Giovanni c. 12
E' GIUNTA L'ORA

Stiamo per
meditare la pagina più importante del Vangelo di Giovanni,
quella che fa da ponte tra la fine della vita pubblica (11,57)
e linizio della Passione (13,1). Al centro cè
una meditazione di Gesù sulla sua passione, colma di tanti
sentimenti.
Essa inizia
con la frase: È giunta lora (12,23)
e si conclude con unaltra importante frase: Quando
sarò innalzato da terra attirerò tutti a me
(12,32). Il tutto è preceduto da tre episodi: La
cena di Betania (12,1-8), un piccolo intermezzo (12,9-11),
lingresso di Gesù in Gerusalemme (12,9-19); e la
notizia che cerano anche dei Greci o pagani, che volevano
vedere Gesù (12,22); la finale del capitolo offre una
lunga meditazione sullIncredulità dei Giudei (12,37-43),
seguita da un ultimo appello di Gesù a credere per salvarsi
(12,43-50).
Il cammino
della meditazione è chiaro: fissare lo sguardo su Gesù,
perché non si tratta di un semplice racconto ma di come
Gesù interpreta quanto avviene: tutto lo vede in funzione
della sua ora intesa non solo come passione,
ma come passaggio da questo mondo al Padre. Logicamente tutto
è pensato nella speranza e nella sicurezza che nulla sarà
vano. Per chi imita Gesù tutto questo è molto importante
perché
sollecita il credente a fare della sua vita un dono.
La cena
di Betania (12,1-8)
È un
bellissimo racconto, racchiuso da alcune frasi simili che dicono
tutta la tensione in cui si svolge. In 11,56-57 si dice che molti
cercavano e, stando nel Tempio, dicevano: Che ne dite verrà
alla festa?... Ma i sommi sacerdoti e i farisei avevano
dato ordini: Chiunque sapesse dovegli era doveva
denunciarlo affinché lo si potesse arrestare. Un
ordine, questo della delazione, che non appare in nessun scritto
rabbinico.
In 12,9-10
si ripete qualcosa di simile: Una grande folla di Giudei
venne a sapere che Gesù si trovava là (a Betania)
e vennero non soltanto per vedere Gesù, ma anche Lazzaro
che egli aveva risvegliato dai morti. E i sommi sacerdoti decisero
di far morire anche Lazzaro. Perché molti Giudei se ne
andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
È in
questa situazione politica e di contrasto che si svolge la Cena
di Betania (12,1-8); il cui tono è caratterizzato da una
grande familiarità. Erano presenti Gesù, Lazzaro,
Marta che serviva e Maria che compì un gesto meraviglioso:
Prese una libra di profumo assai prezioso di puro nardo, e cosparse
i piedi di Gesù e poi li asciugava con i suoi capelli
e riempì tutta la casa di quel profumo. Ma ecco subito
la contestazione di quello spreco. Secondo Mc 14,4 solo alcuni
si indignarono; in Mt 26,8 invece tutti i discepoli dicono: Perché
questo spreco. Si poteva venderlo e dare i soldi a poveri.
Il nostro evangelista attribuisce tutto a Giuda: è una
sua abitudine. Si pensi a Tommaso, lincredulo (Gv 20, 24-29);
in Mc 16,14: tutti i discepoli sono rimproverati per la loro
incredulità e ostinazione per non avere creduto a quelli
che lo avevano visto. Comunque questa descrizione di Giuda delinea
bene il traditore.
Ora fissiamo
Gesù che difende Maria. Dice: Lasciatela in pace!
Essa conservi questo gesto nella sua memoria fino al giorno della
mia sepoltura. Certo, Maria non pensava neppure alla sepoltura
di Gesù, ma ora viene a sapere che Gesù oramai
vive il pensiero della sua morte vicina. Lo dice anche la frase:
I poveri li avrete sempre con voi, ma non avrete sempre
me. Laccento è su sempre-non sempre,
che suona come un annunzio della sua passione. È questo
pensiero che oramai domina la vita di Gesù che
egli
cerca di vivere in unione con il Padre.
Lentrata
in Gerusalemme (12,12-19)
Cè
una bella differenza nel racconto delle Palme tra i sinottici
e Giovanni. Chi legge i Sinottici ha limpressione che si
descriva una carovana di Galilei che giungono a Gerusalemme per
le feste pasquali e che nelle vicinanze della città inscenano
unentrata trionfale con Gesù. Invece secondo Mt
21,10, Gerusalemme sembra non conoscere Gesù. Infatti
fu presa da agitazione e diceva: Chi è costui. E i Galilei
a rispondere: Questi è il profeta, Gesù da Nazaret
di Galilea. Nulla di ciò in Giovanni, dove la festa è
inscenata dai Gerosolimitani il giorno dopo la Cena di Betania.
La folla dei
Gerosolimitani entusiasta per quanto è avvenuto a Lazzaro
è tutta presa da entusiasmo quando viene a sapere che
Gesù si sta avvicinando alla città: gli andò
incontro con Palme per accoglierlo festosamente gridando: Osanna,
Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re di Israele.
Gesù ci sta e sale sopra un asinello. Levangelista
ne approfitta per evidenziare che si compie una profezia del
profeta Zaccaria, che nelloriginale inizia dicendo: Rallegrati...,
mentre qui si dice: Non temere, figlia di Sion. Ecco il
tuo re viene seduto su un puledro dasina. Levangelista
sintetizza molto la profezia per presentare un Gesù umile,
da cui solo può venire il bene e che non è da temere.
Importante quanto segue: I suoi discepoli sul momento non
compresero queste cose, ma quando Gesù fu glorificato
si ricordarono che queste cose erano state scritte di lui
(12,6). Questo significa che la piena conoscenza di Gesù
è possibile solo dopo la sua Pasqua, un principio che
vale per tutti i Vangeli che narrano quanto la Tradizione Apostolica
ci ha trasmesso. Tutto ciò che si dice di Gesù
nel Nuovo Testamento viene detto o letto nella luce pasquale
sotto la guida dello Spirito Santo.
Sorprende che
levangelista non racconti se Gesù è entrato
nel Tempio e che cosa abbia fatto. Si limita a parlare dellentusiasmo
della gente e della reazione dei farisei. Questi si sentono sconfitti
e si dicono: Vedete che non concludete nulla? Ecco, il
mondo è andato dietro a lui (12,17-19).
Ora è
davvero giunta lora (12,20-36)
Cerano
anche dei Greci a Gerusalemme che, vedendo lentusiasmo
con cui Gesù è stato accolto, chiedono a Filippo:
Signore, vogliamo vedere Gesù. E Filippo insieme
ad Andrea li conduce dal Signore. La loro iniziativa è
per Gesù il segno che la sua ora è giunta. Ma non
segue nessun colloquio tra questi pellegrini e Gesù, probabilmente
perché la loro venuta alla fede sarà possibile
solo dopo la Pasqua.
Infatti
Gesù dice: È giunta lora in cui sia
glorificato il Figlio delluomo. Ora-Gloria:
lora infatti va dallinizio della passione sino al
suo innalzamento nella gloria.
Linizio
comunque è la morte e Gesù nella speranza medita
su di essa paragonandosi a un granellino di frumento: Se
il grano di frumento caduto in terra non muore, rimane solo,
se invece muore porta frutto in abbondanza e subito lo
spiega in modo tale da potersi applicare al credente: Chi
sattacca alla propria vita la perde, chi non sattacca
alla propria vita in questo mondo, la conserva per la vita eterna.
È logico che è innanzitutto Gesù colui che
vive quanto insegna. Egli infatti sta per donarsi totalmente
per la salvezza. E invita i discepoli a mettersi sulla stessa
via, a seguirlo o servirlo con la certezza che il Padre lo onorerà.
Seguono i vv.
27-28 che tanto richiamano il Getsemani sinottico. Là
si dice: Lanima mia è triste fino alla morte.
È un Gesù tanto umano; non può non temere
la morte. Qui in Giovanni si legge: Lanima mia è
turbata e io non so cosa dire, come pregare. Nel Getsemani
si allontanò per pregare: Padre, passi da me questora.
Qui si chiede: forse dirò: Padre, salvami da questora?
Ma se è per questora che sono venuto. Padre, glorifica
il tuo nome. Una frase che in Matteo ricorda il Sia
fatta la tua volontà. Il glorifica però
significa: Padre, dimostra la tua gloriosa potenza di salvezza,
anche in questo momento di totale rifiuto. E il Padre ascoltò
la preghiera del Figlio. Venne infatti una voce dal cielo
che diceva: Lho glorificato e lo glorificherò ancora.
Malgrado la morte, la storia della salvezza umana non si ferma,
anzi.
Ci si permetta
una parentesi. Gesù ha detto: Glorifica il tuo nome.
Ma il Padre glorifica anche il Figlio il cui agire si sintonizza
con lagire del Padre. La passione infatti non è
solo passione del Figlio, ma come si dice anche Passione
del Padre. Chi rifiuta il Figlio, rifiuta il Padre. Ebbene,
in questa situazione i due si sentono rifiutati,
però continuano insieme a cercare una via di salvezza
anche per chi li rifiuta. Tanto grande è lamore
del Padre e del Figlio.
Torniamo alla
voce venuta dal cielo. La folla la interpreta diversamente: chi
dice che si tratta di un tuono, altri che un angelo gli ha parlato.
Di fatto dimostra la sua inettitudine a scoprire ciò che
viene da Dio; non percepisce che proprio ad essa si rivolge il
segno del Padre che garantisce la glorificazione del Figlio,
le cui parole sono ora rivelatrici Ora cè
il giudizio di questo mondo, ora il principe di questo mondo
sarà cacciato fuori. Ecco laffermazione della
vittoria di Gesù; unora maestoso, ripetuto,
che si ricollega allora del turbamento (v.
27), che a sua volta faceva eco allora venuta
(v. 23). Questo trionfo viene enunciato in una sola frase, in
due maniere complementari: innanzitutto si dice che il giudizio
è la disfatta del Principe di questo mondo; poi segue
lespressione più solenne: E io, quando sarò
innalzato da terra, attirerò tutti a me. Si noti
il passivo teologico: sarò innalzato. È
il Padre che sta glorificando al massimo il Figlio suo presentandolo
come il vero e lunico Salvatore. Il termine
innalzato dice la verticalità della croce
e al tempo stesso quella dellesaltazione o glorificazione
totale del Figlio. Il primo aspetto, come dice Gesù e
intende la gente, indica di quale morte doveva morire
(v. 33), ma il secondo è annuncio della totale vittoria.
La gente si
ribella di fronte alla morte del Messia: è contro la Legge.
Ma Gesù ribadisce il suo pensiero in modo positivo, cercando
di invitare alla fede: Ancora per poco tempo la luce è
tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché non vi
sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove
va. Mentre avete la luce, credete nella luce per diventare figli
della luce. Poi Gesù se ne andò e si nascose
da loro.
Il mistero
dellincredulità (12,37-43)
Facendo un
bilancio dellattività di Gesù lautore
con tristezza costata: Malgrado avesse compiuto così
grandi segni miracolosi (si pensi a Lazzaro redivivo) non credettero
in lui. I prodigi e anche la sua parola non sono serviti
a suscitare la fede in lui. La maggior parte dei giudei dominati
da un magistero oppressivo e fatto di controlli ha impedito unadesione
alla fede. Levangelista cerca una risposta nelle Scritture
e cita Isaia il quale ha pure sperimentato il rifiuto: Signore,
chi ha creduto alla nostra parola, al nostro annuncio? A chi
è stata rivelata la potenza del Signore?. Lannuncio
non è stato accettato, anzi con ostinazione rifiutato:
sotto la guida dei loro capi hanno indurito il loro cuore e si
sono rifiutati di convertirsi. Malgrado tutto ciò il testo
scoppia di speranza e il Signore dice: Ma io li risanerò.
Quanto è successo non è lultima parola. E
i segni dopo la Pasqua sono evidenti. Sì, è vero
che tanti si sono opposti a Gesù, ma perché avevano
paura. Accogliere Gesù significava andare contro corrente,
essere espulsi dalla sinagoga, emarginati, umiliati. Il giudizio
dellevangelista è duro: Amavano infatti la
gloria degli uomini più che la gloria di Dio (12,43).
Credere
in Gesù (12,44-50)
È un
brano fantastico quasi tutto composto dalle frasi e dagli appelli
più significativi che Gesù ha pronunciato nel suo
ministero pubblico, ora conclusosi. Levangelista li presenta
come ultimo e accorato
appello
di Gesù a ogni ascoltatore o lettore della sua parola,
come un impellente richiamo alla necessità della fede
per salvarsi e avere la vita eterna. Rileggiamoli insieme.
Gesù
urlò e disse: Chi crede in me, non crede in me ma
in colui che mi ha mandato. E chi vede me, vede colui che mi
ha mandato. Io sono la luce venuta nel mondo, affinché
chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. E se qualcuno
ascolta le mie parole e non le custodisce, io non lo giudico,
perché non sono venuto per giudicare il mondo, ma per
salvare il mondo.
Chi mi rifiuta
e non ascolta le mie parole, ha già chi lo giudica: la
parola che io ho detto lo giudicherà nellultimo
giorno. Io non ho parlato da me stesso, ma il Padre che mi ha
mandato mi ha ordinato quello che dovevo dire e di cui dovevo
parlare. E io so che il suo comandamento è vita eterna.
Perciò le cose che io dico, le dico come il Padre le ha
dette a me.
Qui si parla
di una fede che non è credere qualcosa o credere in qualcosa,
ma di una fede che è accoglienza di Gesù, Figlio
di Dio, immagine e rivelatore del Padre che lo ha mandato. È
una fede che non nasce dai segni, ma dalla sua parola, una parola
che se rifiutata si fa giudizio di condanna nellultimo
giorno. È una fede in Gesù-Luce, necessaria per
non camminare nelle tenebre. È una fede che si fa contemplazione
di Gesù e che è certezza di vedere in lui il Padre.
Di conseguenza è una fede che è ascolto, nella
certezza che ascoltare Gesù è ascoltare il Padre.
È, insomma unubbidienza della fede, come direbbe
Paolo (Rm 1,5) che si fa vita eterna, salvezza, salvezza eterna.
Preghiamo
Signore Gesù,
non giudicasti un tesoro geloso la tua uguaglianza con Dio, hai
umiliato te stesso e ti sei fatto in tutto uguale a noi. Hai
assunto anche la tristezza, il turbamento, la paura della morte.
Hai voluto essere un perfetto uomo e ti sei fatto nostro fratello,
e non ti vergogni di esserlo.
Grazie, fratello
Gesù, ma aiutami a trarne le conseguenze nella mia vita,
donami di sentire tutti come fratelli, di pensare che anche un
nemico è mio fratello. Donami, con laiuto del tuo
spirito di vivere con coerenza queste verità, fissando
lo sguardo su di te. Voglio imitarti fino in fondo, Signore Gesù.
Aiutami. Amen!
D. Mario Galizzi sdb
+
La mattina
del 27 febbraio 2007, il Signore ha chiamato a sé Don
Mario Galizzi nostro
valente
collaboratore.
Don Mario aveva 81 anni, da 57 era Salesiano e da 50 Sacerdote.
La sua competenza
in campo biblico, la sua spiritualità semplice, familiare,
profondamente ottimista e gioiosamente salesiana ne facevano
un uomo di Dio apprezzato e ricercato. La sua visione fraterna
della comunità credente, la sua fedeltà alla Tradizione
e il suo spirito gioviale si riversavano nei suoi scritti, apprezzati
e diffusi in molti Paesi.
Studioso,
predicatore, missionario e innamorato della Scrittura, ora Don
Mario ascolta la Parola che ha annunziato e continua ad essere
presente in mezzo a noi anche con il suo prezioso lavoro preparato
già da tempo per i lettori della nostra Rivista. Mentre
continueremo a nutrirci delle sue impareggiabili riflessioni,
ricordiamolo nelle nostre preghiere.

IMMAGINI:
1 © Elledici / G.
Schnoor / Lunzione
di Betania compiuta da Maria è un gesto profetico che
ella compie indicando la morte e sepoltura di Gesù. La
stessa grande quantità di profumo utilizzata indica lunzione
non solo del corpo fisico di Gesù, ma di tutto il suo
Corpo Mistico.
2 © Elledici / G. Schnoor / Lentrata in Gerusalemme avviene
per levangelista Giovanni sotto il tono dellumiltà.
La città non deve temere perché Colui che entra
non è un re potente e terribile, è il Messia umile
e misericordioso.
3 © Elledici / G.
Conti/ Il
discorso che Gesù pronuncia dopo la Cena pasquale è
una sintesi del suo compito messianico nel mondo. Giovanni presenta
in questo brano i grandi temi della lotta fra la luce e le tenebre,
del dramma dellincredulità e il mistero delliniquità
che sembra travolgere il mondo.
4
Gesù
presenta se stesso come il chicco di grano che deve marcire per
poter portare frutto. Unimmagine campestre per indicare
levento della Sua morte e Risurrezione.

RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2008 - 1

VISITA Nr. 