani e ai preti a vivere la vita come vita a due con Gesù, in un continuo intenso colloquio d’amore? A prima vista, vien voglia di dire no, e sta proprio là, la causa del fallimento di tante vocazioni, anzi della scarsità stessa delle vocazioni, la mancata riuscita nella santità di tanti cristiani.

«La vita cristiana – ci ricorda Padre Feliciano – è proprio tutta qui: Gesù Cristo, dal giorno del Battesimo, abita e possiede ogni anima diventata sua. Il bambino, come il ragazzo che cresce, il giovane che si apre alla vita, deve essere aiutato a scoprire questa meravigliosa presenza di Gesù nella sua anima e a stabilire con Lui un rapporto di amore. Ne deriverebbe che il ragazzo così formato, saprà pregare ogni giorno con Gesù il Padre e s’impegnerà nella lotta contro il peccato, sarà attivo nella testimonianza di fede, si accosterà sovente alla Confessione, riceverà Gesù nella Comunione anche tutti i giorni, per essere sempre più simile a Lui nella vita della grazia santificante, sarà puro, generoso e forte della purezza, generosità e fortezza di Gesù che lo abita, sarà apostolo perché Gesù vive nella sua anima per dilatarsi.
Ragazzi e giovani educati così da sacerdoti convinti che questa è la loro missione, saranno domani cristiani autentici, e molti di loro sentiranno l’attrattiva di consacrarsi per sempre a Gesù Cristo come unico Amore.
Questo è il messaggio di Padre Feliciano.
O Signore, donaci ancora dei religiosi e dei preti così!
                                                                                                  
  Paolo Risso



Da: Feliciano Gargiulo, Ferventi nello spirito, Ed. Massimo, Milano 1982.
IMMAGINI:
1-2 
Santuario di Pompei e Madonna del rosario ivi venerata
3-4   Facciata e interno della Chiesa dei Padri Domenicani a Chieri (Torino)
Padre Feliciano Gargiulo (1896-1977)
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2005-5
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