ALLA SCUOLA DI MATTEO
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GESU'
GUARISCE (Mt 8,1-9.34)
titolo è un
invito a non la-
Il titolo
è un invito a non lasciarsi cogliere dalla curiosità
del prodigioso che Gesù compie. La curiosità non
aiuta la fede. Bisogna, invece, tenere sempre fisso lo sguardo
su Gesù.
Quello che veramente conta è come Gesù si rivela
e si mette in relazione con gli altri. Solo così si impara
ad imitare Gesù. Per questo, la struttura della sezione,
che è una raccolta di dieci prodigi operati da Gesù,
ci viene in aiuto.
La prima parte (8,1-17) si conclude con una citazione di Isaia
53,4: «Ha preso su di sé le nostre infermità
e si è caricato delle nostre malattie» e la seconda
(8,18-9,13) si conclude con un testo di Osea 6,6: «Misericordia
voglio e non sacrificio». È evidente che Matteo
non perde di vista il suo tema: Gesù è il vero
compimento della Legge e dei Profeti. Perciò, terza parte
(9,14-34), in lui tutto è novità: «Vino nuovo
in otri nuovi» (9,17). Si tratta di un invito alla rottura
con tante inutili tradizioni che impediscono un vero cammino
storico.
Le barriere
cadono (8,1-17)
Dopo aver insegnato
ai suoi discepoli la legge del Regno, Gesù
scende dalla montagna e si immerge nella folla che lo seguiva.
Ma ecco che un lebbroso, senza tener conto della legge che impone
la separazione sani e malati, si avvicina a Gesù, si prostra
dinanzi a lui e gli dice: «Se tu vuoi, puoi purificarmi».
E Gesù, annullando la legge della separazione, «stese
la mano, lo toccò e disse: Sì, lo voglio; sii guarito».
Linsegnamento è chiaro: nessuno deve sentirsi emarginato
dalla
società perché ammalato (8,1-3).
Sulla stessa linea corre il secondo racconto (8,5-14). Appena
entrò in Cafarnao un pagano, centurione romano, si avvicinò
a Gesù e gli disse: «Il mio servo è a casa
paralizzato e soffre terribilmente». E Gesù: «Io
verrò e lo guarirò». Gesù è
luomo aperto a tutti; per lui non hanno senso i tabù
della separazione pagani-ebrei; è pronto a diventare impuro
secondo la legge e ad entrare nella casa di un pagano. Ma il
centurione, che conosceva le abitudini giudaiche, con un atto
di umiltà cercò di evitargli tante critiche. Gli
dice: «Signore, non sono degno che tu entri nella mia casa;
di solo una parola e il mio servo si salverà».
Gesù esclamò: «Non ho trovato tanta fede
in Israele» e parla dei pagani che in massa si convertono.
La chiesa giudeo-cristiana, rimasta fedele a Gesù, continua
a vivere questesperienza e si immerge nelluniversalità
tra gente di ogni lingua, popolo e nazione.
Siamo sempre a Cafarnao. Gesù entra nella casa di Pietro
e gli guarisce la suocera e poi, venuta la sera, risana molti
ammalati e indemoniati. Matteo contempla lagire di Gesù
e cita un testo di Isaia: «Ha preso su di sé le
nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie»
(Is 53,4), cioè: si è immedesimato nella sofferenza
umana e ci ha liberati. È logico che questa lettura viene
fatta tenendo conto della Passione.
Gesù
salva (8,18-9,13)
A prima vista
stupisce il primo versetto: «Gesù, vedendo tanta
folla attorno a sé, ordinò di passare allaltra
riva». Come in 5,1 si ha limpressione che Gesù
fugga la folla e poi non si capisce a chi comanda. Comunque si
comprende che la folla non è ancora la destinataria del
suo agire, mentre nel secondo caso ci si chiede: Chi è
che va con lui? Chi lo segue? E qui appare uno che sembra voglia
seguirlo. È un dottore della Legge, una persona specializzata
nelle Scritture, forse soggiogata dal modo con cui Gesù
si comporta nei riguardi della Legge e delle tradizioni e pensa
che sia meglio continuare a osservarlo. Di qui la sua decisione:
«Maestro, ti seguirò ovunque tu vada». Gesù
gli risponde in modo alquanto misterioso: «Le volpi hanno
le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi; il Figlio delluomo
invece non ha un posto dove riposare» (8,19s). Forse Gesù
gli vuole dire: Se vuoi davvero passare dalle parole ai
fatti, esci allo scoperto, abbandona le tue tane e i tuoi nidi,
cioè tutto ciò che ti fa sentire al sicuro, come
il tuo modo di interpretare le Scritture; esci allo sbaraglio
e apriti a una novità di vita.
Poi Gesù
disse a un altro mentre stava per partire: «Seguimi!».
E quello rispose: «Prima permettimi che vada a seppellire
mio padre». E Gesù a lui: «Lascia che i morti
seppelliscano i loro morti» (8,21s). Quel tale non rifiuta
la sequela, ma non vuole perdere i legami familiari, che si fanno
forti alla morte del padre approfondendo il nostro legame con
la storia familiare. La risposta di Gesù: «Lascia
che i morti seppelliscano i loro morti» sembra dire: Se
ti leghi alle tradizioni familiari usandole come scudo di fronte
alla radicalità della fede, vai verso la morte, resti
schiavo, fai seccare le radici della pianta della sequela.
La chiesa giudeo-cristiana di Matteo deve aver meditato e rimeditato
queste parole di Gesù e le ha accolte abbandonando ogni
sicurezza che veniva loro dalla tradizione dei padri, ha rotto
radicalmente con la sua storia per seguire Gesù.
Ma che cosa
capita a chi lo segue? È in questo contesto che devessere
letto il racconto della tempesta sul lago (8,23-27)
che
per forza bisogna interpretare in senso simbolico. Sono i discepoli
quelli che navigano con Gesù perché lo chiamano
il Signore. Ebbene, cosa succede a chi lo segue?
Tante volte nella storia sembra di navigare in un mare in tempesta,
sempre in pericolo e si ha limpressione che Gesù
dorma, ma poi cè sempre lesperienza che Gesù
è presente e Salvatore. La Chiesa di Matteo
lo ha sperimentato sin dagli inizi: quante persecuzioni che non
finiscono mai. Con Gesù però si è sempre
al sicuro. Sono gli altri che si chiedono: «Chi è
costui che perfino i venti e il mare gli ubbidiscono?».
I discepoli già sanno chi è: È il
Signore, anzi il Figlio di Dio come lo dimostra il seguente
episodio.
Dopo la traversata
si giunge nel territorio dei Gadareni a est del lago. Il racconto
(8,28-34) è quanto mai drammatico e stilizzato al massimo:
7 versetti contro i 20 di Marco e i 14 di Luca. Lessenziale
è che il territorio dei Gadareni era in quel posto dominato
da due indemoniati furiosi, tanto che nessuno osava passare per
quella strada. Ma appena giunge Gesù i demoni gli vanno
incontro urlando: «Che cè fra noi e te, Figlio
di Dio? Perché sei venuto prima del tempo a tormentarci?»,
cioè: qui siamo in territorio pagano, prima devi evangelizzare
Israele (10,5-6). Poi lo supplicano: «Se ci scacci via
di qui, mandaci in quella mandria di porci». Gesù
disse: «Andateci», ma i porci non riescono a sopportarli,
si gettano nel mare e annegano nellabisso, simbolo dellinferno.
Gesù ha liberato gli abitanti di quel luogo dai demoni,
ma appena la gente lo venne a sapere, accorse e disse a Gesù:
«Vattene!». Rifiutano la salvezza. Gesù se
ne va rispettando la loro libertà.
Il potere
del Figlio delluomo
Ritornano a
Cafarnao ed ecco che gli portano un paralitico. Il testo (9,1-8)
mette subito in evidenza il dato più importante. «Gesù,
vedendo la loro fede, dice al paralitico: I tuoi peccati
ti sono perdonati». Queste parole dicono che
siamo
di fronte a un racconto di salvezza. Negli Atti degli Apostoli
varie volte si legge: «Convertitevi, abbiate fede e i vostri
peccati saranno perdonati». Gesù deve aver pronunciato
quelle parole con una tale autorità da far reagire gli
scribi, cioè gli interpreti delle Scritture: «Costui
bestemmia!». Non lhanno detto, lhanno solo
pensato, ma Gesù, quale Figlio di Dio, scruta i cuori,
si è accorto e dice loro: «Ma perché pensate
cose cattive nei vostri cuori? Non sapete che il Figlio delluomo
(personaggio riportato dal profeta Daniele che riceve ogni potere
su tutti i popoli) ha il potere sulla terra di perdonare i peccati?»
(cf Dn 7,13s). Poi dicendo al paralitico alzati e cammina,
mette con un prodigio il sigillo divino alle sue parole.
Non conosciamo
la reazione degli scribi, ma solo quella delle folle che non
avevano studiato: «Furono prese da un sacro timore e lodarono
Dio che aveva dato un tale potere agli uomini». Il senso
è chiaro: nella comunità di Gesù ci sono
persone che hanno il potere di dire a viva voce: «I tuoi
peccati ti sono perdonati». È logico che è
Dio che perdona e che dona la pace del cuore ma ci sono uomini
che comunicano i doni di Dio.
Seguono altri
gesti di salvezza (9,9-13). Gesù, andando via di lì,
vide un uomo di nome Matteo che sedeva al banco delle imposte.
Subito gli dice: «Seguimi!». Quello si alzò
e lo seguì. Gesù ha trasformato un pubblicano,
cioè un peccatore, amico dei romani, in Apostolo. E questi
si diede subito da fare perché tanti altri della sua categoria
si incontrassero con Gesù. Ci fu una grande cena ed erano
presenti molti pubblicani e anche Gesù con i suoi discepoli.
Che scandalo tra i farisei, che rivolgendosi ai discepoli dicono:
«Ma perché il vostro Maestro si siede a tavola con
simile gente?». Per Gesù invece quella fu davvero
unoccasione meravigliosa per dire con chiarezza il senso
della sua missione. Innanzitutto con una metafora: «Non
sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati».
E poi dice a coloro che credono di conoscere le Scritture: «Andate
a imparare che cosa significa: Misericordia voglio, non
sacrificio». Infine, evitando ogni metafora, afferma:
«Io non sono venuto a chiamare chi si crede giusto, ma
i peccatori». Per questo si fa loro commensale.
Sono frasi che in Matteo risottolineano che Gesù compie
le Scritture, vivendo quella misericordia che non emargina nessuno.
Gesù
è novità (9,14-34)
Sullantitesi
vecchio-nuovo è strutturato il primo brano (9,14-17).
Inizia con una domanda dei discepoli di Giovanni: «Perché
noi e i farisei facciamo molti digiuni, mentre i tuoi non digiunano
affatto?». E Gesù rivelandosi come uno sposo
dice:
«Non possono digiunare mentre lo sposo è con loro».
Poi guarda il futuro e dice: «Ma verrà il giorno
in cui lo sposo sarà loro tolto». È il primo
pallido annuncio di passione. Gesù è cosciente
di come finirà lo scontro con i detentori del potere iniziato
in sordina.
Comunque, continuando
il discorso e ricorrendo a metafore presenta il suo tempo come
novità assoluta: «Non si può
aggiustare un vestito vecchio con panno nuovo, né mettere
vino nuovo in otri vecchi, sarebbe la rovina». Senza immagini:
il compimento perfetto della Legge e dei Profeti comporta novità
assolute e queste esigono un cambio radicale di mentalità.
Non si può in nome di vecchie tradizioni emarginare le
persone (lebbrosi); è necessario incontrarsi con tutti,
anche con i pagani e imparare a sedere a mensa con tutti, a entrare
in dialogo con tutti, rispettando le diversità. Non cè
altra via se vogliamo costruire quella fraternità che
il Discorso della Montagna ci ha insegnato.
Ora chi accetta
questo modo di pensare deve vivere di fede, senza la quale non
ci si può mettere sulla via di Gesù. Quanto segue
(9,18-26) ci riporta a una novità assoluta. Adesso cè
lincontro di Gesù con uno dei capi (secondo
Mc 5,21 e Lc 8,41 con un capo sinagoga), una persona
influente nella società giudaica. Eppure uno che crede
in Gesù: «Mia figlia è morta, vieni, imponi
la tua mano su di lei e vivrà». Per lui Gesù
è uno che può ridare la vita, un profeta come Elia
(1 Re 17,17-24). Gesù accolse linvito e con i suoi
discepoli si avviò verso la casa di quel capo. Nel frattempo
una donna molto ammalata di emorragia, cioè impura come
i lebbrosi, si avvicinò a Gesù e gli toccò
il mantello. Gesù si voltò e le disse: «La
tua fede ti ha salvata». Certo, cè la guarigione,
ma il testo mette in evidenza che cè la salvezza.
Quando poi arrivò alla casa di quel capo, vide che cera
molta gente e disse loro: «Non è morta, dorme».
Si misero a deriderlo, ma egli cacciati via tutti, si avvicinò
alla fanciulla, le prese la mano e la fece alzare. La fama di
Gesù si diffuse ovunque. Sia comunque chiaro che le ridonò
la vita, una vita che ritornerà alla morte. La risurrezione
invece è un dono di una vita immortale.
Amico delluomo
Dal dono della
vita, al dono della vista, della luce (9,27-30). Mentre infatti
Gesù si allontanò di là, due ciechi lo seguirono
gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi».
Gesù sembra non fare loro caso perché entra in
casa, ma anche i due ciechi. Allora Gesù li mette alla
prova e chiede: «Ma voi credete davvero che io possa fare
ciò? Gli risposero: Sì, Signore». Allora
Gesù disse: «Si faccia secondo la vostra fede».
Ci credevano davvero perché i loro occhi si aprirono.
Dopo un simile episodio, Matteo che tutto legge nella luce delle
Scritture, non poteva tralasciare di parlare della guarigione
di un sordomuto indemoniato. Gesù scacciò il demonio
e il sordomuto si mise a parlare.
Qui ci si aspetterebbe
da Matteo una bella citazione di Isaia 35,5-6: «Allora
si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno le orecchie
dei sordi; lo zoppo salterà come un cervo e griderà
di gioia la lingua del muto». Matteo non ha fatto questa
citazione sia perché i suoi primi uditori non potevano
non continuare a capire che in Gesù si compiva lAntico
in modo impensabile, sia perché la classica citazione:
«Ciò avvenne affinché si compisse quanto
ha detto il profeta...» sarebbe apparsa come una conclusione
senza unapertura sul futuro, cosa impensabile in un libro.
Per questo
conclude con la reazione della folla: «Non si è
mai visto nulla di simile in Israele» e vi aggiunge lamara
e incomprensibile reazione dei farisei: «Per mezzo del
principe dei demoni scaccia i demoni». In queste due frasi
costatiamo che le folle finalmente reagiscono e così sarà
in futuro quando risentiremo con forza risuonare ancora laccusa
dei farisei seguita da un ampio sviluppo (12,24-37).
Concludendo
diciamo che la sezione lascia in noi una bellissima immagine
di Gesù: Egli è il Signore, il maestro, lo sposo,
il medico, il Figlio delluomo portatore di perdono e di
misericordia, luomo aperto a tutti, in colloquio con tutti;
colui che elimina ogni barriera tra le persone rispettando la
loro libertà, desideroso di raggiungere una totale comunione
perché sente tutti fratelli. È un Gesù da
imitare.
Preghiamo
Come è
grande il tuo amore, o Signore; ami tutti senza distinzione e
senza tener conto se sono buoni o cattivi. Anzi, preferisci questi
ultimi perché hanno bisogno di essere guariti nellanima
e nel corpo. E non trascuri chi si sente tuo avversario. Per
loro hai sempre una parola che li aiuta a riflettere e meditare.
Limmagine che di te ha tracciato Matteo è fantastica
e ci richiama una parola di Paolo: Il Padre ci ha predestinati
a essere conformi allimmagine del Figlio suo.
Ciò che conta è di diventare come te, Signore.
Fa che non ti perda mai di vista e mi impegni a diventare
sempre più simile a Te e compia il disegno che il Padre
ha su di me.
Per questo fa che io sappia vedere ogni persona con i tuoi
stessi occhi e che viva quanto mi hai detto: Misericordia
voglio, non sacrificio. Amen!
Mario
Galizzi SdB
IMMAGINI:
1-5 Scene di miracoli di Gesù /
Dise4gni di G.B. Conti, ELLE DI CI
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2005-5
VISITA Nr. 