L'AMORE, FRUTTO DELLO SPIRITO,
IRRAGGIA BENEVOLENZA
Lamore non centrato sullIO
ma sul TU, cioè lamore frutto dello Spirito, infonde
nellanima un senso di serenità, di tranquillità
e di pace che contagia e coinvolge chi ci è vicino. Questamore
ci fa guardare gli altri con occhi limpidi e ci fa scoprire in
essi tante cose belle. È questo atteggiamento che ci rende
longanimi, cioè che ci aiuta ad andare oltre
i difetti degli altri, sicuri che saranno superati dal bene,
se noi sappiamo sopportare, indulgere, pazientare. Di qui un
altro raggio dellamore che, come la longanimità,
fa sì che la persona sia totalmente rivolta agli altri.
Vogliamo parlare della benevolenza che significa
voler bene. Essa è propria di una persona
amabile, affabile, gentile, generosa, oltre che onesta e che
sa dare al suo comportamento verso gli altri un senso di gioia,
di giocondità, di soavità e dolcezza che guadagna
il cuore. Dalla parola benevolenza proviene laggettivo
benevolo.
Rivolgendoci ora alla Bibbia, sentiamo tutto lo sforzo fatto
dai traduttori, che ci hanno dato la Bibbia dei Settanta, per
valorizzare al massimo la ricchezza della lingua greca. Quando
in ebraico la parola tôb esprime il comportamento di Dio
verso le sue creature o delle persone verso altre, i traduttori
in genere usano la parola chrestótes che noi traduciamo
con benevolenza e laggettivo chrestós
che rendiamo con benevolo. Molte traduzioni, che
non badano al contesto dei termini, traducono queste due parole
in modo assai diverso. Nulla da dire sulla parola benignità,
usata da alcuni, anche se a noi sembra più esatto usare
benevolenza, perché esprime meglio il senso
di relazionalità. E poi perché si capisce subito
chebenevolenza, benevolo, significa voler
bene. Non è forse bello sapere che cè
Qualcuno che ci vuole bene?
Benevolo
è il Signore
Contempliamo ora Dio in relazione
con le sue creature, iniziando con un testo che viene citato
dal Nuovo Testamento: «Gustate e vedete quanto è
benevolo il Signore» (Salmo 34,8; 1 Pt 2,3). Ravasi traduce:
«Assaporate e gustate quanto è soave il Signore».
Qui si tratta di unesperienza intima e profonda che il
credente fa del suo Dio. Non lo contempla in se stesso. In questo
caso andrebbe bene, come diremo nel prossimo articolo, il termine
buono, ma lo sperimenta in relazione a sé.
Sente il gusto, la soavità, la dolcezza di Dio nei suoi
riguardi, sente che Dio gli vuole bene. Altre volte
tutto ciò viene espresso, aggiungendo al termine benevolo
altre parole che sottolineano e risottolineano le relazioni di
Dio con le sue creature. Lesperienza allora si esprime
nella lode: «Celebrate il Signore perché è
benevolo, perché è eterna la sua misericordia»
(Salmo 105,1); «Benevolo e retto è il Signore»
(Salmo 24,8). Si fa invece, contemplazione, adorazione,
ringraziamento,
esaltazione gioiosa, celebrazione nel Salmo 145. Qui si celebra
e si canta Dio che entra nella storia con onore trionfale, con
infinita benevolenza, con la sua giustizia portatrice
di salvezza e poi usando termini di comunione e di amore, fonte
di gioia per chi confida in lui, si costata che «paziente
e misericordioso è il Signore, longanime e ricco di grazia;
benevolo è il Signore, la sua tenerezza si
espande su tutte le creature». Qui si sente tutta la semplicità
e la purezza della preghiera. Le sue parole non hanno bisogno
di commenti, debbono essere assaporate: si tratta di un voler
bene che ha il gusto della tenerezza, della
soavità.
E chi ne fa esperienza sente che, nel suo agire verso gli altri,
deve cambiare, deve entrare in sintonia con il suo Dio e deve
anche lui essere benevolo verso tutti. E per capire questo basta
meditare qualcosa del Salmo 112 (111). Il salmo è centrato
sulla figura delluomo che teme Dio cioè
che è affascinato da Dio, che ama Dio e che sceglie la
via, la condotta di Dio, che vuole imitare Dio. Egli prova
delizia come il giusto del Salmo 1, il cui piacere
è nella legge del Signore, che gli manifesta la
via della giustizia, cioè della salvezza. Per questo dice
di lui il Salmista (v. 5): «Benevolo è luomo
pietoso che da in prestito, che amministra i suoi beni con giustizia».
A differenza dellempio che dà in prestito derubando,
il giusto dà in prestito senza trasformarsi
in uno strozzino perché segue uneconomia fondata
sulla solidarietà che evita gli interessi e lusura,
secondo il prescritto della Legge (Lv 25,35-37), che per lui
è rivelazione della benevolenza divina. E
qui arriviamo al Salmo 119 (118), che è una meditazione
innica della Legge di Dio, lampada ai miei passi. Nellottava
strofa risuona per ben 8 volte la parola ebraica tôb.
Dal modo di tradurre dei LXX appare chiaro che la Legge
considerata in se stessa è buona (vv. 71.72),
considerata come un dono di Dio è un
bene (v. 65); con essa il Signore insegna a chi confida
in lui il bene e la disciplina e la scienza (v. 66). Nel
v. 68, in cui il Signore appare tutto teso verso luomo,
allora la traduzione più bella è: «Benevolo
sei tu Signore e nella tua benevolenza mi insegni i tuoi decreti».
Qui la Legge appare con un atto della benevolenza
di Dio e il passaggio a una parola di Gesù si fa inevitabile:
«Il mio giogo è soave, il mio carico è leggero»
(Mt 11,30). Soave: quando la parola greca: chresto
è riferita a una cosa, non la si può tradurre con
benevolo, ma con soave, un termine che
meglio esprime la benevolenza del donatore.
È questo il momento di passare al Nuovo Testamento in
cui la rivelazione della benevolenza divina e della
chiamata ad essere benevoli si fa piena nello Spirito.
Gesù,
rivelatore della benevolenza del Padre
«Quando si sono manifestati
la benevolenza di Dio, nostro salvatore e il suo amore per gli
uomini, egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia
da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro
di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso
da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo,
nostro salvatore» (Tt 3,4-6).
Siamo abituati a sentire questo testo il giorno di Natale e subito
pensiamo ed è bene pensarlo che Gesù
è la rivelazione e la manifestazione della benevolenza
di Dio e del suo amore per gli uomini; Gesù è la
perfetta rivelazione dellamore del Padre per tutti.
Ora, rileggendo attentamente il testo e sentendo risuonare per
5 volte il noi, comprendiamo che lamore del
Padre non solo si è rivelato in Gesù, ma è
entrato nella storia personale di ciascuno di noi e si è
fatto nostra salvezza, si è fatto rinnovamento nello Spirito
Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù
Cristo. Per questo diciamo che lamore del Padre è
diffusivo, è un voler bene, è una benevolenza
dinamica che ci trasforma radicalmente. «Prima eravamo
dice Paolo insensati, ribelli e traviati; schiavi
delle passioni egoistiche, e vivevamo le nostre relazioni sociali
nella malvagità e in un odio implacabile verso tutto e
tutti (vedi 3,3). Ora, invece, messi in una giusta relazione
con Dio siamo diventati eredi secondo la speranza della vita
eterna (3,7). La nostra condizione di vita è radicalmente
cambiata; siamo avvolti dalla benevolenza del Padre,
che ha operato questo in noi per mostrare nei secoli futuri
la straordinaria ricchezza della sua grazia, mediante la sua
benevolenza verso di noi» (Ef 2,7).
Un dato è finalmente chiaro: il Padre ha rivelato la sua
benevolenza per mezzo di Gesù Cristo, suo Figlio; ma la
rivela anche per mezzo nostro. Per questo ha effuso su di noi
il suo Spirito il cui frutto è Amore, un amore
che irraggia benevolenza. Questo è il nostro compito nella
storia: irraggiare, amando, la benevolenza del Padre.
Ma prima di entrare nei particolari di questa nostra missione,
fissiamo lo sguardo su Gesù che ci rivela la benevolenza
del Padre con la sua vita e con la sua parola.
Gesù ci insegna che «Il Padre è benevolo
verso gli ingrati e i malvagi» (Lc 6,35). E con la sua
vita ci rivela che anchegli, come il Padre, è benevolo
verso i peccatori perché si convertano (vedi Rm 2,4).
Infatti li va a cercare, si sforza di socializzare con loro,
di rendersi commensale. E lo fa anche con i suoi nemici perché
si convertano. Il capitolo 15 di Luca con le tre parabole della
misericordia, è certamente il testo che in immagini racconta
in modo meraviglioso lesperienza che i peccatori fanno
della benevolenza del Padre. Gesù però,
raccontando queste parabole a chi lo accusa di banchettare con
i peccatori, rivela anche che egli vuole imitare la benevolenza
del Padre. (15,1-1). Per questo egli va a cercare chi si è
perduto, i peccatori, perché ci sia più gioia in
cielo
, davanti agli angeli di Dio (15,7.10). Ed egli, come
primogenito tra molti fratelli, entra con il fratello
che ritorna alla casa del Padre, per fare festa con lui.
La ragioni
della benevolenza
Potremmo continuare a lungo
a parlare della benevolenza di Gesù, anche
se i Vangeli non usano mai questa parola. È una benevolenza
vissuta la sua. Osserviamolo solo un istante nella sua relazione
con i nemici: cerca sempre il dialogo; e quando non riesce a
farsi accogliere, ricorre alle parabole che, parlando di terzi,
impongono a chi lascolta un momento di seria riflessione.
Ma perché Gesù è benevolo e paziente con
tutti? Ce lo dice lui stesso, quando in una dura polemica con
i suoi nemici, gli scappano queste parole: «Ma io vi dico
questo perché possiate salvarvi» (Gv 5,34)). Sono
parole che esprimono con quanta pazienza e longanimità,
egli si comporta con tutti. Come il Padre egli è benevolo,
perché solo così si può agire per la salvezza
degli altri. E la salvezza è la rivelazione massima della
benevolenza divina.
In questa luce possiamo ora capire meglio quellunica frase
in cui egli parla direttamente della benevolenza
del Padre. Leggiamola nel contesto del suo insegnamento: «Amate
i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperare nulla,
e il vostro premio sarà grande e diventerete figli dellAltissimo,
perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Diventate dunque misericordiosi come è misericordioso
il Padre vostro» (Lc 6,35s). Vivere questi imperativi,
significa entrare in sintonia con lagire del
Padre e di Gesù; significa essere anche noi benevoli
con tutti, perché solo così possiamo gustare
e assaporare quanto è benevolo e soave è il Signore
(Salmo 33,9; 1 Pt 2,3). Pietro, citando questo salmo esprime
nel modo più semplice lininterrotta identità
dellagire misericordioso di Dio in Cristo, in quanto riferisce
a Cristo quel nome di Dio (Signore) che il salmo esalta come
benevolo.
Ebbene, su questa linea si muovono tutte quelle poche esortazioni
alla benevolenza e a essere benevoli
rivolte ai discepoli nel Nuovo Testamento. Bastano due testi
per capire. Il primo è quello di Ef 4,32: «Diventate
benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi
a vicenda come Dio ha perdonato voi in Cristo». Il secondo,
ancor più espressivo, è quello di Col 3,12: «Rivestitevi
come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia,
benevolenza, umiltà, mitezza, longanimità, sopportandovi
a vicenda, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli
altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche
voi. Ma al di sopra di tutto vi sia lamore, che è
il vincolo della perfezione». È
chiaro che lagire cristiano è
imitazione dellagire di Dio in Cristo, ma è altresì
chiaro che non siamo di fronte a un elenco di virtù, stile
stoico. Questa lista di termini, come abbiamo già spiegato
nellarticolo precedente, esprime la grande esperienza cristiana
dellApostolo: lAmore di Dio, manifestato in Cristo,
riversato mediante lo Spirito nel cuore dei suoi fedeli si esplicita
come benevolenza verso il prossimo. Dallamore
emanano tanti raggi, ma tra questi i più belli sono certamente
la longanimità e la benevolenza, perché
come lamore esprimono nella loro totalità una vita
di relazione; come lamore da cui tutto emana sono altamente
diffusivi.
E allora concludiamo con un detto dellInno allAmore
di 1 Cor 13: benevolo è lAmore (v. 4);
si potrebbe anche dire: benevolenza
è lamore. Ma Paolo qui non usa né la
parola benevolenza (chrestotes), né il termine
benevolo (chrestos), ma usa un verbo della stessa
radice: chresteúetai, di non facile traduzione. Vogliamo
tentare una parafrasi? Proviamo: se vuoi essere benevolo; se
vuoi vivere la benevolenza, cerca di agire nellAmore, cioè
Ama come il Padre ti ha amato in Cristo. Fa tuo il comandamento
di Cristo: Amatevi come io vi ho amato, e da te si
sprigioneranno tanti raggi di luce che se vissuti insieme ai
credenti renderanno bella la comunità: «Quanto è
bello e soave che i fratelli vivano insieme» (Salmo 133,1);
come è gustosa, saporosa, dolce la comunità in
cui ci si vuole bene.
Preghiamo
O Padre, abbiamo meditato
la rivelazione della tua benevolenza in noi, il giorno in cui
ci hai rinnovati nello Spirito Santo che hai effuso su di noi
abbondantemente. Tu sai bene, che non sempre siamo stati fedeli
al nostro battesimo. Perciò ti chiediamo di continuare
in noi questeffusione dello Spirito, il cui frutto è
lamore. Solo così riusciremo a rivestirci ogni giorno
di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà,
di mansuetudine e di pazienza e impareremo a sopportarci e a
perdonarci a vicenda come tu ci hai sempre perdonato. Il nostro
desiderio è quello di poter riflettere con la nostra vita
la tua benevolenza, o Padre, per dire al mondo che davvero siamo
figli tuoi. Che lamore che ci hai rivelato nel Figlio tuo
sia sempre in noi e irraggi attorno a noi quella luce che conquista
i cuori, perché sprigiona affabilità, soavità,
dolcezza, gioia, serenità, giocondità. Donaci di
poter dire con la vita la gioia che sentiamo di essere Figli
tuoi. Amen!
Mario Galizzi
IMMAGINI :
1
NOLDE EMIL 1867-1956) : Gesù e Bambini (1910) Museo dell'Arte
Moderna, New York /
2 MASOLINO : Guarigione dello
zoppo, Santa Maria del Carmine, Firenze
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2002-6
VISITA Nr. 