L'AMORE, FRUTTO DELLO
SPIRITO,
è FONTE DI PACE
Comè difficile parlare oggi di pace!
Sembra un bene lontano, desiderato, sperato, ma non posseduto.
E il motivo è semplice: ci sentiamo incapaci di costruire
la pace. Tutti invocano la pace, anche coloro che non sanno a
chi rivolgere questa preghiera. Mai come oggi si sente che la
pace è un dono, e noi credenti, abituati al linguaggio
biblico, sappiamo che la pace è un dono del Dio della
pace. Per noi cristiani è un raggio di quellamore,
frutto dello Spirito Santo che è stato effuso da Dio nei
nostri cuori (vedi Gal 5,22; Rm 5,5). È il dono che Gesù
vuole farci, quando dice: Vi lascio la pace, vi dò
la mia pace (Gv 14,27).
Quella di
Dio è una pace diversa
La parola
pace ha una lunga storia. Si suole dire che cè
pace quando non cè guerra, e tra le persone che
cè pace quando non cè discordia. Dopo
le guerre, quando si riprende unapparente situazione di
pace, lo si fa mediante un trattato. Comunque la parola pace
mantiene tante volte un senso assai ambiguo. Il libro della Sapienza,
nella sua lunga descrizione dellidolatria con tutte le
sue conseguenze di immoralità, dice degli uomini: Non
bastò loro sbagliare nella conoscenza di Dio; essi, pur
vivendo in una grande guerra dignoranza, danno a sí
grandi mali il nome di pace (14,22). Ambigua era pure la
celebre pace romana dei tempi di Augusto, tanto da
dire che alla nascita di Gesù tutto il mondo era
in pace. Lo era perché le potenti legioni romane
sapevano dominare: era una pace imposta, subìta, come
lo dimostrano, in Palestina, la guerriglia degli zeloti e, in
Germania, la disfatta delle legioni di Augusto a Teutoburgo,
e ai nostri tempi le dittature, che sì mantengono una
specie di pace, ma senza rispetto delle persone. È solo
il meglio del peggio.
Chi legge la Bibbia si accorge quante volte luomo ha sperimentato
lincapacità di giungere con le sue sole forze alla
vera pace: il peccato gliela rubava in continuità. Comunque
una nostalgia di pace si incideva in modo sempre più profondo
in lui e, a poco a poco, riusciva sempre meglio a capire che
solo Dio poteva procurargli la pace in modo stabile. A questo
lo conduceva la parola di Dio: Agli afflitti io pongo sulle
labbra: Pace, pace ai lontani e ai vicini, dice il Signore, io
li guarirò (Is 57,19). La pace è il bene
messianico per eccellenza. Il Messia viene infatti chiamato da
Isaia il Principe della pace (Is 9,5) e, nello stesso
periodo di Isaia, il profeta Michea parla della sicurezza che
regnerà ai tempi del Re-Messia e dice: Tale sarà
la pace (Mi 5,4), mentre Ezechiele la definisce come unalleanza
di pace (34,25; 37,26), dono totale di Dio, che dice al
suo popolo: Vi purificherò. Vi darò un cuore
nuovo..., uno spirito
nuovo...;
farò con voi unalleanza di pace, che sarà
per voi unalleanza eterna (36, 25-26; 37, 26). Questa
pace, dono di Dio, è davvero ben diversa da una pace puramente
umana. Essa nasce da una conversione totale di ogni singola persona,
da una sincera accoglienza del dono di Dio, da un cuore nuovo,
da uno spirito nuovo, tutti doni di Dio; essa nasce da un cuore
colmo di quellamore che Gesù ci ha insegnato. Come
fondamento della pace cè il suo comandamento: Amatevi
come io vi ho amato.
Su questa linea si collocano quei testi paolini, anteriori alla
redazione dei Vangeli, nei quali si descrive come Dio in Gesù
ci dona la pace.
Come si
costruisce la pace
Paolo, salutando
i suoi destinatari, va sempre oltre il semplice saluto o augurio
umano: La pace sia con voi, non annuncia una pace
qualunque, ma quella pace che lumanità, in particolare
Israele, si aspettava da sempre. Dice infatti, allinizio
di tutte le sue lettere: Grazia a voi e pace da Dio, Padre
nostro, e dal Signore Gesù Cristo. E nella lettera
ai Romani, dopo aver descritto lopera purificatrice di
Gesù Cristo, afferma: Ora siamo in pace con Dio
e dice che ciò è possibile perché lamore
di Dio è stato effuso nei nostri cuori mediante lo Spirito
Santo che ci è stato dato (5,1.5). Paolo è
così affascinato dallopera redentrice che il Padre
compie per mezzo di Cristo, che si congeda dai suoi destinatari
romani dicendo: Il Dio della pace sia con tutti voi. Amen!
(Rm 15, 33). Ma le parole più belle di Paolo le troviamo
nella Lettera ai cristiani di Efeso, dove descrive lo scopo dellopera
di Cristo: Egli è la nostra pace; egli è
colui che ha fatto dei due (pagani e giudei) un popolo solo,
abbattendo il muro di separazione, cioè linimicizia...
per creare in se stesso un solo uomo nuovo, facendo la pace e
per riconciliare per mezzo della croce tutti e due con Dio in
un solo popolo, distruggendo in se stesso linimicizia.
Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani
(i pagani) e pace a coloro che erano vicini (i giudei; Israele).
Per questo per mezzo di lui possiamo presentarci tutti gli uni
gli altri al Padre in un solo Spirito (Ef 2,14-18), cioè
veramente in comunione tra noi.
Gesù è la nostra pace... Gesù è
venuto ad annunciare la pace, non a parole, ma per mezzo
della sua croce. Perché solo quando lo contempliamo innalzato
in croce in atto di chiedere perdono per tutti, sentiamo che
egli abbatte i muri di separazione tra gli uni e gli altri, che
egli distrugge in se stesso ogni inimicizia e con il suo amore,
fatto dono sino alla fine, ci riconcilia tutti con il Padre e
tra noi. Gesù, riconciliando, costruisce la sua comunità.
Come non cè vero amore di Dio se manca lamore
del prossimo, se non ci si impegna a diventare prossimo
degli altri, così non cè vera pace
se non cè volontà di imitare fino in fondo
i sentimenti del Cristo crocifisso: Abbiate in voi gli
stessi sentimenti che sono in Cristo Gesù (Fil 2,5).
Il dono della pace è frutto del mutuo perdono, fonte di
ogni vera riconciliazione. La vera pace è donata ai riconciliati
con Dio e i fratelli. E fratello è ogni persona umana.
Fissiamo
lo sguardo su Gesù
Osserviamo
Gesù nel Cenacolo, la notte in cui fu tradito. Non poteva
non soffrire, eppure, nel lungo dialogo che intrattiene con i
suoi discepoli dopo che Giuda se ne è andato, chiede loro
di amarlo, osservando i suoi comandamenti e promettendo loro
lo Spirito Santo, e aggiunge: Vi lascio la pace, vi do
la mia pace; non come il mondo la dà io la dono a voi
(14,27). Non è il solito saluto di congedo quello di Gesù.
Levangelista per esprimere bene la coscienza che Gesù
aveva di sé, lesperienza di amore che egli stava
vivendo in quel momento, ha coniato una formula di saluto nuova.
Egli contempla Gesù come un patriarca che prima di lasciarli
dona loro in eredità quello che possiede: la pace. Egli
sa che la morte si avvicina e dà senso alla sua morte
rendendola fonte di riconciliazione e di pace. Questo dice che
Gesù uomo nella sua passione è sempre in comunione
con il Padre ed è guidato dallo Spirito, questa è
la comunione gli che infonde serenità e pace.
Sì, è vero che sulla croce griderà: Dio
mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato. La morte
è lanti-Dio; di fronte alla morte che si avvicina
è difficile sentire il Dio della vita, ma lespressione
Dio mio, Dio mio ci fa capire
che
egli, anche in quel momento, è in stretta comunione con
il Padre; sa che il Padre gli è accanto. Aveva detto ai
suoi nel Cenacolo: Il Padre non mi lascerà solo
(Gv 16,32). Anche sulla croce, sa di essere uno con il Padre.
Nel Cenacolo, dopo aver donato la sua pace, guarda limminente
futuro dei discepoli. Sa che per loro i giorni della sua passione
saranno colmi di tristezza. Perciò dice loro: Non
si turbi il vostro cuore, né si sgomenti e, alla
conclusione del lungo e intimo dialogo che ha con loro, dirà:
Vi ho detto tutte queste cose, perché uniti a me
abbiate pace (Gv 16,33). È chiaro che la pace nasce
dalla comunione con lui e potrà farsi piena solo in comunione
con lui e i fratelli. Quando non si vive da riconciliati, non
si è in pace né con il Padre, né con Gesù
perché secondo Paolo solo per mezzo di lui (cioè
accogliendo in noi la sua pace) possiamo presentarci gli uni
gli altri al Padre in un solo Spirito. È il dono
dello Spirito che ci rende una cosa sola tra noi e con Dio-Padre,
Dio-Figlio, Dio-Spirito Santo. Non chiediamo forse nella celebrazione
eucaristica che lo Spirito Santo ci renda un solo corpo,
un solo spirito?
A confronto
con il Padre e Gesù
Nella notte
di Natale è stata donata la pace a tutti. Gli angeli infatti
hanno cantato: Pace sulla terra agli uomini che Dio ama
(Lc 2,14). Questo annuncio dice che Dio ama tutti e, proclamando
il dono messianico per eccellenza, afferma qual è la missione
di Gesù: portare la pace. Ma gli uomini lhanno accolta?
Un giorno Gesù, immagino con tanta tristezza, disse: Pensate
che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, ma la divisione
(Lc 12,51). Si accorge di essere nella storia un segno
di contraddizione (Lc 2,34). E da quanto dice ai discepoli
nel Cenacolo, sa che questa contraddizione continuerà
per mezzo loro nella storia. Comunque il rifiuto degli altri
non li priverà della sua pace. Dice infatti:
In qualunque casa entriate, dite: «Pace a questa
casa». Se in essa vi sarà un figlio della pace,
la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà
a voi (Lc 10,5). Come Gesù nella sofferenza non
perde la sua pace, neppure i suoi discepoli nella loro missione,
la perderanno. La sofferenza apostolica che può anche
comportare il martirio (morte subìta non cercata),1 può
coesistere con la pace del cuore. La comunione con Gesù
è sempre fonte di pace e di serenità. Nessuna sofferenza
ce la può togliere. Nessuna sofferenza, dice Paolo, neppure
la morte (= martirio) ci può separare dallamore
di Cristo o dallamore di Dio che è in
Cristo Gesù, nostro Signore (Rm 8,31-39).
Non possiamo vivere la beatitudine dei Beati i portatori
di pace, perché essi saranno chiamati figli di Dio
(Mt 5,9), se non facciamo opera di riconciliazione a costo di
qualsiasi sofferenza. La vita cristiana è lasciar vivere
Gesù in noi e, Gesù, il Figlio, ha portato a compimento
la sua opera di riconciliazione per mezzo della sua Croce. Per
essere davvero chiamati Figli di Dio, dobbiamo imitarlo.
Altrimenti come esprimiamo nella vita la nostra dignità
di figli?
Preghiamo
Vieni,
Signore, a visitarci nella pace, la tua presenza ci riempia di
gioia. Così ti ha invocato il popolo dIsraele
e noi facciamo nostra questa preghiera aggiungendo: Compi
in noi tutte le tue promesse di pace. E tu, o Padre, hai
iniziato a compiere in noi le tue promesse quando nel tuo immenso
amore hai inviato a noi il Figlio tuo Gesù come Salvatore
e le hai compiute perfettamente quando per mezzo della sua croce
ci hai riconciliati con te e tra di noi.
Gesù, tuo Figlio, ha portato a termine la sua opera di
pace riconciliando tutti tra di loro e con te, Padre. La tua
pace, infatti, non esiste senza una riconciliazione comunitaria
aperta a ogni persona, di qualunque razza o lingua. I tuoi discepoli
prima di iniziare la celebrazione eucaristica, vero banchetto
di comunione, sentono il bisogno di riconciliarsi tra loro e
con te, abbattendo ogni muro di separazione. Con questo noi vogliamo
impegnarci nel vivere la beatitudine degli operatori di
pace. Ma sappiamo anche, o Padre, che non ce la faremo
mai da soli. Per questo, quando ci riuniamo noi ti invochiamo:
Guarda con amore, o Padre, questa tua famiglia e donale
la pienezza dello Spirito Santo perché diventi un solo
popolo e un solo Spirito. Solo così, con la forza
dello Spirito che ci doni in ogni Eucaristia, riusciremo a imitare
tuo Figlio e a essere chiamati figli tuoi. Grazie, o Padre, per
averci chiamati a te per vivere nel Figlio, per mezzo dello Spirito,
ciò che il mondo più desidera: la Pace. Amen!
Mario
Galizzi SDB
1 Questo è
veramente importante in un tempo in cui si parla dei kamikaze
musulmani chiamandoli martiri. Questi cercano la
morte e cercano, morendo, di travolgere più gente possibile
nella loro morte. I cristiani, imitando Gesù, non cercano
la morte ma quando, perseguitati, debbono subirla, anche allora
cercano la vita per sé e per i loro nemici. Come Gesù
sanno morire perdonando e chiedendo perdono per chi li fa soffrire,
perché anchessi abbiano la vita.
IMMAGINI:
1 Beato Angelico : Noli me tangere,
Convento di San Marco, Firenze /
2 Rubens
: L'incredulità di Tommaso, Museo delle Belle Arti, Anversa
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2002-4
VISITA Nr.
