“L’incontro con Madre Teresa mi ha cambiato"


Tra fine agosto e inizio settembre ’99 sono stati ricordati due anniversari: quello di Lady Diana, e quello di Madre Teresa. Molto diversi tra loro. Il primo è passato in sordina: il grande circo dei mass media (e la Royal Family) avevano sancito che la “principessa triste” era ormai “out”, che l’idolo mediatico degli anni passati si era infranto, non faceva più crescere l’audience televisiva. Le folle consumatrici di sempre nuovi miti ne volevano altri e ne avevano già di più freschi, rampanti e soprattutto... vivi.
Riflettendo poi su tutto il fenomeno “Diana” ci si è accorti improvvisamente quanta gloria effimera c’era nella celebratissima e pianta principessa. Due anni di tempo, solo due, ne avevano ormai oscurato la memoria.
Ben diverso l’anniversario di Madre Teresa. Di lei si è ricordato che è stato avviato il processo di canonizzazione, a non meno di due anni dalla morte. Un record che pochi altri canonizzabili hanno avuto nella storia. E tutti sanno che un processo di canonizzazione nella Chiesa Cattolica non è uno scherzo. Non c’è mito che tenga, o gloria effimera che resista allo scrutinio impietoso che viene imbastito, se non c’è la “sostanza” santa dimostrata in tutta la vita frana tutto.
Anche un fotografo giapponese, Morihiro Oki, buddista, ha celebrato Madre Teresa con una serie di immagini apparse in un recente volume in Italia. L’aveva conosciuta nel lontano ’75 a Calcutta. Ma già l’anno precedente aveva visitato la città, conoscendo da vicino l’opera di Madre Teresa, delle sue Figlie e dei numerosi volontari. Riferì lui stesso di aver subìto un doppio shock culturale: il primo al vedere la gente che moriva sulle strade dopo essere stata cacciata da altre regioni perché di religione diversa. Il secondo nell’osservare quelle fragili suore, avvolte nei loro sari, che come angeli raccoglievano dalle strade i moribondi e li aiutavano a morire con dignità e in pace, donando loro un sorriso.
Nel ’75 l’incontro con Madre Teresa. Al fotografo che la lodava per il lavoro altamente umanitario e sociale che faceva, lei rispose decisamente: “Non sono un’assistente sociale. Tutto quello che faccio lo faccio per Cristo”. Morihiro Oki chiese un giorno di poter essere presente a tutte le loro attività, in una loro giornata tipo. Dopo quell’esperienza scrisse: “Per Madre Teresa e le sue suore ci sono due momenti di comunione: alla Messa e per le strade”.
In Giappone egli ha contribuito grandemente con i suoi servizi fotografici a far conoscere Madre Teresa e la sua opera. Ha avuto poi la fortuna di incontrare Madre Teresa pochi mesi prima di morire. Confidò lui stesso: “Entrando nel suo alloggio privato mi avvicinai e le dissi: «Tutti pregano perché le tue sofferenze cessino e ti ristabilisca al più presto». Madre Teresa gli rispose: «Grazie. Io credo in Dio: quindi tutto va bene»”.
                                                                                      Mario Scudu

“Per Gesù, non per altro”

“Spesso ci chiedono: «Cosa  fate lì, in Algeria? Perché ci restate?». Per Gesù, non per altro. Non abbiamo interesse alcuno da salvare, né prestigio da mantenere. Non siamo spinti da chissà quali perversioni masochistiche o suicide.
Non abbiamo alcun potere, ma siamo lì come al capezzale di un amico malato, in silenzio, stringendogli la mano e asciugandogli il sudore. Sì, per Gesù, poiché è lui che soffre in Algeria, che di nuovo è crocifisso nella carne di migliaia di innocenti. Come Maria, sua madre siamo lì, ai piedi della croce, dove Gesù muore, abbandonato dai suoi e schernito dalla folla.
Per quanto paradossale possa sembrare, la forza, la vitalità, la speranza e la fecondità della chiesa le derivano dallo stare accanto alla croce del suo Signore”.

Da un’intervista a Mons. Lucien Claverie, ucciso nel ’96 dai Fondamentalisti Islamici, in Algeria


 RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2001-2
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