AMATE I VOSTRI NEMICI
Utopia!
Utopia! Varie volte mi sono sentito dire questa parola, mentre
tentavo di spiegare il senso della pagina evangelica che la liturgia
della 7a domenica del tempo ordinario ci propone. È logico
che dica questo un non credente, ma è illogico che lo
dica chi è considerato un buon cristiano. Certamente,
la pagina di Lc 6,27-35 è tra le più esigenti,
ma penso che sia lunica che ci indica la strada per sintonizzarci
sino in fondo con il Cuore di Cristo e con la sua
missione di riconciliazione dellumanità. Non cè
altra strada se vogliamo vivere in pienezza la nostra vita cristiana.
Ascoltiamone linizio:
Gesù dice: A voi che mi ascoltate dico: Amate i
vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite
coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano.
A chi ti percuote sulla guancia porgi anche laltra
(vv. 27-29a).
Dopo aver ascoltato queste parole, vorrei chiedere a chi si dichiara
non violento e che desidera la pace: Puoi proporre
una via diversa da quella indicata da Gesù per essere
nel mondo costruttore di pace e per eliminare ogni sorta di violenza
e di sopruso?. Aspetta a dire sì o no.
Prima meditiamo insieme su quanto dice Gesù, il Signore.
Fissiamolo mentre leggiamo il testo e chiediamoci:
Come si rivela Gesù?
Gesù si trova in una
situazione di rifiuto. I detentori del potere religioso di Israele
cercavano di farlo fuori (Lc 6,11) e nel suo ambiente vedeva
tanta violenza, soprattutto in chi lottava con le armi contro
loccupante romano. Ebbene, sentendo che la violenza poteva
abbattersi su di lui, se ne andò sulla montagna
a pregare e passò tutta la notte in orazione (Lc
6,12). Quanto abbiamo letto nel testo è conseguenza del
colloquio che ebbe lassù con il Padre. Quella notte decise
come comportarsi nei riguardi dei suoi nemici, di chi gli fa
del male, di chi lo odia o lo maltratta, di chi lo percuote...
Le parole del Vangelo sono allora la legge che Gesù ha
dato a se stesso, prima di darla ai suoi discepoli e si è
data questa legge perché così vuole il Padre che
lo ha mandato. La salvezza che viene da Dio non può in
modo assoluto passare attraverso un suo inviato che ricorre alla
violenza. Ebbene, Gesù apparirà a noi nella lettura
del Vangelo come il non violento per eccellenza.
Nessuno lo è mai stato o lo è come lui. Egli è
il vero modello di chi vuol essere suo discepolo.
***
Nel Vangelo di Giovanni cè una frase assai significativa.
I dirigenti Giudei perseguitavano Gesù e cercavano
di ucciderlo (5,16.18), ed egli reagisce cercando di dialogare
con loro; e mentre parla a un certo punto gli scappano queste
parole: Io vi dico questo perché possiate salvarvi
(5,34). Qui cè tutto Gesù. Gesù davvero
ama tutti e vuole la salvezza di tutti, anche di chi lo vuole
uccidere.
Un giorno Giacomo e Giovanni, vedendo che i Samaritani non vogliono
ricevere Gesù perché era diretto verso Gerusalemme,
dissero a Gesù: Signore vuoi che diciamo che scenda
un fuoco dal cielo e li consumi?. Gesù li rimproverò,
e secondo un antico manoscritto aggiunse: Non sapete di
che spirito siete. Il Figlio delluomo non è venuto
per perdere la vita degli uomini ma per salvarli (vedi
Lc 9,52-55). Queste parole in corsivo non sembrano autentiche,
però dicono come le prime comunità conoscevano
i sentimenti di Gesù verso chi lo rifiutava. Egli continuava
ad amare e a cercare la loro salvezza. E cercava di insegnare
questo ai suoi discepoli, ma era duro mandarlo giù.
Una cosa è però già chiara: egli rifiuta
ogni sorta di violenza e sceglie la via della vera non violenza:
lascerà che camminino sul suo sangue, ma non camminerà
sul sangue degli altri. Gesù sa che la violenza chiama
violenza. Egli sa che tutti quelli che usano la spada,
moriranno di spada (Mt 26,52). Per questo il suo rifiuto
della violenza è totale. Lo dimostra quanto avviene nel
Getsemani. Appena uno dei suoi discepoli colpì con la
spada il servo del Sommo Sacerdote, Gesù disse: Non
fate così! Basta!. Poi toccò lorecchio
del ferito, e lo guarì. Gesù fa del bene a chi
è venuto ad arrestarlo (Lc 22,50-51). E quando durante
il giudizio una guardia lo schiaffeggia, non porge laltra
guancia, ma cerca il dialogo. Non è forse questo atteggiamento,
che esprime il desiderio di capire perché laltro
agisce così, un porgere laltra guancia?
Ed eccolo al culmine della sua missione. È lì innalzato
sulla croce, tra cielo e terra, tra chi lo odia, lo insulta e
uccide e il Padre. Ascoltiamolo: Padre, perdona loro, perché
non sanno quello che fanno (Lc 23,34). Chiede perdono,
ed egli sa che il Padre sempre lo ascolta. Ancor più,
li scusa e apre loro con il perdono la via della salvezza.
Questa è lunica vera via verso la riconciliazione,
la pace, la concordia.
Gesù e noi
Il testo lucano già
letto è denso di imperativi ed è la legge che Gesù
da ai suoi discepoli, perché devono imparare da lui che
è mite e umile di cuore. La vita cristiana si svolge nellimitazione
di Gesù, è un dare testimonianza di lui, è
dirlo nella concretezza del proprio vivere. Ma poi aggiunge:
Se amate soltanto quelli che vi amano... Se fate del bene
soltanto a coloro che vi fanno del bene... Se prestate soltanto
a coloro dai quali sperate di riavere, che merito ne avete?...
Anche i peccatori fanno lo stesso (vv. 32-34).
In queste parole abbiamo la logica umana, la normale regola dellagire
umano che si oppone in modo radicale alla logica di Gesù,
che il discepolo deve fare propria. Potremmo ritradurre così
questo testo: Non amare i nemici perché quelli non
ti amano. Non fare del bene a chi ti fa del male o ti odia. Non
chiedere la benedizione di Dio su quelli che ti maledicono. Non
prendere liniziativa della non violenza, se gli altri non
fanno lo stesso: è meglio mettere missili contro missili.
In questa logica però non è possibile lamore.
È impossibile eliminare i muri di separazione, non cè
condivisione di beni, non è possibile costruire un mondo
di pace. Bisogna saper pagare di persona per farlo. Così
ha fatto Gesù e qualcosa è cambiato nel mondo e
continuerà a cambiare se noi suoi discepoli ci decidiamo
a fare nostro il suo programma di vita.
Confrontandoci con Gesù, comprendiamo subito che siamo
di fronte a due vie: o scegliere il modo comune della cultura
corrente o scegliere la via di Gesù: Se qualcuno
vuol venire dietro a me, la smetta di pensare a se stesso, prenda
la sua croce e mi segua (Lc 9,23). Se: il Signore
non vuole dei costretti, vuole gente libera come
lui, che liberamente scelga se imitarlo o no. In
ogni pagina del Vangelo che ascoltiamo siamo sempre di fronte
a una scelta, perché Gesù si presenta a noi nel
suo concreto agire umano. E nella pagina che stiamo meditando
siamo di fronte a una scelta radicale che ci mette
in situazione di andare contro corrente nella cultura
di cui il mondo è imbevuto.
Gesù però ci dice il perché dobbiamo agire
così: ... e sarete figli dellAltissimo.
Mi piacerebbe tradurre il futuro sarete dicendo:
e diventerete sempre di più figli dellAltissimo,
che è benevolo verso gli ingrati e i malvagi (v.
35). Sin dal battesimo siamo stati rigenerati e diventati figli,
ma come ogni neonato dobbiamo crescere nella nostra figliolanza
divina. La morale cristiana è la morale del divenire;
nulla si improvvisa, si cresce poco a poco e si cresce come cristiani
fissando lo sguardo su Gesù. Quanto Gesù
ci dice esprime il suo desiderio di vederci sempre di più
simili a lui, il desiderio che il Padre possa compiere in noi
il suo progetto di salvezza. Il Padre infatti ha deciso
di renderci simili al Figlio suo perché il Figlio sia
il primogenito tra molti fratelli (Rm 8,29).
Gesù è vissuto imitando il Padre. Ora tocca a noi,
suoi fratelli. Ecco quindi lesortazione finale: Diventate
dunque misericordiosi (pieni di bontà) come è misericordioso
(pieno di bontà) il Padre vostro (v. 36). Come Gesù
anche noi dobbiamo rivelare il Padre. Questo è ora il
nostro compito. Con la nostra vita dobbiamo dire chi è
il Dio in cui crediamo. Non è facile, il Signore lo sa,
ma è a questo che ci vuole condurre. E quando ognuno di
noi può dire: Mi sforzo ogni giorno di essere così!,
costui è colui che cresce nellimitazione di Gesù
per giungere a poco a poco alla maturità di Cristo
(Ef 4,13).
Pregare il testo
Signore Gesù, per tanti
anni della mia vita sono vissuto in un ambiente saturo di vita
cristiana e perciò sentivo tutta la bellezza di questa
pagina evangelica; per me era una bella poesia, ben ritmata da
concetti incisivi. Quando però mi sono gettato nellannuncio,
il suo senso poetico è andato in frantumi e ne ho sentito
tutta la durezza. Gesù, ci vuole coraggio per predicare
quanto esigi, perché si è obbligati a confrontarsi
con i tuoi ideali di vita, e sembra quasi contro natura dirti
di sì.
Un giorno, una sorella nella fede e nellapostolato
mi ha detto: Le mie superiore mi vogliono mandare a lavorare
in quella tribù. Come faccio? Lì cè
quella gente che ha ucciso tutta la mia famiglia. Da quel
giorno le tue parole mi sono sembrate come una spada a
doppio taglio che penetra fino al punto di divisione dellanima
e dello spirito... e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore
(Eb 4,12). Sì, la tua parola, Signore, è una
spada tagliente, ma sei tu che la maneggi e tu la maneggi
colmo di bontà, per togliere dal mio cuore quello che
non va; usi la tua forte parola per guarirmi nel cuore, affinché
i miei sentimenti siano in sintonia con i tuoi, in modo che io
possa decidermi ogni giorno a vivere da vero discepolo. E tu
mi aiuti. È vero dal giorno in cui ho incontrato quella
sorella non sono più riuscito a leggere la tua parola
come una bella poesia, ma neppure a dire che è unutopia,
per il semplice motivo che tu, Signore, come uomo e nella sofferenza
hai vissuto sino in fondo quello che ci insegni e ci dai le forze
per viverlo.
Nei miei riguardi poi, mi ha messo a volte accanto delle persone
che mi hanno aiutato e insegnato a vivere la tua parola anche
se continuo a sentirla assai dura, come la sentono tanti miei
fratelli e sorelle di fede. Un mio superiore, in anni di tanta
violenza che ci portavano al desiderio di andare in giro con
la rivoltella in tasca, mi disse: Siamo missionari, non
siamo venuti qui per uccidere ma per dare la nostra vita. Facciamo
insieme la scelta di Gesù che non ha camminato sul sangue
degli altri, ma ha lasciato che camminassero sul suo sangue.
È una scelta magnifica, Gesù, tanto più
che tu ci assicuri la tua presenza.
E poi nel 1983, quando mi trovavo in El Salvador in piena guerriglia,
e chiesi a un confratello: Come fai a insegnare quello
che Gesù ci dice: «Amate i vostri nemici... ecc.».
Egli mi rispose: Io cerco di dire ai ragazzi: «Vogliamo
che continui questo mondo? Perché non tentiamo la via
di Gesù». Che bello, Signore. Sì solo
la tua via è vera via di pace. Donami sempre labbondanza
del tuo spirito e mi sforzerò ogni giorno di camminare
sulla via che mi hai insegnato. Amen!
Mario Galizzi SDB
IMMAGINE: Il Buon
Samaritano
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2001-2
VISITA Nr. 