UN
TEOLOGO PER LA VITA
«Dio
ci risparmi dal vedere i giardini senza fiori,
i nidi senza uccelli e le case senza
bimbi».
Oggi, purtroppo questa frase
di Victor Hugo è quanto mai vera. Le case hanno rarissimi
bambini, perché troppo sovente la vita è rifiutata.
È il frutto di una mentalità di diffidenza e di
morte che, in nome del piacere, nega e distrugge la vita, prima
ancora della nascita e del concepimento.
Al riguardo, la Chiesa, da sempre, si era già pronunciata
più volte, in modo chiaro e sicuro. Al Concilio Vaticano
II, il problema fu ripreso. Pensava, qualcuno, che la legge di
Dio potesse essere cambiata.
«Talvolta,
lo Spirito Santo permette che ci siano errori nella stessa Chiesa,
ma proprio allora, interviene, quando lerrore insinuatosi
nei fedeli, nei teologi e negli stessi Pastori, devessere
vinto, assolutamente, anche attraverso il capo della Chiesa perché
sia ristabilita limmutabile Verità» (Humanae Vitae e infallibilità,
Ed. Vaticana, 1986, p. 201). Così, con piena cognizione
di causa, scrive Padre Ermenegildo Lio, teologo al Concilio Vaticano
II.
Un grande
maestro
Nato a Castiglione Cosentino
(Cosenza), il 3 maggio 1920, sacerdote tra i minori francescani,
fin dalla giovinezza
attrezzò
la mente di una formidabile preparazione filosofica, storica,
teologica e ascetica, radicato fortemente nella dottrina di San
Tommaso dAquino e del suo confratello San Bonaventura,
così da poter assai presto insegnare Teologia Morale alla
Pontificia Università Lateranense a Roma.
Religioso esemplare, dallintensa preghiera eucaristica
e dalla filiale devozione allImmacolata, docente sicurissimo,
consultore al SantUffizio, fu chiamato da Papa Giovanni
a far parte delle Commissioni preparatorie del Concilio Vaticano
II.
Padre Lio, appena quarantenne, vi portò la sua straordinaria
scienza teologica che spaziava dalla Sacra Scrittura ai Padri,
dai Pontefici ai teologi di tutta la Chiesa, attinta alle fonti
di prima mano, costantemente approfondita, insegnata a schiere
di candidati al sacerdozio, nonché ad altri professori,
infine, illustrata in centinaia di scritti autorevoli su diverse
questioni. Al suo posto, redasse, tra laltro, lo schema
Sullordine morale cristiano, in cui affermava che la legge
di Dio non dipende né dalla situazione né dalla
coscienza soggettiva di ciascuno, ma è reale e vera in
se stessa.
In seguito, diventerà
uno stupendo trattato: Lordine morale cristiano (Pontificia
Università Lateranense, Roma, 1972, pp. 231). E redasse
pure lo schema Sul matrimonio che ribadiva la medesima legge
di Dio sullamore umano, sulla indissolubilità, unità
e santità della famiglia, meritandosi lelogio di
diversi teologi, Vescovi e Cardinali.
Il Papa Paolo VI, sovente contestato per le sue posizioni, lo
volle vicino a sé come confidente, amico e sostegno, scambiando
spesso con lui, a voce e con note autografe, idee e riflessioni.
Nellautunno del 1965, il Concilio volgeva al termine con
lapprovazione dei suoi documenti, tra cui la Costituzione
sulla Chiesa nel mondo contemporaneo.
Grazie a Padre Lio, che ne
parlò al Cardinal Ottaviani e questi ne scrisse a Paolo
VI, la medesima Costituzione poté essere perfezionata
con il richiamo a Pio XI con la Casti connubii (1930) e a Pio
XII, con i discorsi del 29 ottobre 1951 e del 12 settembre 1958,
che già avevano affermato la dottrina della Chiesa sul
matrimonio, in modo limpido e immutabile: il fine del matrimonio
è la trasmissione della vita e non è lecita la
contraccezione (Gaudium et Spes, n. 51, nota 14).
Di questo principio Paolo VI non dubitò mai, e volle riservata
a sé lultima parola sulla questione, anche per rispondere
nel modo più autorevole possibile a tutte le obiezioni
di quelli che dissentivano dalla Legge di Dio e dal Magistero
irreformabile della Chiesa.
Humanae
Vitae
Sulla persona del Papa, giunsero
pressioni di ogni genere.
Paolo VI sentì più volte di persona Padre Lio e
lo incaricò di trovare teologi esimi e di redigere per
lui il suo voto.
Ricorda Padre Lio: «Feci un voto di quasi duecento pagine
che aveva come titolo: Sullintrinseca malizia della contraccezione.
In quello studio, non solo rispondevo, con proprie argomentazioni
alle varie obiezioni, ma mostravo positivamente come poteva essere
la risposta del Papa e quanto al contenuto e quanto alla qualifica
di immutabilità e di irreformabilità. Con documenti
non conosciuti, mostravo che anche i pretesi argomenti permissivi
per ragione dellamore coniugale, della totalità
degli atti, ecc., erano già conosciuti dai teologi del
secolo passato e mai accettati».
Paolo VI confidò a Padre Lio di essere personalmente meravigliato
di come si potesse proporre un possibile mutamento.
Il 25 luglio
1968, Paolo VI, sfidando impopolarità e contestazione,
pubblicò lenciclica Humanae Vitae, in cui affermava
in modo decisivo: «Richiamando gli uomini allosservanza
delle norme e della legge naturale interpretata dalla sua costante
dottrina, la Chiesa insegna che qualsiasi atto matrimoniale deve
rimanere aperto alla trasmissione della vita. Tale dottrina,
più volte esposta dal Magistero, è fondata sulla
connessione che Dio ha voluto tra i due significati dellatto
coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo.
Salvaguardando questi due aspetti, unitivo e procreativo, latto
coniugale conserva integralmente il senso del mutuo e vero amore
e il suo ordinamento allaltissima vocazione delluomo
alla paternità».
E al numero 14 (il famoso numero
14!), laffermazione centrale dellHumanae Vitae: «In
conformità con questi capisaldi delle visione umana e
cristiana sul matrimonio, dobbiamo ancora una volta dichiarare
che è assolutamente da escludere come via lecita per la
regolazione delle nascite, linterruzione diretta del processo
generativo già iniziato e soprattutto laborto direttamente
voluto e procurato, anche se per ragioni terapeutiche. È
parimenti da escludere, come il Magistero ha più volte
dichiarato, la sterilizzazione diretta sia perpetua che temporanea,
tanto delluomo che della donna. È altresì
esclusa ogni azione che, o in previsione dellatto coniugale
o nel suo compimento o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali,
si proponga come scopo o come mezzo di rendere impossibile la
procreazione».
Scrive Padre Lio:
«Paolo
VI benevolmente poi mi ringraziò per lo studio e il lavoro,
nello studio e nella preparazione non di una semplice asciutta
e fredda risposta, ma poi anche di unEnciclica ben nutrita».
Nella sua umiltà di francescano, Padre Lio però
commenta: «Il vero e unico Autore è il Sommo Pontefice
Paolo VI, personalmente non ho avuto e non ho che sofferenze
che gioiosamente accetto per testimonianza a Cristo, lunico
infallibile Maestro».
Forte del
sacrificio
Per Padre Lio il risultato
di questa fedeltà fu un cumulo di sofferenze, accolte
come martirio per Gesù. Lo sostennero la fede invitta,
la celebrazione della Santa Messa e ladorazione prolungata
a Gesù eucaristico, il Rosario alla Madonna sgranato ogni
giorno con la devozione di un fanciullo e la consapevolezza che
alla fine proprio Maria avrebbe vinto. Ci fu chi tentò
di fargli smentire lHumanae Vitae, ma lui rimase fermo
come roccia, rispondendo sempre: «Non sono io, è
la Chiesa, è la Verità immutabile di Gesù
Cristo!».
Dopo la sua morte, avvenuta
il 6 maggio 1992 a Grimaldi (Cosenza), sul ricordino funebre
i suoi confratelli scrissero di lui: «Dottore esimio, lodò Dio, servì
la Chiesa, onorò lOrdine, insegnando, scrivendo,
soffrendo molto. In un periodo di arbitrarie teorie, attinse
solo al Vangelo, ai santi Dottori, al Magistero. Saldezza di
dottrina, integrità di costumi, in una visione mistica
della vita».
Davvero fu apostolo della Verità, difensore della purezza
dei giovani, della santità del matrimonio e difensore
della vita.
Paolo Risso
IMMAGINI:
1 Padre Ermenegildo LIO (1920-1992).
2 Papa Paolo VI: Il Papa Paolo VI dovette da solo affrontare
difficilissime questioni, una fra tutte, quella riguardante il
significato e la dignità della vita umana.
RIVISTA
MARIA AUSILIATRICE 2005-2
VISITA Nr.
