Il B. Francesco Faà di Bruno
e il Ss. Sacramento
Il «certosino laico»,
divenuto sacerdote a 51 anni, con il potere di trasformare il
pane e il vino nel Corpo e Sangue di Gesù, divenne sempre
più innamorato della Santissima
Eucaristia.
Il raccoglimento con cui celebrava il Santo Sacrificio rivelava
in lui la consapevolezza trepida del sublime atto che compiva;
la sua devozione verso la Santissima Presenza, già vivissima
nella giovinezza, quando a Parigi sostava a lungo in adorazione
nella chiesa di San Sulpizio e a Torino nella chiesa delle Sacramentine,
si fece sempre più robusta e fattiva. Pareva che non potesse
stare a lungo senza mettersi in adorazione e si sa con certezza
che anche la notte trascorreva lunghe ore alla presenza dellOspite
divino adorandolo da un piccolo vano ricavato accanto alla sua
camera da letto, che aveva una finestrella apribile sul Santo
Tabernacolo.
Anche accanto al letto aveva
fatto praticare uno sportellino, dal quale poteva vedere tutta
la navata di Santa Teresa: essere sempre con Lui, sembra essere
linsegnamento che ha voluto lasciare... Era proprio questo
suo atteggiamento di preghiera che laveva fatto soprannominare
il «certosino laico» e che gli farà scrivere:
«Pregate, pregate sempre: tutto dipende dalla preghiera!».
E noto lepisodio del
Santo Viatico: un giorno, mentre il prof. Francesco Faà
di Bruno stava facendo dalla cattedra universitaria unardua
dimostrazione di alta matematica, si udì il tintinnare
di un campanellino che avvertiva del passaggio del Santo Viatico
portato così si usava allora ad un moribondo.
Senza alcun rispetto umano, il professore scese dalla cattedra,
interrompendo la dimostrazione, si inginocchiò presso
la finestra e salutò reverente lOspite Divino fra
lo stupore ammirato degli studenti, che finirono per inginocchiarsi
anche loro. Era ancora un laico: chi, oggi, ripeterebbe un gesto
così significativo?
Sr. Anna Maria Bairati / Suore Minime
di N. S. del Suffragio
Limportante
è che
siamo santi
San Filippo Neri, nato a Firenze
nel 1515, diventato sacerdote per obbedienza... visse
a Roma dove era chiamato Pippo Bono.
E doveva esserlo, eccome!,
se solo dopo cinque anni dalla sua morte fu canonizzato.
Il suo ministero principale fu il
confessionale,
e salvò così un gran numero di anime.
Si dice che sentisse un certo
cattivo odore di fronte ai peccatori e che posando la mano sul
loro capo lo liberasse dalla tentazione.
Quando sgridava i suoi discepoli
a muso duro, dopo un momento si girava da unaltra parte
dicendo: Par
che dica davvero...
Limportante
è che siamo santi
(come fosse la cosa più semplice del mondo). Ma il fatto
è che Pippo Bono teneva conto di alcuni princìpi
tra cui: Se vuoi essere obbedito, da pochi ordini.
A cura di MARIO SCUDU
IMMAGINI:
1 Francesco Faà
di Bruno, soldato, serve la messa a Don Bosco / Quadro nella
Chiesa di San Francesco a Torino-Valdocco
2 San Filippo Neri, Guercino
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2006
- 11
VISITA Nr. 